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redazione
Messico, Proiettis espulso arriva a Roma
E' arrivato in via Bargoni, per farci vedere che sta bene, e che non è successo nulla. Oddio, proprio nulla no: Gianni Proiettis, professore di Antropologia alla Libera università del Chiapas e storico collaboratore del manifesto con le sue corrispondenze dal Messico (cura anche un blog su questo sito) è stato espulso senza tanti complimenti dalle autorità messicane ed è stato deportato in Italia. E' successo ieri, e per qualche ora è stato panico: di Gianni si erano perse le tracce. Il Messico aveva assicurato di averlo imbarcato su un aereo diretto in Italia via Madrid, ma di lui nessuna traccia. Poi, verso le tre di questo pomeriggio, Proiettis è atterrato a Roma, scortato da due agenti della polizia messicana. "Sto bene, ma sono un po' stanco", ci spiega. Notte passata all'aeroporto di Madrid (insieme alle due "guardie del corpo" che almeno si sono persuase a usare la loro "autorità" per cenare nella zona aeroportuale, ma di fargli fare una telefonata neanche a parlarne) perché l'aereo verso Roma è partito senza di loro: questioni burocratiche. E per quanto riguarda l'espulsione? Cosa è accaduto? "Dicono che non abbia i documenti in regola, ma è tutto falso: rinnovare il permesso di soggiorno per lavoro è sempre stata una routine, e io ho portato, stavolta come altre volte, tutto il necessario".
Il passaporto, please. L'errore se si può parlare di errore, è stato di lasciare il passaporto all'ufficio per l'immigrazione. "Era tempo di rinnovo del permesso, e come sempre mi sono recato all'ufficio dove mi hanno spiegato che stavolta, essendo possibile fare tutte le pratiche in internet, avrei dovuto lasciare il passaporto. E così ho fatto". Ma quando venerdì Proiettis è passato a ritirare il permesso è stato fatto accomodare in una saletta. Dove, dopo qualche tempo, sono saltate fuori cinque persone in divisa: "Lei in questo momento è sotto custodia". Poi è stato fatto entrare in un blindato, che scortato da una gazzella e a tutta velocità ha portato Gianni a Tuzla. Da lì, niente meno che un jet privato per portarlo fino all'aeroporto di Città del Messico. "Mi chiedo: ma quanto avranno speso?", dice senza perdere la voglia di scherzare. Il tutto, giova ricordarlo, senza che gli fosse mai concesso di avvertire sua moglie o il consolato. Ovviamente, neanche una spiegazione: il fatto che i documenti presentati non fossero tutti in regola, il professore lo ha capito soltanto "sbirciando" tra le carte in mano ai poliziotti. Ma il caso è ancora tutto da capire.
Gli "avvertimenti". Che le cose per lui si stessero mettendo male in Messico, dove vive da vent'anni, lo ha capito non troppo tempo fa, quando fu letteralmente sequestrato per diverse ore e torchiato in una caserma dove pretendevano di accusarlo di possesso di marijuana. Il caso si è poi concluso felicemente: Proiettis non aveva mai violato alcuna legge e, anzi, contro di lui si era consumato un chiaro sopruso. Tant'è vero che a scusarsi con lui, convocandolo nel suo ufficio, fu niente meno che il ministro dell'Interno del Chiapas. "Sembrava molto infastidito dall'episodio, addirittura mi chiese se intendevo sporgere denuncia". Ma quando ha cominciato a tirare una brutta aria? "Io un'idea ce l'ho: sono certo che tutto è cominciato con un episodio accaduto a Cancun". Siamo nel dicembre corso, e nella città costiera è in corso il Vertice sul cambiamento climatico. Un giorno, mentre da un albergo di lusso esce il presidente messicano Calderòn qualcuno, dalla strada lo insulta. Le guardie dello Stato maggiore presidenziale, non si sa perché, se la prendono con Proiettis, che all'inizio risponde educatamente alle domande, ma alla fine tronca la discussione. Devono averla presa male. "Una settimana dopo, tornato a San Cristobal - racconta Proiettis - l'episodio della marijuana". E ora, al primo passaggio tecnico, non deve essere stato difficile - come capita negli uffici immigrazione di tutto il mondo - trovare l'inghippo per cacciare l'indesiderato.
La Spagna. Una nota a parte la merita il comportamento della Spagna. Dopo aver rifiutato l'imbarco di Proiettis sull'aereo per Roma, il nostro collaboratore si è trovato di fatto in uno Stato europeo, senza alcun carico penale pendente su di lui, né in Messico, né in Spagna, né in Italia ma inspiegabilmente sotto custodia di un paese straniero. "Ho detto che se non mi facevano imbarcare, allora ero libero di andarmene, non è che dovessi restare con le mie guardie".
Ma la libera circolazione nel mondo globale è uno dei beni più lussuosi, e Proiettis è stato costretto a passare la notte in aeroporto, dormendo su una panca, con le due guardie. Esiste, evidentemente, una collaborazione molto rodata tra Spagna e Messico "dovuta forse al fatto - dice Proiettis - che il Messico usa estradare parecchie persone accusate, o solo sospettate, di far parte dell'Eta". Quindi occorre ricambiare il favore.Finalmente a Roma. Alla fine Proiettis è riuscito ad atterrare a Roma e a tranquillizzare la famiglia, ma non ha dubbi: "Ritornerò in Messico, in qualche modo ritornerò. La mia vita è là".
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ECCO GLI STATI FANTOCCIO DEL MONDO LIBERO....
Messico,Honduras,Colombia.....
Speriamo che vada tutto bene perche nel Messico come in Colombia si sparisce nel nulla...probabilmente fatto a pezzi e gettato in una fossa comune...MESSICO E' INSIEME ALLA COLOMDBIA CUPOLA MONDIALE DEL NARCOTRAFFICO che fa parte delle finanze internazionali gestite dalle strutture bancarie dell'occidente....LA NARCO MAFIA MESSICANA E' LO STESSO STATO...cioe le strutture infiltrate da sempre dai narcos specialmente nella polizia e nell'esercito....
la potenza finanziaria militare
di queste bande paramilitari e' impressionante...da sempre essi sono al soldo della destra GOLPISTA internazionale e ben collegati ai golpisti di Honduras e sopratutto ai cartelli di NarcoUribe ,ai paracos ed alle bande naziste delle bestie paramilitari in Colombia...sui siti bolivariani si parla da tempo di questa internazionale della DROGA E DEL TERRORE senza mai scordarsi che nonostante la favola degli zar antidroga Yanquis ...L'IMPERO E' IL MANOVRATORE OCCULTO E NON TANTO DI QUESTE CENTRALI CRIMINALI....
AUGURI AL CORAGGIOSO GIORNALISTA
e non scordiamoci tutti gli altri in eterno pericolo in Honduras e soprattutto in Colombia dove centinaia di giornalisti sono spariti nel nulla
Rafforzare il movimento progressista e bolivariano e dare un colpo mortale definitivo ai boia del narcotraffico e degli squadroni della morte... 17-04-2011 13:23 - carlos