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redazione
Maxi sbarco a Lampedusa arrivano in 760
Sono arrivati, in qualche modo sono arrivati. Stremati, impauriti, ma contenti di avercela fatta. La conta di quelli che, come loro, hanno cercato di fuggire dall'inferno libico stretto in uno stallo politico da cui non si vede l'uscita probabilmente non si farà mai.
Nuovo sbarco. La guardia costiera ha intercettato il barcone ieri mattina. A bordo c'erano 760 persone, la maggior parte proveniente dall'Africa subsahriana, quindi tutti potenziali rifugiati. 63 le donne - molte delle quali incinte - e 17 i bambini, anche neonati. A bordo c'erano anche alcuni cittadini algerini e egiziani, due libici e alcune persone provenienti da Bangladesh e Pakistan. Il viaggio è stato molto duro, come ha potuto constatare l'équipe di Medici Senza Frontiere (Msf) presente sull'isola: "Dal primo triage medico effettuato sul molo, abbiamo constatato che le condizioni di viaggio di queste persone sono state estremamente dure: molti di loro erano debilitati e la traversata in mare ha gravato sui loro fisici già provati dalla guerra e dalla difficoltà di reperire generi alimentari in Libia - ha spiegato la dottoressa Vittoria Gherardi - I bambini che sono stati allattati dalle donne in viaggio erano in buone condizioni di salute, anche se le madri presentavano forte spossatezza".
Le testimonianze dei profughi. Gli sbarcati hanno raccontato di un viaggio durato tre giorni. Per fortuna le condizioni del tempo sono state buone e non hanno rischiato di morire come chissà quanti altri. E' ancora poco chiaro il luogo della partenza, hanno detto di essersi imbarcati "vicino Tripoli" e di aver pagato tra i 700 e i mille dinari. A bordo avrebbero dovuto essere addirittura in mille, ma 250 persone sono rimaste a terra perché non c'era fisicamente posto a bordo. Il peschereccio è stato stipato all'inverosimile. A terra è rimasto anche il marito di Viviane Akhamien, la donna che ieri ha partorito una bambina.
Fiocco rosa. La traversata è stata tanto più fortunata perché in salvo sono arrivati in 761. Una donna nigeriana, infatti, è riuscita a partorire sua figlia una volta giunta sull'isola, aiutata dal medico che in tutti questi anni ha sempre accolto e curato i migranti sbarcati a Lampedusa, nonostante l'ospedale dell'isola - come lamentano da tempo i lampedusani - sia poco attrezzato, e sia anche stato chiuso il reparto di ostetricia. Pietro Bartolo, il medico, è tra l'altro specializzato in ginecologia. E ieri si è trovato ad affrontare un parto molto duro. Perché sì, è andato tutto bene, alla fine. Ma non è che una traversata di tre giorni non abbia influito sul decorso del parto: la bimba ha rischiato di morire, e il racconto del travaglio è drammatico. "È stato un parto molto travagliato e la piccola ha rischiato di morire soffocata perchè aveva due giri di cordone ombelicale al collo che le impedivano di venire alla luce", ha racccontato Bartolo. "La donna aveva rotto le acque almeno 48 ore prima e il liquido era già verde, quindi la bimba era davvero molto sofferente con il rischio imminente di morire perchè i battiti del cuore erano ormai quasi inesistenti. Ho dovuto accelerare al massimo il parto naturale, visto che nel nostro poliambulatorio non esiste una sala operatoria e dunque non si può fare il parto cesareo". "Così mi sono rimboccato le maniche -racconta ancora il dottor Bartolo- e ho fatto una incisione alla giovane madre che era già molto dilatata". Dopo un travaglio interminabile la piccola è venuta alla luce. "L'abbiamo immediatamente rianimata - dice ancora il medico - somministrandole dopo la nascita ossigeno per permetterle di sopravvivere". La mamma ha fatto sapere che la bambina si chiamerà Gift, dono.
Il corridoio del Pam. intanto in Libia la situazione è in condizione di stallo, e il simbolo di questa impasse è la città di Misurata, dove i razzi di Gheddafi continuano a cadere senza che le forze della Nato riescano ad incidere. I civili sono intrappolati, lì come altrove. Ma di corridoio umanitari per permettergli di fuggire in sicurezza ancora non se ne vedono. Ieri il World Food Program dell'Onu è finalmente riuscito a organizzarne uno nella zona occidentale. Otto convogli sono partiti carichi di 240 tonnellate di farina e 9,1 tonnellate di boscotti ad alto contenuto energetico utili a sfamare 50 mila persone. per trenta giorni.Sono passati da Ras Jedir, lo stesso "valico" al confine con la Tunisia da cui, in questo mese, sono passate più di 200 mila persone. "Assicurarsi questo corridioio umanitario è il primo passo essenziale per raggiungere migliaia di persone affamate colpite dal conflitto, in particolare donne, bambini e anziani le cui scorte alimentari vanno esaurendosi in modo molto preoccupante", ha detto Josette Sheeran, direttore esecutivo dell'agenzia Onu che ha sede a Roma. Le razioni alimentari saranno distribuite dalla Mezza Luna islamica libica -con cui il Wfp ha firmato sabato scorso un accordo per la collaborazione operativa- alla popolazione, in particolare donne e bambini a Tripoli, Zintan, Yefrin, Nalut, Mezda, Al Reiba e Al Zawia.
Boniver: "Lavoriamo a corridoio umanitario". Anche le forze della Nato si sarebbero decise a fare qualcosa per organizzare un corriodio umanitario che metta in salvo i civili. "Ci stiamo lavorando", ha assicurato ieri la presidente del Comitato Schengen Margherita Boniver. "Il governo italiano insieme, tra gli altri, all'Onu sta studiando la realizzazione di un corridoio umanitario per alleggerire la drammatica situazione nella città di Misurata sulla quale continuano a cadere i razzi che Gheddafi lancia da quaranta chilometri di distanza insieme alle bombe a grappolo: bisogna aiutare le persone in fuga e metterle al riparo dalle armi del rais", ha spiegato al termine dell'incontro con il presidente del consiglio nazionale transitorio libico Mustafà Jalil. Ma dalle sue parole si intuisce che uno dei problemi sul tavolo è che un corridoio umanitario stimolerebbe anche l'affluso di persone in Europa: "I ribellì vorrebbero anche l'apertura di un altro corridoio umanitario verso la Tunisia, per farci scorrere i numerosi stranieri - soprattutto egiziani e tunisini - che lavoravano in Libia da prima dell'inizio dei bombardamenti. È una emergenza migratoria - ha aggiunto Boniver - alla quale si somma, adesso, la tragedia umanitaria: il clima in Libia, ci ha detto Jalil, è di assoluta incertezza, e vorrebbero che i bombardamenti fossero intensificati perché non si vedono progressi soprattutto dal punto di vista politico. Si lavora, comunque, all'ipotesi di esilio per Gheddafi e la sua famiglia verso un paese africano ancora non identificato".
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c'è una cosa che non comprendo nel suo ragionamento : cosa le fa credere che i "giovani leoni", una volta in Italia, seguiranno la sua idea e non preferiranno imporre una che fa comodo a loro ?
Perchè, una volta raggiunto un certo numero, non dovrebbero preferire uno Stato con regole più simili a quelle che conoscono.
Gli immigrati hanno la tendenza a riprodurre modelli comportamentali ancora più conservatori di quelli lasciati in patria.
Cosa le fa pensare che gente allevata nella cultura della tribù (somali, libici,...etc), la quale prevale su quella dello Stato, dovrebbe seguirla nelle sue fantasie politiche ?
In Gran Bretagna i pakistani hanno ottenuto la possibilità di applicare la sharia nei rapporti interni alla loro comunità.
Caro Mariani, lei sogna la nostra auto-distruzione collettiva.
No grazie ! 21-04-2011 09:31 - alvise
Benvenuti fratelli africani.
Si svuotino le prigioni del Raiss.
Si svuotino le sedie di Montecitorio.Tutti in festra,arrivano i nuovi giovani leoni dell'Africa e se ne vanno i vecchi scacarcioni, che siedono su le sedie di quel parlamento che non serve più!
Autogestione del paese!
Case scuole e ospedali,dobbiamo gestirli noi!
Neri che venite,aiutateci a forzare l'orizzonte! 20-04-2011 19:50 - maurizio mariani
c'è a vostro avviso un limite demografico, che possa fare da riferimento al numero di immigrati che possiamo ricevere in Italia ?
Oppure devono solo esserci frontiere aperte per chiunque, comunque a tempo indefinito ? 20-04-2011 13:10 - carlo