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Cristina Piccino
Il papa che non c'è
Il film di Nanni Moretti si apre con le immagini di repertorio dei funerali di papa Wojtyla, il vento che solleva le vesti dei prelati in piazza San Pietro, la bara di legno spoglia, il rito al suo punto più alto di concentrazione. Nelle immagini che invece «ricostruiscono» l'attesa del nuovo papa, come ormai sappiamo fuggito perché in crisi rispetto al ruolo a cui è stato chiamato, si vedono invece i fedeli, i «papaboys e girls in attesa, figure anch'esse di un rito sacro e insieme pagano in cui la preghiera si mischia alle canzoni con la chitarra, ai rosari profumati venduti la notte, alle candele accese con amore...
La beatificazione di Wojtyla è stata fissata per il 1 maggio. Roma sarà invasa, complice il «ponte» di papaboys festanti, qualcuno di nuova generazione, altri nostalgici della loro giovinezza, di quei giorni passati pregando, era il 2005 per il papa morente. Forse è l'unico spunto di «cronaca» religiosa in Habemus Papam.
Da subito si è pensato (o si è voluto pensare?) che Habemus Papam è un film «sulla» chiesa, lo ha dimostrato anche la presenza alla proiezione per la stampa di molti «vaticanisti» dei quotidiani. Per carità, idea legittima visto il titolo, che però bastano pochi minuti di film a smentire. Anche se le smanie di protagonismo di alcuni (vedi le associazioni che invitano al boicottaggio) non si è ovviamente acquietata. Anzi.
Quell'inizio «reale», d'archivio, è pura finzione, un trucco, qualcosa che svia la nostra attenzione un po' come accade ai cardinali durante la partita a carte con lo psicanalista, lo stesso Moretti, chiamato a curare il blocco del neo pontefice. E al tempo stesso dichiara in poche sequenze il centro del film, la distanza tra potere e realtà, nel caso i fedeli che rimangono fuoricampo.
Habemus Papam infatti non è nel modo più assoluto un film sulla chiesa, su questo o quell'altro papa, sui temi che riguardano la fede. Anche se tutto questo c'è perché il film di Moretti pone un interrogativo sul senso che oggi hanno le forme e l'esercizio del potere, sulla rappresentanza, come dialogare con la realtà, a quali parole, riferimenti, categorie del pensiero appellarsi. La Chiesa è lì perché quella del papa è la figura più compiuta di chi sta in alto, potere e autorità insieme, investitura umana e divina: di più non si può, eppure è proprio a quell'altezza, in quel vertice, che il potere può collassare.
Pertanto la figura del papa garantisce la prospettiva di una lettura aperta, non limitata alla «contingenza» di questo o quel partito, questo o quell'altro leader, e permette a tutti di chiedersi cosa c'è, e cosa ci sarà, dietro alla finestra vuota (se pensiamo disperatamente vuota) che lascia il papa Melville prendendo atto della propria inadeguatezza. E soprattutto dell'inadeguatezza del suo ruolo, all'interno di una forma che, appunto, sempre più non risponde alla frammentarietà anch'essa disperata del mondo contemporaneo.
È molto forte questa riflessione, perché di fronte all'impotenza del potere, e alla sua fragilità, c'è anche la nostra con cui fare i conti. Riguarda il pensiero, il nostro parlare, il fare degli intellettuali e degli artisti, non solo dei politici o delle massime autorità. Una distanza enorme, come è enorme questa inadeguatezza.
Ma, ovviamente, siamo in Italia, la polemica non poteva mancare. Hanno cominciato, si diceva i soliti oltranzisti, continua ieri Avvenire, il quotidiano cattolico nella persona del suo direttore, Marco Tarquinio. Che attacca Fabio Fazio e Che tempo fa per la trasmissione di domenica scorsa in cui era ospite Nanni Moretti.
Fazio ha chiesto a Moretti cosa ne pensava dell'invito al boicottaggio lanciato sulle colonne del giornale cattolico dal vaticanista Salvatore Izzo, che peraltro non lo aveva visto. Moretti risponde giustamente con l'invito a vederlo prima di giudicare.
Tarquinio - che il film fino a ieri non lo ha visto manco lui - ha puntualizzato che quella non era la posizione del giornale, che loro hanno solo ospitato un intervento, e che Fazio non gli ha garantito un contraddittorio.
Tutto ciò si commenta da sé a proposito dell'«inadeguatezza» di cui ci dice il film: come si fa a dare voce a una proposta di boicottaggio contro qualcosa che non si conosce? - mi viene in mente una battuta morettiana tipo: «Mi si nota di più se vado o se non vado?» Vabbè.
È intervenuta anche la Cei (Conferenza episcopale italiana) definendo Habemus Papam : «Preoccupato più di divertirsi che di riflettere. Il regista manovra con disinvoltura le sue pedine ... chiudendo il cerchio in un'amara soluzione finale». Legittimo come ogni altra critica.
Il fatto è che se parla la chiesa su un film che ha nel manifesto l'immagine di un papa diventa subito «scandalo». E torniamo all'inizio, a quell'idea che il film deve essere un film sulla chiesa. Non lo è. Tranne per quanto riguarda l'impotenza del potere da cui anche la Chiesa, come altre istituzioni, non è esente.
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Magari li facessero ! 22-04-2011 08:01 - antonio -+caserta
Dal tono delle reazioni della stampa cattolica - ma anche di alcuni commenti incredibili che il manifesto pubblica - sembra che Moretti abbia davvero fatto 'centro', cioe' sara' attaccato da una destra e da una certa ‘sinistra’ entrambe isteriche, impazienti e ignoranti.
Intanto, visto che il caimano si e’ avverato - coi processi e attacchi sovversivi di Berlusconi e della sua orda, - forse avremo un giorno… un papa debole e umano. L’emergenza italiana pero’ continua, caro Moretti. 21-04-2011 21:06 - maurizia n.
Ma se invece di fare due feste,se ne facesse una sola?
Diamo una chitarra ai preduncoli e qualche rosario ai nostri compagni.
Sai che bella storia sconvoltona che avremmo sui prati di San Giovanni.
Fumo di incenso e di mariuana.
Altro che sballo...! 21-04-2011 10:16 - maurizio mariani
Ho visto il film di Moretti, che mi è parso ironico, centrato e piacevole, insomma meno “intellettualoide” del suo solito. Tuttavia, tale film non è affatto un film contro la Chiesa, il Papa o le gerarchie ecclesiastiche: tocca, semmai, il tema molto più generale del senso della propria inadeguatezza di fronte ad un ruolo molto importante (nel caso di un eventuale papato, a dir poco gigantesco e quasi sovrumano, vista l’ enorme influenza di tale figura!); questo senso di limitatezza ed inadeguatezza può colpire chiunque, candidati Papa compresi, ma anche in tutt’ altro contesto.
Forse l’ unica accusa che si potrebbe muovere a Moretti è d’ aver “cavalcato” un tema mediaticamente molto pagante, per ottenere l’ attenzione generale dell’ opinione pubblica e dei media... Insomma, d’ aver fatto un’ operazione un po' furba che sicuramente pagherà molto bene al botteghino.
Per il resto, invece, il film diverte e fa pensare. Di sicuro i temi toccati, ma si dovrebbe dire più correttamente solo abbozzati e non completamente sviluppati, s’ intersecano anche con la scienza psicologica, di cui Moretti pare essere un fan o almeno un appassionato, creando un divertente mix tra “sacro” e “profano” che è in grado di generare notevoli cortocircuiti, che fanno anche pensare e meditare.
La prospettiva di Moretti, ovviamente, è quella del non credente; tuttavia, pretendere da lui medesimo una qualche forma d’ adesione e/o condivisione col punto di vista della fede e dei fedele a me, come credo a chiunque altro, sembrerebbe eccessivo se non persino scorretto.
In conclusione, non vorrei che si debba per forza cadere, da entrambe le parti, nella solita trappola un po’ ovvia e scontata dell’ inevitabile ed eterna, quanto stantia, contrapposizione tra credenti e laici /atei: nel caso in specie, a me sembra, ciò non avrebbe alcun senso e non sarebbe minimamente giustificato dal film stesso... 21-04-2011 09:57 - Fabio Vivian
Sceglie questo gradiente lo spento mattatore Moretti, uniformandosi, anziché levando il grido della vergogna dello stupro sistematico di migliaia di vittime bambine, protraendo quel silenzio globale che ha cancellato l'orrore della pedofilia ecclesiastica assunta a metodo, a dominio e pratica, di una chiesa carnefice nella propria aia, che in un anno soltanto ha cancellato sue colpe e responsabilità.
Grande occasione persa per un film su di un dramma epocale di proporzioni colossali, di inaudita gravità e capillarità planetaria. L'oscurantismo che coraggiosamente Micromega assegna a Wojtyła, induce a schierarsi, a denunciare e intervenire.
Se non millantiamo di stare da una parte, ma ci stiamo veramente, possiamo e dobbiamo soltanto e sempre difenderla, come sempre difenderemo i più deboli, i vinti e i perseguitati. Siamo scomodi caro Moretti perché ai girotondi preferiamo i tamburi della FIOM e al vagheggio pseudo intimista di questo film rispondiamo che è giunta l’ora di denunciare l’orrore dell’abominevole violenza perpetrata impunemente all’ombra della sacrestia.
gianni peteani 21-04-2011 01:01 - gianni peteani