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Michelangelo Cocco
Il nuovo attivismo che coinvolge i giovanissimi
Dopo la morte del nostro Stefano Chiarini, Vittorio Arrigoni era diventato il «testimonial» della causa palestinese in Italia. Con gli articoli scritti per il manifesto, il suo blog su internet, gli interventi via Skype durante le manifestazioni contro i bombardamenti a Gaza, aveva fatto compiere un balzo generazionale alla narrazione dell'occupazione israeliana contro un popolo indifeso. Dalle analisi articolate, tutte politiche di Stefano, col suo numeroso seguito di parlamentari, esperti del mondo arabo, vecchi compagni legati a Fatah e ai partiti della sinistra palestinese, a un nuovo attivismo fondato anzitutto sulla testimonianza diretta e una profonda coscienza umanitaria.
«Restiamo umani», il titolo del libro di Vittorio, l'auspicio con cui concludeva tutti i suoi articoli per il manifesto, era una rivendicazione d'identità: prima che persone di sinistra, profondi conoscitori della battaglia di un popolo, giornalisti, siamo anzitutto esseri umani e in quanto tali ci dobbiamo impegnare affinché ai palestinesi siano garantiti diritti umani e civili, obiettivo che secondo Vittorio si sarebbe potuto raggiungere soltanto con la nascita di uno Stato unico per arabi ed ebrei. Non a caso uno dei nick name che utilizzava su internet era "Vik utopia". Questa sua utopia politica, questo profondo slancio umanitario è riuscito a trasmetterlo a centinaia di persone che lo seguivano sul web.
Vittorio, con la sua erre moscia, la coppola, la pipa, i tatuaggi e l'eloquio lento, seducente, aveva un'incredibile capacità di avvicinare i più giovani alla causa palestinese. Gli strumenti che utilizzava erano quelli di una categoria poco diffusa nella nostra provinciale Italia: il media attivista. Con le immagini girate da una telecamera digitale, la sua faccia da ragazzone buono e le sue denunce del trattamento che Israele riserva ai palestinesi di Gaza sciorinate come versi di una canzone triste, era capace di arrivare più lontano di chilometri d'inchiostro riversati sulle colonne dei giornali.
Con il suo barbaro omicidio abbiamo perso non solo un compagno che credeva sinceramente in quello che faceva, ma anche un grande comunicatore di un nuovo modo d'intendere la solidarietà con la Palestina. Ma le radici che Vittorio ha contribuito a piantare sono profonde. Sono inserite in una rete che collega Gaza e la Cisgiordania occupata ad attivisti sempre più numerosi e determinati negli Stati Uniti, in Israele, in Europa. Gruppi di base, formati in gran parte di giovanissimi, che hanno abbracciato tattiche spettacolari e rischiose, come le Flottiglie che tentano di sbarcare sulla costa di Gaza per romperne l'assedio o l'interposizione tra gli oppressori israeliani e gli oppressi palestinesi che negli ultimi anni è costata la vita a due amici di Vittorio, Rachel Corrie e Tom Hurndall.
Aggregazioni che si battono per il boicottaggio e l'isolamento internazionale d'Israele, considerato l'unica arma per costringere i governi di Tel Aviv a rispettare le decine di risoluzioni Onu che chiedono l'autodeterminazione dei palestinesi ma che sembrano diventate carta straccia. Si può essere d'accordo o meno sulla tattica del boicottaggio, ma è un dato di fatto che i gruppi che lo promuovono sono attivi, in costante crescita e riempiono in parte il vuoto politico apertosi da quando i partiti della sinistra hanno abbandonato completamente la solidarietà con la Palestina. Tutti, dal centro-sinistra alla sinistra radicale, dopo l'11 settembre sono rimasti ammutoliti, terrorizzati dalla possibilità di apparire come fiancheggiatori dell'islam fondamentalista. Tutti tranne Vittorio e, via via, centinaia di persone che hanno scelto di restare umani praticando un'altra solidarietà.
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ciao Vittorio 16-04-2011 15:26 - sergio