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FUORIPAGINA
02/05/2011
  •   |   Manlio Dinucci
    L'attacco a Tripoli? Strategia economica

    A chiedersi che cosa ci sia dietro la guerra in Libia non sono solo i dietrologi nostrani di talk show e carta stampata, ma lo stesso Wall Street Journal, l'autorevole quotidiano di affari e finanza, che spiega quali sono gli interessi in gioco. Dopo l'abolizione delle sanzioni nel 2003, le compagnie petrolifere occidentali sono affluite in Libia con grandi aspettative, ma sono rimaste deluse. Il governo libico, in base a un sistema noto come Epsa-4, concedeva le licenze di sfruttamento alle compagnie straniere che lasciavano alla compagnia statale libica (National Oil Corporation of Libya, Noc) la percentuale più alta del petrolio estratto: data la forte competizione, arrivava a circa il 90%. «I contratti Epsa-4 erano quelli che, su scala mondiale, contenevano i termini più duri per le compagnie petrolifere», dice Bob Fryklund, già presidente della statunitense ConocoPhillips in Libia.
    Appare così chiaro perché - con una operazione decisa non a Bengasi, ma a Londra, Parigi e Washington - il Consiglio nazionale di transizione abbia creato la «Libyan Oil Company»: un involucro vuoto, tipo società chiavi in mano per investitori nei paradisi fiscali. Essa è destinata a sostituire la Noc, quando i «volenterosi» avranno preso il controllo delle zone petrolifere. Il suo compito sarà di concedere licenze a condizioni estremamente favorevoli per le compagnie britanniche, francesi e statunitensi. Verrebbero invece penalizzate le compagnie che, prima della guerra, erano le principali produttrici di petrolio in Libia: anzitutto l'Eni, che nel 2007 ha pagato un miliardo di dollari per assicurarsi le concessioni fino al 2042, e la tedesca Wintershall al secondo posto. Ancora più penalizzate sarebbero le compagnie cinesi e russe, cui Gheddafi ha promesso il 14 marzo le concessioni petrolifere tolte alle compagnie europee e Usa. I piani dei «volenterosi» prevedono anche la privatizzazione della compagnia statale, che verrebbe imposta dal Fondo monetario internazionale in cambio di «aiuti» per ricostruire industrie e infrastrutture distrutte dai raid degli stessi «volenterosi».
    Appare anche chiaro perché a Bengasi sia stata creata, in contemporanea, la «Central Bank of Libya», altro involucro vuoto ma con un importante futuro compito: quello di gestire formalmente i fondi sovrani libici - oltre 150 miliardi di dollari che lo stato libico aveva investito all'estero - una volta che saranno «scongelati» dagli Stati uniti e dalle maggiori potenze europee. Chi li gestirà effettivamente lo dimostra il colosso bancario britannico Hsbc, principale «custode» degli investimenti libici «congelati» nel Regno Unito (circa 25 miliardi di euro): una squadra di alti funzionari Hsbc è già al lavoro a Bengasi per varare la nuova «Central Bank of Libya». Sarà facile per questa e altre grandi banche di investimento orientare gli investimenti libici a seconda delle loro strategie.
    Uno dei loro obiettivi è affondare gli organismi finanziari dell'Unione africana, la cui nascita è stata resa possibile in gran parte dagli investimenti libici: la Banca africana di investimento, con sede a Tripoli; la Banca centrale africana, con sede ad Abuja (Nigeria); il Fondo monetario africano, con sede a Yaoundé (Camerun). Quest'ultimo, con un capitale programmato in oltre 40 miliardi di dollari, potrebbe soppiantare in Africa il Fondo monetario internazionale, che ha finora dominato le economie africane, spianando la strada alle multinazionali e alle banche d'investimento statunitensi ed europee. Attaccando la Libia, i «volenterosi» cercano di affondare gli organismi che un giorno potrebbero rendere possibile l'autonomia finanziaria dell'Africa.


I COMMENTI:
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  • la sinistra è talmente occupata, grazie anche a travaglio, a occuparsi di berlusconi, che ha perso il senso critico. già scarso, ma almeno vivo in qualche focolaio. i termini "complotto" e "dietrologia" sono lo strumento con cui la critica viene oscurata. lasciamo queste parole ai politici e sforziamoci di pensare. 02-05-2011 09:48 - fausto
  • Una rivoluzione eterodiretta? Credo non si voglia dire questo. Da quello che sono riuscito a capire, in Libia come del resto in molti altri paesi arabi e di religione a maggiorana islamica è in atto una forte protesta, che chiede maggiore libertà, ecc.
    In particolare le rivolte libiche hanno prodotto quello che sappiamo, per l'energica e "criminale" risposta del regime.
    Se i "ribelli" avessero ottenuto una transizione senza Gheddafi non ci sarebbe stato bisogno di un intervento esterno (richiesto dai ribelli).
    Naturalmente in questo quadro tutto quello che scrive Dinucci è corretto, ma è parziale. Che uno stato (la Libia) si faccia rispettare, OK! ma questi soldi chi se li gode? Il popolo libico? 02-05-2011 09:36 - Dino
  • Gli indizi, le sequenze,i nessi "virtuali" ci sono tutti e costruiscono una architettura logica perfetta.E' vero che la storia, come afferma Fernand Braudel, è sempre congetturale, però andrebbero cercate le prove di questo "patto leonino", a tutto vantaggio di Gran Bretagna e Francia. Ma gli insorti, i combattenti sono solo una massa di manovra fanatizzata che si lascia prendere per il naso dalla autonominatasi dirigenza o possono avere un'autonomia di giudizio? Fino a che punto saranno/sarebbero interessati a seguire il Cnt nella svendita dei beni nazionali? 02-05-2011 09:22 - giacomo casarino
  • Finalmente un poco di analisi basati su principi un poco piu’ materialistici e meno emotivi. Vi consiglio di aspettare e tradurre appena esce sul prossimo numero di Monthly Review l’articolo di fondo che analizzera’ la “Missione di Pace” (secondo tradizione catto-Italiota) in Libia. Un unico commento Il Wall Street Journal e’ autorevole ma terribilmente di “destra” e dominato da una banda di sionisti. Ma dato che a sinistra non c’e’ altro che emotivita’ neo cattolica forse e’ meglio la brutale analisi di Banchieri sionisti. 02-05-2011 09:14 - Lorenzo da Ginevra
  • prendiamo pure come oro colato l'articolo di dinucci: ma è così male che il petrolio abbandoni gheddafi per passare ai consorzi anglo-franco-americani penalizzando il rais e i suoi amici come gli italianuzzi dell'ENI???

    Che uso faceva del petrolio il rais di tripoli?

    Ah scusate dimenticavo la chiusa dell'articolo di dunucci:

    " la Banca africana di investimento, con sede a Tripoli; la Banca centrale africana, con sede ad Abuja (Nigeria); il Fondo monetario africano, con sede a Yaoundé (Camerun). Quest'ultimo, con un capitale programmato in oltre 40 miliardi di dollari, potrebbe soppiantare in Africa il Fondo monetario internazionale, che ha finora dominato le economie africane, spianando la strada alle multinazionali e alle banche d'investimento statunitensi ed europee."

    Un'occhiata all'africa, alle sue guerre, alle sue stragi, ai suoi rais, basta per concludere che l'ipotesi dinucci è veramente mal fondata: gheddafi con quel denaro coltivava la sua politica di potenza e non gli interessi dei popoli africani! 02-05-2011 09:06 - valerio caciagli
  • Ma GIORGIO se lo legge questo articolo?
    Sicuramente ha le mani legate da eventi molto più spinosi di quando sembrino, bah speriamo bene, qusto tornado che si è abbattuto nel mediterraneo stà facendo troppi danni. 01-05-2011 23:50 - salvoG57
  • Tutto il mondo lo sa già che dietro a questi conflitti si nascondono altri oscuri interessi.
    Personalmente sono preoccupato non tanto per le cause, ma piuttosto per le vittime innocenti quanto per le conseguenze che potrebbero ricadere su di noi.
    Petrolio e/o dollari..Io mi preoccupo maggiormente degli Scud tipo le versioni che l'Iraq ribattezzo AL HUSSEIN con una gittata di 783 km a fronte degli originali 300 km.
    Mi auguro che non ci sia anche in questo caso alcuna possibilità di ribattesimo dei famigerati scud.- 01-05-2011 23:05 - Marco M.-
  • L'Italia retrocede negli affari che aveva intrapreso con il dittaore, ormai anziano della Libia, secondo una consolidata tradizione che aveva supportato le principali attività finanziarie ed in industriali nel nostro paese. Ora le maggiori potenze europee, Germania esclusa, ci ridimensionano ed a poco serviranno i nostri raid sulla ex colonia. Bossi, vorrebbe conservarsi Gheddafi, timoroso solo dei profughi, ma anche questa remota ipotesi è ormai impraticabile. Ci inventeremo qualcos'altro, ora che Andreotti e la sua politica estera vaticana non ci sono più. 01-05-2011 21:53 - Riccardo Geri
  • Non fa una grinza. La verita' e' sempre rivoluzionaria. 01-05-2011 21:44 - murmillus
  • Continuo a ritenere che articoli come questo siano le uniche basi possibili per una discussione sensata sugli eventi (non solo libici) nonché la vera ragion d'essere di un giornale come il manifesto. (Quasi) Tutto il resto, a partire da Rossanda come pure da certe posizioni un po' disinvolte di Parlato, mi pare fuffa inutile anzi dannosa. Le informazioni fornite da Dinucci sono una prova schiacciante della natura compradora del Cnt, che poteva essere facilmente dedotta da molte settimane per altre vie. Nè si tratta di informazioni sconvolgenti, a meno di non avere nove anni o di non ricordare i precedenti ormai ventennali del nuovo disordine mondiale.

    Tra l'altro Dinucci ha il grande merito di porre nella sua giusta luce un aspetto fondamentale sempre ignorato: la ricaduta geopolitica sui tentativi di autodeterminazione del continente africano che hanno nella Libia e nell'Algeria il motore primo.

    Mi permetto a tal proposito di segnalare l'intervento di un sociologo ed analista camerunense al seguente link:

    http://www.contropiano.org/it/archivio-news/documenti/item/1016-le-vere-ragioni-della-guerra-in-libia

    (l'intervento è lungo, la traduzione non sempre felice è, forse, responsabile di uno svarione dell'autore su A.Smith, ma lo squarcio sull'Africa è assai pregnante).

    Continuo a leggere commenti di 'sordi che non vogliono sentire': mi spiace, ma il mondo in cui anche voi vivete funziona pressappoco così. A chi in particolare ironizza sulle scarse capacità di mediazione del colonnello e 'nostre', eletti d'ufficio suoi consiglieri, faccio semplicemente osservare che chi ha i mezzi per fare una guerra li usa per imporre la sua volontà a prescindere dal comportamento altrui: lo fa perché i rapporti di forza glielo permettono. Punto.

    Del resto, e ciò conferma lo "scenario africano" di cui sopra, l'unica vera voce di trattativa e di pace è venuta fin dai primi di marzo solo dall'Organizzazione per l'Unità Africana, preoccupata che, con o senza Gheddafi, quel paese continui ad avere il ruolo che ha adesso (principale conferitore di capitali per Fondo Monetario Africano, infrastrutture continentali come il primo satellite per tlc fornite a strozzo finora solo da satelliti europei: se ne parla nel link fornito sopra). Gli ultimi da cui attendersi trattative sono quelli del Cnt di Bengasi finché dispongono di cotanti volenterosi di cui peraltro sono solo delle marionette desiderose solo della loro parte di bottino.

    Un ultima cortesia, se possibile, ai democratici umanitari più argomento-resistenti. Smettetela una buona volta di accusare di complottismo e monomania petrolifera chi non la pensa come voi. 01-05-2011 21:34 - almanzor
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