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Egidia Beretta Arrigoni
Vittorio, mai vivo come ora
Ultimi aggiornamenti: La salma di Vittorio Arrigoni ha lasciato oggi il Cairo diretta in Italia. Ieri sera nella capitale egiziana si è svolta una fiaccolata in sua memoria con centinaia di blogger egiziani e amici di Vittorio. Stasera alle 19,35 con il volo dal Cairo a Roma Fiumicino, il feretro dovrebbe arrivare in Italia. L'appuntamento, per gli amici che vogliono accoglierlo, è alle 19 al terminal aeroportuale del treno da Roma oppure al terminal cargo city; e più tardi, alle 21, all'istituto di medicina legale di piazza del Verano a Roma, dove per tutta la notte si svolgerà una fiaccolata di solidarietà. Domenica 24, alle 16,30, si terranno i funerali a Bulciago (Lecco), sono previsti dei pullman da Roma per chi vuole partecipare. Per info e prenotazioni telefonare ai numeri: 347.6090366 oppure 339.6641600 oppure scrivere a p.cecconi(at)inwind.it o ceciliadallanegra(at)gmail.com. Ieri intanto a Gaza sono stati uccisi, durante un blitz delle forze speciali di Hamas, due membri della cellula salafita accusata di aver rapito e ucciso Vittorio Arrigoni.
di Egidia Beretta Arrigoni
Bisogna morire per diventare un eroe, per avere la prima pagina dei giornali, per avere le tv fuori di casa, bisogna morire per restare umani? Mi torna alla mente il Vittorio del Natale 2005, imprigionato nel carcere dell'aeroporto Ben Gurion, le cicatrici dei manettoni che gli hanno segato i polsi, i contatti negati con il consolato, il processo farsa. E la Pasqua dello stesso anno quando, alla frontiera giordana subito dopo il ponte di Allenbay, la polizia israeliana lo bloccò per impedirgli di entrare in Israele, lo caricò su un bus e in sette, una era una poliziotta, lo picchiarono «con arte», senza lasciare segni esteriori, da veri professionisti qual sono, scaraventandolo poi a terra e lanciandogli sul viso, come ultimo sfregio, i capelli strappatagli con i loro potenti anfibi.
Vittorio era un indesiderato in Israele. Troppo sovversivo, per aver manifestato con l'amico Gabriele l'anno prima con le donne e gli uomini nel villaggio di Budrus contro il muro della vergogna, insegnando e cantando insieme il nostro più bel canto partigiano: «O bella ciao, ciao...»
Non vidi allora televisioni, nemmeno quando, nell'autunno 2008, un commando assalì il peschereccio al largo di Rafah, in acque palestinesi e Vittorio fu rinchiuso a Ramle e poi rispedito a casa in tuta e ciabatte. Certo, ora non posso che ringraziare la stampa e la tv che ci hanno avvicinato con garbo, che hanno «presidiato» la nostra casa con riguardo, senza eccessi e mi hanno dato l'occasione per parlare di Vittorio e delle sue scelte ideali.
Questo figlio perduto, ma così vivo come forse non lo è stato mai, che come il seme che nella terra marcisce e muore, darà frutti rigogliosi. Lo vedo e lo sento già dalle parole degli amici, soprattutto dei giovani, alcuni vicini, altri lontanissimi che attraverso Vittorio hanno conosciuto e capito, tanto più ora, come si può dare un senso ad «Utopia», come la sete di giustizia e di pace, la fratellanza e la solidarietà abbiano ancora cittadinanza e che, come diceva Vittorio, «la Palestina può anche essere fuori dell'uscio di casa». Eravamo lontani con Vittorio, ma più che mai vicini. Come ora, con la sua presenza viva che ingigantisce di ora in ora, come un vento che da Gaza, dal suo amato mar Mediterraneo, soffiando impetuoso ci consegni le sue speranze e il suo amore per i senza voce, per i deboli, per gli oppressi, passandoci il testimone. Restiamo umani.
(guarda il video girato da un amico di Vittorio subito dopo la notizia della sua morte)
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Vorrei esprimere le mie più sentite condoglianze.
Non conoscevo Vittrio di persona e sincerament non ho sentito di lui finche si e rapito, ma ero dolorata e molto triste per la sua morte. Lo so come fa male perdere un figlio perche ne ho perso uno.
Vittorio era un campione di pace e di liberta ed un martire d'umanita. Il mondo entero, specialmente quello Arabo non lo dimenechera mai. Un abraccio forte...Restiamo tutti umani...sempre 18-04-2011 13:45 - Najat
Vittorio Arrigoni, volontario, pacifista e militante dell'International Solidarity Movement, era stato rapito da un gruppo di estremisti salafiti. Dopo solo poche ore dal rapimento è stato ucciso.
La sua posizione contro l’assedio di Gaza da parte dell’esercito israeliano era limpida e chiara, alla luce del sole, e faceva di tutto per tenere informato il mondo di ciò che succedeva in quei luoghi. Probabilmente proprio per questo era stato più volte minacciato di morte e, inoltre, era stato anche arrestato dalle autorità israeliane nel 2008.
Ora gli amanti della morte, sopprimendo il corpo di Vittorio, credono di aver spento quella luce.
La religione in tutto questo non c’entra nulla. Ogni volta che in nome della religione si spegne la luce della ragione rimane solo la mortificazione dell’essere umano.
Invano gli amanti della morte credono di poter fermare, con la morte stessa, la catena di azioni innescata da Vittorio.
Poveri illusi!
Che grande incoerenza: dicono di credere in un dio e in una vita dopo la morte, ma poi credono che la morte sia l’unica soluzione.
La catena di azioni innescate dagli amanti della vita, quale era Vittorio, non può essere fermata dalla morte, ma la loro influenza continuerà ad operare. 18-04-2011 13:25 - carlo olivieri
non conoscevo suo figlio personalmente anche se ne leggevo spesso i resoconti rimanendo sempre impressionato da un modo di raccontare che teneva sempre presente il punto di vista "degli oppressi" anche e soprattutto se "brutti, sporchi e cattivi". Questo è ciò sui cui ho sempre ragionato dopo avere letto un articolo di Vittorio. Ho 36 anni e un figlio di 9 mesi e spero di fare in modo che cresca con questo punto di vista e il coraggio di rischiare del proprio per metterlo in pratica.
Penso che il mondo abbia bisogno di persone come Vittorio non per come è morto ma tutto per quello che ha fatto prima. La saluto con rispetto e stima. Matteo 18-04-2011 13:13 - matteo
Se mi permette le mando un forte abbraccio.
E le lascio queste parole:
"Ci sono uomini che sono troppo fragili per andare in frantumi. A questi appartengo anch'io."
(Ludwig Wittgenstein)
Per Vittorio.
- Stay human -
Tiziana 18-04-2011 12:51 - Tiziana Borzì
è evidente che la situazione nella striscia di Gaza non ti è chiarissima, essere filo-palestinesi non vuol dire assolutamente essere fanatici islamici. ciao Vittorio.... 18-04-2011 12:42 - Paolo