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FUORIPAGINA
22/05/2011
  •   |   Anna Maria Bruni
    Teatri di vetro, un festival poetico e politico

    Decolla alla grande la quinta edizione di Teatri di Vetro, la rassegna di performances e videoart che fino al 28 maggio per una settimana trasforma il quartiere Garbatella di Roma in un laboratorio a cielo aperto.

     

    Tenacemente voluta da Roberta Nicolai, direttore artistico e “capitano” di Triangolo Scaleno teatro, una fra le storiche compagnie off della scena romana, affiancata dalla fondazione Romaeuropa, ma soprattutto dalla Provincia di Roma nei panni dell’altrettanto tenace assessore alla cultura Cecilia d’Elia, la rassegna quest’anno, fin dal suo inizio ha mostrato quanto sia stata capace di mettere radici, unendo una progressiva consapevolezza verso il percorso artistico con le capacità nell’organizzazione. Non un dato tecnico, perché al contrario qui c’è tutta la passione artistica e civile di chi lavora da anni a seminare cultura “in direzione ostinata e contraria”.

     

    Ed è proprio il calcio d’inizio a dimostrarlo, con l’opening party voluto da Canio Loguercio, consulente artistico e meraviglioso canzoniere napoletano. “Ammaro Ammore”, questo il tema della serata, lanciato su Facebook come in altri spazi teatrali già nei giorni precedenti il festival per coinvolgere chiunque volesse lanciare la sua supplica d’amore. E poi poeti e cantanti senza patinatura sono stati chiamati a declamare note e strofe con musiche improvvisate a fare da controcanto. Unico nome di spicco Maria Pia De Vito, perfetta presenza in una serata che ha fatto gustare tutto il sapore della spontaneità dell’happening. Un intreccio che continuerà per tutto il festival presso la Villetta sempre a Garbatella, con il “supplicario d’amore”, sul quale sarà poi costruita la serata finale. E nel frattempo, oltre agli spettacoli che si susseguono o si sovrappongono nei teatri che costituiscono il perimetro del territorio, Palladium, Ambra, Centrale Preneste e Angelo Mai, il quartiere è punteggiato di performance e installazioni nei lotti delle case con il contributo attivo degli abitanti, che in qualche caso, come nella videoinstallazione di Daniele Spanò, il “Profumo del pane”, sono proprio i protagonisti del racconto che intesse la tela della memoria e racconta tutta la semplicità di una vita essenziale.

     

    Ma non basta. A consolidare la percezione di una maturità interviene il meeting di C.Re.s.Co, il Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea, tenutosi ieri negli spazi dell’opificio Telecom. Consolidatosi nel giro di un anno per volontà di venti fra teatri, festival, rassegne e compagnie oltre a una trentina di partecipazioni individuali, si è dato l’obiettivo “poetico e politico”, come lo definisce Roberta Nicolai, di lavorare congiuntamente a ridefinire lo spazio della cultura nel nostro paese, costruendo tutele per la dignità dei lavoratori del settore, attraverso il riconoscimento del ruolo del teatro contemporaneo e dei linguaggi della ricerca, sfondando nel campo normativo. Sostanziale, allo scopo, l’indagine “Rispondi al futuro” che mira a monitorare la situazione lavorativa sia dei singoli lavoratori dello spettacolo, sia delle compagnie che degli operatori. Indispensabile in un settore dove il lavoro nero, oltre a quello sottopagato, per attori e tecnici è all’ordine del giorno. “L’intenzione - dicono gli organizzatori, insieme a Fitzcarraldo, gestore dell’indagine – è quella di raccogliere le voci di 800 lavoratori e 350 imprese, perché sul totale presente nel nostro paese, questi sono i numeri che possono dare una garanzia di attendibilità all’indagine”. Ma non solo, anche lo stesso Coordinamento, autoconvocato e autofinanziato da chi vive sulla pelle questioni di riconoscimento, così come problemi economici, ne è la garanzia. “Sono profondamente convinta – dice Roberta Nicolai - che proprio l’affermazione di questa modalità di procedere, è la chiave di volta per rovesciare anche l’approccio politico”. Allargare gli spazi, e affermare una cultura diversa con la propria presenza attiva, culturale e politica. “Riconoscimento normativo e finanziamenti – conclude Roberta - dovranno essere il corrollario indispensabile”. E fra teatri aperti e lotti ripopolati, la sensazione è che qualcosa di solido sia già stato costruito.

     

     


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