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FUORIPAGINA
20/04/2011
  •   |   Cristina Piccino
    Il papa che non c'è

    Il film di Nanni Moretti si apre con le immagini di repertorio dei funerali di papa Wojtyla, il vento che solleva le vesti dei prelati in piazza San Pietro, la bara di legno spoglia, il rito al suo punto più alto di concentrazione. Nelle immagini che invece «ricostruiscono» l'attesa del nuovo papa, come ormai sappiamo fuggito perché in crisi rispetto al ruolo a cui è stato chiamato, si vedono invece i fedeli, i «papaboys e girls in attesa, figure anch'esse di un rito sacro e insieme pagano in cui la preghiera si mischia alle canzoni con la chitarra, ai rosari profumati venduti la notte, alle candele accese con amore...
    La beatificazione di Wojtyla è stata fissata per il 1 maggio. Roma sarà invasa, complice il «ponte» di papaboys festanti, qualcuno di nuova generazione, altri nostalgici della loro giovinezza, di quei giorni passati pregando, era il 2005 per il papa morente. Forse è l'unico spunto di «cronaca» religiosa in Habemus Papam.
    Da subito si è pensato (o si è voluto pensare?) che Habemus Papam è un film «sulla» chiesa, lo ha dimostrato anche la presenza alla proiezione per la stampa di molti «vaticanisti» dei quotidiani. Per carità, idea legittima visto il titolo, che però bastano pochi minuti di film a smentire. Anche se le smanie di protagonismo di alcuni (vedi le associazioni che invitano al boicottaggio) non si è ovviamente acquietata. Anzi.
    Quell'inizio «reale», d'archivio, è pura finzione, un trucco, qualcosa che svia la nostra attenzione un po' come accade ai cardinali durante la partita a carte con lo psicanalista, lo stesso Moretti, chiamato a curare il blocco del neo pontefice. E al tempo stesso dichiara in poche sequenze il centro del film, la distanza tra potere e realtà, nel caso i fedeli che rimangono fuoricampo.
    Habemus Papam infatti non è nel modo più assoluto un film sulla chiesa, su questo o quell'altro papa, sui temi che riguardano la fede. Anche se tutto questo c'è perché il film di Moretti pone un interrogativo sul senso che oggi hanno le forme e l'esercizio del potere, sulla rappresentanza, come dialogare con la realtà, a quali parole, riferimenti, categorie del pensiero appellarsi. La Chiesa è lì perché quella del papa è la figura più compiuta di chi sta in alto, potere e autorità insieme, investitura umana e divina: di più non si può, eppure è proprio a quell'altezza, in quel vertice, che il potere può collassare.
    Pertanto la figura del papa garantisce la prospettiva di una lettura aperta, non limitata alla «contingenza» di questo o quel partito, questo o quell'altro leader, e permette a tutti di chiedersi cosa c'è, e cosa ci sarà, dietro alla finestra vuota (se pensiamo disperatamente vuota) che lascia il papa Melville prendendo atto della propria inadeguatezza. E soprattutto dell'inadeguatezza del suo ruolo, all'interno di una forma che, appunto, sempre più non risponde alla frammentarietà anch'essa disperata del mondo contemporaneo.
    È molto forte questa riflessione, perché di fronte all'impotenza del potere, e alla sua fragilità, c'è anche la nostra con cui fare i conti. Riguarda il pensiero, il nostro parlare, il fare degli intellettuali e degli artisti, non solo dei politici o delle massime autorità. Una distanza enorme, come è enorme questa inadeguatezza.
    Ma, ovviamente, siamo in Italia, la polemica non poteva mancare. Hanno cominciato, si diceva i soliti oltranzisti, continua ieri Avvenire, il quotidiano cattolico nella persona del suo direttore, Marco Tarquinio. Che attacca Fabio Fazio e Che tempo fa per la trasmissione di domenica scorsa in cui era ospite Nanni Moretti.
    Fazio ha chiesto a Moretti cosa ne pensava dell'invito al boicottaggio lanciato sulle colonne del giornale cattolico dal vaticanista Salvatore Izzo, che peraltro non lo aveva visto. Moretti risponde giustamente con l'invito a vederlo prima di giudicare.
    Tarquinio - che il film fino a ieri non lo ha visto manco lui - ha puntualizzato che quella non era la posizione del giornale, che loro hanno solo ospitato un intervento, e che Fazio non gli ha garantito un contraddittorio.
    Tutto ciò si commenta da sé a proposito dell'«inadeguatezza» di cui ci dice il film: come si fa a dare voce a una proposta di boicottaggio contro qualcosa che non si conosce? - mi viene in mente una battuta morettiana tipo: «Mi si nota di più se vado o se non vado?» Vabbè.
    È intervenuta anche la Cei (Conferenza episcopale italiana) definendo Habemus Papam : «Preoccupato più di divertirsi che di riflettere. Il regista manovra con disinvoltura le sue pedine ... chiudendo il cerchio in un'amara soluzione finale». Legittimo come ogni altra critica.
    Il fatto è che se parla la chiesa su un film che ha nel manifesto l'immagine di un papa diventa subito «scandalo». E torniamo all'inizio, a quell'idea che il film deve essere un film sulla chiesa. Non lo è. Tranne per quanto riguarda l'impotenza del potere da cui anche la Chiesa, come altre istituzioni, non è esente.

     

     


I COMMENTI:
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  • e se anche lo fosse, dove sta il problema ?
    Magari li facessero ! 22-04-2011 08:01 - antonio -+caserta
  • E' un film particolare sul potere e sulla responsabilità in contro tendenza rispetto al rampantismo odierno berlusconizzato anche a sinistra. Il Papa e i Cardinali sono visti nella loro quotidianità e quindi nella loro fragilità umana. Migliore la prina parte, nella seconda si attendeva qualche battuta memorabile, cmq bello. 21-04-2011 21:19 - giancarlo sartoretto
  • Moretti e’ un cineasta saggista e come tale costruisce argomenti di etica e costume attraverso i suoi personaggi, le sue storie, I luoghi italiani che rappresenta- e sempre ‘firma’ con la sua coraggiosa presenza.
    Dal tono delle reazioni della stampa cattolica - ma anche di alcuni commenti incredibili che il manifesto pubblica - sembra che Moretti abbia davvero fatto 'centro', cioe' sara' attaccato da una destra e da una certa ‘sinistra’ entrambe isteriche, impazienti e ignoranti.
    Intanto, visto che il caimano si e’ avverato - coi processi e attacchi sovversivi di Berlusconi e della sua orda, - forse avremo un giorno… un papa debole e umano. L’emergenza italiana pero’ continua, caro Moretti. 21-04-2011 21:06 - maurizia n.
  • Lo spocchioso Moretti che si soffiava il naso mentre Monicelli parlava dicendogli che i suoi film non erano cosi' innovativi, ora gioca con "le pedine" sacre dei palazzi vaticani, senza toccare nulla delle porcellane nere, e soprattutto senza farne cadere mai nessuna. Insomma un film inutile per un regista che si autoalimenta e autoincensa. Onanismo puro. 21-04-2011 18:31 - VOGLIO CB
  • Le critiche sono del tutto legittime, cosi' come le critiche delle critiche. Mi pare che le critiche di Avvenire siano state fatte prima dell'uscita del film, quasi a metter le mani avanti. Non capisco proprio la ragione. E' banale, no? Guardatevi il film e poi dite quello che vi pare. Adesso il film e' uscito e leggo ancora da parte della CEI dei giudizi che francamente dimostrano un scarsa intelligenza. Cosa si aspettavano da Moretti ? Una messa cantata? E' ovvio che e' un laico, magari ateo ed ha una sua visione che non potra' mai essere quella della CEI, meno che mai compiere quel che la CEI sembra chiedere all'industria dello spettacolo, cioe' una sorta di proselitismo che evidentemente non sono piu' in grado di assolvere. Un onorevole silenzio e' meglio di una solenne minch...ta , e penso che la CEI ha perso questa occasione per tacere. 21-04-2011 17:52 - Giuseppe
  • Se a un artista non è permesso di esprimersi anche in modo spinto, dissacrante in quel paese non c'è libertà, non c'è dermocrazia! 21-04-2011 12:46 - Gromyko
  • Il 1 Maggio,ci saranno i compagni con le chitarre e i pretini con i rosari.
    Ma se invece di fare due feste,se ne facesse una sola?
    Diamo una chitarra ai preduncoli e qualche rosario ai nostri compagni.
    Sai che bella storia sconvoltona che avremmo sui prati di San Giovanni.
    Fumo di incenso e di mariuana.
    Altro che sballo...! 21-04-2011 10:16 - maurizio mariani
  • A parte che non ho letto ne sentito tutte queste polemiche da parte della Chiesa e più in generale dei cattolici versus il film di Moretti! Non penso, infatti, che basti qualche articolo isolato per ipotizzare un inesistente ostracismo da parte delle gerarchie ecclesiastiche e/o dei credenti.
    Ho visto il film di Moretti, che mi è parso ironico, centrato e piacevole, insomma meno “intellettualoide” del suo solito. Tuttavia, tale film non è affatto un film contro la Chiesa, il Papa o le gerarchie ecclesiastiche: tocca, semmai, il tema molto più generale del senso della propria inadeguatezza di fronte ad un ruolo molto importante (nel caso di un eventuale papato, a dir poco gigantesco e quasi sovrumano, vista l’ enorme influenza di tale figura!); questo senso di limitatezza ed inadeguatezza può colpire chiunque, candidati Papa compresi, ma anche in tutt’ altro contesto.
    Forse l’ unica accusa che si potrebbe muovere a Moretti è d’ aver “cavalcato” un tema mediaticamente molto pagante, per ottenere l’ attenzione generale dell’ opinione pubblica e dei media... Insomma, d’ aver fatto un’ operazione un po' furba che sicuramente pagherà molto bene al botteghino.
    Per il resto, invece, il film diverte e fa pensare. Di sicuro i temi toccati, ma si dovrebbe dire più correttamente solo abbozzati e non completamente sviluppati, s’ intersecano anche con la scienza psicologica, di cui Moretti pare essere un fan o almeno un appassionato, creando un divertente mix tra “sacro” e “profano” che è in grado di generare notevoli cortocircuiti, che fanno anche pensare e meditare.
    La prospettiva di Moretti, ovviamente, è quella del non credente; tuttavia, pretendere da lui medesimo una qualche forma d’ adesione e/o condivisione col punto di vista della fede e dei fedele a me, come credo a chiunque altro, sembrerebbe eccessivo se non persino scorretto.
    In conclusione, non vorrei che si debba per forza cadere, da entrambe le parti, nella solita trappola un po’ ovvia e scontata dell’ inevitabile ed eterna, quanto stantia, contrapposizione tra credenti e laici /atei: nel caso in specie, a me sembra, ciò non avrebbe alcun senso e non sarebbe minimamente giustificato dal film stesso... 21-04-2011 09:57 - Fabio Vivian
  • Dopo lunga attesa è finalmente arrivato sugli schermi italiani il suo film Habemus Papam. Le opere di Moretti non si godono, si subiscono. Come un fastidioso ma inevitabile disturbo passeggero, oppure come una piccola punizione. Non dico che il film Habemus Papam non abbia dei lati positivi. Tutte le sequenze nelle quali appare l’attore francese Michel Piccoli (86 anni) nella parte del cardinal Melville eletto Papa suo malgrado che tenta la fuga vestito in borghese per le vie di Roma, sono molto saporite e divertenti. Le cose vanno peggio quando sullo schermo appare lo stesso Nanni Moretti il quale si è ritagliato uno spazio enorme interpretando un improbabile psicanalista, che ripete continuamente “Sono il più bravo, tutti mi dicono che sono il più bravo, e sarà anche vero, ma che razza di noia !” Forse nel film ha voluto psicanalizzare se stesso, ma è riuscito ad annoiare anche il sottoscritto. Certo che Nanni Moretti deve essere proprio uno stronzo. La stronzaggine è una qualità indifferente all’appartenenza politica. Considero Nanni Mortetti l’equivalenti di sinistra di quello cheVittorio Sgarbi è per la destra, Bravissimo, ma dal punto di vista umano una vera merda. Detto questo, posso dire che il film è abbastanza apprezzabile, perché può essere letto a diversi livelli anche come puro divertimento. I film ambientati nella Città del Vaticano ne sono stati fatti a bizzeffe, ultimi i polpettoni fantascientifici di Ron Howard Il Codice Da Vinci (2006) e Angeli e Demoni (2009), tratti dai romanzi di Dan Brown. Ma quelli erano talmente paradossali e fuori dalla realtà da sfiorare l’umorismo involontario. Più interessante il vecchio film americano di Michael Anderson del 1968 intitolato L'uomo venuto dal Kremlino (Nei panni di Pietro) che prevedeva con 10 anni di anticipo l’elezione di un Papa proveniente dall’Europa orientale . In esso un arcivescovo russo (Anthony Quinn) dopo vent’anni di prigionia diventava cardinale e veniva eletto papa, ma nel momento della prima apparizione al pubblico annunciava di voler vendere tutti i beni materiali della Chiesa per sfamare le popolazioni del Terzo Mondo. Finale troppo rivoluzionario per un’opera abbastanza convenzionale e mediocre. Dicono che anche Papa Luciani nel 1978 volesse fare qualcosa del genere. Per questo si sussurra che è morto dopo solo un mese di pontificato perché qualcuno gli ha messo il cianuro nel dentifricio. Ma basta digressioni, e torniamo a Nanni Moretti, che aveva in progetto la realizzazione di questo film già da alcuni anni. Purtroppo Habemus Papam ha faticato a trovare finanziamenti in Italia, ed è stato realizzato prevalentemente con i soldi francesi, circa 8 milioni di Euro. Gli Italiani sono molto tolleranti con i “ Bunga-Bunga” del premier Silvio Berlusconi, ma diventano estremamente bigotti quando si tocca la religione di Stato. Così Moretti è stato costretto ad andare a raccattare soldi in Francia, perché la sua Sacher Film da sola non ce la faceva. Le parti più costose del film sono state le ricostruzioni a Cinecittà della Cappella Sistina, della facciata della Basilica di S. Pietro e delle Stanze Vaticane. Non capisco l’ostilità delle gerarchie ecclesiastiche che hanno vietato l’accesso della troupe di Moretti in tutti i luoghi santi. Potevano risparmiarsi la fatica. Il film di Moretti non è antireligioso, e nemmeno anticlericale. Che cosa c’è di male nel mostrare un gruppo umanissimi cardinali che per passare il tempo si mettono a giocare a pallavolo ? Nanni Moretti non ha mai nascosto a nessuno di essere assolutamente ateo. Strano che proprio da lui provenga un’opera che guarda alla Chiesa in maniera abbastanza preoccupata e comprensiva. Quel vuoto di potere rappresentato dal balcone vuoto con tanto di tendoni rossi sventolanti, dopo il che nuovo Papa è fuggito urlando inorridito alla vista della folla in attesa, mi ha impressionato profondamente. Secondo me nel film Habemus Papam il regista ha voluto mettere l’accento sull’incertezza del futuro e sulla confusione del presente con non risparmiano nemmeno la Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana. AMEN. 21-04-2011 09:57 - gianni
  • Nel dilavamento della spoliticizzazione e dell'annientamento ideologico il cinema può e deve essere politico. Laddove la politica dovrebbe costituire Società e sua morale amministrazione civile. Trovo in quest'ottica inutile e menzognera la scelta prospettica di Moretti che allineandosi al verbo del silenzio, considera adeguato costruire uno pseudo pamphlet sui dubbi terreni, sull'incerta consapevolezza di un uomo investito dalla massima carica mistificatoria: il divenir Papa.
    Sceglie questo gradiente lo spento mattatore Moretti, uniformandosi, anziché levando il grido della vergogna dello stupro sistematico di migliaia di vittime bambine, protraendo quel silenzio globale che ha cancellato l'orrore della pedofilia ecclesiastica assunta a metodo, a dominio e pratica, di una chiesa carnefice nella propria aia, che in un anno soltanto ha cancellato sue colpe e responsabilità.
    Grande occasione persa per un film su di un dramma epocale di proporzioni colossali, di inaudita gravità e capillarità planetaria. L'oscurantismo che coraggiosamente Micromega assegna a Wojtyła, induce a schierarsi, a denunciare e intervenire.
    Se non millantiamo di stare da una parte, ma ci stiamo veramente, possiamo e dobbiamo soltanto e sempre difenderla, come sempre difenderemo i più deboli, i vinti e i perseguitati. Siamo scomodi caro Moretti perché ai girotondi preferiamo i tamburi della FIOM e al vagheggio pseudo intimista di questo film rispondiamo che è giunta l’ora di denunciare l’orrore dell’abominevole violenza perpetrata impunemente all’ombra della sacrestia.
    gianni peteani 21-04-2011 01:01 - gianni peteani
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