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FUORIPAGINA
14/04/2011
  •   |   Ylenia Sina
    Diritto alla casa oggi giornata nazionale

    Con una serie di iniziative a sorpresa oggi i movimenti di lotta per il
    diritto all’abitare, l’Unione Sindacale di Base, gli inquilini
    “resistenti” degli enti privatizzati, comitati e realtà attive in difesa
    dei propri territori si mobiliteranno in ogni città italiana per
    rivendicare il diritto alla casa. Unico appuntamento “ufficiale”, quello
    di Bologna dove è in programma un presidio «contro i licenziamenti, la
    precarietà e la speculazione» (ore 15) fuori dalla sede della Regione
    Emilia Romagna. Nelle altre città, da Roma a Milano passando per
    Firenze, la mobilitazione assumerà forme diverse e imprevedibili:
    «scenderemo in piazza, occuperemo case vuote, assedieremo i palazzi del
    potere, colpiremo gli interessi della rendita, del capitale finanziario
    e delle banche» spiegano i movimenti organizzati nella rete Abitare
    nella crisi. Al centro delle proteste la necessità di un piano
    straordinario di edilizia residenziale pubblica, la richiesta di una
    moratoria degli sfratti, anche quelli per morosità incolpevole, il
    blocco degli sgomberi per le occupazioni, misure per calmierare il
    caroaffitti e la tutela degli inquilini alle prese con le dismissioni
    degli enti privatizzati, “dramma” che solo a Roma colpirà circa 40mila
    nuclei familiari. Il quadro che emerge dalle rivendicazioni che verranno
    portate in piazza oggi è quello di un’emergenza abitativa aggravata da
    «una crisi che si fa sentire sempre di più: il 60% della popolazione non
    arriva a fine mese o non riesce più a pagare l’affitto» spiegano da
    Abitare nella Crisi «il risparmio complessivo delle famiglie italiane si
    è ridotto di circa 20 miliardi di euro (il 60% in meno per ogni
    italiano) e la disoccupazione colpisce un giovane su tre». Nel mirino
    dei manifestanti anche scandali come “affittopoli”, speculazione
    immobiliare, abusi edilizi, privatizzazioni. Nella Roma dell’emergenza
    abitativa la protesta è iniziata ieri. Dentro al Ministero delle
    Infrastrutture, presidiato da un migliaio di attivisti dei Movimenti per
    il diritto all’abitare romani e dagli inquilini degli enti in
    dismissione organizzati da Asia Usb, si è tenuto un incontro tra il
    ministro Altero Matteoli, la presidente della Regione Lazio, Renata
    Polverini, in collegamento telefonico, e per il Comune di Roma il
    sindaco Gianni Alemanno e gli assessori alla Casa e all’Urbanistica,
    Alfredo Antoniozzi e Marco Corsini. Gli amministratori romani si sono
    impegnati a realizzare 6mila alloggi di edilizia residenziale pubblica
    finanziabili con il rilascio di 200 milioni di euro (fondi ex Gescal)
    bloccati al Ministero a cui se ne aggiungono 40 milioni già nelle casse
    della Regione Lazio. In tutto 240 milioni di cui circa i due terzi
    entreranno nelle disponibilità di Roma Capitale. «Un risultato ottenuto
    grazie alle mobilitazioni degli ultimi mesi, a partire dall’occupazione
    della caserma di via dei Papareschi» spiegano i manifestanti «che,
    seppur insufficienti, rendono più concrete le misure per affrontare
    l’emergenza abitativa che colpisce questa città».*


I COMMENTI:
  • Il problema della casa è antico;ricordo ancora la manifestazione a Milano del novembre 1969 dove negli incidenti morì l'agente di P.S.Annarumma;il fatto è che nei decenni l'edilizia pubblica è stata sempre più penalizzata,e l'introduzione di certe leggi(come l'equo canone),ha fatto precipitare la situazione nel corso del tempo.Speculazioni,soprattutto di grandi costruttori e finanzieri,provvedimenti demagogici per fare voti da parte di governi e ministri degni di essere menzionati solo per i danni incalcolabili che hanno provocato,hanno dato come risultato quello che si vede oggi;scaricando responsabilità e oneri sociali di indiscutibile competenza del pubblico sul privato,i vari governi hanno avvelenato i pozzi e fatto terra bruciata di quello che una volta-fino agli anni'70-era un mercato in equilibrio e sostanziamente adatto a tutte le tasche;se non è più così la colpa non è dei piccoli proprietari,spesso anche loro vessati e tartassati ancora più dei loro inquilini,ma dei precedenti governi che hanno reso impossibile(o quasi),ritornare in possesso dell'immobile affittato,malgrado sfratti esecutivi e sentenze di tribunale;anche i piccoli proprietari sono vittime di disfunzioni,burocrazia,inefficienze e tempi biblici,nonchè,almeno per chi fa contratti regolari,deve fare poi i conti con un fisco rapacissimo.Occupare case è un reato,e non si comprende cosa sia"la morosità incolpevole";se uno non paga l'affitto pattuito è ovvio che il proprietario lo mandi via;se queste persone hanno un profilo socioeconomico disagiato,dovrebbe farsene carico l'ente pubblico,non il privato,specialmente se piccolo proprietario;ma in genere funziona proprio come ho già detto:il pubblico scarica sul privato le sue responsabilità e così si trovano ad affrontarsi due figure contrapposte ma sostanzialmente entrambe deboli:inquilino e piccolo proprietario.I grandi proprietari se ne strafregano;hanno mezzi e sistemi per risolvere a loro vantaggio ogni contenzioso. 14-04-2011 10:02 - claudiouno
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