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Geraldina Colotti
L'ultimo saluto a Vik
Un fiore, una kefia, una bandiera palestinese. Centinaia di persone hanno accolto così ieri sera il feretro di Vittorio Arrigoni, l'attivista ucciso una settimana fa a Gaza da un gruppo di «salafiti» palestinesi dopo un sequestro lampo. Il feretro, proveniente dall'Egitto, è stato atteso per ore dagli attivisti. «Grazie Vik» diceva la scritta sulle magliette indossate da tanti ragazzi. Gli attivisti hanno raggiunto la pista a bordo di pullman o treni, provenienti da Roma ma non solo. «Io - dice sul pullman Alessandra, che ha al collo un foulard con i colori della pace - sono venuta da Napoli insieme ad altre tre amiche, ci è sembrato giusto portare un saluto a una voce libera, che leggevamo sui blog o sul manifesto. Ora - aggiunge commossa - non bisogna distogliere l'attenzione dal dramma della Palestina».
Seduto di fronte a lei Riccardo, un signore con i capelli grigi, alza la testa dal suo romanzo: «Vittorio era una persona indipendente e per questo scomodo. Adesso i suoi assassini sono quasi tutti scomparsi, e c'era da aspettarselo, così sarà più difficile scoprire quale intreccio di interessi abbia portato a ucciderlo. Vittorio - aggiunge - era un pacifista vero che costruiva la pace in modo concreto. Dovremmo chiedere che gli venga dedicata una via o una piazza di Roma». Poco distante, una giovane coppia si abbraccia, triste. Lei, Tiziana, dice di aver conosciuto Arrigoni tramite il suo blog, di aver discusso a lungo con lui di Palestina: «È troppo facile - afferma - fare denunce da casa senza mettersi in gioco, senza agire. Vittorio invece aveva il coraggio delle sue azioni».
Poco distante, Himaley, giovanissimo, originario del Nepal, viene da Roma «per dare un ultimo saluto a un uomo che non è morto, ma continua a vivere nei nostri cuori, chi pensava di eliminarlo ha fatto un errore, perché se prima lui agiva in un solo luogo, la Palestina, adesso vivrà nell'esempio dei molti che proseguiranno sulla sua strada, in tutto il mondo». Vicino all'uscita, un gruppetto discute: «Una vergogna che non ci sia nessuna presenza ufficiale - dice una donna - questo governo celebra i propri mercenari ma non si degna di omaggiare un grande italiano che ha portato nel mondo un messaggio di pace». Interviene Patrizia Cecconi, presidente degli Amici della Mezzaluna rossa : «Non sono d'accordo, che vadano ad accompagnare i propri mercenari, non avrebbero posto qui. Chiunque abbia stretto il cappio intorno al collo di Vittorio, il suo omicidio fa gioco a Israele e ai nemici del popolo palestinese». Nel piazzale dell'aeroporto un gruppo regge un'enorme bandiera palestinese in cui sono raccolti fiori e frasi di omaggio al pacifista. Intorno le associazioni palestinesi, i giovani musulmani. Abu Omar, della comunità palestinese, ha «il cuore spezzato» per aver perso un fratello. «Vittorio - dice - era un pezzo della terra palestinese, inserito nel tessuto sociale, i contadini hanno pianto uno dei loro. Quando suo padre è stato male, gli ha chiesto di restare, ma lui ha risposto: «Tu qui hai qualcuno che ti cura, i palestinesi di Gaza non hanno nessuno». Elzir Izzeddim, a nome dell'Unione della comunità islamica in Italia, è venuto per «esprimere solidarietà alla famiglia di Arrigoni, nostro fratello e concittadino, chi lo ha ucciso non fa parte di noi e della nostra storia». Dello stesso tenore, le dichiarazioni di Mohammed Hannoun: «Siamo venuti per dire a Vittorio di scusarci per non aver saputo proteggerlo - dice - se avessimo potuto lo avremmo protetto coi nostri corpi e con quelli delle nostre famiglie, ora possiamo solo continuare anche per lui, caduto per la Palestina libera». Alessandra Mecozzi, della Fiom rinnova l'impegno a continuare sulla strada di Vittorio, riprendendo il suo lavoro e i suoi ideali per costruire una pace vera e una Palestina libera dall'occupazione. Nel nome di Vittorio partirà anche la missione di solidarietà internazionale della Freedom Flotilla che conferma la manifestazione del 14 maggio.
Valentina fa parte del gruppo Stop Agrexo, che partecipa alla campagna di boicottaggio dei prodotti delle colonie israeliane. Poi la folla tace e si avvicina ai cancelli da cui, verso le 21, appare il convoglio che porterà il feretro all'obitorio del Verano, dove ci sarà una fiaccolata per tutta la notte. C'è la compagna di Vittorio, il vicesindaco di Bulciago e quattro consiglieri, l'ambasciatore palestinese in Italia. Un giovane che regge la bandiera palestinese saluta a pugno chiuso. La folla intorno applaude e canta Bella ciao.
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Restiamo umani.
Pietà e fratellanza
tra angeli e belve.
Dai morti schermi:
“Chi va alla guerra sappia
che là si muore.”
Ma sulla viva
terra vivo per sempre
il dono resta. 21-04-2011 14:44 - PAOLO OTTAVIANI
Napolitano è peggio di Facta ed è peggiore di Berlusconi. Dovrebbe fare rispettare la Costituzione e manda "istruttori" armi, attrezzature tecnologiche, uso dei satelliti militari agli squadroni della morte che stanno distruggendo la nazione libica per conto dei francesi e degli inglesi e contro gli stessi interessi dell'Italia.
Non rispettare un trattato di pace per allinearsi alla cosa mafiosa internazionale della quale si fa parte disonora l'Italia e quanti la rappresentano.
Ma senza aiuto di nessuno la mamma di Vittorio ha inflitto uno schiaffo terribile almeno ad Israele rifiutando il transito della salma del figlio. Questa posizione brucia la faccia di Israele più di tante risoluzioni dell'ONU.
Pietro Ancona 21-04-2011 13:14 - pietro ancona