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Loris Campetti
«Fermiamo le bombe, ritroviamo la ragione»
«Anche la bomba atomica sganciata su Hiroshima fu motivata da esigenze umanitarie. Il presidente degli Stati uniti, dopo aver raccontato la solita bugia di guerra ("è stato colpito un obiettivo militare" e invece si era rasa al suolo una città e cancellata la sua popolazione), disse che quell'intervento "intelligente" aveva salvato dalla furia giapponese 46 mila persone. Con la bomba umanitaria, invece, ne sono stati uccisi 400-500 mila, subito e in conseguenza delle radiazioni». Gino Strada non ci sta alla finta umanità di chi contesta al pacifismo il presunto disinteresse per i civili vittime di dittature. Fa i conti, in Iraq nel '91, in Kosovo nel '99 e poi ancora in Iraq, in Afghanistan, oggi in Libia. Il fondatore di Emergency non fa sconti a nessuno e rovescia le tante domande-accuse che gli poniamo, le stesse che si rivolgono contro il manifesto e chi si oppone alla guerra, si diceva una volta senza sì e senza ma: «Solo quando avremo espulso la guerra dall'arco delle possibilità potremo chiederci davvero cosa possiamo fare per aiutare le vittime di dittature, terrorismi, pulizie etniche». Potremo ascoltare Gino Strada venerdì alla Sapienza, all'assemblea promossa da Uniti contro la crisi all'aula 1 di Lettere (ore 14.30).
Se Emergency fosse una multinazionale dell'aiuto con fini di lucro e non una meritoria organizzazione volontaria si potrebbe dire che le cose per voi vannno sempre meglio: le occasioni di lavoro al fianco delle vittime di guerra si moltiplicano.
Ahimé, il lavoro non manca. Ancora una volta si è scelta la guerra. E questa di Libia come le guerre precedenti, comunque vada a finire sarà una sconfitta della ragione, dell'intelligenza, della necessità di capire come bisognerebbe agire.
Una sconfitta anche della politica?
Sì e no. Dalla politica, da questa politica non nascerà mai una cultura di pace che potrà venire solo dai cittadini, dagli intellettuali, dagli scienziati e solo questi soggetti potranno imporre alla politica un cambiamento di paradigma.
Intanto siamo ancora lì, allo stesso punto di ieri e l'altroieri: guerra umanitaria, bombe intelligenti, no fly-zone.
Stesso scenario, stessi linguaggi insensati, stesse motivazioni truffaldine. Vogliamo dire che la guerra non è mai necessaria o inevitabile? Parlare poi di guerra umanitaria, prima che un imbroglio è un insulto all'intelligenza. Da sempre alla guerra si accompagnano menzogne.
Abbiamo già detto troppe volte che la prima vittima della guerra è la verità...
E prima ancora vittima è la ragione. Incominciamo a pensare di escludere la guerra dal nostro orizzonte mentale. Lo so che non è uno sforzo facile, anche Einstein nel '55 disse che l'esclusione della guerra avrebbe creato problemi alla sicurezza nazionale, ma questo passo è inevitabile per non restare prigionieri di una spirale senza fine e senza esito.
Tutto si ripete ferocemente. Eppure c'è qualcosa che cambia: oggi le critiche o i dubbi sull'intervento in Libia vengono più da destra, con motivazioni ignobili, opportunistiche e razziste, che da sinistra, ammesso che abbia ancora senso parlare di sinistra: diciamo dall'opposizione.
Dietro i sì e i no di questa politica ci sono interessi meschini o confusioni mentali. Voglio essere ottimista, credo che una mobilitazione contro la guerra partirà, sulla base di sentimenti e motivazioni più nobili e più alte.
Il mondo gira al contrario e la guerra calda, finita quella fredda, è entrata nell'ordine delle cose, nella normalità della vita.
Ci hanno detto che il mondo è cambiato l'11 settembre. Non è vero, è cambiato prima. In ogni caso andiamo a vedere qual è stata la risposta alla strage delle Torri gemelle: le guerre si sono moltiplicate. Perciò preferisco parlare di guerra che è un crimine contro l'umanità che non di questa guerra contro la Libia, sennò non facciamo che passare da una guerra all'altra con annesse bugie e presunte motivazioni. Dire no alla guerra punto e basta non è semplice, lo so. Ma ritengo quanto mai attuale il manifesto del '55 di Russell e Einstein che dice «Questo è dunque il problema che vi presentiamo, netto, terribile e inevitabile: dobbiamo porre fine alla razza umana oppure l'umanità dovrà rinunciare alla guerra?». Lo storico statunitense Howard Zinn scrisse: «Ricordo Einstein che in risposta ai tentativi di "umanizzare" le regole della guerra disse "la guerra non si può umanizzare, si può solo abolire". Come Emergency ha ripetuto per condannare la guerra alla Libia, è una scelta disumana, criminosa e assurda di uccidere, che esalta la violenza, la diffonde, la amplifica. Questo è l'approccio che dobbiamo imporre alla politica, parlare di disarmo e cominciare a praticarlo riducendo il potenziale di morte che insidia il nostro mondo. Quante testate nucleari abbiamo in Italia? Mi dicono una novantina. A che potenzale distruttivo corrispondono, quante Hiroshima potrebbero cancellare dalla faccia della terra? Siamo seduti su un arsenale.
Che idea ti sei fatto delle motivazioni reali della guerra alla Libia?
Dai commenti che leggo, le più disparate. Per la Francia, immagino che conti la volontà di Sarkozy di essere rieletto, mentre mettere le mani sul petrolio libico è l'obiettivo di tutti i combattenti «umanitari». Nessun governante informa i cittadini sulle ragioni vere per cui li porta in guerra, spacciano solo disgustose menzogne. Se va bene le motivazioni reali verranno fuori anni e anni dopo. E adesso l'Italia torna a far guerra alla Libia, come cent'anni fa.
Ti accusano, ci accusano, di fottercene del popolo di Bengasi, ci dicono «voi l'avreste lasciato nelle mani del boia».
Ecco il cortocircuito, l'avvitamento, la spirale di morte. Ci raccontano che con le bombe staremmo aiutando quel popolo. Lo stesso ci dicevano in Iraq, quando dovevamo liberare gli iracheni oppresso dal criminale Saddam. Il risultato? Abbiamo ammazzato più persone del criminale Saddam, parlano i numeri. Come a Hiroshima, quando il presidente degli Stati uniti disse che con l'atomica avremmo salvato 46 mila persone. Peccato che quella bomba ne ha uccise 400-500 mila. In Afghanistan, per non lasciare impunito un crimine, per rendere «giustizia» ai 3 mila morti di New York sono state stroncate più di centomila vite umane. Se non ci si ferma subito, se non cesserà subito il fuoco, in Libia andrà allo stesso modo. Quanti morti ha fatto il dittatore Gheddafi in Cirenaica, quanti avrebbe potuto ancora farne? E quanti ne abbiamo fatti e ne faremo noi? E che conseguenze avranno i bombardamenti occidentali in quell'area turbolenta, e quanti su di noi?
Nel Bahrein e Yemen, per non parlare di Palestina, lo spirito umanitario si spegne.
Certo, ma attenti a non proporre l'estensione di quel criminale spirito umanitario a tutti i paesi in conflitto. Vogliamo forse fare una palla di fuoco del pianeta?
Hai usato parole dure verso il presidente Napolitano quando ha difeso la guerra sostenendo che non siamo in guerra.
Preferisco evitare ogni ulteriore commento per rispetto dell'età. Posso solo dire che dal presidente della Repubblica italiana mi aspetterei il rispetto della Costituzione italiana. È vero, c'è un mandato del Consiglio di sicurezza ma è un alibi. Cos'è oggi l'Onu, quali diritti e interessi rappresenta e difende? Nella risoluzione si dice che bisogna fare tutti gli sforzi per evitare la violenza ma al momento del voto erano già in volo macchine di morte. Quali sforzi sono stati fatti, quali tavoli di confronto, quali missioni, quanti inviati delle Nazioni Unite?
Ci sono i primi appuntamenti in cui si chiederà, insieme ad altre rivendicazioni, di cessare i bombardamenti. Venerdì alla Sapienza alla grande assemblea promossa da Uniti contro la crisi per generalizzare e riempire di contenuti lo sciopero della Cgil del 6 maggio si discuterà anche di nucleare e guerra, e così sarà sabato alla manifestazione nazionale per l'acqua pubblica. Ci sarai?
Sarò presente all'assemblea della Sapienza mentre sabato sono impegnato in un'altra iniziativa di Emergency organizzata precedentemente. Ma vedrai che ci saranno altre riflessioni del movimento pacifista e altre importanti mobilitazioni. Ci stiamo lavorando intensamente.
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Gheddaffi???
Un satrapo interessato solo alle sue fortune familiari e tribali!!!
Prego contestare l'affermazione precedente con cognizione di fatti ed avvenimenti.
Se la contestazione non avviene, e non può avvenire, smettete di stupirvi della guerra e della violenza: esse sono insite nei meccanismi di dominio dell'uomo sull'uomo.
Dopo che avete smesso di stupirvi cominciate a pensare da che parte stare: coni i satrapi o con la gente, con le risoluzioni dell'onu o con i satrapi nostrani del bunga bunga amici del satrapo di tripoli?? 24-03-2011 20:59 - valerio caciagli
In epoca obamiana la bandiera arcobaleno della Pace non è più tanto di moda come ai tempi di George W. Bush e non è così semplice da reperire. A Torino ad esempio si può trovare presso il Centro Studi Sereno Regis, in via Garibaldi 13. Se inizieremo ad esporla nuovamente ai nostri balconi forse, per effetto virale, torneremo a vederla ovunque, e a tutti sarà evidente che la guerra non è accettata così passivamente dagli italiani come la politica finge di intendere. 24-03-2011 18:05 - Alessandro B.
SENZA SE E SENZA MA CONTRO L'ORRIBILE VERO VOLTO DEI DIFENSORI DEI DIRITTI UMANI...
per chi voglia vedere altre orrende visioni di sangue e morte INFORMATEVI SUGLI ORRORI DEL GOVERNO E DEI PARACOS COLOMBIANI contro migliaia di inerti.....Colombia bauardo del mondo libero!!
ADDENTRARSI NEGLI ORRORI CHE COMMETTE L'IMPERO E DENUNCIARLI E' IL NOSTRO DOVERE DI MILITANTI PER LA PACE...
P.S. VEDERE LA FOTO SU:
WWW.LA RADIO DEL SUR.COM 24-03-2011 16:24 - carlos
Gheddafi ha rialzato la testa e ha riottenuto quella stima che aveva perduto andando a presso al nostro Nano ricco.
Invece di fare il Bunga Bunga sta facento il Bunker bunker e ritrova quella stima che aveva perduto in anni di orge sfrenate alle terre del Maghetto Circe.I suoi uomini erano diventati dei porci e ora come per incanto tornano a essere i famosi guerrieri berberi che hanno fatto tremare il mondo.
Come nell'Odissea il colonnello, si è destato e ritrova la grinta degli eroi antimperialisti della storia africana.
Oggi, anche se verrà soppresso dalla stragrande forza nemica,rimarrà nelle storia futura come uno dei trecento greci che fermarono le truppe siriane nelle Termobili 24-03-2011 15:24 - mariani maurizio
bravo manifesto a condurre questa campagna mediatica per la pace in Libia 24-03-2011 15:22 - esterino