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Norma Rangeri
28 aprile: le vostre storie. Io c'ero, io ci sono
Quel mercoledì mattina di quarant'anni fa un nutrito gruppo di redattori e fondatori, Luigi Pintor in testa, prese un bel pacco di copie, scese dal quinto piano di via Tomacelli e raggiunta la vicina via del Corso iniziò a diffondere il giornale, anche infilandolo nei finestrini delle auto di passaggio. In tutta Italia fu organizzata una vendita straordinaria. Ciascuno dei protagonisti di quell'emozionante 28 aprile serba di quel momento un suo ricordo. Così, quando tra un mese festeggeremo i nostri primi quarant'anni, ci piacerebbe avere dai nostri lettori una testimonianza su quella nascita: un «io c'ero» per rivivere un'avventura che si è fatta storia.
Alle istantanee pescate nella memoria di quella generazione, vorremmo affiancare i sentimenti dell'oggi: un «io ci sono» che racconti le ragioni di un'esperienza che continua, nonostante le difficoltà. Che nel tempo sono cresciute perché la crisi aziendale si è appesantita, la sinistra si è eclissata, il futuro della nostra impresa è una ripida salita, il rischio di chiusura sempre dietro l'angolo dentro uno stato di crisi che morde questo collettivo di lavoro.
Eppure, nonostante tutto, il prossimo 28 aprile avrà il sapore di un compleanno molto speciale, di una guerra vinta, almeno quella con il tempo e la ragione. Perché continuiamo «a puntare tutto sul rosso anche se la roulette ha maledettamente due colori», come scriveva Pintor nel primo decennale del manifesto. Per questo chiediamo ai lettori di sempre e a quelli che hanno incontrato il giornale nei tempi recenti di scriverci come è avvenuto.
Nel frattempo stiamo lavorando per migliorare le nostre pagine, per rendere interessante il sito. Non anticipiamo le novità, speriamo di riuscire a rispettare la tabella di marcia per essere presto in edicola e in rete con una nuova edizione. Subito però possiamo dire che il 28 aprile il manifesto sarà venduto a 50 centesimi, che in alcune città stiamo organizzando feste di compleanno (i dettagli nell'articolo di Campetti), che, per il mese di maggio, è in cantiere un convegno internazionale sulla primavera araba.
Sopravvivere e crescere è più difficile che nascere (è così anche nella vita), oltrepassare i quarant'anni è un traguardo magnifico tanto più quando, come questa volta, abbiamo rischiato di non arrivarci. Ed è con voi che vogliamo festeggiare. Scriveteci.
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La Somalia va a pesca
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La termoelettrica di Huexca
| di Fulvio Gioanetto del 20.12.2012
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Bob Lutz in Gm, l'eterno ritornoBob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili.7 novembre 2011
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Lezioni di dissensoDomenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.7 novembre 2011
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Gentile cavaliere, scenda dalla sella
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Sulla gerontocrazia e i “grandi vecchi”
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Scuola: “Concorso-truffa”, seconda parte
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Matrimonio per tutti: l’Assemblée approva, 329 a favore, 299 contro
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Dead Writers, annusa il profumo della letteratura
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Revolution: J.J. Abrams e i suoi errori
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Full Metal Jacket, il diario in una App per Ipad
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Metti Jac all’Ara Pacis: quadretti di un’esposizione
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Gomorra2, e che fiction sia
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I comunicati zapatisti / 2 e fine
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Ford Fiesta, MyKey è la tua
di fpaterno - 26.11.2012 19:11











ti conosco da quando avevo 16 anni (ora ne ho 35), ti leggo fissamente da più di 10 e sono abbonata, più volte sostenitrice (in un paio di occasioni ho fatto devolvere a te i regali di compleanno dei miei amici), nonché fan affezionata di Dominijanni e Rossanda. Mi piace capire le cose e certe notizie le trovo solo qui. Apprezzo molto la nuova impaginazione e, da quel che capisco, il nuovo corso del giornale. Mi sforzo, ma critiche non me ne vengono, so che ne vorresti. Mi stupiscono le articolate contrapposizioni di altri lettori, molto più informati di me, evidentemente. Io non sono ancora all'altezza.
A domani, come sempre. 30-04-2011 14:53 - Laiza Francato
Roberto Moscati 28-04-2011 21:38 - roberto moscati
28 APRILE
28 aprile 1971: insegno a Carbonia. Finita la lezione ho fretta di rientrare a Cagliari: là troverò i compagni con i quali la sera prima abbiamo organizzato la diffusione del primo numero del Manifesto. È una circostanza importante, da mesi parlavamo di questa iniziativa editoriale e finalmente, dopo molteplici difficoltà, si concretizzava. Non aspetto il rientro a Cagliari per acquistare il Manifesto. Appena esco da scuola lo compro nella prima edicola che trovo.
“Dai duecentomila della Fiat riparte oggi la lotta operaia. È una lotta che può far saltare la controffensiva padronale e i piani del riformismo ….”. È un titolo impegnativo, mi dico, soprattutto per noi sardi che non abbiamo mai vissuto lotte operaie così decisive.
Sempre nella prima pagina c’è l’articolo di Pintor: un giornale comunista. Pintor spiega le ragioni di questa iniziativa: “… le stesse che ci hanno fatto vedere nella ribellione operaia e studentesca di questi anni una nuova occasione storica per l’avanzata del comunismo”.
Non ho il tempo per leggere tutto, mi limito a vedere i titoli e mi dirigo verso la sede Manifesto in via Manno. Non trovo però l’entusiasmo che mi aspettavo, al contrario visi delusi e incazzati: il giornale a Cagliari non è arrivato e perciò non è stata possibile la diffusione militante.
Arriverà in ritardo e la diffusione sarà ridotta, rinviata al giorno successivo. È il primo tributo che abbiamo pagato ad una pessima distribuzione, questo incidente si ripeterà spesso nel corso degli anni e ancora oggi lo subiamo.
Superata la delusione del primo giorno il Manifesto si riprenderà rapidamente sia a Cagliari che in tutta la Sardegna. Subito dopo nel solo capoluogo se ne venderanno più di 1000 copie: è il segno di un consenso che si è faticosamente costruito e ancora oggi questo legame è presente e viene difeso con tenacia.
http://www.manifestosardo.org/?p=7970 28-04-2011 08:16 - Manifesto Sardo
Leggo il Manifesto oramai da tantissimi anni, e non riesco a farne a meno. MOlti i ricordi dei primi anni di lettura: gli articoli pungenti di Pintor (qwuanto ci manca!) , le analisi di K.S Karol, le vignette di Vauro, la Talpa, l'edizione domenicale, le iniziative editoriali (gambero rosso, arancia Blu, la rivista, ecc.) Da quando ho scoperto la quasi identica data di nascita, mi sento ancora più legato alle vicende del quotidiano. Non riesco a pensare ad una vita senza il Manifesto. E' giusto celebrare i primi quarant'anni, ma spero che i festeggiamenti siano da stimolo per migliorare ulteriormente il quotidiano, e per programmare i prossimi 40 anni di vita del giornale. Buon compleanno e lunga vita al Manifesto 26-04-2011 17:43 - Carlo
Tenete... teniamo... duro. 26-04-2011 14:50 - Gian Paolo Marcucci
di Mario Boccia
“un quotidiano per la sinistra di classe”. Io facevo la seconda B del liceo scientifico Guido Castelnuovo di Roma. Un gran bel liceo di “zona nord” (parlavamo cosi`), tra primavalle e monte mario. Scuole strapiene di studenti, il boom demografico degli anni
’50 e ’60 stava arrivando alle superiori e le aule scoppiavano. In quegli anni arrivammo ad avere i tripli turni e le sezioni avevano esaurito le lettere dell’alfabeto (c’era anche la sezione A-bis).
Anche se sottolineavamo con orgoglio la vicinanza ad aree popolari della citta`, un liceo scientifico era pur sempre un liceo. Il preside era Giovambattista Salinari, fratello di Carlo, e la nostra era una scuola “illuminata”, ma certamente non “proletaria” come avremmo voluto. Piu` “proletarie” erano sicuramente il tecnico Fermi e il commerciale Genovesi, vicinissimi a noi, come pure il XVI, un’altro liceo scientifico. Insieme facevamo una bella concentrazione di studenti, almeno 4 mila. Eravamo veramente tanti.
La sera del 27 aprile c’era una strana, contenuta, euforia. Tranne qualche gruppetto marxista-leninista, piuttosto irrilevante, eravamo ancora molto uniti nei “collettivi” delle rispettive scuole-nazione e sempre alla ricerca di un internazionalismo locale tra le scuole della zona, prima di affacciarsi alla citta`. Non avevamo ancora iniziato a dividerci.
Il manifesto quotidiano, che stava per uscire, aveva incuriosito molti, non solo quelli come me, adolescente curioso, che si era gia` infilato in tutte le riunioni possibili di quel gruppo politico di cacciati dal PCI. Ero arrivato perfino in quelle a casa dei protagonisti, i deputati radiati, alla salita del Grillo, dietro i fori imperiali. Suonavi alla porta e ti veniva ad aprire Luciana Castellina o Lucio Magri o qualcuno di questi compagni grandi (o grandi compagni?). Salutavo, entravo e c’era tanta gente da sedersi per terra. Ascoltavo molto, in quelle riunioni, rimanendo rigorosamente zitto. Ero in soggezione totale, ma mi sentivo parte di qualcosa di importante. Osservavo tutto.
Per questo, il 27 aprile, per me l’euforia era grande, ma non era cosi` per tutti, nel collettivo Castelnuovo. Per gli altri c’era soprattutto curiosita`. Prima volevano vedere dove si andava a parare. Comunque, una bella parte del collettivo decise che bisognava diffondere il primo numero del giornale davanti ai cancelli della scuola.
E cosi` facemmo.
No ricordo quanti giornali prendemmo, ne` con chi andai quella sera, in motorino, in tipografia: alla mitica COLAGRAF (cooperativa lavoratori grafici) a san Lorenzo. Per fortuna il giornale era pronto presto, verso le dieci e mezza di sera, se non ricordo male, cosi` non si faceva troppo tardi.
Quel gesto di ritirare il pacco di giornali, con la fascetta appena incollata sopra, con scritto a pennarello “Castelnuovo” , lo ripetei molte volte da li in poi. Era una cosa che dava una soddisfazione trasgressiva, anche piu’ di un cornetto caldo con la crema comprato illegalmente, appena sfornato, nel forno, saltando l’intermediazione del bar.
Quella mattina del 28 aprile 1971, abbiamo venduto il manifesto davanti ai cancelli della scuola. Un foglio solo, 50 lire. La testata, opportunamente ripiegata, che spuntava dalle tasche di tanti giacconi, indicava un certo successo. Grande soddisfazione. Il giornale era bello. Niente foto e titoli piccoli (come le monde, dicevano i piu’ intellettuali). Politica estera, interna e movimento erano in equilibrio, nella grafica sobria pensata da Giulio Trevisani (?). Alcuni lamentavano la sua rigidita` formale (avrebbero diffuso in seguito “lotta continua”, prima di smettere di fare politica o di innamorarsi di Craxi e Martelli, etc.). Ma a noi piaceva cosi`: un giornale di contenuti e senza fronzoli. Mai avrei potuto immaginare, allora, che nella vita avrei fatto il fotografo, e che avrei lavorato e scritto anche per quel giornale.
Quarant’anni sono tanti. I ricordi possono confondersi nei dettagli, ma le emozioni no, maledetto manifesto.
Roma, 25 aprile, 2011. 25-04-2011 16:11 - Mario Boccia
Auguri a tutti noi 23-04-2011 20:00 - salvatore cicciotti