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FUORIPAGINA
12/03/2011
  •   |   Alberto D'Argenzio, Bruxelles
    Il presidente Ue Van Rompuy: i ribelli un interlocutore

    Gli Usa partono in quarta mentre la Ue prende tempo. Ieri Hillary Clinton ha rotto gli indugi e promesso che il 15 marzo Washington presenterà alla Nato i piani per attuare una no-fly zone sui cieli libici. «Continuiamo a ragionare - ha detto Clinton - su tutta la gamma di opzioni possibili, compresa quella della chiusura dello spazio aereo. Un piano al riguardo sarà presentato all'Alleanza Atlantica il 15 marzo».
    La stessa opzione veniva caldeggiata da Sarkozy e Cameron al vertice straordinario dei 27, ma a Bruxelles non tira la medesima aria decisionista di Washington. «Studiamo tutte le possibilità», affermava il Presidente del Consiglio Herman Van Rompuy. Studiamo, mentre la Clinton propone. A bloccare in Europa la no-fly zone soprattutto il no di Angela Merkel a qualsiasi intervento di carattere militare senza il cappello delle Nazioni unite come base legale. Il dibattito è destinato a tornare sul tappeto il 15, quando gli Usa presenteranno il piano.
    La Ue, invece, continua a farne una questione di legalità e di sostegno internazionale. Per quest'ultimo si guarda con attenzione alla riunione di oggi in Egitto della Lega araba, in cui l'idea della no-fly zone non va per la maggiore, mentre l'Unione africana ha già detto chiaramente che si tratta di un'opzione da escludere. La Ue ha comunque proposto ieri, per bocca di Van Rompuy, un maxi vertice tra Ue, Lega araba e Unione africana.
    L'altro metodo per imporre il blocco dei cieli, sarebbe quello del casus belli. «In caso di attacchi alla popolazione civile - ha affermato il Presidente della Commissione Barroso - allora siamo pronti a esaminare tutte le opzioni possibili per aiutare la popolazione», allusione abbastanza chiara alla no-fly zone. La stessa posizione viene espressa da una fonte diplomatica spagnola: «Al momento è necessaria una base legale e un appoggio politico, ma se la situazione si aggrava, non si dovranno più realizzare le condizioni richieste, la risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu e l'appoggio chiaro della Lega Araba e dell'Unione Africana, ma si potrebbe agire altrimenti».
    Se i cieli al momento non si toccano, si raffredda anche la via del blocco navale. Giovedì la Nato aveva annunciato l'intenzione di aumentare il numero di mezzi nel Mediterraneo, ieri i 27 non hanno preso alcuna decisione al riguardo anche perché cresce il partito di chi crede che anche in questo caso ci sarebbe bisogno di una nuova risoluzione del Consiglio di sicurezza.
    Se poco si muove dal punto di vista militare, passi avanti si fanno sul fronte diplomatico. Gheddafi viene infatti completamente scaricato come interlocutore politico, mentre crescono le azioni del Cnt, il Consiglio nazionale di transizione di Bengasi. «Il Consiglio Ue appoggia il Cnt - afferma Van Rompuy - che è considerato un interlocutore politico». Non siamo al riconoscimento degli insorti, attuato ed invocato da Sarkozy, ma è comunque un passo avanti in quella direzione. Il tutto mentre non pochi tra i 27 qualche dubbio sul Cnt comunque ce l'hanno.
    Sul capitolo sanzioni, ieri sono diventate operative quelle finanziarie e già i capi di stato e di governo della Ue si sono impegnati a studiarne di nuove, anche se di quelle petrolifere, un'idea di Cameron, al vertice non s'è parlato. Si è invece dato spazio alla questione immigrazione, con i 27 che si sono impegnati in una «concreta solidarietà» verso quei paesi, come Italia e Malta, che sono più esposti ai flussi migratori. Come poi verrà declinata questa solidarietà, non è ancora dato sapere. Si tratta probabilmente di soldi e personale tecnico, ma difficilmente di suddivisione di migranti.
    Quanto agli sforzi per spingere Gheddafi ad abbandonare il potere, secondo Berlusconi il Colonnello non ha alcuna intenzione di andarsene. La colpa? Naturalmente dei giudici. «Dal momento in cui qualcuno ha avanzato la proposta di sottoporre Gheddafi al tribunale penale internazionale - ha affermato il premier in un punto stampa - credo che in Gheddafi si sia radicata l'idea di restare al potere, quindi non credo che ci sia nessuno che possa fargli cambiare idea». Non certo lui.


I COMMENTI:
  • @murmilius. Con chi insulta non discuto, lo mando semplicemente a quel paese. 19-03-2011 14:25 - giacomo casarino
  • Per il sig. Casarino: basta pensare che Solidarnosh e' stata creata, fianziatae mantenuta dalla CIA con l'aiuto del Vaticano.La cosa e' ampiamente dimostrata e ammessa.
    La spaccatura dell CGIL avvenuta nel 1950 cosi come quella del PSI fu attuata sotto la direzione della CIA.
    Le manifestazione colorate dei paesi ex URSS altrettanto. Mi pare chiaro che:
    il popolo e' bue,
    Il "grande Vecchio" conosce i suoi polli
    pecunia non olet.
    Naturalmente ci sarebbero altri mille esempi, tra cui la strategia della tensione in Italia, la P2 , ma so che tutto e' inutile. Agli mbecilli la storia non riuscira' mai ad isegnare nulla. 16-03-2011 17:07 - Murmillus
  • Le guerre on line, i conflitti costruiti via internet, conquistano la vista e la mente di chi, ipnotizzato dalle immagini, pensa di poter sostituire la realtà e la dura materialità della vita con lo spettacolo della democrazia narrata a puntate. Prima o poi il sipario cala sulla scena e gli spettatori devono uscire dal teatro o staccarsi dal video. Finita la trance visiva occorre fare i conti la prosaicità del mondo. Le truppe fedeli al Colonnello stanno riconquistando metro dopo metro ogni città finita in mano ai ribelli, i quali avevano potuto issare le loro bandiere solo perché non ostacolati da nessuno. Ora bastano quattro cannonate o la mera minaccia delle armi per farli ritirare e fuggire oltre confine. La Comunità internazionale che aveva scommesso sulla riuscita della rivolta dovrà adesso fare un passo indietro e dialogare col “despota”. Quest’ultimo diventerà di nuovo presentabile perché potrà comprarsi, col petrolio e la sua collocazione strategica nel mediterraneo, il rispetto di questi citrulli che fabbricano menzogne per gli altri ma poi finiscono per crederci essi stessi. Chi non ha denaro, mezzi e pace manca di tre buoni amici, diceva Shakespeare. Sono sufficienti i primi due per far unire il terzo alla "combriccola". In questo sequel cinematografico di “Via col vento dei popoli”, il cui finale è stato stravolto da Gheddafi con il disappunto degli sceneggiatori del programma, ci hanno rimesso la faccia i principali capi di Stato occidentali (da Obama a Sarkozy fino a Medvedev) che ora cercano di defilarsi lasciando la parola ai secondi. In una intervista al QN di ieri il Generale Clark, ex comandante in Kosovo, ha affermato esplicitamente che gli Usa non interverranno perché non ci sono interessi statunitensi da tutelare. Obama prende uno schiaffo in faccia dai suoi militari che evidentemente non vivono di retorica e di ideali come lui. il Presidente del Nobel alle intenzioni con questo manrovescio è costretto a scendere dal piedistallo dei semidei della politica e a ritornare tra i comuni mortali. Poi Clark sostiene giustamente che ad avere interessi diretti in Libia è l’Italia, lo Stato economicamente più esposto in quella zona. Il citato Generale si chiede come sia possibile che il Governo italiano abbia allora sposato acriticamente il linguaggio belligerante degli anglo-francesi ben sapendo che tutto andava a proprio svantaggio.Già, chissà come mai. Forse imperizia dei nostri servizi segreti e della diplomazia che non ha avuto il polso della situazione? Può essere. Ed allora è opportuno che qualche testa cada. Per esempio quella del Ministro degli Esteri Frattini il quale ha dimostrato di non saper fare il suo lavoro piegandosi sin da subito alle versioni fornite dai media ufficiali e dai nostri partners stranieri che, come detto, hanno soffiato sul fuoco di una inesistente rivoluzione libica per farci le scarpe.
    Saluti 15-03-2011 15:42 - gianchi
  • @MURMILIUS.Insomma, tutti sono manovrati,specialmente i "dimostranti". Di questo passo, non si salva nessuno. Quando il "Grande Vecchio" ordisce un complotto imperialista, tutti (masse intere)in piedi come un sol uomo, di corsa, a prendersi autolesionisticamente le bombe sulla testa! Non ti accorgi della vacuità e del ridicolo di una tale tesi dietrologica preconcetta? Occorrerebbero prove, non teoremi assurdi.In effetti, anche delle manifestazioni di massa in Italia la destra dice che sono strumentalizzate, manovrate da "elementi esterni": allora dovremmo darle ragione? 14-03-2011 17:36 - Giacomo Casarino
  • Gli infami,non si sono fidati dei ribelli.Hanno lasciato soli tutti i rivoltosi e hanno permesso a Gheddafi di riprendere il campo.
    Ma non si illudano che tutto torni come un tempo! 14-03-2011 12:27 - maurizio mariani
  • Mi pare chiaro che l'obiettivo e' identico a quello dell'Iraq. La differenza, in questo caso , e' che prima di bombardare hanno provato con i "dimostranti". Prima la prova generale in tunisia e egitto, per cambiuare tutto al fine di non cambiare nulla. Poi la Libia. Adeesso che i pacifici "dimostranti", amanti della democrazia naturalmente, non riescono a prendere il potere, tornano i bombardieri.
    Roba vecchia, ma gli idioti non imparano mai. 13-03-2011 23:26 - Murmillus
  • E' difficile per un cittadino qualunque sapere cosa stia succedendo esattamente in Libia, perché i media occidentali si sono screditati completamente con la loro copertura dei fatti in Iraq, Afghanistan, Libano e Palestina, e le fonti alternative non sono sempre affidabili. Questo non ha toccato naturalmente la sinistra filo-guerra che è assolutamente convinta che le peggiori informazioni su Gheddafi siano veritiere, come dodici anni fa con Milosevic.
    Il ruolo negativo del Tribunale Speciale Internazionale si è esplicitato un'altra volta, in questa occasione, come successe con il Tribunale Speciale Internazionale per la Jugoslavia, nel caso del Kosovo. Una delle ragioni per cui c'è stato uno spargimento di sangue relativamente limitato in Tunisia e in Egitto è che c'erano vie d'uscita possibili per Ben Ali e Mubarak. Ma la “giustizia internazionale” vuole assicurarsi che non ci sia via d'uscita possibile per Gheddafi, e neppure probabilmente per la gente vicina a lui, e con ciò lo incitano ad una guerra fino alla fine.
    La “sinistra radicale” si ingegna a denunciare i governi occidentali in tutti i modi possibili, ma allo stesso tempo chiede che questi stessi governi intervengano in giro per il mondo per difendere la democrazia. La sua mancanza di riflessione politica la rende particolarmente vulnerabile alle campagne di disinformazione e rischia di trasformarla in una sorta di sostenitore passivo delle guerre USA-NATO. 13-03-2011 18:44 - gianchi
  • Stanno sbavando,per prendersi il petrolio libico.Con il cavolo che mandano armi e soldi ai rivoltosi.
    Stanno aspettando l'occasione più propizia per intervenire,ma anche i russi e i cinesi,piacciono i bidoni di petrolio libico.
    Scommetto che nei prossimi giorni il Mediterraneo diventa un "campo" di guerra mondiale.
    Aspettate,prima di criticarmi,altrimenti farete una doppia ficura di merda! 13-03-2011 17:55 - maurizio mariani
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