mercoledì 18 settembre 2013
Abbonamenti 2012

 
Forum
 
LA ROTTA D'EUROPA
Le crisi senza Unione
di Rossana Rossanda
OGGI IN EDICOLA
giornale mercoledì 18 settembre 2013
Ottobre 2011
 
 
 
In edicola
dal 18 Ottobre

a 3€ con il manifesto, a 1,70€ più il prezzo del giornale negli altri giorni
 
Tunisia, la vertigine di poter scegliere
di SERGE HALIMI
Fissione nel cuore del nucleare francese
di TRISTAN COLOMA
 
 
Condividi su facebooktwitteraddthis.com
FUORIPAGINA
12/04/2011
  •   |   Ida Dominijanni
    I paradossi del velo vietato

     

    Quando una legge è paradossale e promette di produrre paradossi a catena, buon senso vorrebbe che non venisse promulgata. La legge francese che vieta l'uso del velo integrale alle islamiche nel territorio della Republique, e punisce le donne che lo indossano con una multa fino a 150 euro e un corso obbligatorio di educazione civica e gli uomini che le coistringano a usarlo con una multa fino a 30.000 euro (60.000 più due anni di galera nel caso che lei sia minorenne), è un caso di legge paradossale che produce paradossi a catena, ma la Francia l'ha promulgata il 12 ottobre scorso malgrado l'iter travagliato e il dibattito acceso che l'hanno preceduta. Del primo paradosso si è fatto subito portatore, nella prima giornata di vigenza della legge, il sindacato dei commissari di polizia: si tratta di una legge inapplicabile, che minaccia sfracelli ma non autorizza - e meno male - i poliziotti ad usare la forza se una donna non vuole scoprirsi il viso, né dà strumenti per provare il reato, «quasi impossibile da dimostrare», di imposizione del velo da parte degli uomini. Del secondo paradosso, che non riguarda l'efficacia e l'applicabilità della legge ma la sua logica, si è fatta invece portatrice Kenza Drider, una islamica trentaduenne che sfidando il divieto è salita sul Tg v ad Avignone col niqab addosso ed è scesa alla Gare de Lyon di Parigi per andare a parlare della questione in tv: la legge, sostiene Kenza, è «un attentato» ai suoi «diritti europei», i quali fino a prova contraria garantiscono a tutti e a tutte libertà di circolazione e libertà religiosa, mentre il divieto di portare il niqab finisce col chiudere in casa le donne che vogliono portarlo. Un ragionamento che non fa una piega, salvo sostenere - come fanno i tifosi della legge - che il niqab sia sempre e comunque un segno di imposizione e di illibertà delle persona, preclusivo delle libertà di religione e di circolazione: ma se a rivendicare il diritto di portarlo sono le stesse donne, lo si può sostenere davvero? Il terzo paradosso si è palesato sempre ieri davanti alla cattedrale di Notre Dame, dove due donne col niqab - e una terza anche lei con il niqab, ma con il viso scoperto - sono state fermate insieme ad alcuni uomini, non - secondo la polizia - perché portavano il velo ma perché stavano partecipando a una manifestazione non autorizzata. Dove si vede la sottile, sottilissima linea di confine che (non) separa l'istanza «educativa» della legge dall'istanza di ordine pubblico: sempre di disciplinamento si tratta. Il quarto paradosso è di nuovo Manuel Roux, il rappresentante del sindacato di polizia, a evidenziarlo, dicendo che il meglio arriverà al primo scontro fra poliziotti obbligati a far rispettare la legge e uomini islamici decisi a ribadire il proprio potere di decisione sulle «proprie» donne: un caso tutt'altro che improbabile nei quartieri più «a rischio» della capitale francese. Qui la legge si scopre per quello che è: uno strumento dell'infinita guerra fra uomini, occidentali e islamici, per il dominio sulle donne, combattuta dagli uni in nome della Repubblica, dagli altri in nome dell'Islam. Con la libertà delle donne di decidere per sé che resta schiacciata come una noce in mezzo a queste due bandiere ideologiche. L'ennesimo episodio del conflitto fra i sessi che si nasconde nelle pieghe e nelle piaghe del cosiddetto scontro di civiltà. Il tutto nel cuore di una civiltà europea finita in mano agli spacciatori dei valori dell'uguaglianza, della laicità e della libertà come Sarkozy.

     


I COMMENTI:
  pagina:  2/4  | prima  | precedente  | successiva  | ultima
  • Non voglio perdere tempo ad analizzare se la legge francese sia giusta o meno, per quanto mi riguarda, il nocciolo della questione è un altro: il diritto di un popolo a legiferare in base alle sue esigenze e alla sua cultura. I popoli e gli stati si sono formati in conseguenza di un’infinita serie di esperienze comuni che anno levigato le asperità e reso possibile la convivenza civile. Le nostre leggi vanno bene per noi e sarebbe stupido pensare di applicarle ad altre realtà, ciò detto, il minimo che possiamo pretendere sul nostro suolo, quando ospitiamo qualcuno, che in genere si è imposto di prepotenza, è che rispetti le nostre leggi e si adegui al nostro modello di vita. Se non gli va bene può tornare a casa sua ed esprimere liberamente le sue attitudini e le tradizioni vigenti. Chi di noi volesse stabilirsi in Groenlandia, non si lamenti poi di non poter indossare il costume da bagno e se lo fa, se ne assuma le conseguenze. Basta con l’ipocrisia, con questa falsa modernità, in conseguenza della quale abbiamo rinunciato ad ogni identità e ci facciamo sovrastare dal primo venuto. Credere o no, deve essere una questione di coscienza che ognuno coltiva autonomamente, senza sbatterla in faccia a tutti e soprattutto imporla. Mia madre portava lo shador, nonostante fosse sarda, un residuo della colonizzazione mauritana e so esattamente cosa significhi: il simbolo della sottomissione all’uomo. Per fortuna la sua è stata l’ultima generazione che ha subito quell’umiliazione, anche se lei non se ne rendeva conto, in conseguenza dell’asservimento culturale, un asservimento che imponeva loro di abbassare lo sguardo quando transitavano al cospetto degli uomini e nasconde il volto con quel fetticio. Da quando è incominciata l’ondata migratoria non riconosco più il nostro popolo, che fine hanno fatto tutte le aspirazioni e i propositi di emancipazione? Le donne più retrograde e isteriche hanno alzato la testa in nome di una libertà fasulla che invece opprime gli individui, vanificando le lotte di donne esemplari che oggi inorridirebbero a sentire certe idiozie. 13-04-2011 14:48 - Carlo
  • io penso che in molti casi la diversità,che crea appartenenza ad un gruppo religioso,politico,sociale...abbia per DEFORMAZIONE bisogno di difesa e prevaricazione su altre appartenenze e diversità.quindi credo che la strada sia quella di stemperare tali differenze e i loro simboli per vivere in una uguaglianza pacifica nel rispetto delle individualità.nel caso specifico il velo come il crocefisso dovrebbero essere letture INTERIORI per arricchire e non contrastare e promuovere una sincera autodeterminazione dell'individuo 13-04-2011 13:46 - marilena fossa
  • Ho visto molti discutere in queste pagine e sparare balle madornali, ma sopratutto una cecità nel trattare l' argomento che è qualcosa di incredibile.è naturale che le imposizioni di tipo religioso sono nel 99% dei casi assurdità che in questo caso specifico assumono forme di costrizione e supremazia di genere, ma vediamo in faccia la realtà:
    questa legge è una cosa intelligente?
    l'obbiettivo di una legge intelligente in questi casi è sicuramente quello di risolvere un problema, ovvero quello della presenza in un ramo di una cultura religiosa minoritaria di un paese di un costume che porta ad un oppressione di genere.
    subito notiamo che si parla di una piccolissima minoranza, e i primi dubbi su la volontà di un governo che si avvicina a tendenze palesemente xenofobe e razziste di volere il "bene delle donne" già vanno un pò in dubbio. poi consideriamo che la legge arriva come imposizione banale, senza studiare come la polizia possa agire, ne come identificare un caso di imposizione maschile.
    pensiamo infine alle motivazioni che portano la donna a dover indossare questo velo: imposizione culturale, che abilita il marito ad imporre il suo volere.
    la legge lotta contro questa cosa? no, il potere culturale del marito è sempre giustificato, potrà esercitare il suo "potere" in centinaia di altre forme.
    capiamo quindi che una legge intelligente avrebbe stanziato meccanismi di difesa per donne che si vogliono ribellare ai mariti, un potenziamento di un istruzione civica che possa far crescere nei bambini che vanno a scuola un idea magari diversa da quella religiosa. tutte cose però che sono troppo complesse, e non piacciono ai razzisti.
    capiamo quindi che la legge è in realtà uno specchietto delle allodole, che porta il discorso sul giustificare o no il velo, alimentando tensioni e trasportando una parte dell' elettorato su posizioni che verranno abbracciate dei partiti razzisti. questo è il senso della legge. chi la difende un razzista e si merita la galera, chi parla del senso del velo è uno stupido a qui serve un occhio critico. 13-04-2011 13:28 - Samuele
  • Senza alcuna ombra di ironia. Sarei curioso di sapere in che cosa la libertà di una donna a portare il niqab o il burka (CHE, RIPETO, COMUNQUE NON E' UN OBBLIGO ISLAMICO AL CONTRARIO DELL'HIJAB) limiti la liberà di Spartacus o di Francesco Musotti. Ciò che non mi piace (non mi piace più ) della cultura illuminista e laica non è la libertà ma LA LIBERTA', che è supposta unica, eterna e priva di predicati, esattamente come IL MERCATO (non il mercato che é sempre esistito). Questi feticci di una religione senza Dio, sono oggi usati contro gli uomini in carne ed ossa. Per di più al posto di Robespierre c'è Sarkozy e al posto di Cavour c'è Berlusconi. Sono io che non amo l'Occidente o è l'Occidente che non ama più se stesso? 13-04-2011 12:59 - Valter Di Nunzio
  • Quello che si sostiene nell'articolo di Ida Doiminjanni non è che il niqab o il burka siano di per sé forme di libertà, e che non si possa fare una critica al modello di relazione fra uomini e donne che il suo simbolisno sottiene. Quello che Dominjanni dice è che è assurdo vietarlo per legge in questo modo: provvedimento che serve solo ad una muscolare esibizione maschile di scontro di civiltà e poco ha a che vedere con concreti reali percorsi di autonomia femminile
    p. 13-04-2011 11:42 - paola
  • Difendere l'indifendibile,secondo il vecchio adagio per cui il nemico del mio nemico è mio amico;ma come è possibile concepire di poter appoggiare e condividere acriticamente certi usi e costumi?Il multiculturalismo è fallito,ucciso dalle sue stesse contraddizioni assurde e folli;la Francia fa benissimo a difendere la sua cultura(che è poi in buona parte anche la nostra)in maniera ferma e decisa;e poi-ancora una volta lo ripeto-ci sono culture civili e culture incivili,difendere queste ultime solo perchè fa comodo politicamente è un'aberrazione morale e un imperdonabile errore sociale e civile;e infine,voglio ricordare che in Arabia Saudita,per esempio,è assolutamente proibita per legge qualsiasi attività religiosa diversa da quella islamica,con pene severissime per i trasgressori;ora va bene che io sono laico,ma non posso proprio accettare questa schizofrenia per cui quello che va bene-o non va bene-in un paese islamico,deve essere poi imposto anche in altri paesi non islamici,altrimenti subito c'è qualcuno che grida allo scandalo e alla mancanza di democrazia e libertà!La libertà e la democrazia sono qualcosa di molto più serio e profondo,ma iniziano sempre dal RISPETTO verso gli altri,in questo caso dagli ospiti verso il paese e il popolo ospitante,cioè la Francia e i francesi;ma vale ovviamente per tutti,noi italiani compresi. 13-04-2011 10:53 - claudiouno
  • e la dolicocefalia indotta, l'abominio della macellazione islamica? Arriveremo a giustificare il contenimento costrittivo dei piedi per alcuni minorenni donne asiatiche. Questo femminismo del 'ndo cojo cojo fa più danni della grandine. 13-04-2011 10:52 - frango
  • Così, tanto per sapere:quante donne avete visto, in Italia (ma anche a Parigi, per chi c'è stato)con il burqa o il niqab? Io non ne ho viste mai nemmeno una. Ma di sicuro avrò gli occhi foderati di prosciutto, non come la Santanchè che a "liberare le donne" ci tiene. 13-04-2011 10:16 - Marcello C.
  • Gabriele, fu una guerra fascista per definizione, visto che fu Mussolini in persona a dichiararla a Francia e GB (10-6-40), all'Urss (22-6-41) e agli Usa (11-12-41). Credo di averlo studiato fin dalle elementari, alle medie comunque di sicuro. 13-04-2011 10:05 - Marcello C.
  • Al di là d' ogni considerazione di legittimità o meno d' indossare il burka, materia comunque estremamente complessa da analizzare - che causa tra l' altro evidentissimi cortocircuiti tra la libertà personale d' espressione in voga presso le nostre società "occidentali", paradossali "tradizioni" (???) islamiche enormemente criticabili e tra esigenze di sicurezza collettive ... Personalmente sono contrario, non fosse altro perchè questo potrebbe essere un modo surrettizio per permettere a chiunque, uomo o donna che sia, di celare la propria identità. Banalizzo ed estremizzo volutamente il concetto: supponiamo che io voglia fare una rapina in banca o in un negozio: se mi travestissi, infilandomi un bel burka, avrei un ottima scusa per circolare in modo di non essere minimamente riconoscibile... Non parlo poi di chi volesse fare il kamikaze (cosa purtroppo sempre possibile, visti gli attuali "tempi grami"...). Al di là, pertanto, delle altrui tradizioni (per altro MOLTO discutibili, almeno in questo caso!) ritengo che debbano prevalere le esigenze di sicurezza collettiva...
    Nessuna contrarietà ad un velo che lasci scoperto il viso, invece: in quel caso non vedo particolari problemi e/o contro-indicazioni (sempre che chi lo porti, non sia costretta a farlo da qualche marito e/o fidanzato eccessivamente "zelante"...). 13-04-2011 09:05 - Fabio Vivian
I COMMENTI:
  pagina:  2/4  | prima  | precedente  | successiva  | ultima
INVIA UN COMMENTO
* richiesto
Nome   *
E-mail  
Immagine CAPTCHA per prevenire lo SPAM
Se non riesci a leggere la parola, clicca qui.
Codice   *
Commento   *
 
INDICE
freccia
ottobre 2011 [ 106 ]
freccia
freccia
agosto 2011 [ 112 ]
freccia
luglio 2011 [ 111 ]
freccia
giugno 2011 [ 129 ]
freccia
maggio 2011 [ 132 ]
freccia
aprile 2011 [ 100 ]
freccia
marzo 2011 [ 99 ]
freccia
freccia
gennaio 2011 [ 100 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
marzo 2010 [ 62 ]
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
freccia
TERRA TERRA
  • Bob Lutz in Gm, l'eterno ritorno
    Bob Lutz è tornato. 80 anni il prossimo 12 febbraio, Robert Anthony “Bob” Lutz non è mai andato via davvero. Viene anzi il sospetto che forse non se ne andrà mai, come quegli highlander celebrati in un fortunato film, destinati a combattere nei secoli con gli spadoni per la loro immortalità. Le spade di Lutz sono le sue amate automobili. 
    7 novembre 2011
  • Lezioni di dissenso
    Domenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.
     
    7 novembre 2011
MANIFESTO BLOG
ANTIVIOLENZA Luisa Betti
freccia
NAPOLI CENTRALE Francesca Pilla
freccia
LO SCIENZIATO BORDERLINE Massimo Zucchetti
freccia
LOSANGELISTA Luca Celada
freccia
FRANCIAEUROPA Anna Maria Merlo
freccia
POLTERGEIST Nefeli Misuraca
freccia
QUINTOSTATO Roberto Ciccarelli
freccia
NUVOLETTA ROSSA Andrea Voglino
freccia
STREET POLITICS Giuseppe Acconcia
freccia
AUTOCRITICA Francesco Paternò
freccia
HORROR VACUO Filippo Brunamonti
freccia
ANZIPARLA Giulia Siviero
freccia
  • La foto
    di giuliasiviero - 17.08.2013 22:08
POPOCATÉPETL Gianni Proiettis
freccia
SERVIZI