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Ida Dominijanni
Numero 33. L'infezione degli esecutori
«È scosso, ma ce la farà». Trattasi di Emilio Fede, e le parole sono di sua moglie Diana De Feo, raccolte dal servizievole Chi di Alfonso Signorini. La retorica della coppia scatta sempre a orologeria. Chiuse le indagini della procura di Milano, Fede è da ieri formalmente accusato, insieme con Lele Mora e Nicole Minetti, di ciò di cui fino a ieri era indagato: concorso in induzione e favoreggiamento della prostituzione di donne adulte e concorso in prostituzione minorile nel caso specifico di Karima El Mahrough in arte Ruby. E l'intervista di Chi alla moglie - giornalista a sua volta, e casualmente senatrice del Pdl - arriva puntuale a perdonarlo: «come moglie ho piena fiducia in mio marito». Risposta del marito, sullo stesso numero del settimanale: «Cara Diana, ti dovevo di più. Ti ho dato poco. Come sempre sai - e devi - andare a testa alta». Ora, parrà una notazione marginale ma non lo è: i ruffiani del sultanato questo, almeno questo, il miele del matrimonio perfetto spalmato sul panino avvelenato della prostituzione di regime, potrebbero risparmiarcelo. O forse è un bene che dall'antico binomio matrimonio e prostituzione, tanto frequentato dal maschio italiano e tanto blandito dalla morale cattolica, cada almeno il velo ipocrita della tolleranza silenziosa?
Secondo i magistrati milanesi, Ruby aveva solo sedici anni quando fu agganciata dai magnifici tre: era il settembre del 2009, e Fede la conobbe, com'è noto, a un concorso di bellezza a Taormina. Gli scandali Noemi - anche in quel caso con Fede nella posizione del ruffiano - e D'Addario - con Giampi Tarantino nella posizione di Fede - erano già esplosi e il divorzio di Veronica da Berlusconi era già avviato, ma né gli uni né l'altro avevano minimamente incrinato il meccanismo oliato del rastrellamento di ragazze per il premier. Ruby, lo si sa dai suoi interrogatori, ha la schiena segnata dalle cinghiate di suo padre e già da tre anni vaga raminga fra soggiorni in comunità e prestazioni di varia natura nei locali notturni: un'adolescenza scassata che forse non varrà a sua scusante, ma di certo aggrava il cinismo di chi decide di farne il bocconcino prelibato per le serate di Arcore. Dove arriva, anche questo è noto, il 14 febbraio del 2010, e si intratterrà col sultano - le date sono ora agli atti - per 13 volte. Ed è l'unica minorenne «addebitata» alla brigata Mora, Fede, Minetti, insieme con 32 maggiorenni, tutte arruolate per i bunga bunga presidenziali.
Fanno in tutto 33. C'è qualcosa di gelido, e di raggelante, in questa numerazione periodica di donne arruolate dal regime. Pare fossero di più, si disse circa 150, quelle del giro a disposizione degli alti funzionari della Protezione civile e cricche relative scoperto l'anno scorso. Ma è la numerazione in sé, la numerabilità anzi, a raggelare: sinistra e cinica contabilità del piacere a pagamento. Donne-cose, donne-tangente, donne-quantità, donne «selezionate secondo precisi criteri estetici». Bisogna ricordare questo agli amorali in mutande del «s'è sempre fatto, lo fanno tutti, non si vede perché non farlo»: è la numerazione seriale, anzi la produzione seriale del numero, che fa la differenza fra il libertinismo e la catena di montaggio postmoderna e razzista del sultanato cinico di Arcore.Fra Casanova e la prostituzione di regime, fra la libertà sessuale e il regime della prostituzione. Silvio Berlusconi è sicuro di essere passato alla storia, e ne ha di che. Ma l'impresa sua, e la nostra, non saranno compiute finché al vaglio della storia non ci passerà tutt'intera la sua corte di procacciatori e selezionatori di carne. Sta lì infatti la vera infezione: più ancora che nel sultano, nei suoi servitori ossequiosi e complici. Più ancora che nel comando nell'obbedienza, più ancora che nell'ordine nell'esecuzione. È lì, nei fedeli esecutori, che l'eccezione diventa regime, e come in tutti i regimi si riaffaccia la banalità del male.
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Cip e Ciop,i compagni di merende
di questo squallido governo che ci ha portati al baratro...speriamo che non vada a finire come sempre tutto a..puttane!!!... 16-03-2011 19:33 - mirko
Ciò detto, questo "pezzo" lo trovo altrettanto irritante, essendo del tutto "fuori centro", come minimm!
Al di là del pistolotto moralisteggiante su "...Casanova e la prostituzione di regime, fra la libertà sessuale e il regime della prostituzione...", eccetera eccetera, ... trovo semplicemente INCREDIBILE il paragone finale ed il richiamo alla "BANALITA' DEL MALE"!
Se non erro, tale concetto era stato introdotto e spiegato da Annah Arendt ed era riferito al REGIME NAZISTA. Ergo: o si tratta di un infortunio totalmente assurdo quanto involontario di Ida Dominjianni opppure, se questo paragone fosse ragionato e meditato, trattasi di una cantonata micidiale dell' autrice.
STIAMO SCHERZANDO???????????
Il regime nazista ha fatto a pezzi ed assassinato milioni di persone innocenti ed indifese.
E B., invece??? La "banda" di Arcore, al massimo, ha riportato in auge i film pecorecci di Alvaro Vitali e Renzo Montagnani con la Fenech...
Sicuramente avere un premier che si è macchiato di tali indifendibili comporamenti (almeno x un premier!) ha recato grave danno e nocumento al paese, specie all' estero, questo è vero ed indubitabile.
Tuttavia, trovo il paragone con la "BANALITA' DEL MALE" semplicemente assurdo: si rende conto l' autrice del pezzo che non esiste NESSUN RAPPORTO possibile tra la feroce e tragica epoca nazista e la boccaccesca, farsesca e ridicola vicenda del reuccio di Arcore???
Di solito si diceva che occorre mantenere il senso delle proporzioni e qui mi sembra proprio che si sia persa la trebisonda, prendendo una cantonata abissale!
Va bene essere accecati dall' odio (forse ideologico?!?) verso un pessimo soggetto, ma c' è un LIMITE A TUTTO ...
PS: Aridatece ROBECCHI !!! 16-03-2011 19:21 - Fabio Vivian
In particolare il ruolo e il fisico della Minetti sono perfetta riproduzione della figura di Jiuliet. Incredibile. 16-03-2011 17:12 - Murmillus