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Pio d'Emilia, da Kawamasa (Fukushima)
I dannati di Fukushima
«Paura delle radiazioni? Prima no. Ma ora sono terrorizzato. Non riesco a dormire, al pensiero di dover ritornare in quell'inferno». Eccoli gli operai di Fukushima, eroi (loro malgrado) per una settimana, due, ma poi appestati per sempre. «Già ci facevano dei problemi prima - spiega Mitsuo - d'ora in poi dovremo nasconderci, o mentire sulla nostra provenienza. Nessuno vorrà avere a che fare con noi». Mitsuo, non vuole che si usi il cognome, fra tre giorni torna in fabbrica. Al reattore numero 3, quello più pericoloso, visto che va a plutonio.
Mitsuo lavora a Fukushima da 5 anni, a contratto. Ogni tanto lo fermano, come da protocollo universale. Quando sta fermo, non viene pagato. In compenso la prossima settimana verrà pagato il 30% in più. Che deve fare? «Gli tocca lavorare - interviene la moglie, Harumi - lo sappiamo che rischia grosso, ma purtroppo non ci sono alternative. Siamo in quattro, in famiglia, e altro lavoro qui, non ce n'è». Ma voi che siete dentro, non avete paura? Vi fidate dei veritici della Tepco? La mia domanda provoca un effetto ilare. Tutti sorridono, come fanno i giapponesi quando non sono d'accordo.
Ma molti si incazzano. Cosa che nei giapponesi avviene di rado. Ma quando succede, non la smettono più. E succede sempre più spesso, negli ultimi tempi. Chissà se è per questo, e non per il maltempo, che il premier Kan ha cancellato il suo blitz. Ad aspettarlo, a Fukushima c'erano parecchi cittadini inferociti. Più che per le radiaziomi, per l'assenza di un progetto per il futuro e la paura di non farcela.
Un fiume in piena
Gli operai della Tepco, ce ne sono almeno una trentina qui, sono un fiume in piena. Molti sono vittime della maledetta tripletta, terremoto, tsunami ed emergenza nucleare. Ma la loro preoccupazione maggiore, al momento è quella della casa. I giapponesi non amano starsene in ozio, e tanto meno l'idea di essere «parcheggiati» in un ricovero, sia pure più che decente.
«Le radiazioni? Certo sono un problema, ma io ho 74 anni, prima o poi dobbiamo morire tutti. Le radiazioni se mai ci saranno faranno sentire i loro effetti dopo cinque, dieci anni. Ma io, nel frattempo, dove vado a vivere?».
Yoshio Konno è il più incazzato di tutti. Di professione fa il chiropratico, qui è stato eletto rappresentante del centro, perché sa parlare e trattare con le autorità. Allora, siamo più tranquilli? La situazione sembra stia migliorando no? Sembra che alla fine si riesca ad evitare il meltdown, la fusione dei reattori. «Io non so di quale emergenza parli, se è quella della radioattività, rimandiamola a quando diventerà una cosa seria. Per ora, è solo una cosa che mette a rischio il nostro impiego. Noi vogliamo andar via di qui, ricostruire le nostre case, ritrovare il nostro lavoro. Sapete quanta gente viene licenziata, in questi giorni? Una caterva. E poi ci vengono a dire di non bere l'acqua? Mi fanno ridere, questi professori. Venissero qui, a chiederci scusa, innanzitutto. Molti di noi hanno dato la vita per questa maledetta ditta, e ora hanno diritto ad un risarcimento».
L'acqua? È «buonissima»
Ma allora voi l'acqua la bevete? Il governo l'ha vietato, da alcuni giorni, dicono che sia radioattiva. «Balle. Noi la beviamo. L'acqua di Fukushima è buonissima, non ha bisogno nemmeno di essere filtrata». Ed il latte, le verdure? Oggi il governo ha ordinato il blocco alle esportazioni di alcuni prodotti. Voi come vi regolate? «Valutiamo di volta in volta. Ma per ora non abbiamo scelta, perché l'acqua in bottiglietta non possiamo permettercela, e un tè avremo pure bisogno di farlo».
Non lo sanno, evidentemente, ma in questo modo rischiano davvero di scatenare, nel caso in cui il disastro annunciato avvenga, una nuova Chernobyl. Speriamo di no. Usciamo dal centro alle 11 di notte, dopo aver imposto a tutti la nostra presenza e le nostre esigenze. Ma nessuno protesta, tutti ringraziano. E molti ci chiedono: ma in Italia il nucleare funziona? Quante centrali avete? Nessuna, dico, anche se c'è qualcuno che si sta dando da fare per costruirne qualcuna. Prima di uscire, ci offrono un mochi, i dolcetti di amido di riso, e un bicchiere di tè. «Prendete, sono avanzati. Ce li portano sempre ogni giorno, di nuovi», dicono. Non capiscono che non facciamo questione per il riso. Ma per il tè.
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Scommetto che se perde Gheddafi la sottereranno nel deserto.
Che schifo di mondo!
Ma chi mi fa più schifo sono le persone perbene che se ne fregano di tutto e continuano fare la spesa come niente!
Persone per bene,vi odio! 22-03-2011 18:25 - mariani maurizio