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Anna Maria Merlo
Blocco navale. Parigi non cede
A chi deve essere affidato il comando delle operazioni in Libia? Quale ruolo deve avere la Nato? E quando la «coalizione» deciderà che l'obiettivo dell'operazione «Alba dell'odissea» sarà stato raggiunto? In altri termini, lo scopo ultimo - non scritto nella risoluzione Onu 1973 - è quello di far fuori Gheddafi? Ieri, nel quarto giorno di bombardamenti, a nessuna di queste domande era stata ancora data una risposta precisa.
E la Francia smentisce le accuse di aver causato un massacro sulla strada di Ajdabiya, a sud di Bengasi, nel primo raid che ha aperto l'intervento, nella notte tra sabato e domenica. Alcuni reportage, su Libération, International Herald Tribune e The Times descrivono un attacco aereo che ha colpito dei soldati di Gheddafi, che sembravano in fuga, facendo una «carneficina».
Malgrado il persistere delle divisioni, un primo passo è stato fatto alla Nato: ieri, i 28 membri dell'Alleanza, si sono messi d'accordo sull'instaurazione di un embargo sulle armi alla Libia. Sarà gestito dalle marine degli stati membri che accettano di partecipare, sotto il comando dell'ammiraglio James Stravridis e si tratterà di «operazioni di inseguimento, informazione e, nel caso, di blocco di navi sospettate di trasportare armi illegali o mercenari». Solo l'Italia legge questo accordo come un via libera a bloccare gli immigrati. Il blocco navale sarà effettivo a partire da questo fine della settimana. La Nato ha anche convalidato ieri i piani militari per contribuire allo stabilimento della no fly zone, che però non entrano ancora in applicazione, poiché la questione del comando non è stata ancora risolta.
La Francia continua a essere ostile a un comando Nato ed è pronta ad accettare soltanto «un sostegno». Il portavoce del ministero degli esteri Bernard Valero ieri si è detto «favorevole» a un comando integrato della Nato «in sostegno alle forze della coalizione». La tesi di Parigi è che un comando Nato escluderebbe gli arabi, che del resto partecipano ora con il contagocce: solo il Qatar ha già inviato (a Creta) i suoi caccia, mentre gli Emirati si limiteranno a contribuire a un intervento umanitario. Ieri, Juppé ha annunciato la creazione di «pilotaggio politico» nella coalizione, con la partecipazione della Lega Araba.
Ma gli Usa vogliono passare la mano. «Una questione di giorni, non di settimane» ha precisato Obama. Nel frattempo, il segretario alla difesa, Robert Gates, ha affermato che l'intensità degli attacchi è destinata a decrescere. «Nella misura in cui riusciamo a sopprimere i sistemi di difesa aerea - ha precisato il generale Carter Ham, che dirige l'Africom - il livello di attività cinetica dovrebbe calare». Gates ha cercato anche di coinvolgere la Russia, che resta, come la Cina, decisamente ostile. In Germania, c'è dibattito sull'astensione al consiglio di sicurezza. Ma per il ministro degli esteri, Guido Westerwelle, che ha sottolineato che molti paesi dell'Europa dell'est hanno seguito la posizione della Germania, delle sanzioni economiche avrebbero potuto essere efficaci.
La Francia ha messo in opera ieri la portaerei nucleare Charles de Gaulle, da cui sono decollati dei Rafale, mentre Sarkozy si è recato alla base di Solenzara in Corsica. Ieri pomeriggio c'è stato un dibattito all'Assemblea sulla Libia, senza voto (il Pcf ha protestato contro una «parodia di consultazione», mentre in Gran Bretagna, lunedì sera, c'è stato un voto in parlamento che ha approvato la missione: 557 sì contro 13 no). Il primo ministro Fillon ha escluso l'invio di forze di occupazione a terra. «Non vogliamo sostituirci alla popolazione libica» ha detto.
Ma per Fillon «Gheddafi deve andarsene». Lo dice anche il primo ministro britannico, David Cameron e lo ha ripetuto anche Obama. Ma tutti insistono che si «atterranno strettamente al mandato delle Nazioni unite», che non fissa come obiettivo ultimo la caduta di Gheddafi. Alan Juppé ha fatto ieri un'offerta a Gheddafi: stop all'intervento in cambio di un cessate il fuoco effettivo. Ma la situazione «è estremamente complessa e difficile» ha ammesso il colonnello Thierry Burkhard, portavoce dello stato maggiore francese. La coalizione, in altri termini, naviga a vista, in attesa delle mosse di Gheddafi. Tra qualche giorno dovrebbe essere convocata una nuova riunione della «coalizione» per vederci più chiaro. Il Consiglio di sicurezza dell'Onu, che ha respinto la richiesta libica di una riunione straordinaria sull'attacco, si riunirà comunque domani, quando il segretario generale Ban Ki-moon spiegherà il modo in cui è stata applicata la 1973.
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E, tra parentesi, se le chiacchiere stanno a zero, perché il PD (il partito della realtà) ha perso le elezioni?
Solo su una cosa ha ragione: che il suo realismo da pataccaro è meno ridicolo delle tragiche amenità di Vendola ("le rivoluzioni camminano sulle gambe dei popoli e non sulle ali dei bombardieri"... e si guarda intorno compiaciuto). 24-03-2011 11:47 - (A)
Ma se così fosse, perchè allora la ribellione di buona parte del popolo libico deve essere considerata da molti lettori del Manifesto una favola neocolonialista ? 24-03-2011 10:25 - lina
Io provo angoscia e disorientamento, non solo per quanto accade, ma per gli accanimenti dialettici che suscita.
Le certezze, prive di ogni ragionevole dubbio, mi terrorizzano sempre, da qualunque parte politica siano espresse, rivelano simmetria di posizioni e sentimenti totalitari, soprattutto trascurano ogni considerazione in merito alle concrete e materiali vite di donne e uomini.
Posso solo continuare a cercare di capire, a partire da un punto fermo: la guerra non è mai una soluzione, porta comunque morte e distruzione (qualcuno parla del salvataggio del popolo libico inondato di uranio impoverito?) alle persone che "vuole "salvare (intervento umanitario).
I mezzi per tentare di bloccare le prepotenze più gravi ci sarebbero state comunque, in ragione dell’integrazione economico-finanziaria, politico sociale del mondo di oggi, se non vi si è ricorso prima è perché si è voluto che le cose arrivassero a un punto di non ritorno per eterogeneità dei fini: le armi ci sono e vanno usate per rinnovarle e comprare quelle che nel frattempo sono prodotte, ci sono motivi geopolitici, di prestigio internazionale, le persone schiacciate sulla dimensione amico/nemico sono più controllabili, perché hanno maggiori difficoltà a pensare...
Forse le possibilità di usare altri mezzi ci sono ancora oggi, continuiamo a cercare.
adriana 24-03-2011 09:12 - Adriana
Lui ha approfittato della situazione, perché non si è intervenuti subito.
Bisognava intervenire quando i ribelli avevano già conquistato mezza Libia e non lasciare il tempo a Gheddafi di riorganizzarsi - e a Sarkozy di fare il furbo.
Si doveva intervenire non con la "guerra umanitaria", ma con un supporto logistico via terra ai ribelli e bloccando le frontiere, perché Gheddafi ha ripreso terreno grazie ai mercenari provenuti dal Ciad e da altri paesi africani.
Se tutte le frontiere della Libia fossero state bloccate questo non sarebbe avvenuto. 23-03-2011 22:17 - siegfrid
Ad ogni buon conto, a meno che la Libia non abbia piu' petrolio di quanto comunemente si crede (cosa possibilissima peraltro), questa guerra per il poco petrolio libico potrebbe dimostrare che veramente siamo agli sgoccioli. Per quanto mi riguarda ritengo questa evenienza un fatto estremamente positivo. La fine del petrolio infatti e' l'unico evento che possa rendere improrogabile la ricerca di una societa' comunista. Le fonti energetiche alternative infatti, a parte la devastazione del territorio e l'innesco di meccanismi metereorologici ignoti e che vengono regolarmente ignorati (alterazione delle correnti eoliche, raffreddamento delle sabbie sahariane etc), non sono sufficienti a garantire il tipo di vita attuale basato sullo spreco e sull'uso indiscriminato delle risorse naturali. A meno che non si creda alla panzana delle auto a idrogeno l'automobile e' destinata a ridursi di importanza ma questo potrebbe avere delle ripercussioni devastanti sulla produzione industriale e quindi sul livello di occupazione nonche' sul tipo di urbanizzazione soprattutto in paesi come gli USA. 23-03-2011 21:33 - Murmillus
date un' occhiata al sito dei bangasiani:
http://ntclibya.org/english/
non mi sembrano i sandinisti... 23-03-2011 19:41 - marco