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Rocco Di Michele
Sindacati non riconciliati in piazza
Tanto vale riconoscerlo apertamente: c'è in campo un soggetto sindacale che non è stato azzerato nemmeno dopo 18 anni di “concertazione”, imperniata su quella clausola - “chi non firma i contratti non ha l'agibilità sul posto di lavoro” - che oggi viene impugnata da Marchionne, Cisl, Uil e Sacconi contro la Fiom e molte categorie della Cgil. Conviene riconoscerlo – lo diciamo anche alla stampa mainstream - perché altrimenti si rende un pessimo servizio a tutti i lettori, sorpresi come tanti – stamattina – da blocco pressoché totale dei mezzi pubblici a Roma, Venezia, Milano e in molte altre città minori; o dalla chiusura di un'infinità di uffici pubblici in tutta Italia.
Merito dello sciopero generale indetto da quattro sindacati di base (Usb, Snater, Slai Cobas e Unicobas), anche se la prima organizzazione – nel corteo che ha attraversato Roma – è sembrata di gran lunga la più rappresentativa (l'unica peraltro che venga fuori da un processo di unificazione). Quattro sigle, a ricordare che ognuna di esse ha un suo perché nel passato, anche se diventa sempre meno chiara la ragione – in questo futuro già iniziato - della persistente differenziazione. Comunque sia, la mobilitazione ha dato risultati ampiamente inattesi. Nemmeno il fatto che la Cgil avesse all'ultimo momento revocato lo sciopero ha impedito che i trasporti si fermassero; le metro, soprattutto. Persino all'Atac di Roma, di recente inzeppata di centinaia di “parenti e amici” degli ex An (“ma li hanno messi tutti in ufficio, mica a guidare un autobus”, spiegavano ridendo gli autisti in piazza).
Il trasporto pubblico è del resto il settore dove il successo o meno di uno sciopero può esser misurato senza troppe incertezze o guerre dei numeri; più complicato è farlo nel pubblico impiego, nei servizi dove bisogna mantenere comunque “livelli minimi” spesso vicini alla normale operatività (come la sanità, per esempio), o tra i “lavoratori socialmente utili” che ormai vengono tenuti ogni anno sull'orlo del baratro a causa dei continui tagli alla spesa. Si potrebbe dire che in fondo è normale, proprio questi sono i settori dove i sindacati di base hanno scavato la propria nicchia o elevato una trincea abbandonata dai “confederali” (i cui dirigenti sono spesso diventati – dalla sera alla mattina – manager di aziende municipalizzate).
Ma significativa e visibile era comunque anche la presenza operaia (delegazioni Fiat sono arrivate da Mirafiori, Pomigliano, Cassino). Mentre donne e uomini dei servizi più dimenticati facevano di tutto per ricordare la propria condizione innalzando scope, camici, palette. I vigili del fuoco hanno costituito come sempre il lato “inattaccabile” del corteo, mantenendo un ordine di sfilata spesso estraneo ad altre categorie. Importante la presenza dei lavoratori Alitalia – in carica o cassintegrati – i primi a sperimentare sulla propria pelle quel trucco infame delle newco che poi ha tracimato nel “modello Marchionne”.
Un corteo fatto solo di lavoratori; “stabili” o precari, qui non si fa differenza. Gli studenti del movimento, infatti, saranno impegnati sabato in altre manifestazioni. Altre figure sociali sono quelle che vengono faticosamente organizzate dai “blocchi metropolitani” - senza casa, precari, immigrati in via di regolarizzazione, ecc. – una sorta di “sindacato metropolitano” che va prendendo forma e consistenza là dove le modalità classiche del fare sindacato mostrano la corda.
Un tratto che unisce tutte queste diversità però esiste e viene rivendicato con forza: “non abbiamo e non vogliamo avere niente a che spartire con i maneggioni della politica o dei sindacati ufficiali; qui non si scambiano i diritti di tutti con i privilegi di una burocrazia ristretta”. È un altro mondo. Quello delle periferie e dei capannoni, degli uffici o dei servizi, spesso precarissimo. Girano quasi di forza sulla strada che porta al Senato. I poliziotti in borghese si ritirano dietro i blindati chiusi a testuggine, più intelligenti dei politici che li comandano, ormai. Lo sfogo è molto simbolico: tende da campeggio vengono tirate o issate sopra i furgoni della polizia, a simboleggiare quelle in piazza Tahrir, al Cairo, simbolo della rivolta di questi mesi nei paesi arabi. Qualche petardo “per farsi sentire da quelli lì dentro” e poi via, per chiudere una bella giornata nel teatro senza eguali di Piazza Navona. I tempi cambiano, i soggetti in campo pure.
- Grazie compagni del Manifesto, siete meravigliosi, vi aspettiamo alla nostra prossima manifestazione dove saremmo contenti se venissero tutti i lettori del Manifesto. 12-03-2011 01:17 - Daniele Patelli
- i confederali compresa la cgil, ed esclusa la fiom, fanno parte da tempo del regime che vuole rimanere immobile per mantenere privilegi ed acquisirne altri, ad esempio con comode poltrone, nelle aziende municipalizzate, come scrive di michele. e normale per questi neo managers dimenticarsi dei lavoratori, ed anzi sono proprio questi managers che più degli altri spingono per accordi che danneggiano i lavoratori, adducendo la salvaguardia degli interessi nazionali; ma per i lavoratori esistono solamente gli interessi di classe, gli interessi nazionali son gli interessi dei padroni, come si soleva chiamare una volta gli sfruttatori del lavoro altrui. 11-03-2011 22:20 - roberto grienti
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