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FUORIPAGINA
23/04/2011
  •   |   Claudio Mezzanzanica
    A Milano Berlusconi si attacca all'Expo

    Le due anime della destra italiana e milanese stanno dando spettacolo. Con Lassini abbiamo quella forcaiola. Quelli che se potessero liquiderebbero ogni parvenza di democrazia. Abituati a contar balle, le raccontano alla grande. Lassini resterà nella lista Moratti e si appresta a ricevere una caterva di voti supportato da Il Giornale. Altro che dimissioni. Siccome nessuno si puo dimettere dalle liste Lassini si proclamerà eletto dal popolo. Non ci sono carte bollate che tengano. Tra l'altro è il consiglio comunale che, per legge, accoglie le dimissioni. Dall'altra parte abbiamo la Moratti che cerca di dare un tono meno aggressivo alla campagna elettorale. Sono due facce complementari. L'una ha bisogno dell'altra e in nessun momento, in forma seria, hanno pensato di rompere. Berlusconi sa di avere bisogno di entrambi per tenere la ex capitale morale. Anzi, la presunta conflittualità interna alla destra ruba la scena a Pisapia. La sproporzione dei mezzi in campo, si parla di venti milioni per la Moratti, è un gap difficile da rimontare nella comunicazione. Se poi le presunte liti nel centrodestra tengono le prime pagine dei giornali il gioco è fatto.


    Se invece si parla di cose serie il centrodestra ha di che preoccuparsi. Milano è oggi molto più simile a Napoli che a Berlino. La sua economia, il mondo degli affari, lo stesso lavoro, dipendono come mai nel passato dalla spesa pubblica e dalle iniziative del comune. Negli ultimi anni le opere pubbliche come i passanti ferroviari, l'allungamento delle linee della metropolitana, la fiera di Rho-Pero, l'investimento immobiliare sull'area ex fiera con a capo le Generali, il grattacielo della Regione, il palazzo della moda, la realizzazione della Bicocca intesa come università e quartiere sulla ex area Breda, sono stati gli assi portanti dello sviluppo. Un vasto pezzo della città ha vissuto di questa pioggia di investimenti statali o pilotati dal comune. Parliamo di miliardi. Questa massa di investimenti, ora giunta al termine, ha sostenuto l'economia milanese ed ha permesso a Berlusconi di raccogliere un vasto consenso. L'unico gruppo privato che si è mosso con rilevanza, il gruppo Zunino, con l'operazione Montecity è fallito. Per il resto la città non ha avuto niente dai privati se non un lavoro negli interstizi. Operazioni di qualche decina di milioni. Il gruppo più attivo è stato NH, un gruppo spagnolo che ha aperto 6 alberghi in otto anni. Le fabbriche sono un ricordo, la produzione una realtà frammentatissima. Il comune è la principale azienda della città per occupati. Seguono gli ospedali. 


    L'Expo è l'ultimo treno. E' la ciambella di salvataggio per la Milano di Berlusconi. La manna per costruttori architetti, artigiani, grafici, pubblicitari, albergatori, tassisti. Ma per Expo mancano i soldi, la torta più piccola pretende nuovi accordi politici, in più barcolla anche Ligresti, protagonista degli ultimi trent'anni. L'Expo è quello che la destra davvero ha da vendere. Non una nuova città o la soluzione del traffico dell'inquinamento. No, l'Expo, cioè la continuazione di un intreccio tra spesa pubblica, affari e consenso.
    Siccome dentro l'affare non ci entreranno tutti e chi sa mai se si farà, l'elettorato del centrodestra è perplesso. Se chiedi a qualcuno come vanno gli affari ti risponde che sta aspettando la fine di maggio per capire, anche se ai miracoli non crede più nessuno. Perdere a Milano vorrebbe dire che un pezzo del blocco che ha sostenuto Berlusconi non crederebbe più nella sua capacità di garantire reddito, utile e lavoro. Inizierebbe così lo sgretolamento del Pdl, il si salvi chi può. Le prove tecniche sono già cominciate con alleanze in alcuni comuni tra Lega e Fli. Altro che sguardo a sinistra della Lega!


    Per di piu la crisi sta travolgendo più di una istituzione amica. Il San Raffaele, ospedale di eccellenza, sede universitaria, luogo di formazione di intellettuali organici, lunghe code per entrarci come studenti e come pazienti, crolla sotto un miliardo di debiti. Era il luogo in cui anche intelletualmente si esprimeva l'egemonismo del berlusconismo. Oltre che le veline l'uomo di Arcore assicurava anche le eccellenze sanitarie e intellettuali. Il tutto grazie a linee di credito che nessuno in Italia ha più. Esiste poi il potere e le difficoltà di Formigoni, Cl e la Compagnia delle Opere. Un potere nel potere del Pdl. Fino ad oggi le due anime, quella di Formigoni e quella berlusconiana, hanno potuto coesistere perchè la spesa pubblica ha permesso loro di campare. A Cl la spesa sociale, le Asl, i servizi alla persona. Ai «laici» le opere pubbliche. I tagli alla spesa pubblica minacciano gli equilibri e a tutti fa comodo la faccia feroce della Lega che rivendica piu spesa al nord. Ma a questo punto non basta più. I numeri per tenere in piedi la montagna di interessi coagulati in passato non ci sono più.
    La candidatura Pisapia è una duplice rottura. Rompe con lo schema del berlusconismo parlando d'altro, imponendo una sua agenda sulla città. Ma rompe anche con una sinistra che subalterna sta già trattando le sue quote con un centrodestra che si preferisce vincente. Il modello è la prima giunta Formentini. La Lega conquista la città, le cooperative si portano a casa gli appalti. Cosi accadde per la fiera del Portello. Oggi lo schema cambia. Si tratta con la Compagnia delle opere per avere una quota di quel 60%. Non è un caso che una parte del Pd non faccia campagna elettorale e stia facendo altro. Lo sforzo dei comitati Pisapia è enorme ed encomiabile. La sua vittoria sarebbe un doppio tsunami.


I COMMENTI:
  • siamo in bocca a tutto il mondo, qualche mese fa si vantava di essere amico di mubarak, gheddafy(a cui ha baciato la mano) e ben ali, ma lui continua a fare il dittatorello. 24-04-2011 10:22 - PAOLA SIRIO
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