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FUORIPAGINA
30/04/2011
  •   |  
    La domanda del giorno: che fine ha fatto il movimento pacifista?

    Attenzione, Gheddafi potrebbe portare la guerra in Italia, aveva detto al manifesto due giorni fa lo storico Angelo Del Boca. Detto, fatto, ieri il raìs ha annunciato che l’«amicizia tra i due popoli (sancita da un Trattato firmato dallo stesso Gheddafi e da Berlusconi due anni fa, ndr) è finita» e che i libici potrebbero «trasferire la battaglia nei territori nemici», cioè da noi. Nel frattempo la Lega, che si è dichiarata contraria all’intervento militare, invita tutta l’opposizione a votare la sua mozione che fissa una data per la cessazione delle ostilità. Il Pd, spronato dal presidente della Repubblica Napolitano, si prepara a fare da stampella al governo sostenere l’intervento militare. I raid, anche italiani, continuano.

    La prospettiva non violenta appare completamente schiacciata e il popolo arcobaleno che si mobilitò in massa contro la guerra in Iraq nel 2003 si è dissolto nel nulla, anche se il conflitto è geograficamente alle porte di casa e l’Italia è direttamente impegnata, più che in Iraq. Meglio Baghdad che Tripoli, Gheddafi di Saddam? Cos’è cambiato in questi otto anni? Dov’è finito il movimento pacifista?


I COMMENTI:
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  • confermo che anche in Valle d'Aosta abbiamo provato (come Rifondazione) a mettere in piedi una tavola della pace "apartitica" facendo due presidi ma alla fine chi si è dato da fare, volantinando e sbattendosi sono stati solo i compagni iscritti... per il resto tante adesioni formali di sigle varie ma quasi nullo impegno pratico effettivo... qui di SEL non c'è traccia... 01-05-2011 15:33 - Alessandro
  • "Attenzione, Gheddafi potrebbe portare la guerra in Italia, aveva detto al manifesto due giorni fa lo storico Angelo Del Boca."

    ...sì... ma, sia detto senz'offesa, quanto valgono le "previsioni" di Del Boca?

    Non era lui che in febbraio scriveva "Le notizie che arrivano sono di vera e propria guerra contro civili in rivolta, quindi di massacro. Quel che Gheddafi aveva sempre promesso, che mai avrebbe rivoltato le armi contro il suo popolo, anche questa è una promessa non mantenuta. È TEMPO CHE SE NE VADA, È TEMPO CHE SI INTRAVVEDA OLTRE IL BAGNO DI SANGUE UNA SOLUZIONE DI MEDIAZIONE CHE, COME IN EGITTO E TUNISIA, NON PUÒ NON COMINCIARE CHE CON L'USCITA DI SCENA DI MUAMMAR GHEDDAFI AL POTERE ASSOLUTO DA QUARANTUNO ANNI. È tempo che l'Occidente scopra nel nuovo processo di democratizzazione avviato con le rivolte di massa in Medio Oriente non il pericolo dell'integralismo islamico, ma una risorsa per pensare diversamente quel mondo e insieme le nostre società blindate. Ora che finalmente anche le Nazioni unite alzano la voce, chi ha amato quel popolo e quel paese non può tacere" ?

    E queste cosa sono, se non le parole di chi stia invocando una qualche forma d'intervento da parte dell'ONU? Ebbene: l'intervento c'è stato. E non poteva che essere un intervento di questo genere: perché pensare che Gheddafi si sarebbe pacificamente fatto da parte alla semplice vista di una delegazione dell'ONU inviata in Libia con pure finalità di "mediazione" sarebbe stato altrettanto illusorio che autoconvincersi che bastasse, al tempo della 2^ guerra del Golfo, o basti oggi appendere le bandiere della pace ai balconi per far recedere anche solo di un millimetro i guerrafondai dai propri propositi.

    Dunque, l'intervento c'è stato: adesso che vogliamo?


    "Detto, fatto, ieri il raìs ha annunciato che l’«amicizia tra i due popoli (sancita da un Trattato firmato dallo stesso Gheddafi e da Berlusconi due anni fa, ndr) è finita» e che i libici potrebbero «trasferire la battaglia nei territori nemici», cioè da noi."

    ..hm... e come? Anziché limitarsi a fare, sic et simpliciter, da cassa di risonanza del vecchio trombone di Tripoli, se voi foste davvero lo strumento di analisi rinnovato che pretendete di essere dovreste avere la capacità di darci delle STIME di quanto verosimile sia la sua minaccia. E QUANTO lo è?


    "La prospettiva non violenta appare completamente schiacciata e il popolo arcobaleno che si mobilitò in massa contro la guerra in Iraq nel 2003 si è dissolto nel nulla, anche se il conflitto è geograficamente alle porte di casa e l’Italia è direttamente impegnata, più che in Iraq. Meglio Baghdad che Tripoli, Gheddafi di Saddam? Cos’è cambiato in questi otto anni? Dov’è finito il movimento pacifista?"

    ...mah... non sarà, appunto, che finalmente ha compreso - il movimento pacifista - che appendere anche dieci milioni di bandiere ad altrettanti balconi, e poi scendere in piazza, per le solite oceaniche adunate che a gran voce chiedono "PACE!!", non serve letteralmente a NULLA? Perché la pace si ottiene se si riesce ad intervenire, in qualche modo, DIRETTAMENTE NEI MECCANISMI che portano alla guerra?

    O non sarà forse davvero che, come dice - ORRORE!! - un reazionario qui sotto, stavolta nessuno scende in piazza né c'è chi si schieri in maniera aperta perché non ci sono PLATEALMENTE di mezzo gli odiati americani? ;)


    "non c'è il pacifismo perché manca un soggetto politico di trasformazione [...] la domanda è: perché in questo paese, con una guerra in corso, con il lento ma inesorabile scardinamento dei diritti del lavoro e di civiltà, al bivio tra apartheid e multiculturalità, con le diseguaglianze che esplodono, con i beni pubblici che vengono appropriati da pochi, perché non esiste un soggetto politico collettivo di trasformazione?"

    Perché un "soggetto politico di trasformazione" può aggregarsi se - come minimo - è chiara la definizione di "trasformazione". Trasformare COSA in CHE? Se non si comincia per lo meno a definire chiaramente i termini del problema, come ci si può aspettare che qualcuno possa avere la benché minima voglia di mobilitarsi? Mobilitarsi SU COSA: sul nulla?!

    E via, diciamocelo: qui sono anni che si va avanti a cianciare di "altri mondi possibili" senza prendersi - MAI! - la briga di dire anche solo all'ingrosso in cosa consisterebbero questi formidabili "mondi altri". Evidentemente, quelle che una volta si soleva chiamare "masse popolari" non sono più disposte a "spendersi" su questo genere di "chiamate alla mobilitazione": e non credono più a palingenesi, tanto radicali e "trasformative" sulla carta quanto "farlocche" e improponibili in pratica, e che infatti puntualmente non avvengono mai.

    Non sarebbe incredibilmente più proficuo e produttivo, dunque, invece di evocare palingenetiche "trasformazioni radicali", delle quali si sa già in anticipo (o, per lo meno, evidentemente lo sanno, nella loro arcana sapienza "pratica", le "masse popolari") che MAI avranno luogo, dire semplicemente - tanto per fare qualche esempio - "la normativa sul lavoro attualmente vigente noi la vogliamo TRASFORMARE nei seguenti modi: 1... 2... 3...", "le norme che regolano la concessione dei mutui sulla casa noi le vogliamo TRASFORMARE in questi sensi: 1... 2... 3..."? Oppure, per fare un altro esempio, spiegare dettagliatamente IN CHE SENSO si ritiene che il non-welfare realizzato in questi ultimi quindici anni dalle destre sia pernicioso: e poi precisare secondo quali modalità si vorrebbe TRASFORMARLO, una volta che eventualmente si fosse raggiunto il potere?

    Parlare di QUESTE trasformazioni: molto più banale, più terra-terra, meno "alato"... ma non sarebbe molto più "aggregante" dei soliti cumuli di chiacchiere sui massimi sistemi che siamo tanto bravi a produrre in quantità industriali, e che non portano letteralmente mai a nulla? 01-05-2011 15:31 - Harken
  • Non so dove sono finiti i pacifisti, ma mi sembra evidente che più che pacifisti fossero paci-FINTI. Adesso c'è OOOH-Bama, mica Bush, e le bombe sganciate per ordine suo non sono che innocui petardi! Un suggerimento ai pacifisti e a chi si preoccupa dello sfruttamento degli Africani: BUTTATE I CELLULARI e non compratene più. I cellulari (tutti) contengono il coltan, un materiale estratto dagli schiavi dalle miniere africane. E' anche cancerogeno. Ecco un modo per fare qualcosa di concreto e di utile per dimostrare l'onestà e la veridicità della vostra ideologia. Altrimenti sono solo chiacchiere, propaganda e carnevalate! 01-05-2011 15:11 - daniele
  • BENE!,Mirko P. - luisa 01-05-2011 14:28 - luisa
  • Abbiamo fatto una manifestazione nazionale a Napoli qualche settimana fa. I partiti non erano organizzatori ed erano presenti bandiere solo di Rifondazione Comunista e Pcl.
    Ma voi del Manifesto siete troppo impegnati a pensare a quelle feccie di Vendola, Saviano e Fazio. 01-05-2011 14:13 - Mirko P.
  • Io non sono un non violento, non apprezzo più di tanto Gandhi, sono sempre stato in piazza contro la guerra senza sentirmi pacificta. e anche adesso manifesto, quando posso, contro la guerra, nella versione libica. Ma credo che chi oggi é contro la guerra alla Libia sia soprattutto chi individua la natura di classe della guerra, e fa analisi sull'imperialismo. I pacifisti che anadavano in piazza senza questa chiarezza, sono oggi facilmente condizionati da quelle componenti della sinistra non di classe che sostengono la guerra, come il PD, o da certi organi d'informazione di sinistra che tuttavia la sostengono, come Radio Popolare di Milano. Insomma, credo che anche il movimento per la pace si scontri con il fatto che al suo interno sono sempre esistite due anime, e una, quella con meno chiarezza di classe, é andata in crisi. 01-05-2011 13:03 - Loris
  • Personalmenye mi son stufato di sentire ripetere tale domanda, sembra quella che si faceva ai compagni che non volevano partecipare a certe azioni, o quando si riteneva che un azione decisa dalla "maggioranza" fosse naturalmente giusta! Ve lo dico io dov'è il momivemento pacifista: negli ultimi anni centinaia di ore di vita consumate a convincere coloro che ancora credevano alle bugie di regime, e nel frattempo ti difendevi dal fuoco amico della sinistra parlamentare (PD anche perchè l'altra sempre subalterna è stata)... quindi dove siamo? a lavorare per i referendum, nelle università contro il precariato...etc etc etc, semplice. 01-05-2011 12:58 - Mimmo
  • Forse il motivo è semplice,ed intrinseco alla natura umana,o disumana,dipende dalla lente con la quale si vuole osservare il fenomeno:L'individualismo che imperversa in questa società.L'individualismo per cui,ognungo fa per sè ma non per la comunità,per cui se c'è una guerra va bene finchè non arriva a casa mia,e se c'è un debole che cerca aiuto va bene...ma che non lo chieda a me!e questo forse,purtroppo,vale anche per chi ostenta certi valori di solidarietà e quant'altro ma a casa propria,perchè una casa ce l'ha.Manca l'ideale,manca la politica,che non sia questa becera politica degli interessi,ma una politica del e con il popolo.Manca il popolo e scende in campo l'individuo. 01-05-2011 12:47 - Sara
  • Semplice !!! Il pacifismo italiano era ed è in realtà solo antiamericanismo e antiisraele ... poichè in questa guerra non ci sono nè americani nè israeliani il pacifismo all'italiana non esiste... che tristezza !!! 01-05-2011 12:36 - unocheragiona
  • non c'è il pacifismo perché manca un soggetto politico di trasformazione. ciò che passa è l'idea che la guerra sia in sintonia con l'ONU, come lo era la guerra all'iraq, quella all'afghanistan, quella per il kossovo ecc.le cui vittime civili non credo possano tanto consolarsi per il fatto che la loro morte era suffragata da una risoluzione ONU.
    la domanda è: perché in questo paese, con una guerra in corso, con il lento ma inesorabile scardinamento dei diritti del lavoro e di civiltà, al bivio tra apartheid e multiculturalità, con le diseguaglianze che esplodono, con i beni pubblici che vengono appropriati da pochi,perché non esiste un soggetto politico collettivo di trasformazione? 01-05-2011 11:59 - francesco
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