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Geraldina Colotti
Al Colosseo per Vittorio
Il giornale il manifesto, il collettivo delle compagne e dei compagni che ci lavorano, i Circoli degli amici del manifesto aderiscono a tutte le iniziative promosse per ricordare la straordinaria figura del nostro collaboratore Vittorio Arrigoni e il suo lavoro sociale, umano, giornalistico al fianco del popolo palestinese.
NELLA GIORNATA DI SABATO:
A ROMA, sabato mattina alla Sala di Liegro, Palazzo Valentini (sede della Provincia) in piazza Venezia, incontro per rendere omaggio nel modo migliore e più affettuoso possibile al lavoro, al coraggio e alla coerenza di Vittorio Arrigoni.
A LECCO, dalle ore 16 di sabato, a Piazza Garibaldi - zona Caffè Unione, presidio autoconvocato di memoria e ricordo sincero della figura di Vittorio Arrigoni. Verranno letti estratti del libro "Restiamo Umani", i pezzi di Vittorio per il suo Blog, il manifesto e Peace-reporter.
A PALERMO, al Teatro Massimo, sabato alle ore 17, in ricordo di Vittorio Arrigoni, del suo coraggio e in sostegno alla nostra comune causa: la libertà per la Palestina!
A BERGAMO, sabato dalle ore 15.00 alle 18.00, presso la sede di Rifondazione Comunista in Via Borgo Palazzo/84G, incontro contro la guerra in Libia e in solidarietà di Vittorio Arrigoni. Intervengono: Fabrizio Eva (docente di geografia politica), Roberto Giudici (FIOM Milano), Francesco Macario (Rifondazione Comunista Bergamo).
Ad AOSTA, LUNEDI' alle ore 21.30, presso il circolo Arci Espace Populaire, l'incontro «Ciao, Vik», in ricordo di Vittorio Arrigoni.
DAL PRESIDIO DI PIAZZA MONTE CITORIO. NEL NOME DI VITTORIO ARRIGONI, SEQUESTRATO ED UCCISO A GAZA.
Una delegazione della Rete Romana di Solidarietà con la Palestina e della Comunità Palestinese che da giovedì14 aprile hanno iniziato un presidio ad oltranza in Piazza di Monte Citorio, si è incontrata con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta per portare alcune richieste delle quali il governo italiano deve farsi garante:
1) Che il governo italiano si renda garante di qualsiasi richiesta la famiglia di Vittorio Arrigoni avanzerà riguardo al rientro della salma;
2) Che il governo italiano, attraverso un'interlocuzione diretta con il governo della Striscia di Gaza, chiarisca cos'è successo dal momento del sequestro all'uccisione di Vittorio Arrigoni, spiegando cosa è stato fatto per evitare il peggio;
3) Che il governo italiano garantisca la possibilità di entrare nella Striscia di Gaza attraverso il confine egiziano a chi nei prossimi giorni si recherà lì per omaggiare Vittorio e dare un segno di continuità al lavoro che svolgeva a Gaza;
4) Che il governo italiano garantisca ai cittadini italiani la possibilità di partire con la prossima Flotilla internazionale diretta a Gaza;
5) Che il governo italiano riveda le proprie posizioni di appoggio incondizionato alle politiche di occupazione israeliana, contro le quali Vittorio si batteva da tempo a fianco dei palestinesi e per le quali ha pagato con la vita.
Il sottosegretario Gianni Letta ha preso atto delle richieste impegnandosi a fare il necessario per soddisfarle tutte.
Circa 500 persone si sono ritrovate venerdì a Roma al Colosseo nel ricordo di Vittorio Arrigoni. Bandiere rosse della Federazione della sinistra, dell'Usb, della Freedom Flotilla, delle organizzazioni di sostegno alla Palestina, ma anche molte persone comuni, venute a salutare «l'impegno di un uomo generoso». Tra queste, la signora Irma, insegnante in pensione, che racconta al manifesto come ha scoperto le cronache di Vittorio Arrigoni: «Durante l'assedio di Gaza - dice -, un parroco stava raccogliendo soldi per comprare medicinali da inviare ai bambini sotto assedio. Sono andata a portare il mio contributo alle suore di via delle Tre fontane, e loro mi hanno detto: "I giornali raccontano tutte bugie, solo Vittorio Arrigoni scrive cose giuste". Così ho scoperto i suoi articoli».
Anche Stefania, giovanissima, è venuta da sola: «Non lo conoscevo - dice senza nascondere le lacrime - ma leggevo le cose che scriveva. La morte andrebbe sempre rispettata, ma perché se muore un israeliano ne parlano tutti i giornali mentre se 20 palestinesi perdono la vita non lo sappiamo mai? Vittorio invece lo scriveva». Alcuni giovani srotolano striscioni con la frase più nota di «Vik», «Restiamo umani», da un altoparlante improvvisato arrivano interventi e ricordi. Occhi lucidi, ma determinati a proseguire: mettendo di nuovo in mare la Freedom Flottiglia, la spedizione pacifista che salperà a fine maggio verso Gaza, organizzando la manifestazione del 14 maggio. Vittorioavrebbe dovuto essere della partita, invece «sarà presente nei nostri ideali», dicono i partecipanti. Arrivano notizie da tutta Italia: da Cagliari, a Napoli, da Genova a Bologna, sono state organizzate iniziative per ricordare Arrigoni. Mattias, studente universitario che oggi parteciperà alla manifestazione contro la guerra a Napoli, si dice sconvolto e chiede: «Chi ha armato la mano dei salafiti? Chi aveva interesse a far tacere Arrigoni? Avremmo dovuto mobilitarci prima, quando è stato ucciso il regista Juliano Mer, invece siamo sempre troppo pochi a scendere in piazza per queste tematiche». E come mai c'è poco interesse tra i giovani? «Non ci sono più analisi che consentano di collegare le cose a livello internazionale, di capire - dice ancora - al bombardamento dei media che rendono commestibili termini come "guerra umanitaria" fa da contraltare la dismissione della sinistra istituzionale e degli intellettuali. Seppur con qualche distinguo, le grandi organizzazioni di massa non scendono più in piazza contro la guerra».
Interviene Fabio, un liceale, «il problema - dice - è che al massimo si danno giudizi morali, il massimo è Emergency per cui la guerra è sbagliata, ma nessuno ci dice più che la guerra è intrinseca al capitalismo, è la continuazione della ricerca del profitto». Poco distante, Brian, giovanissimo studente peruviano, ha in mano il libro di Arrigoni: «Uno da ammirare - dice -. Sono questi gli esempi per cui essere orgogliosi, non i vari Saviano. Chiunque sia stato a uccidere Vittorio, ha fallito i propri obbiettivi: in tanti vorranno fare come lui».
Sabrina, una giovane italo-egiziana, è seduta insieme a due donne arabe vicino alla bandiera della Freedom Flottiglia. Viene dal quartiere di Centocelle, foulard in testa e kefia palestinese: «Quando ho avuto la notizia - dice - non riuscivo a crederci. Dietro l'omicidio c'è la mano di Israele che non vuole testimoni e vuole impedire la partenza della Flottiglia». Si fa avanti Rahima: «Condividiamo il dolore per Vittorio, uno dei tanti caduti di Palestina. Chi cerca di dire la verità viene ucciso, chi ha soldi ha ragione e i poveri sempre torto, ma bisogna continuare a battersi contro l'ingiustizia e la violenza, non possiamo diventare tutti satana, dobbiamo conservare un'anima. Vittorio oggi è qui con noi».
E Samir Al Qaryouti, giornalista palestinese, afferma: «La mano che ha ucciso Arrigoni è quella dei salafiti, che non hanno peso a Gaza, ma gli interessi che ci sono dietro sono altri. Da sessant'anni accogliamo giornalisti internazionali in Palestina, alcuni dei quali anche ostili, senza che mai sia stato fatto loro un torto. Con Vittorio hanno voluto colpire un simbolo, mandare un messaggio al popolo italiano, europeo, agli attivisti». Per Al Qaryouti, «l'obbiettivo di Netanyau è quello di eliminare il rapporto Goldstone e la possibilità che il massacro di Gaza arrivi alla Corte penale internazionale. Netanyau - dice - teme l'isolamento in cui si troverà Israele a seguito delle rivoluzioni arabe, soprattutto di quella egiziana, che sgorgano dal grembo dei popoli». Rivoluzioni che «rimetteranno la questione palestinese sul binario giusto». Ossia? «Uno stato nel rispetto delle risoluzioni Onu, frutto della lotta dei popoli e non degli accordi di Oslo o di quelli di Camp David».
Al microfono, si susseguono gli interventi delle associazioni come Forum Palestina o Con la Palestina nel cuore. Per tutti, qui, l'idea che dietro la mano che ha ucciso Arrigoni vi sia l'interesse israeliano a dare un segnale: «State alla larga da Gaza e dalla Palestina».
Roberto Natale, della Federazione stampa parla della «domanda di verità» che ha espresso Arrigoni. Una domanda troppo spesso disattesa da molti giornalisti per i quali «4 lavoratori palestinesi morti per il crollo di un tunnel a Rafah» non fanno notizia. Una domanda di verità «da rivolgere anche al governo italiano perché sia fatta piena luce sulla morte di questo nostro grande compatriota». Grande come «i tanti garibaldini provenienti da fuori per costruire libertà senza frontiere». Toccanti le parole di Salvatore Bonadonna, di Rifondazione: «Non subiremo il ricatto di Israele, non copriremo le infamie che compie ogni giorno contro il popolo palestinese. Saremo con voi, faremo la nostra parte. Ci potete contare. Ci puoi contare, Vittorio». E per tornare a casa, il corpo di Vittorio «non dovrà passare da Israele, ma da Rafah o direttamente dal mare».
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