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La domanda del giorno, lavoro o non lavoro?
Alcuni dei vostri commenti saranno pubblicati, con una risposta, sul giornale in edicola sabato.«Ma si può andare avanti così? Si può aprire una querelle politica sul
sacrilegio di aprire i negozi il primo maggio a Firenze, Roma e
Milano?». A chiederselo qualche giorno fa sul Corriere della Sera era il
vicedirettore Dario Di Vico. Era accaduto infatti che il sindaco di
Firenze Matteo Renzi, del Pd, aveva deciso di mantenere aperti i negozi
della città nel giorno della festa dei lavoratori. Ancora una volta, a
spianare la strada alla destra iper-liberista ci ha pensato un esponente
del centrosinistra. E infatti a ruota è seguita Letizia Moratti, sindaco
di Milano in piena campagna elettorale. Cgil, Cisl e Uil territoriali
hanno invece proclamato, in risposta, uno sciopero (cui ieri è arrivato
anche il sostegno della Fiom), e per la «domenica senza lavoro» si sono
mobilitate anche molte associazioni cattoliche, a partire dalle Acli.
Nel lontano 1980 il manifesto organizzò un convegno intitolato «Liberare
il lavoro o liberarsi dal lavoro?», che si concluse, ricorda Loris
Campetti in un commento pubblicato ieri sul giornale, più o meno così:
«Liberare il lavoro dal profitto». 31 anni dopo, ci pare il caso di
riformulare la domanda: «Liberare il lavoro o liberarsi dal lavoro?»
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Quel che penso è che il lavoro, modernamente inteso, è solo schiavitù e routine; attività illusoria generatrice di indipendenza e libertà, a loro volta effimere.
Quel che penso è che dovremo disoccuparci dal lavoro, liberarci dal dovere, smantellare noi stessi, ignari ingranaggi di un immane e subdolo congegno coercitivo che chiamiamo con molteplici epiteti: Libertà, Consumismo, Democrazia. . .
Il vero, unico, puro, degno, solo, concetto di Lavoro risiede nell'ingegno di un bimbo che, in spiaggia, in mezzo alla mota, incurante di fame, fatica e sporcizia, sposta e mescola alacremente sabbia e acqua per i suoi giochi; dimora, altresì, nel sudore di un lavoratore della terra, nella abnegazione di uno scienziato, nell'indispensabile inutilità di un artista, nella tecnica e nel metodo di un artigiano, nella follia di un buffone, nel disinteresse di chi opera al di la del compenso, per cui l'unico onorario è la nobiltà dell'agire, non perché si deve, ma perché è necessario, utile.
Quel che penso è che il danaro ha trasfigurato il Lavoro in mansione, occupazione, incarico, dovere, prestazione, rimodellandone, come creta morbida, il volto.
Un volto smunto ma sorridente, teso ma felice, smorto ma orgoglioso del piccolo gruzzolo appena guadagnato con sforzo fatica e sacrificio. Il volto del moderno lavoratore.
Ingenuo, vittima e carnefice di se stesso, egli si affatica per accumulare danari;
illuso, egli se ne priva per comprare beni a cui avrebbe diritto o attraverso i quali pensa di poter raggiungere una "stabile felicità".
Una libertà che incatena braccia e gambe, che benda gli occhi, che ci tiene immobili e mansueti nella buia Caverna dell'Ignoranza, il cui gelo, i cui spazi angusti, le cui tetre ombre soffocano chi, essendo uscito fuori, avendo visto la luce, vede affievolire i propri istinti libertari in un buco oscuro che ha, sempre più, le sembianze di una meravigliosa bara (anch'essa comprata con gli ultimi risparmi) 29-04-2011 14:34 - lucio
Di Renzi si sà vuole strafare, vuole stare a galla come l'olio per cui nella sua ricerca di novità esplova, di galleggiamento, è disposto a sacrificare anche valori basilari, propio il rispetto del lavoratore, tanto lui ha giacca e qualche volta anche la cravatta che gliene frega di chi non arriva a fine mese o deve rinunciare a dei concetti o delle ricorrenze fonadamentali.
Matteo corre il rischio di sembrare più che un uomo di valore e di sani principi uno di quei tanti manager che suonano, che allenano a far parlare con i segnai stradali o con i semafori per aumentargli la capacità di estraniarsi dalla realtà e perseguire i loro scopi che sovente sono in disaccordo o contrasto con il tessuto sociale come viene sovente dimostrato dalle cronache.
Peccato è un tipo che si presenterebbe anche bene, a piedi scalzi fino ad Arcore da Firenze non sono in molti ad avere il coraggio di farcela, è di uomini come lui che l'opposizione ha bisogno, da domani tutti a piedi scalzi fono ad Arcore e al lavoro 24 ore su 24 per 365 giorni all'anno, sarà garantito il riposo il 29 di febbraio.
Ma una società in cui tutto è in discussione, in cui non esistono valori o principi fondamentali ed indiscutibili una volta affermati e riconosciuti può stare in piedi?
E' evidente che se tutto và messo in discussione la costituzione italiana possiamo incominciare a scriverla sui rotoloni e coseguentemente anche il concetto stato Italia! 29-04-2011 12:49 - Gromyko
Siamo noi i responsabili, col nostro menefreghismo e il nostro disinteresse; siamo noi gli artefici e siamo sempre noi gli unici che possono fermare tutto. Siamo noi che abbiamo il dovere di azzerare questa classe dirigente di inetti, ai quali abbiamo elargito immeritata fiducia, col risultato che ci ripagano con proposte diametralmente opposte ai nostri interessi. 29-04-2011 09:38 - Carlo
Poi certo l'uomo lavora nelle condizioni storiche che si ritrova davanti; condizioni che possono e debbono essere modificate ma mai ignorate, mai demonizzate, mai considerate come risultato della cattiveria di alcuni.
Il capitalismo è una brutta bestia ma è molto meglio delle condizioni di servaggio personale in cui veniva prestata l'opera lavorativa fino al suo avvento.
In fondo il capitalismo si contenta solo del profitto, non vuole "l'anima" di chi partecipa al grande giuoco della produzione come era l'abitudine di re e preti.
Il capitalismo deve e può essere combattuto, ma non riesumando dalla pattumiera della storia l'idea che una comunità in un dato giorno deve comportarsi tutta alla stessa maniera, che questo giorno sia il santo natale, la pasqua di resurrezione, la fine del ramadan, lo yom kippur o il santo primo maggio.
Qualcuno fa festa mentre qualche altro lavora per prepargli da mangiare, da dormire, da divertirsi...
E qualcuno si mette in tasca dei profitti da questa grande giostra; guarda un po'!
Dov'è lo scandalo ?
L'importante è che i giorni complessivi di riposo dal lavoro siano salvaguardati e che la prestazione d'opera sia sempre e comunque contrattata, non che la domenica si vada tutti insieme a passeggiare sul corso del paese a manifestare con consumi, abbigliamento e deferenze varie l'ordine di beccata che spetta ad ogni singolo individuo. 29-04-2011 09:35 - valerio caciagli
La festa vale per tutti o solo per quei lavoratori che possono permettersi questo lusso?
Il primo Maggio saranno in molti a lavorare. Tralascio quelli dei servizi essenziali (sanità, Vigili del fuoco e sicurezza). Ma i lavoratori della ristorazione (bar, ristoranti) e del turismo in generale? Gli addetti ai servizi autostradali ai distributori di benzina? I lavoratori dello spettacolo (tv, radio ) con i loro tecnici, operai? E tanti altri. Per questi vale la festa del primo Maggio o sono figli di un sindacato minore? 29-04-2011 09:10 - stefano carpi
Quindi, che ce ne facciamo della libertà se non sappiamo più come usarla? Se, peggio ancora, non sappiamo più cosa sia?
Più che liberarsi dal lavoro (o liberare il lavoro), bisognerebbe lavorare per liberarsi, per imparare di nuovo a essere liberi, cioè uomini.
Saluti.
P.s. un favore...si potrebbero limitare le citazioni di Renzi all'indispensabile? Di giovani idioti che idolatrano l'effimero abbiamo già quelli del Grande Fratello; metterne in evidenza uno che si definisce di sinistra fà venire il mal di pancia... (scherzo, si capisce). 29-04-2011 08:01 - bruno di+prisco