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Ida Dominijanni
I paradossi del velo vietato
Quando una legge è paradossale e promette di produrre paradossi a catena, buon senso vorrebbe che non venisse promulgata. La legge francese che vieta l'uso del velo integrale alle islamiche nel territorio della Republique, e punisce le donne che lo indossano con una multa fino a 150 euro e un corso obbligatorio di educazione civica e gli uomini che le coistringano a usarlo con una multa fino a 30.000 euro (60.000 più due anni di galera nel caso che lei sia minorenne), è un caso di legge paradossale che produce paradossi a catena, ma la Francia l'ha promulgata il 12 ottobre scorso malgrado l'iter travagliato e il dibattito acceso che l'hanno preceduta. Del primo paradosso si è fatto subito portatore, nella prima giornata di vigenza della legge, il sindacato dei commissari di polizia: si tratta di una legge inapplicabile, che minaccia sfracelli ma non autorizza - e meno male - i poliziotti ad usare la forza se una donna non vuole scoprirsi il viso, né dà strumenti per provare il reato, «quasi impossibile da dimostrare», di imposizione del velo da parte degli uomini. Del secondo paradosso, che non riguarda l'efficacia e l'applicabilità della legge ma la sua logica, si è fatta invece portatrice Kenza Drider, una islamica trentaduenne che sfidando il divieto è salita sul Tg v ad Avignone col niqab addosso ed è scesa alla Gare de Lyon di Parigi per andare a parlare della questione in tv: la legge, sostiene Kenza, è «un attentato» ai suoi «diritti europei», i quali fino a prova contraria garantiscono a tutti e a tutte libertà di circolazione e libertà religiosa, mentre il divieto di portare il niqab finisce col chiudere in casa le donne che vogliono portarlo. Un ragionamento che non fa una piega, salvo sostenere - come fanno i tifosi della legge - che il niqab sia sempre e comunque un segno di imposizione e di illibertà delle persona, preclusivo delle libertà di religione e di circolazione: ma se a rivendicare il diritto di portarlo sono le stesse donne, lo si può sostenere davvero? Il terzo paradosso si è palesato sempre ieri davanti alla cattedrale di Notre Dame, dove due donne col niqab - e una terza anche lei con il niqab, ma con il viso scoperto - sono state fermate insieme ad alcuni uomini, non - secondo la polizia - perché portavano il velo ma perché stavano partecipando a una manifestazione non autorizzata. Dove si vede la sottile, sottilissima linea di confine che (non) separa l'istanza «educativa» della legge dall'istanza di ordine pubblico: sempre di disciplinamento si tratta. Il quarto paradosso è di nuovo Manuel Roux, il rappresentante del sindacato di polizia, a evidenziarlo, dicendo che il meglio arriverà al primo scontro fra poliziotti obbligati a far rispettare la legge e uomini islamici decisi a ribadire il proprio potere di decisione sulle «proprie» donne: un caso tutt'altro che improbabile nei quartieri più «a rischio» della capitale francese. Qui la legge si scopre per quello che è: uno strumento dell'infinita guerra fra uomini, occidentali e islamici, per il dominio sulle donne, combattuta dagli uni in nome della Repubblica, dagli altri in nome dell'Islam. Con la libertà delle donne di decidere per sé che resta schiacciata come una noce in mezzo a queste due bandiere ideologiche. L'ennesimo episodio del conflitto fra i sessi che si nasconde nelle pieghe e nelle piaghe del cosiddetto scontro di civiltà. Il tutto nel cuore di una civiltà europea finita in mano agli spacciatori dei valori dell'uguaglianza, della laicità e della libertà come Sarkozy.
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Non mi riferivo al velo, bensì al burka; al contrario, ho detto che chiunque dovrebbe poter scegliere LIBERAMENTE se mettere o meno il velo (che lasci scoperto il viso), senza NESSUNA INTERFERENZA DI TERZI, mariti e/o fidanzati compresi!
Diverso è il caso del burka che nasconde integralmente le fattezze ed i lineamenti di una persona. Aggiungo anche un' altra cosa, per essere chiaro: anche un motociclista con la tuta ed il casco integrale, quando NON è sulla moto, dovrebbe almeno togliersi il casco, per lo stesso identico motivo... 13-04-2011 23:13 - Fabio Vivian
E in coclusione,saltando una serie di passaggi logici che puoi facilmente interpolare, le lotte, le guerre, le rivoluzioni, le coercizioni legali, sono comunque fasciste, anche se volte a cambiare un regime antidemocratico e una cultura retrograda e repressiva ? Per fare un esempio pratico: in Vietnam, per non essere fascisti, che cosa avrebbero dovuto fare i Vietcong ? Porgere l'altra guancia ? 13-04-2011 21:27 - gabriele
La guerra dei democratici e socialisti contro l'Italia fascista, per imporre la democrazia a un popolo maggioritariamente fascista, fu anche quella una guerra fasscista ? Insomma, scusa se sono un po' duro di comprendonio. Chi sono, secondo te, i veri fascisti della situazione ? 1) l'Italia fascista? 2) i paesi democratici che per abbattere il fascismo gli fecero guerra invece che offrirgli i loro petti inermi ? 3) coloro che oggi condannano come fascista la guerra condotta dagli alleati e dai partigiani per imporre la damocrazia all'Italia fascista ? 13-04-2011 19:29 - gabriele
Non ne farei una questione di religiosità o di liberalizzazione della donna che,comunque, potrebbero starci
ma solo un rispetto della Legge vigente nel Paese ospitante. 13-04-2011 17:49 - sefirot2
Non puoi rivolgere la parola a una donna. E' costume e legge. La trovi assurda? Bene, vai in Arabia e infrangila. Ne riceverai la giusta punizione adeguata ai costumi del posto.
In occidente è proibito andare a volto coperto nei luoghi pubblici. Non facciamoci prendere in giro dai "puristi" nostrani. Andassero in Arabia Saudita ad infrangere le leggi locali. Il loro "liberalismo" è valido solo quando autolesionista.
Il nostro sistema prevede l'obbligo di essere a volto scoperto nei luoghi pubblici. Per uomini e donne. Non ci piace? cambiamo il sistema e le leggi che lo proteggono, nel bene e nel male, ma non facciamone una questione per forza di principio. 13-04-2011 15:27 - Pino Rossi