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redazione
Ancora sbarchi dalla Libia. E le navi "umanitarie"?
Non si fermano, e non si capisce perché si dovrebbero fermare. Nella notte a Lampedusa è arrivato un ennesimo barcone con 178 persone, tra cui nove donne e un bambino, altri 264 approderanno tra oco sull'isola. 264 le persone che hanno affrontato la traversata, e anche qui ci sono 14 donne e un bambino. Entrambi i natanti provengono dalla Libia in fiamme. Su entrambi la maggioranza delle persone provengono dall'Africa subsahariana, dunque sono tutti potenziali rifugiati, sia per i paesi da cui provengono che per il fatto che stanno scappando da un paese come la Libia, sotto attacco dell'esercito di Gheddafi e dell'intervento "umanitario" della Nato.
Che è l'unico intervento "umanitario" finora messo in piedi dai paesi occidentali, che invece continuano a guardare, come se nulla fosse, questo esodo dalla Libia sui barconi. Natanti che, incredibilmente, non vengono mai notati dalle marine militari schierate di fronte alle coste libiche. Anche se c'è il sospetto che non sia proprio così, come hanno denunciato alcuni proguhi sopravvissuti recentemente a un naufragio, una storia raccontata dal manifesto.
Secondo l'unhcr, l'Agenzia delle nazioni unite per i rifugiati, nelle scorse settimane sono fuggite dalla Libia circa 230 mila persone, quasi tutte riversatesi in Egitto, Tunisia, o nei paesi della "sponda" sud della Libia. egli ultimi dieci giorni sono arrivati in diecimila, dice ancora l'Unhcr.
Nessuno parla però della possibilità - e della necessità - di evitare che le persone si accalchino solo ai confini della regione, e tanto più che siano costrette a affrontare una pericolosissima traversata. Il manifesto ne ha parlato recentemente nella sua prima pagina. Un analogo appello è stato lanciato da un gruppo di associazioni, tra cui Acli, Arci e Centro Astalli, affinché si porvveda ad organizzare l'immediata evacuazione dei profughi dalla Libia.
Dalla politica, però, alcuna risposta.
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