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Martina Iannizzotto
I Fratelli musulmani: Assad se ne vada
Temporale su Damasco nel «venerdì della collera», il giorno di mobilitazione in solidarietà con Daraa in cui la Fratellanza musulmana, illegale, per la prima volta dopo sei settimane dall'inizio delle proteste in Siria ha ufficialmente lanciato un appello alla popolazione a manifestare contro Bashar Al Assad. Da Daraa - la città al confine con la Giordania assediata da lunedì dall'esercito - giungono notizie (che non possono essere verificate per le limitazioni imposte ai giornalisti) di una situazione terribile per la popolazione civile: elettricità e comunicazioni bloccate, scarseggiano cibo ed acqua potabile, oltre 50 le vittime secondo gli attivisti. Gli Stati Uniti hanno annunciato sanzioni contro Damasco. Il presidente Usa, Barack Obama, ha firmato un ordine esecutivo contro agenzie d'intelligence e il fratello di Assad, ma non direttamente nei confronti del suo omologo siriano.
«Abbiamo paura di uscire - riferisce un abitante ad Al Jazeera - per la presenza di cecchini sui tetti. Ci sono cadaveri per strada». I feriti vengono curati in casa perché ai medici dell'ospedale locale verrebbe intimato di assistere solo i militari. Ieri le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco contro migliaia di persone confluite dai villaggi vicini verso Daraa, per rompere l'assedio: almeno 16 le vittime, secondo Al Jazeera. Nonostante la violenta repressione e l'avviso del ministro degli interni che le manifestazioni sarebbero state considerate illegali, migliaia di persone sono scese in piazza in oltre 50 località del Paese, tra cui Latakia, Qameishli (città dell'est curdo), Homs, Hama, Banias. Significative le manifestazioni in diverse aree di Damasco, come Zablatani, Harasta, Barzeh e nel quartiere di Midan, sempre più vicino al centro, disperse dalle forze dell'ordine con lacrimogeni.
La capitale ieri era militarizzata, con la presenza ben visibile di polizia e milizie pro Assad di fronte alle moschee e i posti di blocco delle forze di sicurezza intorno alla città. Uno lo abbiamo incontrato in mattinata sulla circonvallazione per arrivare in città da Sanahaya, a sud-ovest, in taxi perché i «servis», i pulmini del trasporto pubblico, non viaggiano; due poliziotti e due civili armati ci hanno controllato i documenti, lasciandoci passare problemi.
In segno di protesta contro la violenta repressione si sono dimessi nei giorni scorsi due deputati di Daraa e oltre 200 membri del partito Baath. Arrivano voci di defezioni anche nell'esercito, in maggioranza composto da coscritti (dunque sunniti, il 75% della popolazione), con notizie di scontri a Daraa tra il 5° reggimento, passato in parte con la popolazione, ed il 4° reggimento di Maher Al Assad. Sul frequentato blog Syria comment di Joshua Landis un diplomatico insinua che «molti dei soldati morti più che da gruppi terroristici, come accusa il regime, siano stati uccisi dai commilitoni perché si erano rifiutati di sparare sulla popolazione».
Divisioni nell'esercito costituirebbero un serio problema per il regime, ai cui vertici siedono fedelissimi di Bashar provenienti da clan alauiti e spesso con legami familiari, a partire dal fratello minore Maher Al Assad, capo delle guardie repubblicane e del quarto reggimento, incaricato della repressione di Daraa, e dal cognato Asef Shawaqt, capo dei potenti servizi segreti.
Ma secondo il quotidiano egiziano Al Ahram a sparare sui manifestanti è soprattutto la shabiha, milizie pro regime, 10.000 effettivi in maggioranza alauiti, in abiti civili scuri, ma armati e addestrati, e visti in azione a Latakia, città di origine degli Assad.
Oltre mille persone, soprattutto donne e bambini, hanno attraversato il confine nei giorni scorsi per cercare rifugio nel nord del Libano da scontri nella città siriana di Tal Kalach. «Se oggi le persone sono scese in piazza in solidarietà con Daraa nonostante il timore di essere uccise, non finirà qui» dice Omar, studente ventenne. Dai primi slogan per riforme e libertà, le proteste ormai chiedono esplicitamente la fine del regime.
- Mi risulta che negli scontri della giornata di ieri siano stati uccisi 4 poliziotti e due siano stati rapiti. Saranno cosi' pacifici questi manifestanti? Se i filo monarchici, razzisti, forcaioli e reazionari che foraggiati da Francia ed Inghilterra si sono installati a Bengasi sono visti come "democratici" e addirittura "rivoluzionari" allora questi manifestanti anti Siria troveranno certo buone orecchie dalle nostre parti. E forse anche i bombardieri Nato dalla loro. 30-04-2011 09:40 - alex1
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