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Matteo Bartocci
La resistenza quotidiana dei giornalai
Di noi conoscono tutto o quasi. Sanno che squadra tifiamo, se ci piace la vela, il gossip, l'arredamento o la tecnologia. Spesso sanno anche se in parlamento stiamo a destra o a sinistra. Sono tra noi da sempre, in ogni piazza d'Italia. Nelle grandi metropoli e nei borghi abbarbicati tra i monti. Eppure il loro lavoro è quasi un mistero.
Non si tratta della Cia ma dei 33mila edicolanti italiani, il punto finale della lunga filiera dell'informazione. Di questo piccolo esercito di rivenditori i giornali non parlano quasi mai.
E invece inondata da migliaia di copertine patinate, c'è una piccola impresa autonoma che come tutta l'industria delle news ha da tempo problemi molto seri. Nel paese del tycoon Berlusconi si legge sempre meno. Dal 2006 al 2010 le copie medie giornaliere sono passate da 5,5 milioni a 4,6 milioni, meno 900mila in quattro anni (dati Fieg 2010). Per capire quanto siamo messi male basti sapere che Germania e Inghilterra veleggiano sopra i 15 milioni di copie di quotidiani al giorno.
Inevitabile il crollo del fatturato delle rivendite: meno 35% negli ultimi tre anni, con picchi del 40% in Campania e del 50% in Sicilia. Su ogni euro venduto, l'edicola guadagna poco meno di 19 centesimi (il 18,77% del prezzo di copertina), il 10-15% va ai distributori e il resto arriva all'editore che ci paga tutti i costi. Il risultato è che le edicole spariscono. Nel 2001 le rivendite in tutta Italia erano 42mila, adesso sono circa 33mila. Nella capitale dell'editoria, Milano, ne sono rimaste solo 600 e nell'ultimo anno 30 rivenditori hanno chiesto di sospendere la licenza, l'anticamera della chiusura.
La razionalizzazione è spietata e si ripercuote anche a monte della filiera. Dieci anni fa i distributori locali, quelli che ogni giorno portano giornali e riviste in edicola, erano ben 400. Oggi sono meno di 130. A Roma città, mercato enorme, ce ne stanno solo due. Tra questi, il principale è di Mondadori e distribuisce l'80% dei prodotti compresi tutti quelli più appetibili. A livello nazionale va ancora peggio: i distributori sono solo 6 ma di fatto i primi due sono di diretta emanazione di Mondadori e Rizzoli-De Agostini (da soli coprono il 58% del mercato italiano).
Da fuori si potrebbe pensare all'edicola come a un negozio qualsiasi. Ma l'informazione è un valore costituzionalmente rilevante. E dunque anche se inquadrati nel settore del commercio i giornalai sono negozianti molto particolari, con una gestione unica nel suo genere a cominciare da orari lunghissimi. Il giornalaio non può fissare i prezzi dei prodotti (compito esclusivo degli editori) né decidere davvero quantità e qualità della merce che deve vendere (è fissata dal piano vendita e da trattative perfino personali con i distributori che quasi sempre sono gli unici sul suo territorio). In cambio di queste condizioni «fisse» dovute alla neutralità politica ed editoriale del punto vendita secondo il principio della «parità di trattamento», il giornalaio ha il diritto di restituire quello che non vende (la resa). Ma le pubblicazioni in Italia sono tante, troppe - le stime oscillano tra 6mila e 9mila testate iscritte al tribunale o al Roc - e domanda e offerta non si incontrano mai. Il risultato è che le rese sono enormi per tutti, ben superiori al 45% del distribuito. L'edicola insomma è come un supermercato iperfornito che ogni giorno butta via metà della merce.
E' un sistema completamente inefficiente, in cui le edicole subiscono le politiche di marketing degli editori e le logiche economiche dei distributori. Gli editori, per esempio, possono vendere riviste a pochi centesimi o addirittura già uscite (per esempio di viaggi o di cucina) confidando comunque sulla pubblicità. L'aggio dei rivenditori però è minimo. E per legge non possono rifiutare nulla.
In più, questo mercato strategico per una democrazia è così concentrato e opaco che ognuno tira la coperta dalla sua parte senza concordare con nessuno i vari passaggi. Qui l'informatica è ancora un miraggio, quasi tutti fanno i calcoli ancora a mano, con ritardi e zone d'ombra che aggravano l'inefficienza e le rendite di posizione.
Gli scaffali dell'edicola sono un acquario in cui pochi squali si mangiano tutto. I processi di concentrazione e i conflitti di interesse sono ovunque. Mentre i tre grandi editori - Mondadori, Rcs ed Espresso - tagliano giornalisti e redazioni (quindi il prodotto), stanno assorbendo tutte le fasi della produzione: edizione, raccolta pubblicitaria, distribuzione alle edicole e, nelle grandi città, anche la vendita diretta a domicilio e ai semafori. Come dimostrano le vendite, è una logica che produce sprechi, oligopoli e prodotti sempre meno apprezzati dal pubblico.
Nella tavola rotonda che ha aperto il congresso del Sinagi a Cervia (vedi sotto), a Matteo Orfini (responsabile comunicazione del Pd) e Massimo Cestaro (segretario generale Slc Cgil) è toccato il compito di ricordare al governo che la crisi dell'editoria non è solo congiunturale (calo delle vendite e della pubblicità) ma è soprattutto strutturale. I marchi di fabbrica delle scelte del Pdl sono un conflitto di interessi enorme (solo in Italia le tv assorbono il 56,3% delle risorse pubblicitarie contro il 17% dei quotidiani) e i tagli lineari di Tremonti, che hanno tolto a tutti e dunque allungato le distanze tra soggetti sempre più disuguali.
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"dove vada la freccia, in alto verso un radioso futuro o in basso verso un tenebroso fascismo, non so; ma so che la freccia va."
Non è questione di alto o basso: è questione di avanti o indietro.
Tu evidentemente sei convinto che comunque vada avanti: io no.
"Intanto distruggendo le segretarie che erano milioni e sono restate in 3 a prendere le telefonate di marchionne (ma sempre con i nuovi mezzi che stanno nella borsa dei marchionne)."
In 3 un par di ciufoli ;)
Cito dalla pagina di una nota multinazionale del lavoro interinale: "Oggi all’interno delle aziende, l’assistenza di direzione assume sempre più un ruolo chiave nella gestione del tempo, del lavoro e delle informazioni perché costituisce il legame tra i vertici aziendali e il resto dell’organizzazione. Per questo motivo abbiamo creato [...], specializzazione dedicata che sa individuare per ogni candidato competente e affidabile un posto di lavoro adeguato alle sue aspettative ed esperienze" e bla bla bla. La multinazionale in questione ha addirittura una "linea di produzione dedicata", per selezionare / generare / mettere a disposizione delle imprese segretarie per tutti gli usi e tutte le mansioni "di collegamento".
Dunque, di QUALI segretarie stiamo parlando? E le "segretarie" che tanto ti assillano, QUANDO sono state milioni? Negli anni cinquanta delle stenodattilografe, o degli enormi stanzoni con dentro duecento segretarie a battere a macchina i tuoi brogliacci. Ma QUELLA fase è già finita da oltre quarant'anni, coll'arrivo delle macchine da ufficio elettriche e poi del PC: il che però non toglie che di "segretarie" negli organigrammi aziendali evidentemente ce ne siano ancora. E infatti basta appunto passare davanti alla vetrina di una qualunque agenzia Adecco o Manpower per rendersene conto.
Il mondo cambia... il mondo cambia... ma la possibilità che gli edicolanti (che poi sono il motivo del contendere), così come sono cambiati i ruoli e le mansioni all'interno di un "tipico" ufficio aziendale, cambino e si adattino ai tempi, no. Quella non la prendi nemmeno in considerazione, perché hai già deciso che, nell'epoca in cui "basta un click per leggere il giornale che vogliamo", quello dell'edicolante è un residuo arcaico. Un mestiere finito.
E quando Bartocci ti controbatte che la questione è più complessa e "delicata" di quanto tu ed altri non pensiate, niente da fare. Tu in pratica ribatti "cazzate!"
Che dire? Amen!
"Mi sa che quello che se la suona e se la canta senza andare nei vicoli sei te, harken."
Ma certo: te l'ho già detto io, lì sotto, quando scrivo "NOI marxisti".
Perché è giusto quel che intendevo dire: che di sicuro IO vado troppo poco nei vicoli, e dunque una "teoria" adatta ai tempi non ce l'ho. È proprio per questa ragione che leggo il manifesto e vengo qui sul blog, alla disperata ricerca di qualcosa di "illuminante" fra gli articoli ed i commenti.
Purtroppo, però, sul manifesto ormai non si trova praticamente altro che moralismo a buon mercato (il moralismo: l'artificio retorico a cui ci si aggrappa quando non si ha più niente da dire).
Nel blog, invece, da una parte bisogna scansare gli schizzi di m...a delle torme di reazionari di varia estrazione e declinazione, che pare davvero si siano attribuiti il compito di rendere impraticabile questo posto: dall'altra parte bisogna sorbirsi le prediche - tanto roboanti quanto inutili - di vecchi demoproletari folgorati, chissà quando e come, sulla via di Chicago...
Insomma: non c'è di che stare allegri ;) 11-05-2011 21:54 - Harken
Intanto distruggendo le segretarie che erano milioni e sono restate in 3 a prendere le telefonate di marchionne (ma sempre con i nuovi mezzi che stanno nella borsa dei marchionne).
Mi sa che quello che se la suona e se la canta senza andare nei vicoli sei te,harken.Spiacente ma la vedo così. 10-05-2011 18:28 - valerio caciagli
Capisco dove vuoi andare a parare (i.e.: all'iPad... giusto? ;D ) ma ribadisco il mio dissenso.
Ripeto: delle segretarie che "ti battevano a macchina il tuo brogliaccio scritto a mano" non sono in grado di dire: ma, chi è che "filtra" le telefonate di Sergio Marchionne, o di un qualsiasi altro CEO di azienda più o meno grande? UNA "executive assistant". Provare per credere...
E di scarpe con la suola di cuoio ce n'è in giro ancora parecchie (e non sto necessariamente parlando delle Church da 400 e passa euro) e - azzardo una scommessa - ce ne saranno sempre di più, vista la qualità oggettivamente scadente delle scarpe a suola in materiale sintetico.
La mia piccolissima tesi, allora, è che noi marxisti (o marxiani), prima di avventurarci a costruire grandi teorie che pretendano di spiegare il / avere presa sul mondo, ogni tanto faremmo anche bene ad uscire dalla torre d'avorio, e farci un giretto per i vicoli.
Altrimenti va a finire che le nostre grandi teorie restano inchiodate sui libri, buone tutt'al più ad alimentare decenni di inutili diatribe esegetiche dopo che sono state pubblicate.
"il mio commento tiene conto di una cosa sola: il mondo cambia!!"
Sì: ma la storia è un processo aleatorio, non è una freccia sparata dritta verso il radioso futuro... 10-05-2011 12:34 - Harken
Le segretarie, quelle che ti battevano a macchina il tuo brogliaccio scritto a mano, sono proprio morte, così come i ciabattini che mettevano una pezza su una suola di purissimo cuoio su cui si era formato un buchetto, ma che oggi sono impossibilitati al mestiere dal fatto che il purissimo cuoio per le suola è diventato una rarità.
Se non ho paura che il supermercato mi impedisca di trovare "il manifesto" dove voglio?
Mica tanta. Solo un po'.
Ho più paura che il manifesto mi impedisca di trovare quelle notizie che vorrei trovare (da quello che pensano i giovani rivoltosi tunisini, siriani egiziani e libici, alle aspettative di crescita economica dei giovani cinesi ancorché legate a nucleare e OGM).
Ed ho anche paura, per tornare agli edicolanti, che i giovani italiani vi spendano la paghetta in gratta e vinci e/o pubblicazioni oscene. 10-05-2011 09:59 - valerio caciagli
dalle segretarie (sempre donne, do you remember??) ai ciabattini"
Non so le segretarie (che forse oggi si chiamano "staff / executive assistant"): ma i ciabattini sono VIVI E VEGETI ;) 10-05-2011 00:20 - Harken
http://www.angolotesti.it/M/testi_canzoni_modena_city_ramblers_867/testo_canzone_i_cento_passi_60321.html
Oggi è il trentesimo anniversario della morte di un
un grande uomo.
Le tue idee di libertà e giustizia mi hanno insegnato tanto.
Grazie Pepino. 09-05-2011 20:38 - Marco dalla Sardegna
temo che le cose siano un po' più complicate.
@riccardo: il padrone di questo governo è anche il primo editore italiano. Dunque alla diffusione capillare dell'informazione ci tiene eccome. Il problema è chi veicola cosa a chi, e chi ci guadagna.
@gianni: la liberalizzazione delle edicole c'è già da 10 anni e non ha portato né a un aumento delle vendite né a un aumento della qualità di informazione. Ha solo frammentato il sistema e aumentato le concentrazioni.
@spartacus: Domenica sul manifesto è uscito un commento a pagina 3 che provava proprio a discutere delle tue domande.
@valerio: L'edicola è come la scuola pubblica: è fondamentale perché c'è di tutto, dal giornalino di provincia al wall street journal. Sei sicuro che nel paese più anziano d'europa il futuro sia solo ed esclusivamente il mouse? non è bello leggere un giornale al bar ? o trovare la gazzetta sul bancone dei gelati per litigare un po' sulle partite con gli amici? Temo che un'edicola esclusivamente digitale sia un po' come la pay-tv. E' meglio, ma nel salotto di casa si è tutti più soli. E poi gli edicolanti a me piacciono. Sono sempre aperti, consigliano le vecchiette, ci trovi tutto... perché abolirli tout court? E poi sono sia maschi che femmine... 09-05-2011 17:08 - Matteo Bartocci
che lavoro è soprattutto quando basta un click per leggere il giornale che vogliamo?
morte degli edicolanti come sono morti tanti altri mestieri:
dalle segretarie (sempre donne, do you remember??) ai ciabattini, dai venditori di carbone agli acquaioli (quelli che ti portavano l'acqua al 4° piano quando non esistevano le autoclavi;sempre maschi, do you remeber??). 09-05-2011 14:20 - valerio caciagli