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FUORIPAGINA
23/03/2011
  •   |   Silvana Silvestri
    Fare attenzione: divieto di cultura

    Tre giorni di campagna nazionale (sabato 26, domenica 27, lunedì 28) dal titolo «Divieto di cultura» sono state lanciate da istituzioni ed enti pubblici, accanto alla vasta mobilitazione di tutti i settori da quando è iniziato il taglio dei fondi. Federculture, Agis (le industrie del cinema), Anci (associazione dei Comuni), Upi (unione delle province), Conferenza delle regioni, Fai (Fondo Ambiente italiano) superando qualunque tipo di schieramento politico, hanno costituito un fronte trasversale per portare a conoscenza dell'opinione pubblica, della gente che non è mai andata a un un concerto o non è mai entrata in un teatro o in un museo cosa significa la morte della cultura a cui stiamo assistendo.
    L'eutanasia vietata in Italia ha un'eccezione: si può far morire un po' alla volta fino alla sua completa dissoluzione «la cultura» che non è un'astrazione, ma un gigantesco settore che produce il 2,6% del Pil, del valore complessivo di 40 miliardi di euro, tanto per rimanere in un ambito comprensibile ai più, visto che se si parla di cinema teatro danza musica musei siti archeologici sembra di parlare di aria fritta. Il vecchio «quando sento parlare di cultura metto mano alla pistola» è, infatti, il motto del governo, ricamato sul panciotto di Tremonti e chi ha dato credito al ripensamento scaturito dall'incontro con il maestro Muti avrà probabilmente modo di ricredersi, sulla base del fatto che la spesa dello stato per la cultura è sceso allo 0,18%. Almeno questo ci dice l'esperienza dell'ultimo anno. O potrebbe essere anche un modo per spezzare il fronte delle culture che per la prima volta è rimasto unito, con un appoggio dato ad alcuni settori e negato ad altri. «Non ci rivolgiamo ai politici che si sono dimostrati insufficienti - dice Sofia Bosco direttrice di Roma del Fai - ma alle persone, che in Italia hanno sempre fatto la differenza» (non esiste il politico di riferimento, inoltre, con un ministro fantasma).
    In tutti i cinema, teatri, musei, biblioteche saranno diffusi manifesti, locandine, videomessaggi, spot in tutte le sale cinematografiche («senza cultura l'Italia non ha identità né futuro») e in tutte le città d'Italia si svolgeranno iniziative per raggiungere i cittadini e gli organi d'informazione. Così come attraverso i siti delle organizzazioni saranno diffusi i motivi della mobilitazione: affermare la centralità della cultura nelle politiche economiche come strumento di crescita, assicurare livelli certi di finanziamento del settore a cominciare dal reintegro del Fus, introdurre forme di incentivazioni fiscali per le donazioni a favore della cultura, garantire il tax credit e il tax shelter al cinema, sostenere l'occupazione, investire su una valorizzazione del patrimonio anche coinvolgendo gli enti locali, promuovere la modernizzazione sostenendo la creatività giovanile, attuare politiche culturali di livello europeo.
    Oggi parte la mobilitazione dalla Lombardia al Piccolo di Milano e per capire cosa significhi il deserto nelle città, ci sarà la chiusura dei principali teatri venerdì 25 dall'Argentina, all'Eliseo al Quirino di Roma a tutti gli spazi per raggiungere il numero di 46 spettacoli con artisti, tecnici e maestranze.
    Il collasso è sintetizzato da Roberto Grossi, presidente di Federculture, dal crollo dell'intervento pubblico, dal taglio dei finanziamenti (27 milioni più 50 congelati) e le norme messe in atto dalla finanziaria che impediscono agli enti locali di investire nella cultura.
    A rischio di chiusura Cinecittà come la Biennale di Venezia, mentre ha già dimezzato l'attività la biblioteca nazionale di Firenze (cosa che non riuscì a fare l'alluvione del 1967, di cui ricordiamo le lacrime dei bibliotecari tra i libri impregnati di fango, lacrime che non sapevano sarebbero servite anche per oggi) e chiuso quella di Storia patria di Napoli. «Con il 28 marzo non si esaurisce la mobilitazione - avverte Paolo Protti presidente dell'Agi - Bisogna essere vigili e combattenti. Quando si parla di chiusura, di tassa iniqua sul biglietto, di compagnie teatrali e orchestre che hanno ridotto gli spettacoli, di meno film, di taglio del 43% sul Fus, il quadro è devastante. Soprattutto, se si pensa che il mancato accorpamento delle elezioni amministrative con il referendum costituisce il doppio dei tagli».

    Scioperare ad oltranza?: «Vogliamo che arrivi a tutti il messaggio che si sta spegnendo la possibilità di accedere ai luoghi della cultura», dice Grossi. E aggiunge Protti: «abbiamo preso in considerazione l'ipotesi, ma dobbiamo rispondere a criteri di economicità e rispettare i pagamenti degli stipendi. Oscurare tutto non crea attenzione».


I COMMENTI:
  • Gianni: sì, pensaci seriamente. Io lo faccio tutti i giorni. 24-03-2011 12:17 - Giuliana Cupi
  • Notizia dell'ultima ora. Mercoledì 23 marzo nel pomeriggio i notri ineffabili governanti hanno deciso che i tagli al FUS non si faranno, almeno per adesso.I soldi necessari verranno recuperati aumentando il prezzo della benzina. Così invece dei cinematografari e dei teatranti, si incazzeranno automobilisti e benzinai. Da parte mia, me ne impippo.Da anni i triestini vanno a fare benzina in Slovenia e fanno " marameo" al carburante italico.
    Io poi non possiedo nemmeno un'automobile, e a dire il vero non ho nemmeno la patente. Vivo bene lo stesso, e dormo tra due guanciali 24-03-2011 06:17 - gianni
  • premetto che potete pubblicare come anche no i miei commenti, la cosa mi risulta indifferente e non pensate che si tratti di qualunquismo o menefreghismo ..... il mio commento è questo : ma vi sembra che nell'Italia del bunga bunga ci sia posto per la cultura ? 24-03-2011 00:11 - Cabe sciolto
  • Notizia di oggi, 23 Marzo 2011: sembrerebbe (il condizionale è d' obbligo, non si sa mai col "Goveno degli annunci", più che del fare!!!) che i temuti tagli alla cultura siano stati sospesi IN TOTO dal governo, almeno per quest' anno. A questo punto, che fine faranno tutte le simpatiche iniziative già messe in cantiere per protestare a tutto tondo, in vari modi ed a vario titolo contro i tagli, il governo, l' attentato alla libertà ed al senso critico, il parruchino di B., ecc. ecc.??? Se i tagli non ci sono più, parbleu!, occorrerebbe "congelare" la protesta (un po' come il "nucleare" in Italia, esattamente almeno fino all' anno prossimo - proprio e giusto come il nucleare, stranissima casualità e sorprendente accostamento!)... Oppure si fanno lo stesso le varie manifestazioni, le proteste, gli scioperi ed altre amene iniziative in maniera, per così dire, "preventiva"??? D' altra parte sarebbe opportuno ripiegare gli striscioni, strozzare in gola i "succosi" slogan anti-Cav. già immaginati e messi in campo, a meno di non voler sfiorare a tutti i costi il senso del ridicolo... Comunque, una cosa rimane tutt' ora oscura: se questo Governo disprezza la "cultura" tout-court, almeno a sentire voi altri "sinistrati", cosa avrà convinto B., Tremonti, ecc. a recedere dai loro insani propositi pro-ignoranza e qualunquismo??? Questo rimane veramente un "enigma avvolto in un mistero", frankly speaking (...a meno che qualche "operatrice culturale" non abbia fatto qualche succosa "promessa" a B., sensibilissimo a tale "richiamo", per lui a dir poco irresistibile ...). 23-03-2011 21:43 - Fabio Vivian
  • Scusate, ma che bisogno c'è di cultura? Basta possedere un televisore ultimo modello, e non occorre più andare a teatro, ai concerti, al cinema. Non sono più necessarie nemmeno le mostre d'arte, di pittura e scultura. Pure tutta la letteratura si può buttare al cesso. La televisione supplisce a tutto, specialmente Mediaset. I clienti del Bar Sport sotto casa mia sanno parlare solo di calcio, di automobili e di vacanze ai tropici con ampio panorama di tette e culi. Altro nella vita secondo loro non c'è. Quando accenno a qualche discorso politico si mettono a ridere e mi voltano le spalle. Ho provato a cambiare bar, ma nel mio quartiere sono tutti uguali. Che cosa devo fare, emigrare all'estero ? 23-03-2011 19:23 - giianni
  • PARIGI VUOLE IL PETROLIO LIBICO
    DI CARNEFICINE SE NE VEDONO TANTE E TUTTO TACE 23-03-2011 19:17 - salvatore
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