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FUORIPAGINA
12/04/2011
  •   |   Ida Dominijanni
    I paradossi del velo vietato

     

    Quando una legge è paradossale e promette di produrre paradossi a catena, buon senso vorrebbe che non venisse promulgata. La legge francese che vieta l'uso del velo integrale alle islamiche nel territorio della Republique, e punisce le donne che lo indossano con una multa fino a 150 euro e un corso obbligatorio di educazione civica e gli uomini che le coistringano a usarlo con una multa fino a 30.000 euro (60.000 più due anni di galera nel caso che lei sia minorenne), è un caso di legge paradossale che produce paradossi a catena, ma la Francia l'ha promulgata il 12 ottobre scorso malgrado l'iter travagliato e il dibattito acceso che l'hanno preceduta. Del primo paradosso si è fatto subito portatore, nella prima giornata di vigenza della legge, il sindacato dei commissari di polizia: si tratta di una legge inapplicabile, che minaccia sfracelli ma non autorizza - e meno male - i poliziotti ad usare la forza se una donna non vuole scoprirsi il viso, né dà strumenti per provare il reato, «quasi impossibile da dimostrare», di imposizione del velo da parte degli uomini. Del secondo paradosso, che non riguarda l'efficacia e l'applicabilità della legge ma la sua logica, si è fatta invece portatrice Kenza Drider, una islamica trentaduenne che sfidando il divieto è salita sul Tg v ad Avignone col niqab addosso ed è scesa alla Gare de Lyon di Parigi per andare a parlare della questione in tv: la legge, sostiene Kenza, è «un attentato» ai suoi «diritti europei», i quali fino a prova contraria garantiscono a tutti e a tutte libertà di circolazione e libertà religiosa, mentre il divieto di portare il niqab finisce col chiudere in casa le donne che vogliono portarlo. Un ragionamento che non fa una piega, salvo sostenere - come fanno i tifosi della legge - che il niqab sia sempre e comunque un segno di imposizione e di illibertà delle persona, preclusivo delle libertà di religione e di circolazione: ma se a rivendicare il diritto di portarlo sono le stesse donne, lo si può sostenere davvero? Il terzo paradosso si è palesato sempre ieri davanti alla cattedrale di Notre Dame, dove due donne col niqab - e una terza anche lei con il niqab, ma con il viso scoperto - sono state fermate insieme ad alcuni uomini, non - secondo la polizia - perché portavano il velo ma perché stavano partecipando a una manifestazione non autorizzata. Dove si vede la sottile, sottilissima linea di confine che (non) separa l'istanza «educativa» della legge dall'istanza di ordine pubblico: sempre di disciplinamento si tratta. Il quarto paradosso è di nuovo Manuel Roux, il rappresentante del sindacato di polizia, a evidenziarlo, dicendo che il meglio arriverà al primo scontro fra poliziotti obbligati a far rispettare la legge e uomini islamici decisi a ribadire il proprio potere di decisione sulle «proprie» donne: un caso tutt'altro che improbabile nei quartieri più «a rischio» della capitale francese. Qui la legge si scopre per quello che è: uno strumento dell'infinita guerra fra uomini, occidentali e islamici, per il dominio sulle donne, combattuta dagli uni in nome della Repubblica, dagli altri in nome dell'Islam. Con la libertà delle donne di decidere per sé che resta schiacciata come una noce in mezzo a queste due bandiere ideologiche. L'ennesimo episodio del conflitto fra i sessi che si nasconde nelle pieghe e nelle piaghe del cosiddetto scontro di civiltà. Il tutto nel cuore di una civiltà europea finita in mano agli spacciatori dei valori dell'uguaglianza, della laicità e della libertà come Sarkozy.

     


I COMMENTI:
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  • Vorrei chiedere alla sig. Dominijanni cosa lei intende per libertà religiosa, ovvero se qualsiasi precetto di una qualsiasi religione debba essere accettato e rispettato da un paese "ospitante".

    Ad esempio perchè non accettare in Francia anche i tribunali islamici o il diritto di avere più mogli ?
    Perchè non inserirli nella legislazione francese ?

    La legge sul hijab è certamente poco chiara e andrebbe rifatta, ma quella nuova dovrebbe stabilire almeno un principio : siamo in Europa e certe regole qui non valgono.
    (del resto se la sig.ra Dominijanni va in Iran o Arabia, il velo se lo deve mettere per forza, anche se non è musulmana)

    Nessuno di noi giudica una violazione della libertà il fatto che sia proibito per legge costituzionale la ricostruzione del partito fascista e la sua apologia, perchè allora molti interventi su questo blog inneggiano a libertà assolute, che noi stessi non pratichiamo e non vorremmo fossero esercitate ?

    Vietare qualcosa non è contro la libertà !

    Credo che queste dovrebbero essere le domande preliminari.
    Porre la questione in termini di vestiario, non porta lontano. 13-04-2011 08:56 - carlo
  • Caro Marcello C., allora anche la seconda guerra mondiale, quella degli alleati contro l'Italia fascista, fu una guerra fascista ? 12-04-2011 23:53 - gabriele
  • Questione dfficile come tutte le questioni etiche,ma non certo chiarita dai soliti sempliciotti, infuriati e logorroici. Perche' tutti a parlare della legge e nessuno del burqa?Chi e perche' 'ha inventato/imposto? Quali le radici di una de-personalizzazione assoluta in pubblico di un solo sesso, che (cari sempliciotti?)di certo non sa esercitare la propria liberta' in altro modo che assoggettandosi a discriminazioni sempre varie a favore della solita razza padrona maschile? Quali i messaggi a migliaia di bambine? Che siappure non le prendano piu' a frustae con cavi elettrci o non le lapidino in pubblico come "a casa" (Afganistan Talebano tra gl'altri) sempre meglio stare attente a non mostrare i loro pericolosissimi visi? Perche' non ci spiegate pure che la circoncisione faraonica, in realta' la desiderano le donne, visto che son spesso zie e mammane di dichiarato sesso femminile, a perpetrarla? In un mondo perfetto no ci sarebbe ne' questa ne' nessun'altra legge, in questo mondo, molto imperfetto, anche se sinceramenta mi spiace dover comprometter il diritto di quella rara avis che veramente vuole mettersi il burqa, io sto dalla parte delle bambine 12-04-2011 23:42 - Filippo NY
  • mi permetto d'aggiungere una piccola postilla: quando Kenza Drider e altri come lei che danno lezioni di libertá mi dimostreranno che con il "armamentario" ideologico son capaci di costruire un mondo più libero e più giusto che riconosca alle donne gli stessi diritti che agli uomini, allora starò ad ascoltarli, sennò continuerò a pensare che è pura e semplice manipolazione (che comparerei al truffaldino gioco delle tre carte). 12-04-2011 23:13 - Spartacus
  • a quando la prossima battaglia di "liberazione" per portare la stella gialla, il triangolo rosa o qualsiasi altro segno distintivo di discriminazione?
    per me il niqab rappresenta, come la burqa, una segno d'inferiorità, di negazione della corporeità della donna (materia peccans? quanto ha scritto - sembra inutilmente - Foucault, su tutto ciò), della sua libertà di viversi pienamente.
    Il resto son ciance vane che non trovano riscontro né nell'islam né in alcuna logica veramente libertaria.
    ciò che però è indecente nella logica di Sarkozy è che questa norma s'iscrive in discorsi e pratiche che stigmatizzano
    l'islam nel suo complesso e che paiono dettati dal tentavivo di rincorrere il Front National sul suo terreno.
    Le politiche di ghettizzazione e gli atti di discriminazione nei confronti dei francesi "usciti dall'immigrazione" sono correnti.
    Forse forme d'oscurantismo come il
    niqab (scusatemi ma non riesco a vederla altrimenti, ché penso e dico
    la stessa cosa anche per altre religioni, sette, credenze e correnti politiche che ingabbiano in un modo o in un altro le donne), possono essere viste anche come reazione "identitaria" al rifiuto, al rigetto da parte dei "veri francesi".
    In certi casi, può anche darsi.
    Ma per quanto mi riguarda trovo che il niqab come l'infubalazione (o eccisione) non possono e non devono essere accettate in Europa. 12-04-2011 23:03 - Spartacus
  • Di fronte a certi articoli rimango semplicemente
    allibito. Un giornale che si vuole DEMOCRATICO come il Manifesto sostiene il diritto di trattare la donna come un OGGETTO da nascondere alla vista di chi non fosse il suo uomo!
    E poi, il rispetto di certe aberrazioni compereterebbe magari l'impossibilità, in tante occasioni della vita civile, in primo luogo nelle scuole, di identificare una certa persona? Oppure ci sta bene che queste poveracce neanche frequentino le scuole.
    Cari amici del Manifesto, una sinistra così progioniera del più cupo relativismo farebbe bene a chiudere bottega seduta stante.
    Auguri e figli maschi! 12-04-2011 22:55 - francesco musotti
  • "Ma Spivak critica anche il femminismo internazionale, che continua a mettere al centro l'Occidente - o un personaggio occidentale, in questo caso la femminista - che si autocostituisce come soggetto di conoscenza, salvezza, aiuto, proprio perché ha costruito l'Altra come oggetto della sua illuminata compassione. Rappresentare l'Altra, dall'altra parte del mondo, come una sorella svantaggiata serve a farci sentire soggetti liberati, a rimandarci un'immagine di noi stesse ingrandita. E' così che si diventa soggetti, in senso maschile, costruendosi un oggetto, un Altro inferiore. Il femminismo occidentale ha criticato il soggetto sovrano maschile ma poi rischia di fare, con le donne del cosiddetto terzo mondo, esattamente la stessa cosa che hanno fatto gli uomini per 2.500 anni. E continua a porsi domande ossessivamente autocentrate, tipo «cosa posso fare io per loro?»" 12-04-2011 20:24 - Dino Angelini+-+Reggio+Emilia
  • Caro Di Nunzio la civiltà laica e illuminista garantisce la libertà religiosa e la parità giurodioa di ogni cittadino e cittadina senza distinzioni di fede o di sesso. Non la disprezzi solo perchè non le piace Sarkozy, per il quale neanch'io vado pazzo.
    Detto questo, io ho più volte ribadito sul blog di Giuliana Sgrena che detesto il burqa come simbolo, ma sono contrario a leggi sull'abbigliamento delle persone, non costringerei mai una donna a scoprirsi il viso così come non la costringerei mai a coprirlo. Mi limito a sperare che le figlie delle donne in burqa (che sono poche, per fortuna) siano libere di non portarlo, se lo vorranno, senza rischiare il ripudio o cose peggiori. 12-04-2011 19:33 - paolo1984
  • E voi sareste comunisti? Se lo siete mai stati non lo siete più. Da razionalsti della serie "la religione è veleno" che volevate laicizzare il mondo con logiche socialiste vi siete trasformati in paladini dell'islam e del terzo mondo. Solo perchè l'islam oggi è in guerra col modello Occidentale, cioè quel modello che ha battuto il comunismo. In breve non avete più un vostro modello credibile ma vi è rimasto il nemico atavico. E pur di dare addosso a chi vi ha già battuti vi accoppiate con gente che è l'opposto di quello avreste voluto essere voi. E una domanda per la redazione (una delle tecnicamente più competenti d'Italia): perchè quando a combattere l'islam era l'URSS, ed è successo spesso, questi rappresentava l'oscurantismo feudal-religioso mentre ora che combatte l'Occidente è per magia divenuto lotta identitaria antifascista? 12-04-2011 19:28 - Fabio
  • Mi era già capitato di commentare questa allucinante campagna "a vis decouvert" di Nicolas Sarkozy, impegnato nella rincorsa nei sondaggi francesi a M.me Le Pen ancor prima che nei bombardamenti "umanitari" di Tripoli. Non so che effetto riscuoterà sui suoi elettori, ma credo che fra una fotocopia razzista una razzista originale sceglieranno la seconda. Di certo non può sperare di spaventare i musulmani: con questi provvedimenti indurrà molte donne musulmane che non hanno mai indossato il burka o il niqab (CHE NON SONO UN'OBBLIGO DELL'ISLAM COME INVECE L'HIJAB) a farlo per protesta, come le donne tunisine dopo la fine della dittatura laica e socialista di Ben Ali. Se potessi dire qualcosa ai miei fratelli francesi direi di non fare assolutamente nulla, a parte la resistenza passiva, a un provvedimento che dimostra in maniera esemplare qual'è l'idea di libertà della civiltà Occidentale laica e illuminista. 12-04-2011 17:48 - Valter Di Nunzio
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