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La domanda del giorno, lavoro o non lavoro?
Alcuni dei vostri commenti saranno pubblicati, con una risposta, sul giornale in edicola sabato.«Ma si può andare avanti così? Si può aprire una querelle politica sul
sacrilegio di aprire i negozi il primo maggio a Firenze, Roma e
Milano?». A chiederselo qualche giorno fa sul Corriere della Sera era il
vicedirettore Dario Di Vico. Era accaduto infatti che il sindaco di
Firenze Matteo Renzi, del Pd, aveva deciso di mantenere aperti i negozi
della città nel giorno della festa dei lavoratori. Ancora una volta, a
spianare la strada alla destra iper-liberista ci ha pensato un esponente
del centrosinistra. E infatti a ruota è seguita Letizia Moratti, sindaco
di Milano in piena campagna elettorale. Cgil, Cisl e Uil territoriali
hanno invece proclamato, in risposta, uno sciopero (cui ieri è arrivato
anche il sostegno della Fiom), e per la «domenica senza lavoro» si sono
mobilitate anche molte associazioni cattoliche, a partire dalle Acli.
Nel lontano 1980 il manifesto organizzò un convegno intitolato «Liberare
il lavoro o liberarsi dal lavoro?», che si concluse, ricorda Loris
Campetti in un commento pubblicato ieri sul giornale, più o meno così:
«Liberare il lavoro dal profitto». 31 anni dopo, ci pare il caso di
riformulare la domanda: «Liberare il lavoro o liberarsi dal lavoro?»
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Se non si capisce la gravità dell'attacco padronale, e dei suoi mezzi di attacco di punta come il Corriere, non si potrà mai fare una controffensiva che ci aiuti a resistere socialmente a questa stagione di vergogna che pezzo per pezzo ci sta togliendo ogni briciolo di libertà e dignità. Perché il diritto di lavorare, e di NON lavorare nella festa dei LAVORATORI, è LIBERTA' e DIGNITA'. 28-04-2011 22:59 - Stefano Caffari
Ma poi bisognerebbe, in alcuni casi, insegnare alle persone che cosa fare quando non si è obbligati a lavorare.
Noi abitiamo in campagna e nel fine settimana i sentieri sono tutti vuoti, mentre i centri commerciali sono strapieni, tra l'altro anche di bambini.
A quel punto, provocazione per provocazione, forse è meglio lavorare che consumare. 28-04-2011 22:34 - Marco
Ti alzi una mattina e senti che vogliono rivedere la Costituzione..
Ti alzi una mattina e alla faccia della Costituzione si bombarda..
Ti alzi una mattina e osservi quanto venga ridicolizzata la festa di Liberazione..
Ti alzi una mattina e qualcuno lontanamente lancia supposizioni berlusconiane future di presidenza alla republica..
Ti alzi una mattina e senti qualcuno che dice: per ora non possiamo sparare sui profughi..
Ti alzi una mattina e qualcuno alla faccia del 1°maggio opterebbe per il lavoro..
Cosa dire a tutto questo?
Ma si, fate pure!e già che ci siamo spariamola pure tutta la classe dei lavoratori come nel 1947!
Oppure ancora meglio, sopprimiamola definitivamente questa festa del 1°maggio,come nel ventennio Fascista e festeggiamo anche noi qualche festa di tipo Inglese..I BANK HOLIDAY presupponendo che tra qualche anno faremo a meno non solo dei valori civici culturali che ci appartengono ma ancor di più anche di quelli religiosi.
E'una vergogna, una grande vergogna 28-04-2011 22:11 - Marco M.-
E' un brutale segnale politico rivolto alla cancellazione della identità collettiva, di classe dei lavoratori e ridurli a singoli prestatori d'opera magari postulanti per potere avere uno straccetto di lavoro.
Non è la questione delle botteghe che peraltro non hanno mai sofferto della Festa del 1 Maggio. I lavoratori costretti a lavorare nei giorni festivi con i nuovi contratti non vengono neppure pagati. Vedi collaboratori a partita Iva e co co pro. E' una indecenza.
della identità collettiva, di classe dei lavoratori e ridurli a singoli prestatori d'opera magari postulanti per potere avere uno straccetto di lavoro.
Non è la questione delle botteghe che peraltro non hanno mai sofferto della Festa del 1 Maggio.
Pietro Ancona
già membro del CNEL 28-04-2011 22:02 - pietro ancona