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redazione
Avviso ai lettori, cerchiamo risposte
Da domani il manifesto inaugura un nuovo rapporto con i propri lettori. Tutti i giorni sul quotidiano - che andrà in edicola con un nuovo look per festeggiare i 40 anni - ci sarà una rubrica di dialogo, una finestra per tenerci in contatto e scambiarci idee e opinioni. A fare le domande saremo noi - deformazione professsionale... - a voi il compito di darci una risposta. La domanda verrà pubblicata sulle pagine del giornale e sul sito, dove potrete rispondere utilizzando il tasto "commenta". Alcune delle vostre risposte troveranno spazio e risposta anche sul quotidiano.
Ecco la domanda del giorno:
Secondo il Presidente Napolitano, i bombardamenti italiani in Libia sono un atto dovuto alla memoria della Resistenza: oggi come allora, c’è «un movimento caratterizzato da una profonda carica liberatoria» che «rischia di essere brutalmente soffocato». Però la Costituzione italiana nata dalla Resistenza, all’art. 11, «ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». Le «guerre umanitarie» sono una via d’uscita da questa contraddizione?
E ancora. I sondaggi delle ultime settimane danno Napolitano al massimo della popolarità, Berlusconi al minimo. La loro decisione congiunta di procedere ai bombardamenti può variare questi dati? Il no alle bombe di Bossi è attendibile? Può diventare il cuneo per far cadere il governo?
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Fiumicino, 27 aprile 2011 h. 02.51 am. Mario R. Zampella 27-04-2011 02:51 - mario r. zampella
interpretato come un mero obiettivo di lungo termine tanto più realistico quanto
più l' umanità riuscirà a frenare l' esplosione demografica.
Non so se la partecipazione italiana alla guerra del Kossovo e ora della Libia
sia illegale per qualche altro motivo ; ma certo illegale è la immigrazione di
milioni di africani in Europa così come voluta da una formidabile refugee lobby
che include le elite economiche e svariate organizzazioni, criminali e non.
Da decenni ci opponiamo all'idea di interventi militari in Africa per paura
della guerra e in nome del rifiuto del colonialismo; ma dopo circa 50 anni di
indipendenza quel continente ha livelli irresponsabili di natalità, è infestato
da orde di lupi mannari e la vita vi è così dura che da anni sempre nuove armate
di emigranti partono da esso alla volta della sovrappopolata Europa.
Qui le cose sono due 1. o negli ultimi decenni l' Africa ha continuato ad essere
oggetto di colonialismo esterno 2. oppure le ingerenze esterne sono state poco
rilevanti. In entrambi i casi non esiste oggi una Unione Africana credibilmente
in grado di risparmiare un inferno di massacri all' Africa e una devastante
invasione all' Europa quindi quest' ultima è moralmente leggitimata ad usare
tutti i mezzi pacifici, militari e soprattutto ideologici e propagandistici
(comprese campagne di contraccezione e per il diritto all' aborto) per favorire
più libertà sia per gli uomini che per le donne in Africa, anche allo scopo di
aumentare la qualità della vita e ridurre la mortalità, obiettivo che ha come
più importante prespposto la riduzione della natalità. Probabilmente l' Europa
da sola non basterà e sarà molto impegnativo convincere USA, Cina e soprattutto
Vaticano a sostenere queste politiche. 27-04-2011 02:26 - bozo4
Napolitano e' un uomo sostanzialmente abituato a sbattere verso destra, fino da quando era migliorista e probabilmente uno degli uomini del PC legati ai servizi CIA. Non e' fantapolitica la mia, ma seppure senza prove, la storia della CIA e dei servizi occidentali lo dimostra. E' infatto ormai documentato che i servizi inglesi hanno pagato Mussolini per appoggiare l'intervento italiano.
Ultima nota: lo strapotere economico finanziario, in aggiunta ai probabili patti segreti siglati con gli USA dopo la fine della guerra, fanno si che sia molto difficile, pena terribili ricatti economici, sottrarsi alla volonta' USA. Ci vogliono attributi che certamente gli invertebrati e ipocriti del PD non hanno. Siamo un paese di molluschi. Ha piu' palle la Merckel di Bersani. Di D'Alema e Fassino si sapeva, basta guardarli in faccia. 27-04-2011 02:16 - Murmillus
Per non parlare delle amplissime maggioranze parlamentari che hanno approvato i vari interventi.
Nessuna legge, per quanto chiaramente sia espressa, sembra poter resistere a chi la interpreta a suo piacimento.
Eppure la contraddizione e` tutta scritta nell'ossimoro "guerra umanitaria". Ed e` evidenziata dai "risultati" degli ultimi 20 interminabili anni di guerre.
Oggi questa contraddizione sembra sfuggire perfino a molti (ex) pacifisti, ai quali la speranza che le rivoluzioni in corso (magari anche un po' idealizzate) abbiano finalmente la meglio contro dittature inaccettabili, fa dimenticare che tentare di fermare una guerra con la guerra e` come provare a spegnere un incendio con la benzina.
Forse il problema e` proprio la memoria, o l'incapacita` di immaginare la guerra: gli italiani non ne hanno piu` orrore perche` hanno dimenticato che, chiunque bombardi, e qualunque sia l'obiettivo, le bombe sono bombe, sono bombe. 27-04-2011 01:36 - Massimo Gravino
La nostra Costituzione, che è nata dalla Resistenza, è contraria alla guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli. Si dà il caso, però, che il popolo libico non è libero ma oppresso dal dittatore Gheddafi. Ciò, tuttavia, non giustifica il ricorso ai bombardamenti. Se non altro per una logica coerenza politica da parte di un governo che ha consentito al “beduino” di piazzare le sue tende a Roma, di ricevere tutti gli onori di cui tutte le cronache sono state ridondanti, che ha assistito al baciamano da parte del primo ministro, oltre al bunga bunga ovviamente.
Va da sé che dinnanzi a simili schizofrenie della politica parlare di guerre umanitarie lascia il tempo che trova. Sarebbe, dunque, più opportuno che si parlasse di opportunismo. Il medesimo che questo governo rappresenta dinnanzi ad una grande potenza come quella americana.
Se il presidente Napolitano ha raggiunto certa popolarità, ciò è dovuto al fatto che dinnanzi ad un vuoto istituzionale spaventoso egli ha tentato, e sta continuando a tentare, di tenere unito un paese stretto e lungo che rischia di sfaldarsi sotto i colpi impetuosi di un primo ministro intento solo agli affari propri e di una Lega votata unicamente ad un federalismo fiscale quale panacea ai mali nazionali. Ovviamente curando il giardino dell’imprenditoria settentrionale, incurante del bene pubblico.
Il no del Senatùr alle bombe non è, dunque, attendibile. Almeno non lo è come la politica berlusconiana non è liberale, né incentrata su ciò che utile, per lo più, alla maggioranza dei cittadini.
Ma per far cadere il governo, questo governo reazionario guidato da un ex socialista amico di Craxi, ci vuole ben altro: occorre una vera opposizione in atto assente perché il Pd, che dovrebbe essere quel partito in grado di unire quanta più gente possibile, non è riuscito ad oggi a catalizzare le forze sane del paese, perdendosi in mille e più discorsi che alla fine hanno contribuito a rafforzare quel consenso – per fortuna in caduta libera – di cui ha finora goduto l’ex amico del beduino Gheddafi. 27-04-2011 00:28 - Riccardo Gervasi
Aiutare i ribelli militarmente è giusto, il problema sono dunque i veri interessi che muovono i grandi slanci "democratici" dell'Occidente, Occidente che sembra sempre più prendere la preoccupante via di una costruzione di una società sempre più centralizzata e segnata da fisionomie orwelliane.
Napolitano deve portare avanti la figura di stato che il suo ruolo richiede, avere tirato in ballo la Resistenza e non aver parlato esclusivamente delle sofferenze del popolo libico è stato forse sotto questo profilo un bene: se non altro può ricordare agli italiani più smemorati che Mussolini era terribile almeno quanto Gheddafi.
Bossi non creerà alcuna spaccatura ne tanto meno sarà motivo di crisi di governo, ormai è troppo vigliacco per abbandonare la carrozza gli permette di entrare al governo. 27-04-2011 00:16 - Mattia
E' una domanda di ordine generale che rappresenta oggettivamente un ginepraio da cui è impossibile uscire.
Le domande debbono essere sempre ancorate ad una situazione concreta.
Esempio:
"si dovevano bombardare le batterie serbe che sparavano dalle colline sui civili di sarajevo?"
Per me si, non ho nessuna esitazione; si trattava di salvare vite umane.
"si doveva bombardare la tv jugoslava, l'officine di auto di belgrado e il ponte di vukovar nel 1999?"
Per me no, senza esitazione; sono stati quei giorni un'inutile esibizione muscolare di un presidente americano bisognoso di far dimenticare i suoi guai sessuali.
Ed oggi: " si deve avere una pressione militare che allontani gheddafi dal potere?"
Con qualche esitazione direi che i democratici occidentali non hanno scelta, bisogna esercitare quella pressione pena la fine di qualsiasi possibilità di movimento sociale in Libia.
Credo che questo sia anche l'intendimento ultimo del Presidente della Repubblica che per essere calibrato sulla necessità di difendere il nuovo che si muove nelle società arabe farà ancora di più aumentare il suo gradimento presso gli italiani e renderà come sempre un servizio alla democrazia italiana e nel mondo.
Berlusconi è invece tutt'altra questione: è passato dal baciamano al rais alle bombe perché non poteva più sottrarsi alle pressione degli alleati NATO e perché anch'egli, come clinton, ha diverse sconcezze da far dimenticare. Compito di un giornale democratico è mostrare, notizie alla mano, queste contraddizioni del signore del bunga bunga, non quello di accostarlo alla figura del Presidente della Repubblica, unico schermo che le istituzioni riescono ad opporre all'eversione.
Tornate a ragionare, compagni del Manifesto, in occasione del vostro compleanno: niente domande generiche! 26-04-2011 23:49 - valerio caciagli