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Guido Ambrosino
La riscossa dei no nuke
Per Angela Merkel e per i suoi alleati liberali è un tracollo. Il Baden-Württemberg si è emancipato dopo 58 anni dal predominio democristiano. Qui e in Renania-Palatinato, l'altra regione dove si è votato domenica, trionfano i verdi: un successo che tutti interpretano come un pronunciamento per la chiusura al più presto delle centrali nucleari. La stessa cancelliera lo ha ammesso ieri: «Dobbiamo dare un nuovo orientamento alla nostra politica sulle fonti d'energia».
A Stoccarda il primo ministro uscente, Stefan Mappus, si è dimesso ieri dal suo incarico di presidente regionale della Cdu. Saranno i Grüne, che raddoppiano i loro voti balzando al 24,2% (+12,5), a guidare il prossimo governo regionale, con l'appoggio dei socialdemocratici fermi al 23,1% (-2,1). È la prima volta in Germania che un verde si appresta a diventare ministro-presidente di un Land. L'onore e l'onere spetterà al 62enne Winfried Kretschmann, un uomo riflessivo e dai toni concilianti, pur se fermo nei suoi princìpi. Cattolico praticante, dall'habitus borghese, Kretschmann impersona la lunga marcia dei Grüne nelle istituzioni, senza cedimenti al cinico opportunismo di un Joschka Fischer.
Una coalizione rosso-verde si formerà anche a Mainz. La Spd, che prima governava da sola, è stata punita per l'arroganza mostrata nell'ultima legislatura, con relativo contorno di scandali e favoritismi. Pur se resta il primo partito col 35,7%, perde 9,9 punti. Mentre i verdi, che cinque anni fa erano rimasti fuori dal Landtag, vi rientrano col 15,4%, triplicando la loro percentuale (+ 10,8).
Il trend avverso al governo federale è confermato dalle comunali in Assia, terzo test elettorale del 27 marzo. Qui i verdi sono al 20% (con un salto in avanti di 10,8 punti), mentre la Cdu perde 5 punti e i liberali precipitano al 3,5%.
Merkel pentita
Per Angela Merkel «la perdita della maggioranza in Baden-Württemberg è una cesura dolorosa nella storia della Cdu». La cancelliera fa risalire la sconfitta alla catastrofe nucleare in Giappone: «I progressi dei Grüne - ha spiegato - sono certamente riconducibili al tema dell'energia nucleare, che ha dominato questa giornata elettorale». «Anch'io sono stata una fautrice dell'uso pacifico dell'energia nucleare - ha continuato la cancelliera laureata in fisica - ma quel che è accaduto in Giappone è una cesura troppo rilevante». Merkel ha parlato più volte di Einschnitt, taglio netto. Eloquente l'uso di un verbo al passato per la sua fase - a quanto pare conclusa - di entusiasmo per il nucleare.
Il guaio è che Merkel e i liberali, nell'autunno scorso, hanno revocato il compromesso per la chiusura graduale dei 17 reattori tedeschi, concordato nel 2000 dal governo rosso-verde con le aziende elettriche. La nuova legge prolunga di 12 anni la vita delle centrali.
La cancelliera ha precipitosamente invertito rotta dopo Fukushima, disponendo una «pausa di riflessione» di tre mesi e la chiusura «temporanea» dei sette reattori più vecchi, due dei quali in Baden-Württemberg. Agli elettori questa piroetta è sembrata una presa in giro.
Ora Merkel promette che «entro la metà di giugno» saranno fissati «criteri più severi, mettendo al primo posto la sicurezza». Quasi certamente nessuno di quei sette reattori ripartirà, e il periodo di funzionamento degli altri sarà radicalmente ridotto.
Liberali nei guai
Anche Guido Westerwelle, presidente del partito liberale e ministro degli esteri, assicura che, sul nucleare, «il nostro partito ha capito la lezione». La Fdp, col 4,2% (-3,8), è stata estromessa dal parlamento di Mainz. Rainer Brüderle si è dimesso ieri dalla presidenza regionale della Fdp in Renania-Palatinato. I suoi giorni come ministro dell'economia nel governo Merkel sembrano contati, da quando si è venuto a sapere che, in un incontro con la confindustria, aveva presentato la «pausa di riflessione» sul nucleare come mero espediente tattico in vista delle elezioni.
Pure in Baden-Württemberg i liberali si sono dimezzati, passando dal 10,7 al 5,3%. Solo per tre decimi di punto restano sopra la soglia di sbarramento. Nella Fdp si annuncia una resa dei conti. La stessa poltrona di Westerwelle vacilla.
La frana di Mappus
In entrambi i Länder l'emergenza nucleare ha fatto aumentare la partecipazione al voto, salita di ben 12,8 punti in Baden-Württemberg (dal 53,4 al 66,2%) e di 3,6 punti in Renania-Palatinato. L'impennata dei votanti nella regione di Stoccarda è sintomo incontrovertibile di una spinta alla svolta, confermata dai sondaggi: il 59% ha dichiarato a Infratest.dimap che era tempo di cambiare governo, il 68% si augurava una partecipazione dei verdi alla prossima maggioranza, ben più di quanti li hanno poi votati.
L'erosione della maggioranza di centro-destra è maturata a lungo, a cominciare dall'estate scorsa, quando il governo Mappus ha scatenato la polizia contro i cittadini che protestavano contro l'inizio dei lavori di demolizione della stazione ferroviaria di Stoccarda: un megaprogetto demenziale denominato «Stuttgart 21», che prevede di spostare i binari nel sottosuolo, sacrificando anche il più bel parco della città, per far spazio alla speculazione edilizia. Merkel, sponsor dell'operazione, aveva proclamato che il voto di domenica sarebbe stato un «referendum» su «Stuttgart 21». L'esito non è stato quello da lei auspicato. I verdi faranno di tutto per non far ripartire i lavori, già sospesi da qualche mese.
In cifre assolute i verdi hanno guadagnato voti da tutte le direzioni: 88mila dalla Cdu, 137mila dalla Spd (che all'inizio appoggiava «Stuttgart 21»), 61mila dalla Fdp, 34mila dalla Linke, 265mila da chi si era in precedenza astenuto, 24mila dalle liste minori.
La spinta a un voto «utile» ha penalizzato i socialisti, che sia a Stoccarda che a Mainz periclitavano nei sondaggi poco sotto la soglia di sbarramento. La Linke si è fermata al 2,8 in Baden-Württemberg (-0,3), al 3% in Renania-Palatinato (+0,4).
- Il trionfo dei Grünen è significativo, consente alla coalizione di centro sinistra di andare al governo in un Land (il Baden-Württemberg) tradizionalmente dominato dalla CDU, ed è dunque è un fatto indubbiamente positivo. A fronte di questo però non si può non notare il mediocre risultato di "Die Linke" che al sud non riesce assolutamente a sfondare come aveva fatto nelle regioni del nord soltanto un anno e mezzo fa, e questo non è un fatto positivo. Le tendenze politiche che giungono dalla Germania spesso si riflettono sul resto d’Europa, in questo senso l’enorme differenza tra il trionfale 25% de “Die Grünen” e il misero 3% di “Die Linke” rischia di consentire all’ambientalismo di mettere una seria ipoteca sull'egemonia della sinistra europea. Le tematiche e le esigenze ambientali (pur importanti) rischiano di fare ombra su quelli sociali, sempre più drammatiche in tutta Europa (forse giusto in Germania un po’ meno). La macelleria sociale (con annesso corollario di cancellazione, o quantomeno indebolimento, di diritti e tutele fondamentali per i soggetti più deboli) con cui gli stati europei tentano, pressoché ovunque, di rispondere alla crisi meriterebbe di essere considerata la questione primaria, la priorità asssoluta, almeno dall’area politica di sinistra. Il fatto che invece tenda a scivolare dietro l’ambientalismo, dietro la paura del nucleare, dietro la difesa dei territori (questioni importanti che non voglio sminuire) è un fenomeno che, a mio parere, pone dei rischi, e, sicuramente, merita una riflessione approfondita. Un’Europa verde è una bella Europa, ma se troppo verde rischia di cancella il rosso (inteso come colore che politicamente nell’immaginario collettivo, al di là delle ideologie, rappresenta le istanze sociali e i diritti ad esse collegati) allora beh, prima di fare i salti di gioia riflettiamoci un po'! 30-03-2011 12:34 - Ale
- Sono contento per il successo dei Verdi in Germania, ma vorrei fare una considerazione sulla Merkel, la quale ha realizzato una cosa non facile : ha ammesso un suo errore e da questo punto di vista potrebbe insegnare a molti politici nostrani..... 29-03-2011 21:39 - Cane sciolto
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