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FUORIPAGINA
14/04/2011
  •   |   Andrea Fabozzi
    Prescrizione breve, l'utilizzatore iniziale

    Senza vergogna ma anche senza alcun problema la maggioranza ha approvato alla camera la legge che cancella il processo Mills. Tutto l'impegno del Pd e dell'Italia dei valori è servito solo a rimandare il via libera di un paio d'ore rispetto alle migliori previsioni del centrodestra. Il fragore delle proteste di piazza e gli ardimentosi propositi dei deputati democratici si sono infranti contro la forza dei numeri berlusconiani ma anche contro i limiti delle opposizioni. Pronte a rinunciare a qualche ora di ostruzionismo in cambio della diretta tv e alla fine incapaci di bloccare davvero l'aula.
    Tanto che quando lo stratega di queste tre settimane di battaglia parlamentare, il segretario d'aula dei democratici Giacchetti, ha criticato la conduzione del presidente Fini, troppo rigoroso sui tempi, è stato subito smentito dal segretario Bersani che invece di concedergli l'onore delle armi ha preferito costringerlo a un triste dietrofront a fine seduta.
    Il paradosso è che al termine di uno scontro parlamentare di tre settimane, alla fine di una nuova campagna acquisti del presidente del consiglio e di una speculare propaganda di centrosinistra sulle difficoltà del centrodestra, Pdl e Lega sono tornate esattamente al punto di partenza, a quei 314 voti che dallo scorso dicembre continuano a essere la soglia di tranquillità del cavaliere. Soglia incerta, è vero, dal momento che per garantirla occorre la presenza costante di più di venti tra ministri e sottosegretari - ieri erano assenti solo Frattini e Berlusconi. Ma anche soglia granitica visto che ha retto alla prova del voto segreto su un emendamento che invece di creare problemi alla maggioranza (come doveva essere, visto che è stato il Pd a chiederlo) ha messo nei guai l'opposizione, tant'è vero che protetti dall'anonimato sono spuntati da un minimo di due a un massimo di sette franchi tiratori nello schieramento contrario al premier. Immediatamente è scattata la caccia ai traditori, con il capogruppo del Pd Franceschini che metteva le mani sul fuoco sui suoi e il grosso del gruppo di Fli che non faceva altrettanto sui «malpancisti» Urso e Ronchi (cattiverie smentite, ma Urso è rimasto fuori dall'aula durante la dichiarazione di voto del suo capogruppo Della Vedova). In ogni caso il risultato del voto segreto è stato un segnale che la campagna acquisti può crescere, alla vigilia di una nuova tornata di nomine di sottogoverno.
    A fine giornata la soddisfazione del Pdl è massima. Il coordinatore del partito Denis Verdini, lontani i giorni in cui soffriva per i guai giudiziari, incede nell'emiciclo scambiano complimenti con l'autore dell'ultima trovata salva Berlusconi, il deputato Paniz. E non teme di evocare la sfortunatissima metafora di Occhetto del '94: «Il Pdl - dice - è una macchina da guerra».
    Sarà per questa tranquillità che i deputati transfughi dall'opposizione che adesso costituiscono i «responsabili» del cavaliere ieri non si sono fatti scrupolo di esaltare la «moralità» della loro scelta, che negli interventi in aula l'unico a essere stato additato come un voltagabbana è stato il repubblicano La Malfa, solitario protagonista di un passaggio inverso, che il capogruppo del Pdl Cicchitto ha concluso all'attacco citando contro l'opposizione prima Di Pietro (gesticolante e un po' imbarazzato) poi l'Aldo Moro del «non ci faremo processare nelle piazze». Ricevendo in cambio un coro P2-P2 dall'opposizione che provocato poi una dura polemica in aula quando quasi tutti i deputati erano già andati via.
    E' successo che la maggioranza ha criticato la vicepresidente Rosy Bindi per aver partecipato al coro contro Cicchitto e che Bindi, nel frattempo seduta al banco della presidenza (ma solo, ha precisato, «perché non ho trovato nessuno disponibile a sostituirmi») ha rivendicato tutto. Perché Cicchitto effettivamente è stato iscritto alla P2 (tessera 2232) e secondo Bindi «non può appropriarsi in maniera strumentale e indegna delle parole di Moro». Il Pdl ha reagito furiosamente, tornando a chiedere le dimissioni di Bindi come già aveva fatto nel corso della giornata accusandola di concedere troppo tempo alle opposizioni.
    Se la maggioranza ha attaccato, l'opposizione alla fine ha giocato in difesa, almeno dal momento in cui concluso l'ostruzionismo sull'approvazione del processo verbale, intorno alla pausa pranzo, ha preso coscienza che a meno di lanciarsi in qualche azione clamorosa all'altezza della «notte della repubblica» denunciata in piazza, la norma sulla prescrizione breve sarebbe stata approvata. Così non Bersani né il capogruppo Franceschini hanno preso la parola per la dichiarazione di voto finale, ma Piero Fassino ormai riconoscibile più come candidato a Torino che come vecchio ministro della giustizia. E infatti Fassino ha cercato fino all'ultimo di evitare l'argomento più immediato contro la legge, il fatto che serve a Berlusconi, volando alto in critiche di sistema. A un certo punto ha persino fatto i complimenti ad Alfano - si vede che per il guardasigilli era giornata - riconoscendogli una «intelligente guida del ministero», e Bossi ha accompagnato le lodi con eloquenti colpetti sulla spalla del predestinato Angelino. Anche Casini del resto, intervenendo per l'Udc, si è concentrato soprattutto sulle critiche all'antiberlusconismo dell'opposizione. Aggiungendo però in conclusione la convinzione che «questa legge non reggerà le verifiche istituzionali» lasciando correre un brivido di speranza nel centrosinistra: che abbia informazioni riservate sulle mosse del presidente della Repubblica?
    Una cosa è certa, da ieri sera l'ultima legge ad personam non ha più neanche lo schermo del titolo, da legge a tutela del cittadino è diventata una legge che per forza di cose deve portare anche nel nome la prescrizione breve. «E' una legge generale - ha dedotto il solito Gasparri - ma fossi in Berlusconi la utilizzerei». Lo farà, ma prima dovrà passare anche al Quirinale.


I COMMENTI:
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  • è possibile che noi paghiamo questa classe dirigente che fà solo gli interessi del gran CAIMANO.Viva la Costituzione.che ci protegge dalle insidie del CAIMANO..RESISTENZA:. 14-04-2011 13:25 - donata zagaroli
  • Che sia già stato detto e scritto tutto quello che si poteva dire e scrivere?
    Rimane lo spirito di patata infatti lo spirito di patata ( oggi Vodka ) era una volta l’alcool dei poveri che non avevano altro da mangiare che volgari patate……
    La spiegazione è semplice : E’ risaputo che il PdL, senza il duce, si dissolverebbe come nebbia al sole ……..
    Se il duce malaugoratamente dovesse lasciare questa valle di lacrime per un ictus cerebrale fulminante, chiamerebbero uno sciamano da Haiti per farlo rivivere come uno zombie …..
    Ora tenetevi forte perché la sparo grossa : il “male” è immortale …… 14-04-2011 11:08 - Inshallah
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