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FUORIPAGINA
16/04/2011
  •   |   Michelangelo Cocco
    Il nuovo attivismo che coinvolge i giovanissimi

    Dopo la morte del nostro Stefano Chiarini, Vittorio Arrigoni era diventato il «testimonial» della causa palestinese in Italia. Con gli articoli scritti per il manifesto, il suo blog su internet, gli interventi via Skype durante le manifestazioni contro i bombardamenti a Gaza, aveva fatto compiere un balzo generazionale alla narrazione dell'occupazione israeliana contro un popolo indifeso. Dalle analisi articolate, tutte politiche di Stefano, col suo numeroso seguito di parlamentari, esperti del mondo arabo, vecchi compagni legati a Fatah e ai partiti della sinistra palestinese, a un nuovo attivismo fondato anzitutto sulla testimonianza diretta e una profonda coscienza umanitaria.
    «Restiamo umani», il titolo del libro di Vittorio, l'auspicio con cui concludeva tutti i suoi articoli per il manifesto, era una rivendicazione d'identità: prima che persone di sinistra, profondi conoscitori della battaglia di un popolo, giornalisti, siamo anzitutto esseri umani e in quanto tali ci dobbiamo impegnare affinché ai palestinesi siano garantiti diritti umani e civili, obiettivo che secondo Vittorio si sarebbe potuto raggiungere soltanto con la nascita di uno Stato unico per arabi ed ebrei. Non a caso uno dei nick name che utilizzava su internet era "Vik utopia". Questa sua utopia politica, questo profondo slancio umanitario è riuscito a trasmetterlo a centinaia di persone che lo seguivano sul web.
    Vittorio, con la sua erre moscia, la coppola, la pipa, i tatuaggi e l'eloquio lento, seducente, aveva un'incredibile capacità di avvicinare i più giovani alla causa palestinese. Gli strumenti che utilizzava erano quelli di una categoria poco diffusa nella nostra provinciale Italia: il media attivista. Con le immagini girate da una telecamera digitale, la sua faccia da ragazzone buono e le sue denunce del trattamento che Israele riserva ai palestinesi di Gaza sciorinate come versi di una canzone triste, era capace di arrivare più lontano di chilometri d'inchiostro riversati sulle colonne dei giornali.
    Con il suo barbaro omicidio abbiamo perso non solo un compagno che credeva sinceramente in quello che faceva, ma anche un grande comunicatore di un nuovo modo d'intendere la solidarietà con la Palestina. Ma le radici che Vittorio ha contribuito a piantare sono profonde. Sono inserite in una rete che collega Gaza e la Cisgiordania occupata ad attivisti sempre più numerosi e determinati negli Stati Uniti, in Israele, in Europa. Gruppi di base, formati in gran parte di giovanissimi, che hanno abbracciato tattiche spettacolari e rischiose, come le Flottiglie che tentano di sbarcare sulla costa di Gaza per romperne l'assedio o l'interposizione tra gli oppressori israeliani e gli oppressi palestinesi che negli ultimi anni è costata la vita a due amici di Vittorio, Rachel Corrie e Tom Hurndall.
    Aggregazioni che si battono per il boicottaggio e l'isolamento internazionale d'Israele, considerato l'unica arma per costringere i governi di Tel Aviv a rispettare le decine di risoluzioni Onu che chiedono l'autodeterminazione dei palestinesi ma che sembrano diventate carta straccia. Si può essere d'accordo o meno sulla tattica del boicottaggio, ma è un dato di fatto che i gruppi che lo promuovono sono attivi, in costante crescita e riempiono in parte il vuoto politico apertosi da quando i partiti della sinistra hanno abbandonato completamente la solidarietà con la Palestina. Tutti, dal centro-sinistra alla sinistra radicale, dopo l'11 settembre sono rimasti ammutoliti, terrorizzati dalla possibilità di apparire come fiancheggiatori dell'islam fondamentalista. Tutti tranne Vittorio e, via via, centinaia di persone che hanno scelto di restare umani praticando un'altra solidarietà.


I COMMENTI:
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  • Dovreste sentire i commenti da bar, quelli della gggente. 17-04-2011 22:29 - Luigi
  • Rimanere umani in un mondo di infamie è come rimanere puliti in un porcile!
    Vittorio volava alto e solo per un minuto ha toccato il fango! 17-04-2011 22:14 - mariani maurizio
  • Anche a me ha scioccato tanto la notizia pur non conoscendo direttamente Vittorio.
    E mi viene da dire "Vergogna!" per il giornale di Libero che ha titolato in un modo da vergognarsi... e per chi in Italia e fuori l'Italia pur potendo non ha mosso un dito né detto una parola dopo la notizia del sequestro e l'immaginie brutale apparsa su internet. Nel periodo di Pasqua della questione palestinese neanche l'ombra, però la Pasqua si festeggia, si fa la vacanza, si è soliti mangiare l'agnello, e un altro, e un altro, tanto c'è "l'agnello di dio che toglie i peccati del mondo" ma non ci si chiede quanti agnelli vengono uccisi per la santa Pasqua e quanti sacrifici umani si protraggono ancora in nome di patria, fanatismi religiosi, distribuzione diseguale di ricchezza... non è giusto. La giustizia è da instaurare sulla terra anche se siamo umani e soprattutto se restiamo umani, come dice Vittorio.
    Che se potessimo davvero restare umani allora l'uguaglianza apparirebbe visibile davanti i nostri occhi, guardando gli altri, e sarebbe allora dovere imprescindibile e da attuare qui e ora e prima di tutto.
    E soprattutto della questione palestinese neanche l'ombra ("tanto non è in casa mia" direbbero alcuni), questione che dovrebbe sempre interessare i tg di tutti i giorni, questione cruciale per la pace in medioriente si sa, e altrove... E infine vergogna un po' per tutti nei confronti di un ragazzo che ha dedicato la propria vita come solo la si può dedicare per le cause dei più deboli: vivendo tra di loro allo stesso loro livello, e incarnando nei fatti l'idea di un mondo senza confini né barriere, Vittorio internazionale, vittorio sempre e comunque vittorioso col tuo esempio (che la vittoria non è il vincere in una gara sono d'accordo ma l'incarnare i propri principi verso un mondo migliore) e maestro con le parole e i fatti pur non avendolo conosciuto, in un giorno di calma dopo la tempesta della notizia mi viene da parlarti, perchè le nostre azioni future, le mie almeno, le dovremo rendere conto a chi ha dato tutto per un mondo migliore e la pace, ripartendo da lì. Ciao vittorioso e mancato amico,
    Caterina 17-04-2011 20:32 - caterina rosolino
  • non sapevo nulla di vittorio. ho letto di lui, di quello che gli e' successo in poche ore, e mi sono ritrovato a visionare diversi suoi reportage. immagino fosse una persona discretamente intelligente e di buon cuore; uno spreco la sua morte. 17-04-2011 19:58 - marco
  • per Athesius
    Israele ha creato una situazione insostenibile. Non restituisce le terre che ha occupato illegalmente e rende definitivamente impossibile sul terreno la nascita di uno stato palestinese riempiendo la Cisgiordania di insediamenti a macchia di Leopardo. Ma neanche si vuole annettere quei territori. Se lo facesse potrebbe, certo, creare la "grande Israele" ma, se vuole restare la "democrazia" che proclama di essere dovrebbe dare pari diritti a tutti coloro che la abitano a cominciare dal diritto di voto. Ma i governanti Israeliani vorrebbero uno stato etnicamente e religiosamente ebraico, il più grande possibile e senza gli arabi o coon gli arabi relegati iin bantustan come nel Sudafrica dell'aparteid.
    Sono a favore di forme di lotta nonviolente ma rifiuto la facile equidistanza e il buonismo cerchiobottista sul conflitto israelo-palestinese. Vittorio Arrigoni ci ha raccontato le cose che vedeva con i suoi occhi e che lo portavanoo a stare dalla parte delle vittime. Io sto con lui. 17-04-2011 17:46 - Giuseppe
  • Gaza dic. 2008/ genn. febb. 2009. Una carneficina.Ogni mattina mi svegliavo e prima cosa acquistavo il giornale all'edicola fronte casa. Prima cosa leggevo gli articoli di Vittorio.Grazie Vittorio !!! Si!! Restiamo umani. 17-04-2011 13:24 - Gianni
  • Dizionario del Dissenso: elogio della mitezza.





    “Anzitutto la mitezza è il contrario dell’arroganza, intesa come opinione esagerata dei propri meriti, che giustifica la sopraffazione. Il mite non ha grande opinion di sé, non già perché si disistima, ma perché è propenso a credere più alla miseria che alla grandezza dell’uomo, ed egli è un uomo come tutti gli altri. A maggior ragione la mitezza è contraria alla protervia, che è l’arroganza ostentata. Il mite non ostenta nulla, neanche la propria mitezza: l’ostentazione, ovvero il mostrare vistosamente, sfacciatamente le proprie virtù, è di per se stesso un vizio. (…)

    Il mite è invece colui che ‘lascia essere l’altro quello che è’, anche se l’altro è l’arrogante, il protervo, il prepotente. Non entra in rapporto con gli altri con il proposito di gareggiare, e alla fine di vincere. E’ completamente al di fuori dello spirito della gara, della concorrenza, della rivalità e quindi anche della vittoria. (…)

    L’immagine che egli ha del mondo e della storia, dell’unico mondo e dell’unica storia in cui vorrebbe vivere, è quella di un mondo e di una storia in cui non ci sono né vincitori né vinti perché non ci sono gare per il primato, né lotte per il potere, né competizioni per la ricchezza, e mancano insomma le condizioni stesse che consentono di dividere gli uomini in vincitori e vinti.

    Con questo non vorrei che si confondesse la mitezza con la remissività (…) il remissivo è colui che rinuncia alla lotta per debolezza, per paura, per rassegnazione. Il mite, no: rifiuta la distruttiva gara della vita per un senso di fastidio, per la vanità dei fini cui tende questa gara, per un senso profondo di distacco dai beni che accendono la cupidigia dei più, per mancanza di quella passione che, secondo Hobbes, era una delle ragioni della guerra di tutti contro tutti, la vanità o la vanagloria che spinge gli uomini a volere primeggiare; infine, per una totale assenza della puntigliosità o dell’impuntatura che perpetua le liti anche per un nonnulla, (…) dello spirito della faida o di vendetta che conduce inevitabilmente al trionfo dell’uso dell’uno sull’altro o della morte di tutti e due. Non è né remissivo né cedevole, perché la cedevolezza è la disposizione di colui che ha accettato la logica della gara, la regola di un gioco in cui alla fine c’è uno che vince e uno che perde. (…)

    Il mite non serba rancore, non è vendicativo, non ha astio contro chicchesia. Non continua a rimuginare sulle offese ricevute, a rinfocolare odii, a riaprire le ferite. Per essere in pace con se stesso deve essere prima di tutto in pace con gli altri. Non apre mai, lui, il fuoco; e se lo aprono gli altri, non si lascia bruciare, anche quando non riesce a spegnerlo. Attraversa il fuoco senza bruciarsi, le tempeste dei sentimenti senza alterarsi, mantenendo la propria misura, la propria compostezza, la propria disponibilità. (…)

    Né è da confondere la mitezza con l’umiltà. (…) La differenza tra mitezza e umiltà sta, a mio parere, in quel ‘tristitia’: la mitezza non è non è una forma di ‘tristitia’, perché anzi è una forma del suo opposto, la ‘laetitia’, intesa proprio come il passaggio da una minore a una maggiore perfezione.

    Il mite è ilare perché intimamente convinto che il mondo da lui vagheggiato sarà migliore di quello di cui è costretto a vivere,e lo prefigura nella sua azione quotidiana, esercitando appunto la virtù della mitezza, anche se sa che questo mondo non esiste qui e ora, e forse non esisterà mai”



    N. Bobbio, Elogio della mitezza in Elogio della mitezza e altri scritti morali, Pratiche Editrice, 1998; pp.39-47

    . 17-04-2011 13:12 - ildissenso
  • Vale la pena aggiungere che la posizione di Arrigoni sulla questione palestinese (coincidente con quella di Hamas:distruzione dello stato di Israele)non può essere accettata anche perchè è contraria alle risoluzioni ONU sulla esistenza di DUE STATI!!!E'vero che la posizione della sinistra è molto variegata nei confronti di Israele ma va anche ricordato che la grande maggioranza della sinistra ( e la quasi totalità della destra )proprio a causa dell'11 settembre è sempre piu' (giustamente!!) pro-Israele.Ricordare Vittorio Arrigoni dal punto di vista umano non significa necessariamente accettarne le tesi politiche (completamente sbagliate!). 17-04-2011 04:13 - athesius
  • Vittorio era nostro amico, con lui abbiamo cooperato in Libano e in Italia. Vittorio era una fonte di ispirazione, con la sua forza e la sua motivazione infinita. Siamo shockati e tristi.
    Possa nostro fratello riposare in pace. 16-04-2011 18:10 - anarchist media collective a-films
  • Anche se conoscevo Vittorio solo tramite i suoi interventi, la sua tragica scomparsa mi ha colpito molto, è un ragazzo della mia generazione che ha compiuto una scelta importante, di vita; ha deciso di raccontare la storia senza essere un eroe, di stare in prima linea credendo in un mondo diverso e senza barriere, un mondo dove il cinismo e l'indifferenza dei più non hanno dimora. Ciao caro Vik 16-04-2011 16:45 - Rosanna Bova
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