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Cinzia Gubbini
Isolani in rivolta, governo senza piano
Se qualcuno voleva portare la situazione al collasso, ci è riuscito: a Lampedusa è andata in scena la rivolta degli abitanti, che accalcatisi sul molo hanno impedito fino a sera lo sbarco di alcuni migranti che erano stati recuperati in alto mare da una motovedetta della Guardia Costiera. E' andata in onda una vera e propria trattativa tra le forze dell'ordine e i lampedusani: prima è stato consentito di scendere soltanto a donne, minori e persone in non buone condizioni di salute, poi - stretti tra due cordoni di polizia - sono scesi anche tutti gli altri.
Ma al largo, mentre scriviamo, ci sono altre cinque imbarcazioni che aspettano di attraccare in porto. In tutto trasportano 560 persone recuperate in alto mare, in alcuni casi su piccolissime barche di legno, anch'esse al limite del collasso come l'isola delle Pelagie che dovrebbe accoglierli. I migranti hanno passato la notte sotto una tettoia di lamiera: non c'è più posto nel centro di primo soccorso che ospita 2.800 persone. La prospettiva di costruire sull'isola una vera e propria tendopoli - cosa mai accaduta finora - si fa sempre più concreta. E così Lampedusa rischia «di diventare una polveriera», come ha notato in una lettera anche l'arcivescovo di Agrigento, Francesco Montenegro. E come osservano all'unisono politici e associazioni, insieme all'Alto commissariato per i rifugiati dell'Onu che, attraverso la portavoce italiana Laura Boldrini, ha chiesto «il trasferimento immediato dei migranti in altri centri italiani».
Ma, inspiegabilmente, i ponti aerei da Lampedusa, sono fermi. Come se nell'Italia intera non esistessero posti per ospitare tremila persone, che magari oggi o domani diventeranno cinquemila, o diecimila, ma sempre numeri gestibili da un paese di 60 milioni di abitanti. Certo non a Lampedusa.
Invece il «piano di emergenza» per ora ha visto soltanto l'apertura del «villaggio della solidarietà» di Mineo (l'idea, del posto e del nome, è del presidente del Consiglio in persona), in provincia di Catania. Si tratta del «Residence degli Aranci», uno «scandaletto» italiano saltato agli onori della cronaca con l'arrivo dell'emergenza dal Maghreb. Il Residence, costruito dalla ditta Pizzarotti di Parma per i soldati americani di stanza a Sigonella che hanno troncato il contratto con quattro anni di anticipo, aspetta da tempo una «collocazione» pubblica per permettere alla ditta di ripagare il mutuo contratto con Intesa San Paolo (mancano quattro anni alla scadenza). Detto fatto: nel Residence finiranno i richiedenti asilo. Ma non quelli di Lampedusa, la soluzione apparentemente più semplice una volta deciso di utilizzare il Residence (che, sembra, costerà allo Stato 8,5 milioni di euro all'anno di affitto, più i 52 euro a persona ospitata per la Croce Rossa che l'ha preso in gestione).
I sindaci della zona, infatti, hanno posto la condizione che a Mineo non arrivino i tunisini appena sbarcati per «questioni di ordine pubblico». Il governo, invece di fare un'azione di forza vista la situazione, è sceso a patti e ha deciso di trasferire nel Residence soltanto i richiedenti asilo che hanno già avviato le procedure nei vari Centri sparsi in Italia. Così ieri la mega operazione Mineo ha portato al trasferimento di sole 200 persone, perlopiù afghani e iracheni, provenienti da Bari e Trapani. Oggi ne arriveranno altri 200. Le associazioni, dal Centro Astalli, all'Arci, parlano di una «vera e propria deportazione», che distrugge in un colpo solo il modello di decentramento del diritto di asilo. Invano è stato chiesto un incontro al capo del Comitato di emergenza, prefetto Giuseppe Caruso. In questo caso le decisioni vengono prese senza troppe cortesie.
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Via la lega dall'Italia!
Quando lo capirete che il mezzogiorno è una risorsa importantissima per il nostro paese e come tale va tutelato e rispettato?
Anche i profughi vanno rispettati, ma anche gli abitanti siciliani e come al solito il sud è abbandonato dal governo.
Allora perché non fanno un pò di campi profughi in Lombardia o in Veneto? 21-03-2011 12:11 - siegfrid
L'unica azione di"forza" concepibile è quella contro gli schiavisti e gli organizzatori del traffico di clandestini,non certo contro le autorità locali e le popolazioni che non li vogliono!Mi chiedo come è possibile poter pensare(e scriverlo)di far commettere un sopruso tale proprio dal governo-questo o qualunque altro-e obbligare così la propria gente a subire una situazione di convivenza innaturale e forzata,magari ricorrendo anche a manganellate e lacrimogeni contro i propri cittadini,anzichè garantirli e difenderli
da rischi sociali,economici e sanitari di ogni tipo?E'proprio tipico del peggiore,sinistro e liberticida"pensiero"comunista! 20-03-2011 15:24 - claudiouno
Hanno ragione gli isolani che non ce la fanno più a tenere tutti questi profughi.Hanno ragione i profughi a pretendere aiuto in una fase di guerra!
Hanno ragione anche i nostri governanti che dicono di non essere preparati a una situazione del genere.Chiedere al governo di risolvere un problema come questo è come chiedere a un bambino di scuola elementare di risolvere problemi con la linea tricometrica.
Cosa volete che faccia un governo composto da ballerine,papponi e ladruncoli.
Loro saranno capaci a far le leggi per la scuola e per il lavoro,mica organizzare una difesa in un periodo di guerra come questo.
GHEDDAFI LO SA E INVECE DI MANDARCI I SOLITI MISSILI A LUNGA GETTATA,CI SPEDISCE MONTAGNE DI AFRICANI.
AFRICANI CHE CHIEDONO E SPINGONO PER ENTRARE NELLE NOSTRE TERRE.
APPENA ROMPERANNO I RECINTI SI SPARGERANNO PER TUTTA LA NAZIONE COME I VECCHI SARACENI E PòI ADDIO GALLINE,FRUMENTO E MELE.CI LASCERANNO SOLO I SALAMINI, LA LORO RELIGIONE NON GLI PERMETTE DI MANGIARE L'IMMONDO ANIMALE.
COME UN TEMPO, LE DONNE SICILIANE E CALABRESI,GRIDERANNO...MAMMA LI TURCHI!
MA TANTO,NOI SIAMO ABITUATI A QUESTO.PARECCHI ITALIANI HANNO LA TESTA MORA COME I NOSTRI FRATELLI AFRICANI! 20-03-2011 08:36 - maurizio mariani