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FUORIPAGINA
23/04/2011
  •   |   Geraldina Colotti
    Venerdì di sangue In Siria è strage

    Almeno 112 morti, ieri, in Siria nel corso di diverse manifestazioni antigovernative che si sono svolte in varie città. Il bilancio più alto in cinque settimane di proteste. Secondo la Bbc, le forze di sicurezza hanno sparato sui dimostranti dopo la preghiera del venerdì, mentre l'agenzia ufficiale Sana ha sostenuto che la polizia si è limitata all'uso di gas lacrimogeni e idranti per «impedire scontri fra manifestanti e cittadini e proteggere la proprietà pubblica», e che solo «alcune persone» sono rimaste ferite.

    Secondo i dissidenti siriani sarebbero almeno 260 le persone che hanno perso la vita dall'inizio delle proteste contro il regime di Bashar al Assad. L'obiettivo dell'opposizione, ieri, era quello di unire i musulmani dopo la preghiera del venerdì e i cristiani nel venerdì santo per far sentire con «un unico cuore, un'unica voce» l'esigenza comune di ottenere le dimissioni del presidente Bashar Al-Assad. Ammar Qurabi, capo dell'Organizzazione nazionale per i diritti umani in Siria, ha denunciato anche la scomparsa di ventidue manifestanti e ha sostenuto invece che le forze di sicurezza siriane hanno sparato proiettili veri contro i dimostranti.


    Molte delle vittime si sono avute nel villaggio di Ezra e nel sobborgo di Douma della capitale Damasco, epicentro della contestazione lanciata il 15 marzo. Sempre secondo il racconto dell'opposizione, nella capitale, oltre 2000 persone hanno sfilato nel centro città gridando: «Libertà, libertà», e «il popolo siriano è uno», e ancora «con la nostra anima e il nostro sangue ci sacrificheremo per i martiri». Fra i manifestanti c'erano arabi, kurdi, e cristiani, tutti con la bandiera siriana. Altri reggevano striscioni con su scritto: «Arabi, siriani e kurdi contro la corruzione». Dopo aver sfilato davanti alla moschea Al-Hassan, nel quartiere di Midane, sono stati dispersi dalla polizia. Anche a Homs i manifestanti sarebbero stati dispersi a colpi d'arma da fuoco. Nel nord-est della Siria, hanno manifestato invece tra le 5.000 e le 6.000 persone.
    Sembra quindi caduto nel vuoto l'appello al dialogo lanciato dal presidente siriano che giovedì aveva tolto lo stato d'assedio, in vigore dall'arrivo al potere del partito Baath, nel 1963, e alleggerito la pressione securitaria. Assad aveva firmato tre decreti per l'abolizione dello stato d'emergenza, lo scioglimento del tribunale speciale che dal 1968 ha condannato a pene detentive numerosi dissidenti o sospettati di esserlo, e ha concesso ai siriani il diritto di manifestazione pacifica proibito da 48 anni. I gesti distensivi non hanno però convinto l'opposizione, che ha rinnovato su Facebook l'appello a manifestare.


    Al centro delle proteste, le altre leggi rimaste in vigore, che accordano alle forze di sicurezza ampi poteri e la presa del partito Baath sulla politica. Ad Hama - dove Hafez Al-Assad, padre di Bashar, aveva duramente represso una rivolta, provocando migliaia di morti nell'82 - i manifestanti hanno cercato di attaccare la sede del Baath, ma sono stati dispersi dalla polizia. Dopo la «carneficina di ieri - ha dichiarato alla stampa l'attivista Wissam Tarif, fondatore della Ong per i diritti umani Insan - il raìs si è tolto la maschera, e quei siriani fino a ieri scettici hanno capito che si tratta di riforme-farsa. La maggior parte del popolo ha perso fiducia in Bashar, che è un riformatore solo negli slogan del regime».
    Nella giornata di ieri, per la prima volta dall'inizio della protesta, i manifestanti hanno diffuso un documento firmato dai «Comitati locali per il coordinamento», che chiede un «cambiamento democratico del sistema politico». Un documento frutto di «discussioni e confronti via email, Facebook e Twitter tra giovani attivisti e oppositori politici in Siria e intellettuali all'estero». Uno scritto «aperto a suggerimenti e critiche da parte di tutte le anime del dissenso», che «non è stato elaborato da una ristretta cerchia di oppositori». E, secondo Tarif, dietro non vi sono «i Fratelli musulmani» come sostiene il governo, che denuncia ingerenze straniere dall'inizio delle rivolte.


    Un venerdì «non facile», secondo padre Paolo Dall'Oglio, gesuita e fondatore della Comunità monastica siro-cattolica di Deir Mar Musa. Per evitare la guerra civile - ha detto il religioso - «occorre trovare un accordo tra la maggioranza sunnita e le minoranze religiose ed etniche, un accordo basato su ciò che abbiamo in comune, ovvero la coscienza nazionale siriana e araba e la resistenza contro l'occupazione israeliana del territorio nazionale. In un certo senso - ha aggiunto - c'è una causa nazionale che va salvata». Per Dall'Oglio «la grande speranza è che il presidente Bashar al-Assad si metta alla guida di un deciso movimento per le riforme. Per lui si tratta di una sorta di esame di maturità. Spero che ce la faccia».
    La Casa Bianca, tramite Jay Carney, portavoce del presidente Usa Barack Obama, ha chiesto alla Siria di porre un termine alle violenze e di attuare le riforme promesse.


I COMMENTI:
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  • A Cesarino, ma l'hai letto l'articolo che ho suggerito oppure parli solo a vanvera.
    Quando si critica, bisogna argomentare. 25-04-2011 01:36 - Murmillus
  • Sarò anche brutto, Santopadre. Ma non sono il genere di lettore credulone a cui, probabilmente, sei abituato. Difatti sono un lettore del Manifesto, giornale che ha il merito, fra l'altro, di porsi ogni tanto qualche dubbio.

    Per cui se mi parli di "piogge di uranio impoverito su Tripoli" quando i responsabili di questa "pioggia" sono rappresentati da 6 A10 e da 4 AV8b mi devo chiedere quali iperbolici titoli avrai sparato ai tempi della guerra in Iraq, dove di questi aerei ne venivano impiegati almeno dozzine!

    Quanto ai Tomahawk... non tutti quelli lanciati sono armati a DU: per molti obiettivi servono altri tipi di testate.
    E quelli armati a DU non vengono certo usati per dar la caccia a singoli carri armati: sono armi specializzate nella distruzione di bunker molto protetti. Un genere di bersaglio piuttosto raro, che sicuramente non richiede l' uso di "centinaia" di armi di questo tipo.

    Per diversi motivi (fra cui non metterei la filantropia) l' uso di DU contro la Libia è limitato. Lo è rispetto alla Yugoslavia, all' Afghanistan e all' Iraq.
    Ed è per questo che i tuoi allarmi -quasi che ci trovassimo di fronte ad un'altra Guernica- suonano del tutto sproporzionati. 24-04-2011 23:54 - Galaverna
  • Completamente d'accordo con Casarino.

    Un paio di commenti che non riesco a trattenere...

    "[...] in Libia il golpe e' eterodiretto da ex funzionari libici coltivati in occidente, ed evidenzia il fatto di essere reazionario, forcaiolo, razzista verso gli immigrati. Inoltre viaggia sui bombardieri della Nato. Non mi sembra che Lenin abbia mai chiesto il bombardamento dei Mosca o di Pietrogrado alle potenze imperialiste, ne' abbia ricevuto fondi da esse..."

    È ovvio che a dirigere il "golpe", allo stato attuale, non possano essere che membri delle "classi dirigenti", ovvero ex-funzionari del regime gheddafiano. Data la struttura socio-economica libica, chi altri potrebbe assumersi il rischio di mettere in piedi una "rivoluzione" (vera o presunta che sia, fa poca differenza) verso un regime sostanzialmente totalitario, almeno quanto ai modi di gestione del potere politico, se non chi abbia fatto parte di quello stesso regime e abbia partecipato a quella medesima gestione? Ma soprattutto: chi altri sarebbe provvisto delle "competenze tecniche" (come agire / dove / con quali tempi / con quali obiettivi) per farlo?

    D'altronde, lo stesso padre di Lenin era un funzionario della burocrazia zarista (ispettore delle scuole pubbliche della provincia di Simbirsk), mentre la madre era un'insegnante: quindi la famiglia di Lenin si poteva a tutti gli effetti ritenere parte del "ceto medio" della Russia zarista (cfr. http://www.leninismo.it ). Dunque, in buona sostanza e semplificando un bel po', sul piano cetuale Lenin nel 1917 avrebbe benissimo potuto descriversi come un membro della "classe agiata" della Russia zarista. Ripeto: sto semplificando un bel po'...

    Secondo: quand'anche Lenin lo avesse voluto e lo avesse chiesto, con che cosa le "potenze imperialiste" dell'epoca avrebbero dovuto bombardare Mosca: con gli aquiloni?

    Nel 1917 le "grandi potenze", anche ammettendo che ne avessero ravvisato la necessità, non avrebbero avuto la minima possibilità d'intervenire "in appoggio" di una rivolta interna ad un grande stato come la Russia, che minacciava di trasformarsi in vera e propria rivoluzione (i.e. "cambio di regime"), senza schierare interi reggimenti ed eserciti: cioè, senza andarsi ad imbarcare in quella che a tutti gli effetti sarebbe stata una guerra di terra "convenzionale" contro l'esercito zarista. Non c'erano né bombardieri, né missili: quindi, anche se lo si fosse voluto, non ci sarebbe stata alcuna possibilità di intervenire "a sostegno" della rivoluzione bolscevica alla maniera in cui adesso si sta "appoggiando" l'insurrezione libica.

    Dunque, l'obiezione al paragone "rivoluzione bolscevica | 'rivoluzione' libica", almeno su questo piano - il piano empirico-fattuale - non sta in piedi.

    "In Siria la situazione e' confusa ma il programma sopra elencato e' democratico piccolo borghese, massimalista (si pone la caduta del regime come primo obiettivo e poi la lotta alla corruzione, una sorta di Dipietrismo locale)"

    ...hmmm.... orrendo dubbio: e se fosse PROPRIO QUESTO che i rivoltosi cercano? O per meglio dire: se fosse PRINCIPALMENTE QUESTA - e nessun'altra - la causa che ha scatenato le rivolte? La ricerca / il "desiderio" (se mi si passa questo termine, politologicamente del tutto impreciso, anche se piacerebbe molto a Ida Dominijanni ;) ) di un regime politico mediamente funzionante, mediamente democratico, con elezioni mediamente libere, e soprattutto con un livello di corruzione "tollerabile" e "controllabile", invece dell'attuale satrapia in cui mezza dozzina di ultra-privilegiati fanno il bello e il cattivo tempo mentre il popolo sta nella merda? Cioè, quello che noi - tutti noi: ma segnatamente la sinistra - non riusciamo più nemmeno ad immaginare di poter fare, tutti persi - come siamo - in questa eterna ed interminabile sequela di "disputationes" scolastiche sulla forma delle bandiere e il tono del loro rosso (e se sia più rossa la tua o la sua)...

    Insomma: e se la spiegazione di ciò che sta avvenendo sulla nostra "sponda meridionale" fosse molto più semplice di quanto i vostri annebbiatissimi "radar cerca-complotti" vi consentano di vedere? 24-04-2011 18:01 - Harken
  • Quando salta il "tappo", salta tutto!!!
    Nei paesi arabi e medio-orientali ora è di moda la "rivoluzione". Chi sono i dittatori presi di mira? C' è un po' di tutto: da reazionari simil-destrorsi, a nazionalisti della peggior specie, a para-socialisti in salsa arabo-magrebina, a regimi semi-teocratici vicini all' islamismo più bieco, ad emiri e sceicchi "petroliferi" alleati dell' occidente; così come altri invece che sono presentati da sempre come nemici mortali dello stesso, d' Israele e degli USA (o, almeno, presunti tali - secondo i media). Cos' hanno in comune tutti questi regimi, apparentemente diversissimi tra loro? Semplicemente: poche libertà politiche e civili, potere in mano a dittatori spesso di fatto eterni con tanto di trasmissione dinastica dello stesso, corruzione a mille, elite che vivono tra ricchezze esagerate ed i normali cittadini (???), ovvero enormi folle di miserabili, ridotti alla fame ed alla miseria più nere, per non parlare poi di servizi segreti e polizia / eserciti occhiutissimi ed oppressivi. Ora, nelle diverse forme possibili e specifiche caso per caso, è arrivato questo "vento" e ... Mi spiace molto per i numerosi dietrologi e complottologi in "servizio effettivo e permanente" che infestano questo e molti altri blog, ma le varie CIA, Mossad, ISI, Mukhabarat, MI5, SDECE, Spectre, ecc. c' entrano poco; al massimo, cercano solo d' indirizzare e governare pro-domo-loro il fortissimo malcontento popolare e le violente ribellioni in corso. Alcuni, particolamente ottusi e molto strabici, anche in questo blog tendono a fare l' "esame del sangue", per così dire, alle varie rivolte, sulla base dei loro evidentissimi (pre)giudizi ideologici: se gli stessi si rivoltano contro regimi a loro invisi, benissimo!; ecco, però, che se in Siria la popolazione se la prende col regime altrettanto oppressivo ed odioso del finto-socialista / laico Bashar el Assad, beh allora subito si sentono i soliti distinguo, si discetta bellamente di fantomatiche quanto fantascientifiche evoluzioni positive, del tipo ...«la grande speranza è che il presidente Bashar al-Assad si metta alla guida di un deciso movimento per le riforme. Per lui si tratta di una sorta di esame di maturità. Spero che ce la faccia».!!!
    Ma qui siamo alla follia: l' aguzzino stesso che si mette alla guida e corregge il suo regime ed i suoi propri errori??? Ma perchè, allora, non convincere il conte Dracula a fare il Presidente dell' AVIS, senza che però si beva subito tutto il sangue disponibile e passi, che sò, all' acqua minerale? Ai tempi del Fuhrer, allora, tanto valeva chiedere allo stesso di mettere fine al regime nazista instaurando subito, magari, una democrazia evoluta in perfetto stile scandinavo. In definitiva e per fortuna, la realtà s' incarica SEMPRE di smentire le letture occhiute e più o meno ideologiche della stessa: Assad alla fine è un oppressore, magari ammantato di un velo di laicismo, di anti-sionismo, ecc. ovvero di alcune cose che molti a sinistra apprezzano; ma tale rimane, ovvero un oppressore, anche se con qualche "pedigree" ed attenuante (sempre SOLO x "qualcuno" che ama certe dittature ideologicamente orientate); ora però c' è grosso problema: il suo popolo non ne può più di lui e del suo regime. L' unico modo che gli è ancora rimasto x conservare il potere è sempre lo stesso: sparare, incarcerare, ovvero -
    in una parola -
    reprimere. A qualcuno ciò sta bene? A me no, ma ad altri evidentemente SI; infatti, iniziano subito ad agitare e paventare l' immancabile quanto demenziale "teoria del complotto" amerikano-sionista-occidentale... 24-04-2011 17:52 - Fabio Vivian
  • Dite la verità: se nessuno tira sassi ad un tank israeliano allora non può essere una rivoluzione...

    Quanto al tuo citare Santopadre, egia... sono felice che richiami a più severi criteri di obiettività dell' informazione.
    Magari dovrebbe ricordarsene prima di parlare (a vanvera) di "piogge di uranio impoverito su Tripoli" e altri deliri.

    A proposito, Alex1: le rivoluzioni non le ha inventate Lenin: avvenivano anche prima del 1917. Quanto accade in diversi paesi arabi è paragonabile alle rivoluzioni borghesi di un paio di secoli fa.
    Sempre di rivoluzioni si tratta.
    E si tratta di superare forme di potere più arretrate.
    Gli arabi -per una serie di circostanze storiche, fra cui il colonialismo- possono permettersi di arrivarci solo adesso. A me sembra un progresso, rispetto al rivendicare emirati islamici, no?

    Per curiosità e per togliermi un dubbio: con chi ci saremmo schierati nel 1789, per essere sicuri di non infrangere qualcuno dei nostri dogmi?
    Con quel borghesaccio di Robespierre o con la Vandea? 24-04-2011 12:22 - Galaverna
  • Il 1848 degli arabi incendia il Mediterraneo, minacciando di travolgere decrepiti regimi, comunque fossero allineati sulla scacchiera.
    E' crisi per i tradizionali alleati dell' Occidente: Egitto e Tunisia. Ma è crisi anche per stati che spesso all' Occidente si sono contrapposti, come Siria e Libia.
    Che vogliono i ribelli?
    A quanto pare vogliono pane e democrazia.

    Di fronte a queste rivoluzioni la sinistra tace. Si scende in piazza (ed è una bella contraddizione) contro la NATO ma quando Assad o Gheddafi massacrano centinaia di persone zitti e mosca!
    E quando proprio non riesce a stare zitta, straparla di guerre imperialiste, petrolio e complotti della CIA, rispondendo all' unico riflesso che sembra esserle rimasto: l' antiamericanismo, nella sua forma più paranoica e ottusa! 24-04-2011 08:51 - galaverna
  • Per Casarino: usare il paragone con Lenin e' ridicolo ed offensivo per la storia. Senza un partito rivoluzionario ed una teoria rivoluzionaria non c'e' movimento rivoluzionario. In Siria la situazione e' confusa ma il programma sopra elencato e' democratico piccolo borghese, massimalista (si pone la caduta del regime come primo obiettivo e poi la lotta alla corruzione, una sorta di Dipietrismo locale), in Libia il golpe e' eterodiretto da ex funzionati libici coltivati in occidente, ed evidenzia il fatto di essere reazionario, forcaiolo, razzista verso gli immigrati.Inoltre viaggia sui bombardieri della Nato. Non mi sembra che Lenin abbia mai chiesto il bombardamento dei Mosca o di Pietrogrado alle potenze imperialiste, ne' abbia ricevuto fondi da esse... 24-04-2011 01:37 - alex1
  • certo che se i dittatori che massacrano non sono al soldo della cia o se non ci sono gli occidentali che sparano per i loro loschi interessi non ci divertiamo !!

    buuuhbbbbuhhbbuuuh!

    usanazistiassassiniaffamatorichelofannosoloperilpetrolio 23-04-2011 23:53 - marco
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