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La domanda del giorno: santo subito o santo dubbio?
«Il pastore tedesco» è uno dei titoli di maggior successo del manifesto degli ultimi dieci anni. Riguardava la nomina di Joseph Ratzinger a successore di papa Wojtila. Benedetto XVI, teologo conservatore, ha impresso alla Chiesa cattolica una svolta nel senso della conservazione e della revisione del Concilio Vaticano II: no alle coppie di fatto, al riconoscimento dei diritti degli omosessuali, all’aborto, alla fecondazione assistita, a qualsivoglia legge sul fine vita. Più controversa la figura di Giovanni Paolo II: più aperto, più popolare, più «simpatico» come fa notare Filippo Gentiloni su questo giornale, contro le «guerre umanitarie». Ma allo stesso tempo picconatore del comunismo realizzato e della teologia della liberazione, sotto diversi aspetti un conservatore. Roma in questi giorni è invasa dalla «figura sorridente e accattivante» del papa polacco e dalle migliaia di fedeli arrivati per assistere alla beatificazione, che scalzerà l’abituale concertone dei sindacati a piazza San Giovanni.
Poco male, ma quello che ci chiediamo è: fu vera gloria quella di Giovanni Paolo II? Non è forse, come spiega Ermanno Rea nel suo recentissimo «La fabbrica dell’obbedienza», la Chiesa cattolica dalla controriforma a oggi (senza soluzione di continuità) all’origine dell’ «italiano medio» di oggi, la cui natura è plasticamente rappresentata da Silvio Berlusconi come già fu per Mussolini? Insomma, santo subito o santo dubbio?
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Lezioni di dissensoDomenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.7 novembre 2011
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Io vi seguo sono cattolica e mi da fastidio la veemenza con cui alcuni lettori dibattono tesi religiose e dottrina senza saperne un tubo.
Un Papa è un Papa perchè è un Papa non un rivoluzionario!
Ho apprezzato molto l'intervista di U.Eco e sono una sostenitrice della proposta di Asor Rosa, ma lasciate perdere il Papa.
Grazie vi seguo sempre 30-04-2011 08:33 - Alexandra Steiglitz