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FUORIPAGINA
22/05/2011
  •   |   Paola Lo Cascio
    Il movimiento diventa grande

    «Caminante, no hay camino. El camino se hace al andar». Questa frase del poeta Antonio Machado, scritta su un enorme striscione coloratissimo in uno degli accessi all'enorme Plaça de Catalunya, sembra fatta apposta per la straordinaria mobilitazione di questi giorni nella capitale catalana. C'è tutta la forza ed anche la consapevolezza di questo movimento, che sa che l'unico modo per evitare di essere strumentalizzato è consolidare ogni giorno, in ogni passaggio dell'assemblea, i suoi contenuti. Anche se le basi, in fondo, ci sono. Nelle assemblee plenarie di questi ultimi due giorni, alle quali hanno partecipato, in rispettoso e compiaciuto silenzio migliaia di persone, sono stati approvati due blocchi di proposte importanti. Il primo riguarda i contenuti: pur rigettando qualsiasi etichetta, ed essendo la critica a tutti i partiti politici uno degli elementi trainanti della mobilitazione, nella piattaforma si affiancano le proposte sul cambiamento della legge elettorale - con l'obiettivo di renderla più proporzionale e rompere lo strapotere dei grandi partiti -, sulla difesa della sanità e della scuola pubblica, la critica furente ai tagli alla spesa sociale fatti sia dal governo statale che da quello regionale (che qui gestisce e conta molto), la confisca degli immobili vuoti per trasformarli in case popolari, l'adozione da parte dell'amministrazione del software libero, il controllo sulle banche e sulle attività finanziarie e la rivendicazione di una drastica riduzione dei costi della politica, o meglio, della politica ufficiale.
    Un programma variegato, si dirà, e sicuramente ambizioso. Che però cerca di coniugare il rifiuto per la politica tradizionale - che pure è alla base di questa mobilitazione -, con l'antidoto più efficace: la politica stessa. L'altro blocco di proposte riguarda la dimensione organizzativa. Pur mantenendo la grande e brutta piazza del centro come l'epicentro del movimiento, l'idea è quella di decentrare, spalmare la protesta in vari punti della città e cercare dialogo e contatto con i collettivi che già da un po' sono in lotta contro i tagli: medici, precari dell'università e della scuola, vittime della speculazione immobiliare e bancaria. Già ieri si sono celebrate assemblee nei quartieri che poi sono confluite a Piazza Catalogna, e nel pomeriggio sono stati organizzati diversi flashmob intorno alla piazza ed in centro, come una enorme catena umana intorno ai grandi magazzini el Corte Inglés, per rivendicare il consumo responsabile.
    È presto per dire dove andrà questo movimento. Le elezioni di oggi sono un primo passaggio importante (non per i risultati, visto che il movimiento le ha snobbate completamente) ma perché la mobilitazione, almeno all'inizio, era stata pensata per durare fino ad oggi. E soprattutto è difficile sapere se sarà capace di crescere, di coniugare la sua complessità interna, di trovare una sintesi plausibile, insomma. Resta però una sensazione importante addosso, una determinazione quasi liberatoria.
    Una delle frasi più ricorrenti negli interventi delle assemblee di questi giorni è stata: «Noi non abbiamo paura». Più che uno slogan, quasi una constatazione collettiva. Nel paese in cui fino a due o tre anni fa si viveva forse al di sopra delle possibilità reali, in cui le banche hanno dato prova di tutta la loro potenza, e la politica ufficiale di tutta la sua inadeguatezza, la crisi è stato un colpo veramente spaventoso per molti che non hanno più lavoro, che vedono minacciato lo stato sociale, che magari son stati costretti a tornare a vivere con la famiglia perché il mutuo o l'affitto non lo possono più pagare. Uno scenario da incubo, insomma. Ora, quando si scopre che la paura è solo un momento bruttissimo, ma passa, ti torna improvvisamente la voce, e scopri che hai un sacco di cose da dire.


I COMMENTI:
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  • Leggendo finalmente alcuni punti della piattaforma politica, mi sembra che questo movimento spontaneo possa rafforzare la sinistra. Una sinistra che però, come qua in Italia, ha bisogno di un forte rinnovamento e non si deve più adeguare alle politiche del PD o di Zapatero negli ultimi anni. Altrimenti veramente si rischia di regalare il paese alle destre. Come può ancora succedere in Italia malgrado Pisapia, De Magistris e Zedda. Speriamo in uno "happy end". 23-05-2011 11:20 - Simone
  • Cari amici,
    spero che il vostro ottimismo abbia un fondamento. Un tempo era da imitare Zapatero e poi abbiamo scoperto i disastri che ha combinato e la fine miserabile che ha fatto. Ora dovremmo imitare gli indignati.
    Attenti, le rivolte distruggono e le rivoluzioni edificano. Per la rivoluzione servono nuovi principi. La rivoluzione sono al servizio di nuovi principi e anzi sono questi ultimi nella forma dell'organizzazione del potere.
    Io ho letto il manifesto degli indignati e non ho rinvenuto né una seria analisi (il dato centrale doveva essere l'enorme crescita del debito privato negli anni del boom - non si può volere un boom drogato senza lo sboom), né profondi principi, né la necessaria dose di prasgmatismo. Se mi sbagli smentitemi: Contro "il manifesto della rivolta in Spagna": Rivoltosi spagnoli, rivoltatevi contro voi stessi http://www.appelloalpopolo.it/?p=3550 . Ovvio che spero di essere smentito. 23-05-2011 10:03 - appelloalpopolo.it
  • Un movimento così ampio non influenza minimamente la quotidianità di un grande paese europeo, di cui sono parte le elezioni: i votanti sono in percentuale un pò di più, il centro-destra vince senza problemi, la sinistra è ininfluente. Andrebbe rivisto l'impianto analitico ma due cose mi sembrano evidenti. La prima è che le nuove generazioni pesano troppo poco demograficamente e quindi ancora di più politicamente. La seconda è che il ceto medio di cui fanno parte si sta impoverendo, quindi è attestato sulla difesa del proprio patrimonio. Sarò troppo economicista ma credo che sia incontestabile. 23-05-2011 09:35 - VALTER DI NUNZIO
  • purtroppo è in inglese parla dell incontro di bildelberg che si terra adesso in svizzera .decidono le sorti di tutti,spagna,portogallo,grecia,italia,tutti..se qualcuno lo sa tradurre... 23-05-2011 00:59 - benny
  • Non ho capito bene il messaggio di questi studenti. Mi pare che dicano 'ne di qua ne di la' come Grillo. Mi sembra una posizione totalmente irresponsabile che consegnera' il paese alla destra. Ma non si poteva fare qualche cosa per ridimensionare il bel Zapatero e le sue ministre bionde prima di questo disastro? Che peccato! 23-05-2011 00:41 - Adele
  • sapete qual e la mia paura,che adesso ci fanno sfogare un po,ci fanno credere di fare la rivoluzione,come in america che gli fanno credere di scegliere il presidente....si devono tassare le speculazioni finanziarie,i sindacati internazionali si devono disciulare.....il problema e il denaro purtroppo e quello la cosa importante o mi sbaglio? 23-05-2011 00:11 - benny
  • La dura realtà è che le oligarchie dominanti (confindustria, clero, apparati mediatici, padroni della musica e del calcio, mafie, logge massoniche, banche, stilisti di moda) dettano legge e decidono loro quali idee far circolare, quali merci produrre, quali consumi indurre, quale parte politica votare, e questo è un sistema che funziona e domina, chiunque vada al governo, e qualunque cambiamento strutturale è impossibile.
    ciò è stato ampiamente dimostrato dai “governi” di centro-sinistra che non sono stati in grado nemmeno di fare una legge sul conflitto di interesse e una indispensabile sui monopoli mediatici di mediaset e rai con la regola che nessun soggetto, né privato né istituzionale, può possedere più di una emittente. figuriamoci governare l’economia!
    anche obama in america non è in grado di fare cose molto diverse da quelle della destra repubblicana. si è ritrovato a finanziare banche e assicurazioni con soldi pubblici, anche se erano dirette responsabili di imbrogli e truffe finanziarie, ha proseguito le guerre, ha lasciato aperta guantanamo, e la strombazzata promessa di riforma sanitaria per assistere tutti è risultata una buffonata.
    non dovrebbe essere difficile capire una volta per tutte che i poteri forti, quelli veri, sono in mano alle oligarchie, e che le elezioni sono falsate da chi possiede i mezzi di comunicazione, e che comunque la politica non è in grado di governare l’economia, che segue logiche della globalizzazione e della competizione planetaria.
    chi sostiene che aderire alle logiche globali è inevitabile e che non c’è altra strada, dovrebbe però considerare che il nostro declino economico e produttivo è arcisicuro, poiché quando giganti come cina, india, brasile, indonesia, produrranno anche nei settori più tecnologici e avanzati (molto presto!), interi segmenti produttivi italiani falliranno, come è già avvenuto nel tessile, abbigliamento, scarpe, cantieri navali (sud corea).
    anche accettando le sfibranti condizioni di lavoro richieste da marchionne e la diminuzione dei salari, la fiat, ma anche le auto americane non avranno futuro non appena arriveranno sul mercato utilitarie che costeranno tre o quattromila euro, magari elettriche.
    solo gli stati con grandi multinazionali che possiedono fabbriche nei paesi emergenti potranno reggere la concorrenza, ma l’italia non è tra questi, visto che la sua struttura produttiva è piccola e media e subirà l’arrivo di merci a basso costo.
    imbranati mentali, ancora in questo blog di disinformazione virulenta, parlano di rating, guerre umanitarie, ecc…
    sveglia parassiti!!
    smantellamento del sistema: adesso!!! 22-05-2011 23:28 - alessandro

    la redazione: Questo è l'inizio di un commento lungo molte volte più dell'articolo cui si riferisce. Non possiamo pubblicare interamente commenti di simile lunghezza e invitiamo i lettori a contenere quanto più possibile la misura dei loro interventi.
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