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FUORIPAGINA
23/03/2011
  •   |   Anna Maria Merlo
    Blocco navale. Parigi non cede

    A chi deve essere affidato il comando delle operazioni in Libia? Quale ruolo deve avere la Nato? E quando la «coalizione» deciderà che l'obiettivo dell'operazione «Alba dell'odissea» sarà stato raggiunto? In altri termini, lo scopo ultimo - non scritto nella risoluzione Onu 1973 - è quello di far fuori Gheddafi? Ieri, nel quarto giorno di bombardamenti, a nessuna di queste domande era stata ancora data una risposta precisa.
    E la Francia smentisce le accuse di aver causato un massacro sulla strada di Ajdabiya, a sud di Bengasi, nel primo raid che ha aperto l'intervento, nella notte tra sabato e domenica. Alcuni reportage, su Libération, International Herald Tribune e The Times descrivono un attacco aereo che ha colpito dei soldati di Gheddafi, che sembravano in fuga, facendo una «carneficina».
    Malgrado il persistere delle divisioni, un primo passo è stato fatto alla Nato: ieri, i 28 membri dell'Alleanza, si sono messi d'accordo sull'instaurazione di un embargo sulle armi alla Libia. Sarà gestito dalle marine degli stati membri che accettano di partecipare, sotto il comando dell'ammiraglio James Stravridis e si tratterà di «operazioni di inseguimento, informazione e, nel caso, di blocco di navi sospettate di trasportare armi illegali o mercenari». Solo l'Italia legge questo accordo come un via libera a bloccare gli immigrati. Il blocco navale sarà effettivo a partire da questo fine della settimana. La Nato ha anche convalidato ieri i piani militari per contribuire allo stabilimento della no fly zone, che però non entrano ancora in applicazione, poiché la questione del comando non è stata ancora risolta.
    La Francia continua a essere ostile a un comando Nato ed è pronta ad accettare soltanto «un sostegno». Il portavoce del ministero degli esteri Bernard Valero ieri si è detto «favorevole» a un comando integrato della Nato «in sostegno alle forze della coalizione». La tesi di Parigi è che un comando Nato escluderebbe gli arabi, che del resto partecipano ora con il contagocce: solo il Qatar ha già inviato (a Creta) i suoi caccia, mentre gli Emirati si limiteranno a contribuire a un intervento umanitario. Ieri, Juppé ha annunciato la creazione di «pilotaggio politico» nella coalizione, con la partecipazione della Lega Araba.
    Ma gli Usa vogliono passare la mano. «Una questione di giorni, non di settimane» ha precisato Obama. Nel frattempo, il segretario alla difesa, Robert Gates, ha affermato che l'intensità degli attacchi è destinata a decrescere. «Nella misura in cui riusciamo a sopprimere i sistemi di difesa aerea - ha precisato il generale Carter Ham, che dirige l'Africom - il livello di attività cinetica dovrebbe calare». Gates ha cercato anche di coinvolgere la Russia, che resta, come la Cina, decisamente ostile. In Germania, c'è dibattito sull'astensione al consiglio di sicurezza. Ma per il ministro degli esteri, Guido Westerwelle, che ha sottolineato che molti paesi dell'Europa dell'est hanno seguito la posizione della Germania, delle sanzioni economiche avrebbero potuto essere efficaci.
    La Francia ha messo in opera ieri la portaerei nucleare Charles de Gaulle, da cui sono decollati dei Rafale, mentre Sarkozy si è recato alla base di Solenzara in Corsica. Ieri pomeriggio c'è stato un dibattito all'Assemblea sulla Libia, senza voto (il Pcf ha protestato contro una «parodia di consultazione», mentre in Gran Bretagna, lunedì sera, c'è stato un voto in parlamento che ha approvato la missione: 557 sì contro 13 no). Il primo ministro Fillon ha escluso l'invio di forze di occupazione a terra. «Non vogliamo sostituirci alla popolazione libica» ha detto.
    Ma per Fillon «Gheddafi deve andarsene». Lo dice anche il primo ministro britannico, David Cameron e lo ha ripetuto anche Obama. Ma tutti insistono che si «atterranno strettamente al mandato delle Nazioni unite», che non fissa come obiettivo ultimo la caduta di Gheddafi. Alan Juppé ha fatto ieri un'offerta a Gheddafi: stop all'intervento in cambio di un cessate il fuoco effettivo. Ma la situazione «è estremamente complessa e difficile» ha ammesso il colonnello Thierry Burkhard, portavoce dello stato maggiore francese. La coalizione, in altri termini, naviga a vista, in attesa delle mosse di Gheddafi. Tra qualche giorno dovrebbe essere convocata una nuova riunione della «coalizione» per vederci più chiaro. Il Consiglio di sicurezza dell'Onu, che ha respinto la richiesta libica di una riunione straordinaria sull'attacco, si riunirà comunque domani, quando il segretario generale Ban Ki-moon spiegherà il modo in cui è stata applicata la 1973.


I COMMENTI:
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  • Intervistato da Repubblica D'Alema sbeffeggia i pacifisti e Gino Strada: la guerra c'era già, Gheddafi bombardava le città, non è che si potevano mandare degli ispettori disarmati ecc. ecc. E sorride, sotto il baffo saputello. Lui è il maestro che ci spiega come la politica sia l'arte di fare conti con la realtà, non con i sogni o le belle speranze. Ora, però, vorrei capire quale sarebbe lo statuto di questa cosidetta realtà. E' sempre stata al suo posto dall'alba dei tempi? E' stata forse creata dal nulla? Perché per il grande realista sembra esattamente così. Proprio non ce la fa l'intelligentone non dico a pensare ma almeno ad avere il pur vago sospetto che la sua mistica realtà possa essere il prodotto di qualche stortissima speranza, di un orribile incubo, o di una cosa che si chiama politica e che non dovrebbe consistere nel buttare le bombe quando la frittata è fatta.
    E, tra parentesi, se le chiacchiere stanno a zero, perché il PD (il partito della realtà) ha perso le elezioni?
    Solo su una cosa ha ragione: che il suo realismo da pataccaro è meno ridicolo delle tragiche amenità di Vendola ("le rivoluzioni camminano sulle gambe dei popoli e non sulle ali dei bombardieri"... e si guarda intorno compiaciuto). 24-03-2011 11:47 - (A)
  • il fatto che il regime di Gheddafi debba ricorrere a mercenari e non a soldati libici ( a parte quelli della sua tribù) non significa forse che il suo potere politico e statuale è un potere personale ?

    Ma se così fosse, perchè allora la ribellione di buona parte del popolo libico deve essere considerata da molti lettori del Manifesto una favola neocolonialista ? 24-03-2011 10:25 - lina
  • Io ho apprezzato molto gli articoli di P.Sentinelli, Norma Rangeri e A.M.Merlo, che da vari punti di vista mettono in luce la necessità di scambiare idee, informazioni,confrontarsi, prima di trinciare giudizi dettati da appartenenze politiche e/o ideologiche. Certo che è difficile districarsi tra la manipolazione delle notizie, la strumentalizzazione di stati emotivi alimentati ad arte per mettere le persone di fronte a alternative apparentemente insuperabili, questa è poi la funzione di una guerra, come di tutte, spazzare via ogni ipotesi di mediazione, si sbattono sulla bilancia orrori di cadaveri e massacri, per nascondere le ragioni per le quali si è giunto a questo punto, e soprattutto gli interessi contrapposti in gioco.
    Io provo angoscia e disorientamento, non solo per quanto accade, ma per gli accanimenti dialettici che suscita.
    Le certezze, prive di ogni ragionevole dubbio, mi terrorizzano sempre, da qualunque parte politica siano espresse, rivelano simmetria di posizioni e sentimenti totalitari, soprattutto trascurano ogni considerazione in merito alle concrete e materiali vite di donne e uomini.
    Posso solo continuare a cercare di capire, a partire da un punto fermo: la guerra non è mai una soluzione, porta comunque morte e distruzione (qualcuno parla del salvataggio del popolo libico inondato di uranio impoverito?) alle persone che "vuole "salvare (intervento umanitario).
    I mezzi per tentare di bloccare le prepotenze più gravi ci sarebbero state comunque, in ragione dell’integrazione economico-finanziaria, politico sociale del mondo di oggi, se non vi si è ricorso prima è perché si è voluto che le cose arrivassero a un punto di non ritorno per eterogeneità dei fini: le armi ci sono e vanno usate per rinnovarle e comprare quelle che nel frattempo sono prodotte, ci sono motivi geopolitici, di prestigio internazionale, le persone schiacciate sulla dimensione amico/nemico sono più controllabili, perché hanno maggiori difficoltà a pensare...
    Forse le possibilità di usare altri mezzi ci sono ancora oggi, continuiamo a cercare.
    adriana 24-03-2011 09:12 - Adriana
  • Tutti sti amici di Gheddafi che utilizzava i palestinesi per reprimere l'opposizione e nel 2008 ha istituito una tassa speciale per loro di oltre 1000 dollari. Ma qui la gente sa già tutto, del resto nessuno cita il fatto che la propaganda sia stata fatta da Al Jazeera che ha sostenuto sin dall'inzio la rivolta in Libia e continua a farlo. Toh Al Jazeera al servizio dell'impero occidentale? Quanto alla stampa berlusconiana, beh ovvio che sostenga gheddafi è talmente intrallazzata con il raïs, da sempre. 24-03-2011 09:07 - Fiorino
  • in Italia siamo messi male con Berlusconi, ma non invidio i francesi con il loro Sarkozy ..... 24-03-2011 00:14 - Cabe sciolto
  • Quest'azione di guerra è insulsa, ma la colpa non è solo del pagliaccio Sarkozy.
    Lui ha approfittato della situazione, perché non si è intervenuti subito.
    Bisognava intervenire quando i ribelli avevano già conquistato mezza Libia e non lasciare il tempo a Gheddafi di riorganizzarsi - e a Sarkozy di fare il furbo.
    Si doveva intervenire non con la "guerra umanitaria", ma con un supporto logistico via terra ai ribelli e bloccando le frontiere, perché Gheddafi ha ripreso terreno grazie ai mercenari provenuti dal Ciad e da altri paesi africani.
    Se tutte le frontiere della Libia fossero state bloccate questo non sarebbe avvenuto. 23-03-2011 22:17 - siegfrid
  • In una contesa, se l'aggredito si fà auto-giustizia reagendo, passa dalla parte del torto, volendo fare analogia a questo contesto dell'intervento del potere dell'Impero "falso liberale" e che quindi interviene come solito in maniera massiccia e aggressiva passa naturalmente in torto, come negli altri casi (Yugoslavia, Iraq, Afganistan ecc). Come sempre, una parte del mondo ingenua o cieca, crederà ai racconti che dice l'impero attraverso i suoi media, ma per fotuna non la Russia, Cina, Venezuela...e Io compreso 23-03-2011 22:15 - Manuele dal+RD+Congo
  • Noto con piacere che dopo un po' di tempo anche i sostenitori da sinistra di queste "rivoluzioni", nate come i funghi al sole dei servizi e aiutate dai governi piu' conservatori d'Europa si stanno convincendo che prima degli entusiasmi ci devono essere le analisi e le riflessioni.
    Ad ogni buon conto, a meno che la Libia non abbia piu' petrolio di quanto comunemente si crede (cosa possibilissima peraltro), questa guerra per il poco petrolio libico potrebbe dimostrare che veramente siamo agli sgoccioli. Per quanto mi riguarda ritengo questa evenienza un fatto estremamente positivo. La fine del petrolio infatti e' l'unico evento che possa rendere improrogabile la ricerca di una societa' comunista. Le fonti energetiche alternative infatti, a parte la devastazione del territorio e l'innesco di meccanismi metereorologici ignoti e che vengono regolarmente ignorati (alterazione delle correnti eoliche, raffreddamento delle sabbie sahariane etc), non sono sufficienti a garantire il tipo di vita attuale basato sullo spreco e sull'uso indiscriminato delle risorse naturali. A meno che non si creda alla panzana delle auto a idrogeno l'automobile e' destinata a ridursi di importanza ma questo potrebbe avere delle ripercussioni devastanti sulla produzione industriale e quindi sul livello di occupazione nonche' sul tipo di urbanizzazione soprattutto in paesi come gli USA. 23-03-2011 21:33 - Murmillus
  • Altro che scopi umanitari, solo interessi economici hanno spinto Sarkozy, Obama & c, ad intervenire in Libia e il nostro Governo si è lasciato trascinare in un'avventura che può avere solo effetti deleeri, primo tra tutti un'invasione di immigrati magrebini! 23-03-2011 20:56 - Roxy
  • Racconto A: i ribelli sono l' avanguardia democratica del popolo libico, non una semplice fazione; la repressione delle proteste per la democrazia li ha portati alla rivolta armata; l' odioso dittatore Gheddafi, nonostante la condanna e l' isolamento internazionali, ha resistito solamente grazie ai mercenari e ai soldi, riuscendo a reagire scompostamente solo a rivoluzione ormai quasi compiuta; la comunità internazionale, colta di sorpresa, non è riuscita a sostenere prontamente la rivolta democratica, intervenendo solo in extremis. Racconto B: Il putsch orchestrato da USA GB e Francia ( con il sostegno di settori del regime ), infiltrate dall' Egitto per armare le tribù cirenaiche escluse dalla spartizione dei proventi petroliferi, è fallito: per lo scarso sostegno popolare in Cirenaica e Fezzan, per inferiorità militare e a causa dell'eccessiva pressione mediatica e diplomatica occidentale, che non ha lasciato a Gheddafi altra via che quella delle armi. Probabilmente c'è stato un errore di calcolo del colonialimo atlantista; oppure lo scenario "carri armati dittatoriali contro partigiani democratici" era il piano di riserva per giustificare l' intervento militare diretto degli occidentali. A cosa vogliamo credere, A o B? Il racconto A viene accettato e dato per scontato; al racconto B sono richieste prove, ed è tacciato di dietrologia e antidemocraticità. In realtà il racconto A, quello dei media mainstream, è propaganda democratica ( con finalità petrolifere ), fenomeno costante ed essenziale nella autonarrazione dei paesi occidentali, e alla quale siamo portati a credere da quando siamo nati, quindi per noi "naturale"; il racconto B è semplicemente una lezione di realpolitik ( il coinvolgimento occidentale e la scarsa patina democratica dei ribelli sono persino poco nascosti se non candidamente ammessi e dimostrati dai fatti ). Certo è facile parlare da dietro la tastiera, ma è anche facile credere a ciò che si vuol credere, e che ci impongono di credere. Io, personalmente, le favole colonialiste non le bevo: sanno di petrolio e di sangue.
    date un' occhiata al sito dei bangasiani:

    http://ntclibya.org/english/

    non mi sembrano i sandinisti... 23-03-2011 19:41 - marco
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