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FUORIPAGINA
26/03/2011
  •   |   Giorgio Ferrari*
    Lacune progettuali e di controllo

    Passato il sensazionalismo dell'incidente a Fukushima (ma non l'emergenza), l'attenzione dei grandi media si sposta sulle sue conseguenze, sperando di archiviare il secondo peggiore incidente della storia nucleare con uno sbrigativo «tutto sommato poteva andare peggio». È un attegiamento assolutamente da evitare perché ci sono aspetti in questa vicenda che non possono essere messi da parte in attesa delle inchieste ufficiali.

    Deficienze progettuali e di controllo
    I reattori delle 6 unità di Fukushima sono ad acqua bollente (Bwr) di progettazione General Electric (Ge) con contenimento del Tipo Mark 1 e sono entrati in servizio tra il 1971 e il 1980. Già nella prima metà degli anni '70 questo tipo di contenimento era stato ritenuto insufficiente a garantire la sicurezza in caso di perdita di refrigerazione al nocciolo e nel 1986 Harold Denton, capo della sicurezza della Nrc (Agenzia per la sicurezza statunitense) aveva dichiarato che in tale circostanza c'era il 90% di probabilità che il sistema di contenimento Mark 1 si rompesse. Le pressioni dell'industria nucleare Usa e in particolare della General Electric, impedirono la messa in mora di questi reattori: il compromesso raggiunto con la Nrc comportava l'introduzione di un sistema di ventilazione in atmosfera (venting) per far diminuire la pressione interna al contenitore primario, riconoscendo implicitamente l'inadeguatezza del sistema di contenimento, e consentendo - in caso di incidente - di scaricare gas radioattivi nell'ambiente anche se era previsto un sistema di filtraggio. Non è dato sapere al momento se i reattori di Fukushima siano stati equipaggiati con questo sistema (ma è certo che rilasci in atmosfera sono stati effettuati ripetutamente) anche perché la Nisa (Agenzia per la sicurezza nucleare giapponese) è più un organismo consultivo che una autorità di controllo (le cui funzioni sono invece demandate al Meti, Ministero del commercio e dell'industria) e quindi le potenti imprese elettronucleari come la Tepco, che tra il 2002 ed il 2007 ha omesso informazioni rilevanti sull'andamento di incidenti analoghi, hanno ampi margini di manovra.
    Altro aspetto grave messo in luce da questo incidente è che la collocazione delle piscine del combustibile irraggiato al di fuori del contenitore primario può portare al rilascio in atmosfera di radioattività proveniente dal danneggiamento del combustibile, come è successo al reattore n.4 il cui tetto è stato distrutto dallo scoppio di idrogeno formatosi per mancata refrigerazione. Questo aspetto potrebbe avere conseguenze sulla revisione dei criteri di progetto di tutti i reattori (Bwr e Pwr) visto che anche gli ultimissimi tipi hanno la piscina combustibile collocata al di fuori del contenitore.

    Deficienze di esercizio degli impianti
    È incredibile che l'alimentazione elettrica agli impianti sia stata ripristinata solo dopo 8 giorni dall'incidente. Per quanto il terremoto possa aver distrutto parte della rete elettrica e messo fuori servizio i diesel di emergenza, non si spiega come la Tepco non abbia provveduto a trasportare in loco gruppi di alimentazione mobili per rendere operative le sale controllo dei reattori, delle quali, comunque, sarebbe dovuto esistere un duplicato in zona più distante e protetta dell'impianto. Altrettanto incomprensibile è, non che sia venuta a mancare l'acqua di raffreddamento nelle piscine del combustibile irraggiato, ma che ciò non sia stato rilevato in tempo dalla Tepco.

    E del sistema elettrico giapponese
    Per ciò che riguarda il complesso degli impianti nucleari giapponesi coinvolti nel sisma, la situazione è più critica di quanto si dica perché se a Fukushima Daiichi tre reattori su sei sono andati distrutti e non saranno più utilizzabili, altri impianti hanno subito danneggiamenti meno gravi ma non per questo potranno essere rimessi in funzione prima di accurate verifiche. Tra questi ci sono: Fukushima Daini; Onagawa; Kashiwazaki-kariwa di proprietà della Tepco, e poi Higashidori e Tokai di proprietà della Tohoku, per un totale di poco più di 20.000Mw. Inoltre il sisma ha danneggiato anche numerose centrali termiche e qualcuna idrica: stime preliminari parlano di altri 8000-11.000 Mw che non potranno essere ricostruiti prima di qualche anno: in totale quindi il Giappone dovrà far fronte nell'immediato a un deficit di potenza di circa 30.000 Mw (a fronte di una potenza totale installata di 281.000 Mw) che si ridurrà nel corso dei prossimi anni in base ai programmi di ricostruzione e riavvio degli impianti.
    Un'emergenza seria indubbiamente, ma che poteva essere affrontata più facilmente se non fosse per l'impossibilità di alimentare le regioni del nord-est (quelle più colpite dal sisma) per l'esistenza di due reti elettriche con frequenze diverse: nel nord-est a 60 Hertz e nel sud-ovest a 50 Hertz che si interfacciano all'altezza della zona metropolitana di Tokyo. Questa differenza impedisce che l'energia venga trasferita da una rete all'altra a meno di convertirne la frequenza con apposite macchine di cui attualmente ne esistono tre in Giappone con capacità totale di conversione di soli 1000Mw. Di qui la preoccupante previsione di razionamenti di lunga durata e conseguente forte perdita di produzione industriale che si sta ripercuotendo sul mercato mondiale dell'elettronica e della componentistica per auto. La forte dipendenza dal nucleare per la produzione di elettricità (40% circa) unita alla sconcertante mancanza di una rete elettrica unificata, rischiano di mettere in ginocchio il Giappone ben oltre i già gravi danni del terremoto.

    I timori della Francia
    La Francia è il paese che più ha da temere dal disastro nucleare giapponese. In primo luogo la sua dipendenza dal nucleare è quasi doppia di quella del Giappone e anche se non è un paese così rischiosamente sismico, un evento naturale che abbia analoghe conseguenze di un terremoto non può essere escluso. Cosa accadrebbe alle sue centrali nucleari in caso di forte e prolungata siccità, visto che, a differenza del Giappone, la Francia le ha quasi tutte dislocate lungo i fiumi? A differenza degli impianti convenzionali, le centrali nucleari mal sopportano variazioni di carico e ogni loro arresto non programmato può sempre portare a situazioni di emergenza. Inoltre per quanto sia stata tenuta sotto silenzio dalla Aiea (l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica), la presenza di combustibile al plutonio nei reattori 3 e 4 di Fukushima suscita forte preoccupazione dato che la Francia ne ha fatto un elemento chiave della sua politica nucleare. Infine, se l'industria nucleare nippo-americana risentirà dell'incidente di Fukushima, quella francese rischia ancora di più: Areva è in grosse difficoltà a causa dell'Epr, criticato in Europa, rifiutato nel Golfo Persico, in Canada e negli Usa. Lo ha capito anche Edf che l'Epr (il reattore nucleare europeo ad acqua pressurizzata) da 1600Mw è un «bidone» e sta già lavorando a un reattore di taglia più piccola per risollevare l'immagine del nucleare francese, non rendendosi conto che nei prossimi anni la Francia sarà chiamata a pagare costi pesantissimi proprio a causa della monocultura nucleare.
    *Fisico, esperto di combustibile nucleare


I COMMENTI:
  • Questo mio commento esula dalla questione prettamente legata a Fukushima ma ad essa si lega più in generale: mondo, dobbiamo decidere di smetterla di consumare come consumiamo, smetterla di perpetuare inutili vizi che fanno delle nostre vite un prodotto che crea il pretesto per ogni tipo di speculatore inquinante ed energetico che nel caso del nucleare è entrambi. dobbiamo abbassare la soglia della velocità delle nostre esistenze, di quelle che consideriamo esigenze affinchè il mondo vada avanti. il mondo andrà sempre avanti perchè sempre lo ha fatto senza di noi. per ciò decidiamo se vogliamo continuare a partecipare alla storia oppure strozzarci con le nostre mani. perchè la verità è che ogni volta vi sono garanzie ed ogni volta vi sono incidenti non ipotizzati. ogni volta lacrime ed ogni volta nuovi accorgimenti. nuove soluzioni mai. ecco allora perchè l'unica sta dentro a noi come popolo. un popolo nuovo che decide di sostenersi con la natura e nella natura ammaginando un corso che avvizzisca per mancanza d'acqua (noi stessi) il sistema capitalista della produzione e del profitto. avvizzisca l'industria del superfluo in ogni campo, ridimensioni le città e con esse lo spreco energetico che rappresentano e il parassitismo e esistenziale ed etico nei confronti della campagna e della natura.
    e solo da pensarci. il resto rimangono parole, poi promesse e poi scuse e dispiaceri in una storia umana che, dopo millenni, ci vede ancora in età infantile a giocare con giocattoli sempre più grandi della nostra età. Lunga vita a John Africa! 27-03-2011 09:15 - Nico
  • Nel constatare quanto sia grave nonostante le notizie tranquillizzanti l'incidente avvenuto a Fukushima, ho trovato davvero sbalorditivo il commento che ha fatto Berlusconi sul nucleare elogiandolo come la fonte più pulita e sicura che ci sia e dimostrando tutta la sua impreparazione e ignoranza riguardo all'argomento e di cui ha dato una spiegazione che è un capolavoro di un lapsus froidiano in quanto ha parlato del nucleare come scomposizione di cellule e infatti distrugge tutto ciò che è vita, inoltre a mio parere non mi pare che fosse tanto esaltante ricordare Enrico Fermi in quanto ha contribuito anche lui alla scoperta della bomba atomica. Avrebbe dovuto a mio parere ricordare invece Ettore Majorana ma forse non sa che era più grande di Fermi e che avendo scoperto la pericolosità della scissione dell'atomo e non delle cellule Presidente, ha preferito abbandonare quegli studi per il
    bene dell'umanità poichè era a favore della vita e non della morte. 26-03-2011 23:14 - luisa
  • mi piacerebbe sapere dopo questa tragedia, se fra "gli addetti" al raffreddamento delle centrali,alle riparazioni e a tutto ció che é necessario per limitare i danni ci sono "in prima fila" coloro che hanno progettato,autorizzato la realizzazione delle centrali e risparmiato sulle misure di sicurezza per il personale e l'ambiente 26-03-2011 22:41 - orfeo
  • Qui il primo aspetto che lascia esterrefatti è che, secondo versione ufficiale, i sei reattori hanno resistito a tutto, ma è mancata la corrente (strano, dopo un terremoto..) e i generatori di emergenza, a differenza dai reattori, non erano in zona protetta (sono stati messi fuori uso dall'inondazione).
    In pratica, è come se io costruissi una centrale nucleare a valle di una diga. Arriva un terremoto, la centrale resta in piedi ma la diga crolla e travolge la centrale. E io dico: beh, ma io la centrale l'avevo fatta sicura.

    La seconda assurdità è che ci tocca prendere atto che si potrà arrivare alle centrali di ventesima generazione, ma quando qualcosa non va l'unica cosa da fare è prendere qualche decina di persone e dir loro: scusate, ma vi tocca andare lì dentro a morire di persona per metterci una pezza. Abbiamo trovato il modo di bombardare senza pilota, di mandare un robot in giro per marte, ma quando c'è di mezzo la sicurezza si ritorna al medioevo.

    Infine, il giappone ha mostrato al mondo un sistema di protezione civile da Italia pre-Irpinia.

    La sola lezione "tecnica" che io riesco ad imparare da questa storia è che quando c'è da risparmiare non c'è sicurezza che tenga: Vajont, golfo del Messico o Fukushima, la storia è e sarà sempre quella. Siamo arrivato ad un niente dallo sgombero di Tokio, e in giro si minimizza. 26-03-2011 19:53 - andrea61
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