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FUORIPAGINA
12/03/2011
  •   |   Alba Sasso
    Se si accendono i riflettori sul destino della nostra scuola

    Questa giornata del 12 marzo è la giornata dell'orgoglio della scuola. Basta scorrere le firme di adesione all'appello: personalità e cittadini comuni, molti senza alcun legame diretto con la scuola, e poi un numero straordinario di studenti, docenti, dirigenti scolastici, genitori.
    Come qualcuno ha detto, gli italiani hanno a cuore la loro scuola. E quando la maggior parte degli italiani pensa alla propria scuola pensa alla scuola pubblica, in particolare alla scuola statale. Chi obbliga il 97% di loro a iscrivere i propri figli alla scuola che per mandato costituzionale la Repubblica deve garantire su tutto il territorio nazionale?
    Il 12 marzo è una giornata importante, perché accendere i riflettori dell'opinione pubblica sulla scuola significa restituirle quella doverosa attenzione sociale e politica, che spesso in questi anni le è mancata. Può segnare l'avvio di una nuova stagione, il filo tenace che lega messaggi, articoli, adesioni all'iniziativa. Quella volontà di dar voce a quei principi costituzionali tanto ovvii da essere spesso dimenticati, se non calpestati. Che l'istruzione è un bene comune da garantire a tutte e tutti, che la scuola è non solo di quei tanti che ogni giorno la animano e la fanno vivere ma di ogni cittadino, che la scuola è il luogo del confronto e del "sapere condiviso", dove ogni persona deve essere aiutata a crescere, cioè a nascere più e più volte, perché «niente si apprende se non partendo e niente si insegna all'altro, se non invitandolo a lasciare il nido».
    Così come la nostra Costituzione deve essere non solo difesa ma anche attuata, così la scuola della Repubblica deve essere non solo difesa ma anche aiutata a cambiare. Senza indugiare su formule come "scuola malato terminale", e sul malfunzionamento della stessa o lasciarsi prendere da bulimia denigratoria. Penso, invece, che alle condizioni date, col lento e inesorabile taglio di investimenti e di attenzione degli ultimi 15 anni, la scuola italiana faccia miracoli.
    Da qui il compito e la responsabilità di un nuovo e diverso progetto politico sull'istruzione che voglia interpretare e rappresentare nuovi bisogni di sapere e conoscenza, nuove esigenze educative e formative necessarie per questo tempo.
    L'impegno di questa mobilitazione può avviare, anche fuori dal recinto degli addetti ai lavori, una riflessione sui compiti e le finalità di una nuova scuola. Bambine e bambini, ragazze e ragazzi non sono vasi da riempire. Meno che mai oggi.
    C'è bisogno, invece, di un progetto di sapere, libero, curioso, laico. Un sapere per la cittadinanza, capace di rispondere a domande di senso, di suscitare interesse e passione. Un principio educativo che permetta di superare le paure delle diversità, di imparare a leggere, capire e vivere nel mondo contemporaneo, capace di costruire un'etica laica e pubblica, dove l'accettazione delle regole per tutti conviva con il rispetto delle scelte di ognuna e ognuno.
    Perciò è sempre più necessario contrastare le politiche sulla scuola del centro destra, che cancellano le migliori esperienze pedagogiche e didattiche della nostra scuola, tagliano (col machete, per dirla col presidente Napolitano), impoveriscono la scuola di tutti. Un costo e non un investimento per il futuro.
    Di fronte a un taglio pauroso di finanziamenti (otto miliardi e mezzo in tre anni), a una pesantissima riduzione del numero degli insegnanti e del personale non docente (ancora 33.000 circa nel prossimo anno oltre i 97.998 dei due anni precedenti), il ministro Gelmini non trova di meglio da dire che «saranno tagliati solo i posti degli insegnanti che non servono». Mentre non ci si pone il problema della mancanza di dirigenti scolastici o di insegnanti di matematica e di materie tecniche. Ma se volessimo davvero ascoltare i bisogni e le necessità delle famiglie, bisognerebbe rispondere alla domanda sempre più pressante delle 40 ore e del tempo pieno nella scuola primaria, del tempo prolungato nella secondaria di primo grado, di nuovi indirizzi nella scuola secondaria di secondo grado.

    E invece si fa l'operazione al contrario, prima si taglia e poi si attesta che non è possibile istituire il tempo pieno, che non si possono attivare nuovi indirizzi, che si devono tagliare le ore di sostegno, i laboratori e via dicendo. Mentre si continuano ad affollare le classi e a non affrontare i problemi della sicurezza delle scuole. Una scuola così, destinata ad acuire profonde diseguaglianze, è la negazione del dettato costituzionale.
    In un paese sempre più fragile dove una spaventosa disoccupazione giovanile (circa il 29%) sembra diventata un dato strutturale e inamovibile, dove ai giovani si continua a negare futuro e speranze sarà decisivo rimettere al centro di una nuova agenda politica le questioni del sapere, della ricerca, dell'innovazione. E anche questo è tema delle piazze del 12 marzo. Di questo giorno e di quelli a venire.


I COMMENTI:
  • jennifer non commento quello che dici perché denota una forte forma di miopia (certo che la scuola va riformata ma non secondo i canoni tuoi né tantomeno secondo quelli della gelmini): non è col semplicismo alla berlusconi che si risolvono i problemi...

    vorrei parlare per slogan: "voi solo il 12 marzo, noi tutto l'anno"...perché tanto non sono mesi e mesi che siamo in piazza 2 volte al mese in difesa della scuola dai tagli sciagurati (e non delle dichiarazaioni di un vecchio bavoso), no?
    I problemi della scuola non si risolvono, secondo me, scendendo in piazza col pd e coi finiani ma analizzando le situazioni, scrivendo inchieste e bozze di riforme che si possano chiamare tali: non so se avete notato ma l'uds ha da svariati mesi una proposta alternativa chiamata altrariforma bell'e pronta, scritta da chi la scuola la vive tutti i giorni...

    chissenefrega dei riflettori, non dobbiamo guadagnare il consenso, non siamo dei dittattori: proponiamo contenuti e vedrete che la gente verrà altrimenti si continua a fare il gioco di berlusconi: vivere attorno al voto... 14-03-2011 03:37 - gio_rabbia
  • Alba Sasso non ha scritto "sciocchezze qualunquistiche" ma si proietta in un universo del dover essere della scuola che allo stato è un libro dei sogni irrealizzabile. Tutto ciò è tanto più vero quando pervicacemente continua a difendere lo stato della scuola ante Gelmini.L'invito a non lasciarsi prendere dalla bulimia denigratoria non serve a nessuno perch i rilievi di Jennifer rappresentano un pezzo reale della scuola,dove nessuno ha il coraggio di denunciare politiche persistenti nel tempo ad aumentare i volumi occupazionali con modelli didattico_metodologici mai testati in profondità nella loro effettiva efficacia, trascurando volutamente i percorsi di qualità. Dopo aver supinamente accettato la progressiva burocratizzazione della funzione docente, sarà molto difficile ricostruire il tessuto professionale di una scuola in gran parte poggiata sull'autoreferenzialità fine a se stessa. 13-03-2011 14:01 - Michele De Leonardis
  • A Daniele Patelli. Se la questura dimezza sistematicamente i dati di partecipazione alle manifestazioni, libero dimezza quelli della questura. Sveglia! 13-03-2011 12:07 - Valter Maratona
  • ecco la solita reazionaria vedo che questa jennifer usa i peggiri stereotipi della destra. la scuola italiana va benissimo se non andava cosi bene non si poteva tagliare tutto quello che ha tagliato questo governo reazionario di massa. 13-03-2011 01:46 - franco
  • Che sciocchezze qualunquistiche hai detto! Vai a leggere Libero e a farti una (sub)cultura, vai! 12-03-2011 21:24 - Daniele Patelli
  • Si deve difendere l'idea di scuola pubblica ma non si può difendere l'attuale scuola pubblica. Non è stata rovinata dalla Gelmini era già in condizioni pietose anche prima.
    Il tempo pieno è stato un fallimento didattico che si tocca con mano alla scuola media.
    La sinistra la deve smettere di parlare di un passato tutto rose e fiori che non esiste e dedicarsi ad una seria riforma della scuola a cominciare dagli insegnanti: bisogna pagarli bene e licenziarli se non sono capaci. Naturalmente bisogna iniziare dai presidi motivati e capaci e non gli attuali figuri scappati dalle aule ed incapci su tutti i fronti: didattico e burocratico. Se non ci fossero le segretarie sarebbbe una tragedia. Lei,Alba, essendo stata insegnante sa benissimo che non è solo una questione di soldi.I pochi che ci sono non vengono certo spesi a favore degli alunni svantaggiati ma per progetti insulsi per dare fumo negli occhi al momento delle iscrizioni. 12-03-2011 20:49 - Jennifer
  • Noi stiamo in piazza e combattiamo con giovani,donne operai e pensionati,voi invece siete i cattivi che stanno con Berlusconi e con i banchieri che affamano il mondo del lavoro e dello studio.
    Noi siamo i buoni e voi i cattivi.
    Questo è un punto imprescindibbile,che non può essere confutato mai.
    Partiamo da questo e pòi...Tutto diventa capibbile! 12-03-2011 16:52 - maurizio mariani
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