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Eleonora Martini
Boom di rinnovabili, anche in Italia è possibile
«Chist'è 'o paese d'o sole, chist'è 'o paese d'o mmare...». Eppure per trovare i due comuni più virtuosi tra i 20 italiani che hanno ottenuto il riconoscimento di "Rinnovabili al 100%" doc, bisogna arrampicarsi sull'arco alpino, arrivare molto vicini ai confini europei e iniziare a sentir parlare la lingua dei paesi che più di tutti nel vecchio continente hanno puntato sulle fonti energetiche alternative progettando, dopo la catastrofe di Fukushima, di abbandonare il nucleare il prima possibile. Brunico, in provincia di Bolzano, e Morgex (Aosta) vincono il premio 2011 di Legambiente come comuni di maggior successo nello sfruttamento delle fonti rinnovabili. Primi ma comunque non unici, perché in Italia, malgrado le tante picconate del governo Berlusconi e del suo ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani, ci sono ben 20 città che si alimentano green al 100%, elettricamente e termicamente.
Sono 7.661 i comuni italiani - il 94% del totale - che ospitano almeno un impianto di produzione di energia eolica, solare, idroelettrica, geotermica o a biomasse. Un vero e proprio boom: erano solo 5.580 nel 2009. Quasi mille comuni riescono non solo ad essere autosufficienti ma anche a produrre elettricità in eccesso, mentre solo in 27 producono un surplus di energia termica rispetto al proprio fabbisogno. Grazie a 200 mila impianti distribuiti sul territorio, oggi è rinnovabile la fonte che copre il 22% dei consumi elettrici complessivi italiani. A causa dei tagli inflitti al settore dal decreto Romani, però, i costi delle fonti alternative gravano tutti sulla bolletta.
A Brunico, si legge nel rapporto realizzato con il contributo di Gse e Sorgenia, «sono installati 840 mq di solare termico e 3.093 kW di fotovoltaico (tutti distribuiti su tetti), e 4.390 kW di mini idroelettrico. Un impianto a biomassa e uno a biogas da 1,5 Mw, allacciati a una rete di teleriscaldamento di 120 km, forniscono calore a oltre 2.000 utenze private e pubbliche». A Morgex, invece, «un impianto a biomasse da 9 Mw, collegato a una rete di teleriscaldamento di 10 chilometri, serve tutte le utenze domestiche oltre a scuole, servizi e esercizi commerciali». E una centrale «idroelettrica copre il fabbisogno di circa 1.700 famiglie, cui si aggiungono 9 impianti fotovoltaici distribuiti sui tetti». L'amministrazione comunale ha stanziato 300 mila euro per mettere pannelli solari sui tetti delle scuole.
Ma nella «mappatura delle fonti pulite nel territorio italiano», ci sono altre due «esperienze di successo»: Peglio (Pesaro e Urbino), e l'intera provincia di Potenza. La prima si distingue per la realizzazione di un parco minieolico in grado di coprire il 21% dei consumi elettrici domestici dell'intero comune. L'intervento è costato circa 228.000 euro. «L'impianto permette di evitare l'emissione di oltre 90 tonnellate di Co2 l'anno». La provincia di Potenza, invece, dove è stato realizzato un buon mix di fotovoltaico, eolico, idroelettrico e biogas, si aggiudica il premio per la «miglior buona pratica del 2011». Merita una nota particolare anche Montalto di Castro, comune laziale già flagellato dalla presenza della vecchia centrale nucleare e ora, secondo i piani governativi, principale candidato come nuovo sito atomico. Montalto, con 11 Mw di fotovoltaico ogni mille abitanti, distribuiti in 21 impianti a terra e 79 impianti sui tetti, è il comune con la più ampia diffusione di pannelli solari fotovoltaici dopo San Bellino, in Provincia di Rovigo.
«Esperienze, queste - commenta il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza - che dimostrano come le fonti rinnovabili sono oggi tecnologie affidabili su cui si può costruire un modello energetico più moderno, efficiente e pulito». Non occorre andare fino in Germania, dunque, per toccare con mano un futuro energetico migliore.
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Capita che parchi siano realizzati vicino al punto di consumo da ditte straniere con materiali stranieri, con lavoratori dell'est quindi con dubbia retribuzione e tutele e con finaziamenti stranieri che poi godono per 20-25 anni dei benefici e dei redditi mentre la politica finaziaria italiana stà a guardare se và bene il bunga bunga e se è passata la leggina per il capò che è là che lavora 30-40 ore al giorno per risollevare le sorti della nazione! 31-03-2011 19:05 - Gromyko