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Eleonora Martini
«Ma l'architettura antisismica ha evitato il peggio»
L'architetto Junko Kirimoto si è laureata in Giappone ma vive a Roma e lavora da anni nello studio Alvisi Kirimoto. Con lei parliamo di architettura antisismica e prevenzione, che nel suo paese d'origine hanno evitato anche ieri un numero ben più elevato di vittime, anche se l'energia propagata dall'epicentro in pieno oceano si è purtroppo trasformata in un devastante tsunami.
Quando nasce in Giappone l'architettura antisismica, e quando vengono normate ad hoc le tecniche di costruzione e di messa in sicurezza?
Da quando nel 1923 un violento terremoto distrusse quasi tutti i palazzi di Tokyo, che all'epoca erano costruiti in legno, tranne l'Imperial Hotel realizzato da Frank Lloyd Wright con una struttura rinforzata da getti di cemento armato. Allora si cominciarono a cambiare le norme sui parametri di edilizia.
Cosa impone questa legge?
Alla base di ogni edificio, sia quelli di nuova costruzione che quelli già esistenti e perfino negli edifici antichi o nei templi, si inseriscono piattaforme semoventi di cemento armato che poggiano su un sistema di molle che attenua l'onda sismica. Dal 1923, tutte le strutture portanti devono essere in cemento armato o in acciaio, in modo da garantire la maggiore flessibilità possibile, e anche le dimensioni della costruzione devono rispettare dei precisi rapporti in modo da abbassare il baricentro. Si tende poi a usare materiali poco pesanti soprattutto nelle parti alte dell'edificio. E naturalmente viene attentamente analizzata la morfologia e la tenuta del terreno sottostante. Non possono essere toccati solo gli edifici che fanno parte del patrimonio sotto tutela nazionale o dell'Unesco; tutti gli altri sono stati messi comunque in sicurezza.
Abbiamo visto infatti le immagini del Parlamento riunito dove si muovevano solo i grandi lampadari.
Sì, e pensi che si tratta di una costruzione del 1936.
Quali altre forme di prevenzione antisismica sono previste nell'ordinamento del Paese?
Ogni primo settembre, anniversario del grande terremoto di Tokyo del 1923, c'è una grande esercitazione generale nelle scuole. Ogni quartiere ha una piazza o un parco che vengono indicati come punto di raccolta. La cultura della prevenzione è molto forte: anche ai turisti, ai lavoratori immigrati o a chiunque si trasferisca anche per breve tempo in Giappone vengono spiegate le regole di comportamento da tenere in caso di sisma.
C'è un sistema di allerta precoce?
Sì, il centro nazionale terremoti, nel caso di uno sciame sismico o di un evidente rischio, avverte con tutti i media a disposizione e perfino con altoparlanti la popolazione.
Secondo lei sarebbe possibile applicare le stesse norme anche in Italia, con il suo esteso patrimonio architettonico storico e artistico?
Assolutamente sì, ogni edificio nuovo o antico può diventare antisismico. Certo, è un lavoro costoso ma soprattutto c'è bisogno di una certa rapidità, cosa che in Italia sembra impossibile. In Giappone, nel giro di pochi anni ogni edificio è stato messo in sicurezza. Se per ristrutturare con modalità antisismica un edificio ci si mette una vita, non ci si può stupire se poi nel frattempo avvengono delle tragedie. È una questione di priorità e di volontà politica.
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da quel che mi risulta i palazzi crollati nei luoghi dove non è arrivato lo tsunami sono davvero pochissimi (se non nessuno): un edificio che resiste a una scossa del nono grado della scala richter puoi stare tranquillo che può resistere a qualsiasi tipo di sisma!
la cosa delle centrali è invece assurda anche secondo me il problema è che oggi il mondo occidentale fagocita energia in maniera spaventosa per cui un paese fortemente basato sull'energia e isolato ha bisogno di fonti energetiche potenti ed economiche cioè il nucleare... o si cambia stile di vita o è probabile che rimanga l'unica possibilità.
tieni infine conto del fatto (e te lo dice uno che al nucleare ha sempre detto no) che le centrali non colpite dallo tsunami non hanno subito alcun danno particolare perché come ogni altro edificio sono isolate dai movimenti tellurici: il problema era prevedere la possibilità di uno tsunami (in un area, peraltro, dove, dice la bbc, la probabilità di terremoto e/o tsunami non superavano il 3%)... 14-03-2011 03:47 - gio_rabbia
Evidentemente la politica ha voluto sfidare nel corso degli anni la sorte; credo che i giapponesi ora finalmente chiederanno conto di tutte le sciocchezze che sono state raccontate sulla assoluta sicurezza dei loro impianti.
Invece credo che dobbiamo imparare molto sui sistemi antisismici del Giappone che nonostante tutto ha comunque retto bene rispetto alla gigantesca furia del sisma.
Quanto all'Italia credo che non cambierà nulla: Berlusconi ha comprato il "pacchetto nucleare" da Sarkozy per fare un bel favore ad AREVA ma non sarà in grado di costruire un bel nulla ma solo di buttare via un sacco di soldi in consulenze ai soliti amici. 13-03-2011 22:37 - pietro
Ci sono moltissime techniche antisismiche che non prevedono il cemento, l'edilizia antisismica più che di materiali è fatta di modi adeguati di usare ciascun materiale e forma dell'edificio, dunque architettura più che ingegneria. In Italia il terremoto dell'Umbria del 1999 ha messo in luce i gravi danni che può cauare un uso sbagliato del cemento armato su edifici storici, stessa cosa, seenza bisogno di terremoti, l'abbiamo verificato nel recente crollo della casa del gladiatore a Pompei e nel precedente crollo alla Domus Aurea. Umiltà, studio ed esperienza degli errori questa è la base delle costruzioni in grado di resistere al terremoto altro che piastre, molle e colate di cemento. 13-03-2011 16:28 - Andrea Trincardi
No al nucleare, dimenticando che il disastro apparentemente più grande deriva dal cedimento di una diga; no alla speculazione edilizia, dimenticando che tokio è rimasta miracolosamente in piedi;gli industriali giapponesi si sarebbero messi a ridere, mutuando i misfatti nostrani in misfatti nipponici....etc, etc.
Poi è chiaro che con lettori così il manifesto diventa un foglio estremista interessato zero a ragionare sul benessere e il malessere degli uomini e delle donne che nel mondo debbono sbarcare il lunario tutti i giorni!
scrivete della solidirietà sociale in giappone in questo momento, interrogatevi se si avvicinano più loro o noialtri, popolaccio del bunga bunga, alle seguenti leopardiane riflessioni:
"ed ordinata in pria
L’umana compagnia,
Tutti fra sé confederati estima
Gli uomini, e tutti abbraccia
Con vero amor, porgendo
Valida e pronta ed aspettando aita
Negli alterni perigli e nelle angosce
Della guerra comune".
e si! che un tempo valentino parlato parlava di leopardi dai palchi dei comizi: o tempora o mores. 13-03-2011 08:47 - valerio caciagli
Trenta minuti spesi male.
Certo i grattacieli hanno retto e il Giappone non ha fatto la fine del Cile e di Haiti,ma anche loro sono affocati,perche i loro governanti invece di avvertire la gente e organizzare la messa in sicurezza,sono corsi a mettere i soldi in salvo!
Conclusione,i soldi non sono affogati con i giapponesi. 13-03-2011 08:42 - maurizio mariani