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Andrea Palladino
L'acqua pubblica Governo contro i referendum
Da diversi giorni circolano alcuni sondaggi che prevedono già oggi il superamento del quorum per i referendum sull'acqua, il nucleare e il legittimo impedimento. Ed è noto come palazzo Chigi sia particolarmente sensibile a certe notizie. L'offensiva del governo contro il voto popolare è dunque iniziata. Dopo la prima mossa sul nucleare - anticipata dalla moratoria di un anno, che non aveva eliminato la voglia di votare dopo Fukushima - ieri il ministro dello sviluppo economico Paolo Romani ha annunciato un intervento governativo sul tema delle risorse idriche, al fine di smontare anche il referendum sull'acqua pubblica. Il giorno prima Federutility - l'associazione di categoria che riunisce le società private che gestiscono l'acqua - spaventata dall'onda crescente di consenso sui referendum, aveva quasi implorato una mossa preventiva da parte dell'esecutivo. Lo scippo del voto, in definitiva, rimaneva l'ultima arma da usare per difendere i capitali speculativi pronti a conquistare l'acqua italiana.
Quale sia la posta in gioco lo spiegano i numeri della principale corporation dell'acqua, la romana Acea. Martedì scorso - mentre Federutility chiedeva l'intervento anti referendum - l'assemblea dei soci di Acea Ato 2 spa (la società che gestisce l'acqua nella provincia di Roma) annunciava l'utile record di 58,9 milioni di euro, per il solo 2010. Una cifra che colpisce, visto che lo scorso anno decine di comuni del Lazio serviti da Acea si sono trovati a far fronte all'emergenza arsenico, scoppiata dopo sei anni di deroghe e di mancati lavori. La provincia di Roma - che rappresenta la quota minoritaria dei comuni serviti - per il secondo anno aveva proposto di destinare metà dei dividendi agli interventi urgenti sulle reti idriche, ma la risposta dei principali soci (comune di Roma, Caltagirone e Suez) è stata netta: non se ne parla nemmeno. I profitti non si toccano, costi quel che costi. La cifra record di quasi 60 milioni di euro deriva direttamente dalla remunerazione del capitale garantita per legge fin dal 1994, quando la legge Galli introdusse la gestione industriale delle risorse idriche. Una legge che il secondo quesito presentato dai movimenti per l'acqua pubblica vuole abrogare, bloccando di fatto l'introduzione dei fondi speculativi nella gestione degli acquedotti.
Il mercato idrico italiano è dunque il vero tesoretto che Tremonti vorrebbe offrire sul mercato internazionale, dove le principali multinazionali dei servizi sono pronte ad allearsi con le società italiane specializzate in infrastruture. La privatizzazione ancora incompiuta che il decreto Ronchi punta ad ampliare in tutto il paese, insieme ai progetti nucleari e ad alcune grandi opere, è il vero motore del governo Berlusconi.
Il referendum sull'acqua non è un voto qualsiasi. All'appuntamento di giugno i movimenti sono arrivati con un milione e quattrocentomila firme, cifra record nella storia italiana. Dietro l'iniziativa referendaria c'è una rete di centinaia di comitati locali, con almeno cinque anni di mobilitazione capillare, continua, ormai strutturata. L'azzardo del governo è per questo ancora più rischioso: «Mentre tentano lo scippo del referendum sul nucleare - scippo tutto da verificare, visto che devono ancora pronunciarsi un ramo del Parlamento e la Corte di Cassazione - il governo e i poteri forti di questo Paese vogliono provare a fare lo stesso con i due referendum sull'acqua», è l'allarme che ieri ha subito lanciato il comitato referendario per i due si per l'acqua bene comune. «Alle tuonanti dichiarazioni di ieri del Presidente di Federutility, Roberto Bazzano, che ha chiesto espressamente un intervento legislativo per fermare i referendum sull'acqua - ha proseguito il comitato - ha risposto il ministro Romani con l'apertura a un approfondimento legislativo ad hoc».
Immediata la reazione anche del presidente dei Verdi Angelo Bonelli: «È in atto - ha dichiarato ieri - un gravissimo esproprio di democrazia e dei diritti che la Costituzione assegna ai cittadini attraverso lo strumento del referendum». Per Stefano Leoni del Wwf gli annunci di Federutility e del ministro Romani «confermano la convergenza tra interessi economici e politici nel far saltare, oltre a quello sul nucleare, anche il referendum sull'acqua».
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E' di questo che ha soprattutto paura il premier, sostenuto dai suoi leccaculo. Bisogna vigilare maggiormente e stare attenti. 23-04-2011 07:00 - gianni
Stanno smobilitando (espropriazione forzosa su base di una nuova filosofia del diritto e genesi normativa) il lavoro, la scuola, la sanità, l'acqua, la costituzione ormai vecchia e logora per le mire di potere dei sultanuccoli, la parità tra i cittadini.
Dovrebbe essere chiaro ormai che il ns stato di diritto stà lasciando il posto ad uno stato di prepotenza, sfrontatezza, di delitto e rapina del vivere civile. 22-04-2011 12:58 - Gromyko
Hanno paura della volontà popolare (che li va bene solo se drogata dai mass media di regime) e della partecipazione di milioni di cittadini che si riscoprono tali.
SI SCRIVE ACQUA MA SI LEGGE DEMOCRAZIA
Non ci possono sotrarre quello che non ci hanno dato.
MOBILITIAMOCI IN DIFESA DEI REFERENDUM SU ACQUA E NUCLEARE 22-04-2011 12:27 - Mattia Magagna
Nel caso del nucleare, una moratoria di un anno non è uguale a cancellare la legge, e quindi credo il referendum si farà lo stesso, però su questo dovrà decidere la consulta.
Aspettiamo e vediamo che succede. Male che vada possiamo sempre occupare piazza venezia come tunisini ed egiziani!! :) 22-04-2011 12:25 - Andrea