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Paola Lo Cascio
Il movimiento diventa grande
«Caminante, no hay camino. El camino se hace al andar». Questa frase del poeta Antonio Machado, scritta su un enorme striscione coloratissimo in uno degli accessi all'enorme Plaça de Catalunya, sembra fatta apposta per la straordinaria mobilitazione di questi giorni nella capitale catalana. C'è tutta la forza ed anche la consapevolezza di questo movimento, che sa che l'unico modo per evitare di essere strumentalizzato è consolidare ogni giorno, in ogni passaggio dell'assemblea, i suoi contenuti. Anche se le basi, in fondo, ci sono. Nelle assemblee plenarie di questi ultimi due giorni, alle quali hanno partecipato, in rispettoso e compiaciuto silenzio migliaia di persone, sono stati approvati due blocchi di proposte importanti. Il primo riguarda i contenuti: pur rigettando qualsiasi etichetta, ed essendo la critica a tutti i partiti politici uno degli elementi trainanti della mobilitazione, nella piattaforma si affiancano le proposte sul cambiamento della legge elettorale - con l'obiettivo di renderla più proporzionale e rompere lo strapotere dei grandi partiti -, sulla difesa della sanità e della scuola pubblica, la critica furente ai tagli alla spesa sociale fatti sia dal governo statale che da quello regionale (che qui gestisce e conta molto), la confisca degli immobili vuoti per trasformarli in case popolari, l'adozione da parte dell'amministrazione del software libero, il controllo sulle banche e sulle attività finanziarie e la rivendicazione di una drastica riduzione dei costi della politica, o meglio, della politica ufficiale.
Un programma variegato, si dirà, e sicuramente ambizioso. Che però cerca di coniugare il rifiuto per la politica tradizionale - che pure è alla base di questa mobilitazione -, con l'antidoto più efficace: la politica stessa. L'altro blocco di proposte riguarda la dimensione organizzativa. Pur mantenendo la grande e brutta piazza del centro come l'epicentro del movimiento, l'idea è quella di decentrare, spalmare la protesta in vari punti della città e cercare dialogo e contatto con i collettivi che già da un po' sono in lotta contro i tagli: medici, precari dell'università e della scuola, vittime della speculazione immobiliare e bancaria. Già ieri si sono celebrate assemblee nei quartieri che poi sono confluite a Piazza Catalogna, e nel pomeriggio sono stati organizzati diversi flashmob intorno alla piazza ed in centro, come una enorme catena umana intorno ai grandi magazzini el Corte Inglés, per rivendicare il consumo responsabile.
È presto per dire dove andrà questo movimento. Le elezioni di oggi sono un primo passaggio importante (non per i risultati, visto che il movimiento le ha snobbate completamente) ma perché la mobilitazione, almeno all'inizio, era stata pensata per durare fino ad oggi. E soprattutto è difficile sapere se sarà capace di crescere, di coniugare la sua complessità interna, di trovare una sintesi plausibile, insomma. Resta però una sensazione importante addosso, una determinazione quasi liberatoria.
Una delle frasi più ricorrenti negli interventi delle assemblee di questi giorni è stata: «Noi non abbiamo paura». Più che uno slogan, quasi una constatazione collettiva. Nel paese in cui fino a due o tre anni fa si viveva forse al di sopra delle possibilità reali, in cui le banche hanno dato prova di tutta la loro potenza, e la politica ufficiale di tutta la sua inadeguatezza, la crisi è stato un colpo veramente spaventoso per molti che non hanno più lavoro, che vedono minacciato lo stato sociale, che magari son stati costretti a tornare a vivere con la famiglia perché il mutuo o l'affitto non lo possono più pagare. Uno scenario da incubo, insomma. Ora, quando si scopre che la paura è solo un momento bruttissimo, ma passa, ti torna improvvisamente la voce, e scopri che hai un sacco di cose da dire.
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l'uomo che finalmente comprende che i colori politici sono fatti per dividerci...
L'UOMO E' UNO
E L'UNO E'IL TUTTO 22-05-2011 21:35 - pietro
Francesco Russi
http://lettereapericle.blog.kataweb.it/ 22-05-2011 19:56 - Francesco
Povertà e ignoranza hanno impedito per centinaia di anni a popolazioni sfruttate l'indignazione privata. La mancanza di reti di comunicazione, quella pubblica. Oggi, giovani generazioni di cittadini istruiti, senza lavoro o precari, coscienti di ereditare debiti economici e ambientali insopportabili, si indignano tutti assieme di fronte al tradimento. Il tradimento di un patto intergenerazionale: i padri tolgono il futuro ai propri figli, che sanno di brancolare tra le macerie di sviluppo e crescita. Indignàti di tutto il mondo, collegatevi. 22-05-2011 18:15 - Fabio Faretra
mariapaola 22-05-2011 15:58 - mariapaola