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FUORIPAGINA
26/04/2011
  •   |   redazione
    Siria nel mirino di Onu e Parigi

    Dopo un incontro a porte chiuse con i paesi membri del Consiglio di Sicurezza a New York sul "caso" Siria che si è appena conclusa, il segretario generale Ban Ki-moon ha condannato «la violenza continua contro i manifestanti pacifici», sottolineando in particolare «l'utilizzo di carri armati e munizioni che hanno provocato la morte e il ferimento di centinaia di persone». Il segretario generale ha quindi chiesto alle autorità siriane di proteggere la popolazione e rispettare i diritti umani. Secondo alcune ong, almeno 400 persone sono morte in Siria dall'inizio delle proteste.

    Alla riunione è stato discusso un documento che chiedeva di mettere in campo "un'azione forte" contro la repressione dell'esercito di Bashar al Assad. Ma la situazione è tesa, visto anche il precedente della Libia, quando una fumosa risoluzione dell'Onu sulla salvaguardia dei civili ha spianato la strada all'intervento armato guidato da Francia e inghilterra. Per ra si discute della possibilità di prevedere "sanzioni", come già anticipato dal governo americano, e di avviare "un'inchiesta trasparente sulle violenze" come chiesto dal segretario generale dell'onu Ban Ki-Moon.

     

    Le perplessità: Ma all'interno del Consiglio di sicurezza permangono perplessità su qualsiasi opzione di intervento da parte di due paesi che hanno diritto di veto, Cina  e Russia. Prima di entrare nella sala del Consiglio, il rappresentante permanente della Cina, Li Baodong, si è detto pronto a insistere per «una soluzione politica», affermando poi: «Studieremo gli elementi del progetto di dichiarazione con la massima serietà ». La Casa Bianca ha intanto esortato il governo siriano a cambiare il suo atteggiamento e a por fine alle violenze contro i manifestanti pacifici. «Esortiamo il presidente Assad a cambiare rotta adesso - ha detto il portavoce della Casa Bianca Jay Carney - Stiamo valutando diverse opzioni ma non voglio entrare nel merito di queste opzioni».

     

    Il Belgio chiede sanzioni: Il Belgio ha intanto rivolto una richiesta ufficiale all'Onu - comunicata anche all'ambasciatore siriano - affinché siano stabiite delle sanzioni contro il regime di Assad. Lo ha annunciato il ministro degli esteri belga Steven Vanackere durante un'intervista alla radio fiamminga Vrt. «Quando un regime spara sulla popolazione si raggiunge un punto di non ritorno», ha affermato il ministro, che ha chiamato l'ambasciatore siriano per comunicargli di persona la condanna belga «in modo non ambiguo». Insieme all'Olanda, il Belgio chiede quindi un consenso europeo sull'imposizione di sanzioni al regime di Damasco, in particolare il congelamento dei beni e il blocco dei visti, ma Vanackere si è però mostrato poco ottimista sul raggiungimento di una «rapida unanimità» in seno alla comunità internazionale sulla questione. La Siria, inoltre, ha lasciato intendere il ministro degli esteri belga, potrebbe anche perdere il suo seggio all'Onu nel consiglio per i diritti umani.

     

    La Francia convoca l'ambasciatore: La Francia intanto non perde il vizio di mettersi a capo di "iniziative cocordinate" sulle delicate questioni delle rivolte arabe. Di ritorno dal vertice franco-italiano in cui aveva specificato che non si possono utilizzare "due pesi e due misure", il premier francese Nicolas Sarkozy non ha perso tempo. il ministro degli Esteri francese, Michele Alliot-Marie ha convocato l'ambasciatore siriano per comunicargli la condanna da parte del governo di Parigi «dell'escalation della repressione» nel suo Paese. Ma non solo, subito dopo Parigi ha spiegato che non si tratta di un'inziativa francese, bensì "cocrdinata con i governi di Italia, Regno unito, Spagna e Germania". Quinid a breve anche questi paesi convocheranno gli ambasciatori siriani per condannare al repressione. Chiaro che convocare un ambasciatore non significa sganciare una bomba, anzi fa parte delle iniziative dioplomatiche di dissuasione. Resta da capire se spetta alla Francia annunciare cosa accadrà negli altri paesi europei.


I COMMENTI:
  • Perche' non intervenire dappertutto dove ci sono governi piu' o meno dittatoriali. Tre quarti del mondo ma forse anche di piu'. Sarebbe una bella crociata laica con la quale esportare la nostra societa' capitalista, allargare i mercati e magari prendere qualche materia prima e, naturalmente, continuare a pretendere che senza di noi gli altri sono solo dei popoli selvaggi. Noi occidentali, si sa fin dai tempi delle crociate medioevali, siamo superiori. An=bbianmo una bella religione che fa quello che vogliamo e ci asseconda in tuti i desideri se abbiamo i soldi per comprarci qualche indulgenza. Se siamo poveri basta un piccolo pentimento sotto il tavolo. Una superiorita' che va imposta con le armi, costi quel che costi. Una superiorita' se non e' superiore che superiorita' e'. amen. 27-04-2011 20:24 - Murmillus
  • Senza gli Alleati alle spalle la Resisteza non avrebbe avuto chance. Dovremmo intervenire anchein Siria, purtroppo ci mancano coraggio, forza militare, alleanze. 27-04-2011 16:27 - bozo4
  • Indubbiamente la Francia agita un protagonismo che è solo la farsa della grandeur di un tempo. Ma, al di là di questo, dobbiamo interrogarci sul senso e sul grado di persistenza della sovranità statuale, dei principi di non-interferenza negli "affari interni", quando ormai la globalizzazione economica, per un verso, e la generale crisi ambientale, per l'altro sovrastano, sovradeterminano la politica di ogni singolo Paese. In un'epoca in cui le diffuse e non meno sanguinose guerre civili predominano sulle guerre tra Stati, l'ONU può rimanere inerte? Basandosi magari sul fatto incontestabile che il suo Statuto originario, il suo modello d'intervento era proiettato solo su scenari bellici interstatali? Semmai, quello che va rivendicato è una riforma dell'ONU, organizzazione inadeguata per questa come per altre emergenze. Pur in presenza di un'egemonia imperiale, non possiamo certamente essere noi internazionalisti a farci propugnatori di una restaurazione delle "sovranità": in politica il "protezionismo" nazionale ha ancor meno legittimità di quello economico, a volte necessitato. Per tornare all'oggi, giustamente si dice che tra Libia e Siria l'Occidente usa due pesi e due misure. Ma allora, mentre dobbiamo deprecare e contrastare i bombardamenti italiani che si annunciano sulla Libia, perché non scendiamo in piazza anche a sostegno e in solidarietà alla rivolta siriana (visto che non l'abbiamo fatto per quella libica)? Aspettiamo un altro intervento armato (non impossibile) tramite l'ONU contro il regime siriano massacratore, per agitarci pavlovianamente contro la guerra? 27-04-2011 16:17 - Giacomo Casarino
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