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redazione
Avviso ai lettori, cerchiamo risposte
Da domani il manifesto inaugura un nuovo rapporto con i propri lettori. Tutti i giorni sul quotidiano - che andrà in edicola con un nuovo look per festeggiare i 40 anni - ci sarà una rubrica di dialogo, una finestra per tenerci in contatto e scambiarci idee e opinioni. A fare le domande saremo noi - deformazione professsionale... - a voi il compito di darci una risposta. La domanda verrà pubblicata sulle pagine del giornale e sul sito, dove potrete rispondere utilizzando il tasto "commenta". Alcune delle vostre risposte troveranno spazio e risposta anche sul quotidiano.
Ecco la domanda del giorno:
Secondo il Presidente Napolitano, i bombardamenti italiani in Libia sono un atto dovuto alla memoria della Resistenza: oggi come allora, c’è «un movimento caratterizzato da una profonda carica liberatoria» che «rischia di essere brutalmente soffocato». Però la Costituzione italiana nata dalla Resistenza, all’art. 11, «ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». Le «guerre umanitarie» sono una via d’uscita da questa contraddizione?
E ancora. I sondaggi delle ultime settimane danno Napolitano al massimo della popolarità, Berlusconi al minimo. La loro decisione congiunta di procedere ai bombardamenti può variare questi dati? Il no alle bombe di Bossi è attendibile? Può diventare il cuneo per far cadere il governo?
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bossi è un buletto da bar dello sport con la sua clak (tanti purtroppo) sempre pronta ad applaudire il nulla delle sue esternazioni. non credo voglia far cader il governo.
napolitano è figura istituzionale, ed è molto scaltro.
forse in questa occasione mi sarei aspettato più equidistanza dal governo e dalla costituzione.
l'art.11 è chiarissimo.
il PD non è pervenuto, le voci sentite sono di altri, non posso credere siano del PD.
sono nauseato. 27-04-2011 20:44 - stefano b.
In Tunisia, come in Egitto, in Libia come in Siria, in Algeria come in Kuwait ci sono popoli che sentono per la prima volta il profumo della libertà, che immaginano di potere ampliare la propria sfera dei diritti, che non vogliono più essere dei sudditi con solo dei doveri. Tuttavia se da un lato è giusto sentire come un nostro dovere aiutare questi popoli, è pur vero che ogni popolo deve trovare in sé medesimo le energie per rovesciare i propri dittatori, o despoti che siano, altrimenti resterà comunque servo del suo liberatore.
I bombardamenti italiani in Libia sono “una naturale conseguenza della decisione presa a Marzo” – afferma Napolitano – “e sono un atto dovuto alla memoria della Resistenza”. E’ evidente però che questa affermazione stona con quanto sancito dall’art. 11 della nostra Carta che suona quanto mai eloquente: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Ripudia, verbo questo che non fu scelto casualmente, all’Assemblea Costituente anzi si era creato anche un certo dibattito: alcuni optavano per “condanna” altri per “rinuncia”. “Condanna” non fu accettato in quanto esprime una valenza etica più che giuridica; “rinuncia” neanche dal momento che è possibile rinunciare all’esercizio di un diritto, ma non esiste certo il diritto d’aggredire il prossimo. E allora è chiaro che i cosiddetti “interventi umanitari” o peggio ancora “bombe umanitarie” sono una via d’uscita da questa contraddizione, è infatti agli occhi di tutti la logomachia oggi in atto. Sono sicuramente convinto che la decisione di Napolitano e Berlusconi di procedere ai bombardamenti non varierà i sondaggi, che danno Napolitano al massimo della popolarità e Berlusconi al minimo, perché gli italiani non si faranno contagiare dalla politica populista leghista. Il no alle bombe di Bossi tutto meno che attendibile, è infatti solo l’ennesima riprova di quanto la politica portata avanti dalla Lega possa essere populista. Bossi mira ad accaparrarsi i delusi elettori settentrionali del PDL, vuole soltanto essere al centro della scena politica, presto queste sue posizioni così in contrasto con Berlusconi cambieranno, per unificarsi a quelle del tycoon. Un film già visto, che ormai dura da tanti troppi anni.
Ringrazio il Manifesto per questo spazio nel quale gli ordinari ruoli di lettore e scrittore s’invertono creando una magia, un gioco surreale che per quanto effimero è davvero piacevole e appassionante.
Auguro, infine, buon compleanno a Il Manifesto per i suoi 40 anni, sperando che possa diventare una testata sempre più letta. 27-04-2011 18:30 - Antonino Suraci
-La presa di posizione di Napolitano non penso possa far arretrare la sua popolarità, perchè il "popolino" tutto, purtroppo, pensa che la guerra alla Libia sia giusta.
-Non penso che il no di Bossi possa durare a lungo e diventare il cuneo per la crisi di governo, ...magari! Bloccato com'è il Parlamento dalle conseguenze del "porcellum". Penso che alla fine dovrebbe riuscire a convincere, e corrompere un altro pò, anche Bossi e gli altri suoi.
Grazie per questi 40 anni di resistenza e auguri a tutti noi!! Federico Astarita 27-04-2011 18:04 - federico
redazione del manifesto: vorrei ricordarvi che quando si bombarda un paese straniero si è AGGRESSORI COLONIALISTI. la favoletta della guerra umanitaria lasciatela ai mainstream tipo Repubblica o corriere della serVa,
certo, una volta eravate un giornale (almeno un pò) rivoluzionario. che tristezza vedere quanto vi siete imborghesiti. per me la vita è una lotta continua e tu, caro manifesto, non mi rappresenti +. perchè non gridi +, non lotti + e spesso fai incazzare. ma ti leggo ancora, per tutto quell'l'affetto, incancellabile, che ti porto 27-04-2011 16:46 - Mauro Carena