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redazione
Siria, l'esercito attacca le città degli oppositori
Migliaia di soldati, appoggiati da carri armati e autoblindo, sono entrati stamani nella città siriana di Deraa, sul confine con la Giordania, riferiscono le agenzie citando testimoni locali. L'attacco contro la città, epicentro della ribellione contro il regime di Damasco, avrebbe provocato numerose vittime. Le truppe hanno sparato "in tutte le direzioni" contro chiunque si trovava fuori di casa, riferiscono i testimoni; le auto parcheggiate in strada sarebbero crivellate di proiettili, e i soldati avrebbero iniziato dei rastrellamenti entrando nelle abitazioni. Nessuna delle agenzie e delle testate giornalistiche che riportano queste notizie ha però potuto verificarle da fonti proprie.
Secondo le fonti, cinque persone sarebbero state uccise nelle prime fasi dell'attacco; altri parlano di un numero imprecisato di cadaveri lasciati nelle strade. Un video postato da alcuni militanti dell'opposizione mostra dei soldati che sparano contro bersagli non identificati. Sembra che sia stata interrotta l'erogazione di corrente elettrica e bloccato il funzionamento dei telefoni.
Un altro assalto da parte di truppe fedeli al regime si sarebbe verificato alla periferia della capitale, nel sobborgo di Douma, con modalità simili. Non si ha tuttavia notizia di vittime.
Dal 18 marzo, quando per la prima volta proprio a Deraa sono state inscenate manifestazioni di protesta contro il regime di Bashar al-Assad, fino ad oggi il bilancio delle vittime della repressione è molto pesante: secondo le diverse fonti si va da un minimo di 120 a un massimo di 350 morti, con varie centinaia di feriti e arrestati. La giornata più sanguinosa è stata lo scorso venerdì, con un massacro di un centinaio di persone in diverse località del Paese; sabato e domenica un'altra ventina di persone sono state uccise dalle forze di sicurezza durante i funerali delle vittime di venerdì.
I due attacchi di oggi a Deraa e Douma, però, segnano una grave svolta nella repressione, perché per la prima volta è l'esercito ad agire, e non in risposta a proteste e manifestazioni ma in modo "preventivo", attaccando indiscriminatamente i luoghi dove si presume ci sia la maggior concentrazione di oppositori del regime.
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Inoltre se pensi che stare attenti alle ragioni geopolitiche e geostrategiche sia una cosa vetero o altro ti sbagli di grosso. Gli USA stanno attenti alla geostrategia e fare del male alla Siria serve a creare un contesto in cui Israele potrà artigliare meglio la regione,
in ogni caso, a parte il giudizio di merito sui regimi non credo che l'intervento esterno possa essere giustificato. Credete davvero alla favoletta dell'intero Occidente che mostra i muscoli davanti la Libia soltanto per portarvi libertà e democrazia? Non c'entra il petrolio.? 26-04-2011 22:13 - pietro ancona
E'sempre stato cosi e per tale: Keep calm and carrY on!
La causa di ogni male nel mondo?Se stiamo attenti alle parole possiamo comprenderla.- 26-04-2011 20:59 - Marco M.-
la redazione: Nessun commento della lettrice risulta esser stato bloccato per qualche motivo.
AION 26-04-2011 13:54 - Aion
Insomma il comunismo internazionale quanto è distante oggi da una mobilitazione generale come ai tempi della Guerra Civile Spagnola?
saluti comunisti e riflessivi 26-04-2011 12:53 - roberto
"siti islamici catastrofiche notizie militari delle truppe occupanti CHE I MEDIA DOMINATI DALL'IMPERO SI GUARDONO BENE DI COMUNICARE."
mi sapresti dire quali notizie o l'indirizzo dei siti (sde sono in araboti chiederei di fare un sunto perchè non lo so leggere) 26-04-2011 10:07 - marco