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Geraldina Colotti
Venerdì di sangue In Siria è strage
Almeno 112 morti, ieri, in Siria nel corso di diverse manifestazioni antigovernative che si sono svolte in varie città. Il bilancio più alto in cinque settimane di proteste. Secondo la Bbc, le forze di sicurezza hanno sparato sui dimostranti dopo la preghiera del venerdì, mentre l'agenzia ufficiale Sana ha sostenuto che la polizia si è limitata all'uso di gas lacrimogeni e idranti per «impedire scontri fra manifestanti e cittadini e proteggere la proprietà pubblica», e che solo «alcune persone» sono rimaste ferite.
Secondo i dissidenti siriani sarebbero almeno 260 le persone che hanno perso la vita dall'inizio delle proteste contro il regime di Bashar al Assad. L'obiettivo dell'opposizione, ieri, era quello di unire i musulmani dopo la preghiera del venerdì e i cristiani nel venerdì santo per far sentire con «un unico cuore, un'unica voce» l'esigenza comune di ottenere le dimissioni del presidente Bashar Al-Assad. Ammar Qurabi, capo dell'Organizzazione nazionale per i diritti umani in Siria, ha denunciato anche la scomparsa di ventidue manifestanti e ha sostenuto invece che le forze di sicurezza siriane hanno sparato proiettili veri contro i dimostranti.
Molte delle vittime si sono avute nel villaggio di Ezra e nel sobborgo di Douma della capitale Damasco, epicentro della contestazione lanciata il 15 marzo. Sempre secondo il racconto dell'opposizione, nella capitale, oltre 2000 persone hanno sfilato nel centro città gridando: «Libertà, libertà», e «il popolo siriano è uno», e ancora «con la nostra anima e il nostro sangue ci sacrificheremo per i martiri». Fra i manifestanti c'erano arabi, kurdi, e cristiani, tutti con la bandiera siriana. Altri reggevano striscioni con su scritto: «Arabi, siriani e kurdi contro la corruzione». Dopo aver sfilato davanti alla moschea Al-Hassan, nel quartiere di Midane, sono stati dispersi dalla polizia. Anche a Homs i manifestanti sarebbero stati dispersi a colpi d'arma da fuoco. Nel nord-est della Siria, hanno manifestato invece tra le 5.000 e le 6.000 persone.
Sembra quindi caduto nel vuoto l'appello al dialogo lanciato dal presidente siriano che giovedì aveva tolto lo stato d'assedio, in vigore dall'arrivo al potere del partito Baath, nel 1963, e alleggerito la pressione securitaria. Assad aveva firmato tre decreti per l'abolizione dello stato d'emergenza, lo scioglimento del tribunale speciale che dal 1968 ha condannato a pene detentive numerosi dissidenti o sospettati di esserlo, e ha concesso ai siriani il diritto di manifestazione pacifica proibito da 48 anni. I gesti distensivi non hanno però convinto l'opposizione, che ha rinnovato su Facebook l'appello a manifestare.
Al centro delle proteste, le altre leggi rimaste in vigore, che accordano alle forze di sicurezza ampi poteri e la presa del partito Baath sulla politica. Ad Hama - dove Hafez Al-Assad, padre di Bashar, aveva duramente represso una rivolta, provocando migliaia di morti nell'82 - i manifestanti hanno cercato di attaccare la sede del Baath, ma sono stati dispersi dalla polizia. Dopo la «carneficina di ieri - ha dichiarato alla stampa l'attivista Wissam Tarif, fondatore della Ong per i diritti umani Insan - il raìs si è tolto la maschera, e quei siriani fino a ieri scettici hanno capito che si tratta di riforme-farsa. La maggior parte del popolo ha perso fiducia in Bashar, che è un riformatore solo negli slogan del regime».
Nella giornata di ieri, per la prima volta dall'inizio della protesta, i manifestanti hanno diffuso un documento firmato dai «Comitati locali per il coordinamento», che chiede un «cambiamento democratico del sistema politico». Un documento frutto di «discussioni e confronti via email, Facebook e Twitter tra giovani attivisti e oppositori politici in Siria e intellettuali all'estero». Uno scritto «aperto a suggerimenti e critiche da parte di tutte le anime del dissenso», che «non è stato elaborato da una ristretta cerchia di oppositori». E, secondo Tarif, dietro non vi sono «i Fratelli musulmani» come sostiene il governo, che denuncia ingerenze straniere dall'inizio delle rivolte.
Un venerdì «non facile», secondo padre Paolo Dall'Oglio, gesuita e fondatore della Comunità monastica siro-cattolica di Deir Mar Musa. Per evitare la guerra civile - ha detto il religioso - «occorre trovare un accordo tra la maggioranza sunnita e le minoranze religiose ed etniche, un accordo basato su ciò che abbiamo in comune, ovvero la coscienza nazionale siriana e araba e la resistenza contro l'occupazione israeliana del territorio nazionale. In un certo senso - ha aggiunto - c'è una causa nazionale che va salvata». Per Dall'Oglio «la grande speranza è che il presidente Bashar al-Assad si metta alla guida di un deciso movimento per le riforme. Per lui si tratta di una sorta di esame di maturità. Spero che ce la faccia».
La Casa Bianca, tramite Jay Carney, portavoce del presidente Usa Barack Obama, ha chiesto alla Siria di porre un termine alle violenze e di attuare le riforme promesse.
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Siria - 20/4/2011 Manifesto dei ragazzi di Dera'a
"Leadership della Gloriosa Rivoluzione dei Giovani del 15 Marzo, Dera'a Siria
Al popolo siriano, ai discendenti di Salih al Ali, Sultano Pasha al Atrash, Ibrahim Hananoi; a tutto il popolo libero della Siria in tutte le province siriane; a tutti I figli dell'orgogliosa tribu araba, ai fratelli curdi, e a tutte le confessioni religiose con le quali noi condividiamo la nostra vita sulla terra di questa nazione.
Noi vi promettiamo di continuare la nostra rivoluzione fino a quando questo regime criminale che uccide I suoi figli a sangue freddo possa cadere. Noi speriamo che tutti I fratelli domani verranno alla dimostrazione e annunceranno la disobbedienza civile e il rifiuto di andare a lavorare e di raggiungerci in questa gloriosa rivoluzione e di sostenerla nelle province di Deraa, Latakia, Homs, Az Zabadani, Douma, Daria, al Kiswa, Damascus, at tal e nel resto delle province che si stanno rivoltando fino a che il regime cada e gli obiettivi della rivoluzione sono raggiunti, questi ultimi sono:
· Caduta del regime
· Annullamento della legge di emergenza
· Permesso di formare partiti
· Sciogliere il parlamento e il governo
· Rivisitare la costituzione in modo che sia consona alla democrazia
· Definire il termine presidenziale e la durata dei termini
· imminenti Elezioni presidenziali e parlamentari
· Aumento dei salari e imposizione di un salario minimo
· Trovare immediate opportunita' di lavoro
· lottare contro la corruzione
· Abbassare le tasse
· Lottare contro il rischio di confessionalismo nel paese messo in circolo dalle autorita'
· La missione delle armi e delle forze armate e' di proteggere le frontiere e non di reprimere I cittadini
· Fare luce sui responsabile dei martiri di questa rivoluzione del 15 marzo
· Liberare i prigionieri politici e coloro che sono stati arrestati durante le
· Liberta' di espressione e possibilita' di fare assemblee
· Liberta' di stampa e di internet
· Diritto di cittadinanza per tutti
· Distribuzione delle rivenute del petrolio e delle comunicazioni al popolo in modo uguale
· Sistema giudiziario indipendente
le nostre richieste sono complete e non vogliono portare a nessuna divisione..non vogliamo aspettare le promesse nella loro attuazione ne' saremo soddisfatti nell'applicazione di solo una parte di esse..continueremo a ribellarci fino a quando avremo ottenuto la nostra liberta' con le nostre proprie mani..la nostra rivoluzione e' pacifica..il nostro popolo e' uno, la nostra nazione e'una". 23-04-2011 20:58 - Giacomo Casarino
Suggerisco la lettura di questi articoli sul Guardian e Washington Post in cui si denucnia la manipolazione delle informazioni da parte dei servizi USA e il loro coinvolgimento nelle rivolte in Siria. Ma si sa, non c'e' peggior sordo di chi non vuol sentire.
http://www.guardian.co.uk/technology/2011/mar/17/us-spy-operation-social-networks?INTCMP=SRCH
Purtroppo il link con il washington post.com non e' piu' attivabile. Era comunque un articolo del 17 aprile. 23-04-2011 16:54 - Murmillus