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Andrea Palladino
Marcia per la vittoria
A ben pensarci c'è qualcosa di curioso nel vedere decine e decine di migliaia di persone sfilare, a Roma, per l'acqua. Non è la Bolivia delle rivolte di qualche anno fa, o il Maghreb infiammato dai costi dei beni essenziali. È un paese pigro e cupo, l'Italia che ci mostrano quotidianamente, che nulla dovrebbe avere a che fare con un movimento così forte, capillare, anticonformista e orgoglioso come quello che chiede - da almeno cinque anni - di cambiare la politica partendo dal concetto di beni comuni. Eppure ieri a Roma centinaia di comitati cittadini, associazioni più o meno informali, parti di una rete cresciuta nel silenzio allineato dell'informazione e della politica - almeno quella parlamentare - hanno riaffermato la centralità del movimento per i beni comuni nel nostro paese. Con volontà e creatività, prendendo in mano per qualche ora la capitale, puntando al raggiungere il quorum dopo sedici anni di referendum falliti, un obiettivo che potrebbe rivoluzionare la politica italiana, soprattutto a sinistra.
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Un milione e quattrocentomila firme raccolte in tre mesi non avrebbero senso senza tenere a mente questo volto della società italiana dell'era di Berlusconi, che è la vera spina dorsale di quello che i media chiamano - semplificando - il popolo dell'acqua.
Elencare le città comporebbe una lista immensa e senza senso. Conviene allora citare una parte importante e unica del movimento, il gruppo degli enti locali per l'acqua pubblica che ieri aprivano il corteo con i gonfaloni storici delle città. Un'intera regione, le Marche, le province di Cagliari e Campobasso e tantissimi comuni, con i sindaci, le delegazioni, le fasce tricolori. Uno fra tutti, quello di Aprilia, che con determinazione ha presentato il foglio di via al gestore privato Acqualatina, dopo avere visto le pattuglie con vigilantes armati andare a staccare l'acqua a chi contestava gli aumenti a tre cifre.
Il ricordo della prima manifestazione nazionale - che ha percorso le vie di Roma nel 2009 - sembra già affondare nella preistoria. Allora i manifestanti erano meno di quarantamila e il punto di arrivo era la piccola piazza Farnese, con un piccolo camion come palco. Lo scorso anno il centro storico venne letteralmente invaso dalle centinaia - oggi forse migliaia - di comitati cittadini, Sembrava l'apice di un movimento, un punto di non ritorno. Non era che l'inizio.
Ieri i movimenti per l'acqua non hanno temuto di accogliere le altre parti della società civile, quella antinuclearista e l'anima pacifista. E non era solo la cronaca ad imporre un ritmo differente, una suddivisione del corteo, sostanzialmente aperto e coinvolgente. Qualcosa sta cambiando, a ben guardare i trecentomila volti sfilati da piazza della Repubblica fino a San Giovanni, sfidando i grandi numeri. Ci sono segnali chiari e oggettivi, che rendono misurabile il movimento: «Lo scorso anno avevamo si e no riempito un pullman - spiegano i gruppi venuti dalla Calabria - quest'anno ne abbiamo organizzati quattro, e saremmo andati oltre se non c'era un problema di costo». Stessi numeri e stesso balzo in avanti per un'altra regione, il Piemonte. E poi la presenza forte delle zone storiche del Pd - che sul tema dell'acqua mostra ancora molte ambiguità - come la Toscana e l'Emilia Romagna. E poi la Puglia alle prese con la prima grande ripubblicizzazione in Italia, la Campania, dove i comitati si trovano di fronte all'eterna emergenza dei rifiuti, la Sicilia, che grazie al movimento per l'acqua ha raggiunto il primo obiettivo di una legge regionale che potrebbe togliere le risorse idriche ai privati. E la Calabria, dove la rete che oggi si riunisce attorno alla difesa dei beni comuni era nata nell'ottobre del 2009, con la manifestazione di Amantea per la verità sulle navi dei veleni.
Il quorum da raggiungere per i referendum su acqua e nucleare sembra non spaventare i comitati che ieri hanno colorato una Roma un po' sonnacchiosa e primaverile. Un segno importante è stato la partecipazione del gruppo ecodem - l'area ecologista del Pd - al corteo, con uno striscione sorretto, tra gli altri, da Roberto Della Seta. In questi mesi la posizione dei democratici non era stata particolarmente netta, soprattutto sul secondo quesito che prevede l'eliminazione del profitto garantito per i gestori privati dell'acqua. E proprio gli ecodem fin dall'inizio avevano agitato lo spettro del quorum ritenuto impossibile da raggiungere. Con il disastro di Fukushima le cose sono ovviamente cambiate. Ma forse è cambiata anche la percezione che viene dai territori, dove il Pd vede crescere in maniera esponenziale il movimento per l'acqua. Un confronto che guadagna sempre più consenso e coscienza critica.
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Tu scambi la dura e cruda realtà per ... "disfattismo e qualunquismo"! Hai una pur vaghissima idea di quale abisso culturale, morale e civile esiste tra i politici ed il popolino dell' Italietta vs. i paesi nordici, Danimarca, Svezia, ecc.??? Non ti viene il remotissimo dubbio che lì certe cose si possano fare soprattutto perchè la società intera è orientata verso certi comportamente "costruttivi", "vituosi" e "nobili" e non, invece, da un lato a lucrare il lucrabile grazie alle rendite di posizione (come il settore "privato", in Italia) ed a non fare un beato caz.. tutto il santo giorno - rubacchiando il pur misero stipendio, "arrotondando" tramite mazzette, false pensioni, contributi e prebende varie, dall' altro (i politicanti di m...a! e la cosiddetta "Amministrazione Pubblica"(?!?)).
Poi lascia perdere l' "enorme valore simbolico ..." e torna sul pianete terra, cercando di concentrarti sulla realtà e le cose concrete: con i simboli forse si creano una o due "isole felici", magari buone x essere sbandierate in piazza in qualcuna delle vostre immancabili ed innumerevoli quanto del tutto inutili cosiddette "manifestazioni" (?!?), ma per il resto la realtà rimane tale e quale era prima!
Purtroppo per te, tu vuoi vedere il marcio solo da una parte, ovvere il settore privato, dimenticandoti che il settore pubblico è invece esattamente PUTRESCENTE!!! E tu a costoro affideresti l' acqua "pubblica" tout-court, sperando realisticamente che le cose migliorino???
In conclusione, il tuo commento si può riassumere PERFETTAMENTE così: PURO VELLEITARISMO (di sinistra!) e "WHISHFUL THINKING"...
Alessandro,
In parte concordo col tuo intervento, con un corollario CONFERMATO NON UNA MA MILLE VOLTE DALLA REALTA' EMPIRICA: il PROFITTO sarà pur odioso ed antipatico, ma è una molla ed uno stimolo molto CONCRETO e TANGIBILE a dare il meglio nella gestione efficiente ed efficace delle Aziende. Il settore pubblico POTREBBE anche essere efficiente (basta vedere alcuni "virtuosi" esempi, all' estero), peccato però noi che qui siamo in Italia, dove conviviamo (malamente!) con questa cosiddetta "Amministrazione Pubblica" (?!?)... 29-03-2011 09:04 - Fabio Vivian
e aggiungo: l'inefficienza degli amministratori pubblici non è questione di destra o di sinistra, ma è dovuta ad una società fondata sul profitto dove unico scopo per fare l'amministratore pubblico è quello di guadagnarci il più possibile, di destra o di sinistra (ovviamente anticomunista) che si sia... 28-03-2011 15:43 - Alessandro
in Calabria raccoglievamo firme per la legge d'iniziativa popolare già nel 2007 (oltre 15mila). Che le battaglie per l'ambiente debbano essere tutte legate tra loro è un discorso sacrosanto. Ma perchè sottrarci due anni e mezzo di smazzo?
Sulle navi dei veleni, segnalo la pessima inchiesta del giornale locale guidato da Sansonetti (scaricato in Calabria come le scorie), il quale sostiene che i veri spargitori di veleni sono i comitati locali (sic) 28-03-2011 01:05 - alfs
Infine i soliti vecchi luoghi comuni sull'inefficienza , per non dire peggio, degli amministratori pubblici, devono essere uno stimolo per la sinistra affinchè gli amministratori da essa eletti siano di ben altro calibro e onestà : è per questo che il PD continuerà a perdere consensi ; gli Italiani hanno ben chiaro che la qualità del suoi rappresentati è men che scadente. 27-03-2011 20:17 - ermanno
Io c'ero ed stata una buona partenza per questa campagna referendaria.
Ma se vogliamo vincere il referendum occorre che i partiti che sostengono i quesiti si facciano da parte e i movimenti, gli autentici promotori di questa straordinaria battaglia di democrazia si riprendano lo spazio e la visibilità.
Non sono a priori contro i partiti, ma inubbiamente è da un pò di tempo che da lì non viene niente di "politico".
Perciò tutti quelli che vogliono sostenere questa causa devono lavorare nei comitati, piuttosto che portare acqua (è il caso di dirlo) al proprio mulino, danneggiando la campagna referendaria.
METTIAMO FURI DAI BALCONI LA BANDIERA DEL REFERENDUM SULL'ACQUA E RIMBOCCHIAMOCI LE MANICHE!
Dobbiamo farli un quorum così!
P.S. Noi non facciamo l'elogio immotivato del pubblico coì come'è oggi, contrapponendo pubblico (inteso come Stato) e privato.
Vogliamo l'acqua come BENE COMUNE al di sopra di ogni gestione privata o statale.
Vogliamo che siano coinvolti i cittadini nella gestione di un bene troppo importante per essere lasciato in mani altrui.
REFENDUM! VOTA SI'! VOTA SI'! FUORI L'ACQUA DA WALL STREET! 27-03-2011 19:22 - Mattia Magagna
Quello che mi ha deluso è stata la totale assenza di slogan contro il governo privatizzatore. Sembrava che le persone sfilassero già con la vittoria in tasca. Mi aspettavo una partecipazione con una sana rabbia rivendicativa che gridasse con forza il nostro malcontento.
Effettivamente Berlusconi tramite le sue televisioni è riuscito ad anestetizzare le coscienze soprattutto dei più giovani quasi totalmente assenti dal corteo. Alcuni di loro mi hanno detto che nelle scuole non si fa politica.
Questo è un dato su cui riflettere attentamente e da cui ripartire per risvegliare nei ragazzi l'interesse per il mondo che li circonda!
Dovrebbero essere le giovani generazioni la punta di diamante per scardinare un paese che si è accasciato su se stesso.
Giulio Terzaghi 27-03-2011 15:54 - giulio terzaghi