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FUORIPAGINA
23/05/2011
  •   |   redazione
    Procuratore Grasso "Non parliamo con chi ci insulta"

    Il 23 maggio del 1992 morivano in un attentato mafioso - l'"attentatuni", come dicono in siciliano per la potenza distruttrice dei 500 chili di tritolo impiegati - il giudice palermitano Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

     

    Le celebrazioni. La cerimonia di commemorazione si sta celebrando nell'aula bunker dell'Ucciardone, per assistervi sono arrivati, oltre al ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini dell'Interno Maroni, della Giustizia Alfano e altri esponenti del governo, anche ua delegazione dell'Fbi americana, con cui Falcone collaborò ai tempi delle sue indagini.Il giornalista Minoli sta moderando un dibattito tra il Procuratore antimafia Pietro Grasso e il ministro della Giustizia Angelino Alfano. Ne è nato un duro diverbio. Più che riforma della giustizia parlerei di riforma del rapporto tra magistratura e politica», ha detto Grasso rispondendo a una domanda sull "pacchetto legsilativo" in disucssione alle Camere. «La riforma della giustizia che i cittadini aspettano - ha aggiunto -  è qualcosa di diverso, è un processo che possa celebrarsi rapidamente, è la possibilità per le vittime di vedere riconosciuti i loro diritti». Sia l'utilizzo dei pentiti che delle intercettazioni telefoniche - strumento che la riforma Alfano intende ridimensionare - "soino indispensabili per combattere la mafia di oggi", ha insistito Grasso che più volte da quando è in discussione la proposta di legge ha spiegato questo punto. Ma l'attacco alle politiche del governo da parte del Procuratore è anche più generale, Per Grasso "è difficile dialogare con ci insulta, con chi considera i magistrati un cancro, matti, golpisti". Quasi una risposta all'intervento di Alfano che aveva detto: "Per combattere la mafia dobbiamo essere uniti, non divisi".

     

     

     

    Gli studenti: Ma i veri protagonisti, e non da oggi, della giornata per ricordare la strage di Capaci sono i giovani, ragazzi delle scuole sia italiane che europee. E' questa una precisa volontà della "Fondazione Giovanni e Francesca Falcone": far sì che il rispetto per la legalità, il no incondizionato alla mentalità mafiosa cammini nelle idee dei ragazzi. Stamattina al porto di Palermo sono giunte le due navi della legalità Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. A bordo 2.500 studenti che si fermeranno in Sicilia fino al 25 e avranno la possibilità di partecipare a diversi incontri con esponenti della magistratura e della società civile. Insieme a loro anche il procuratore antimafia Pietro Grasso: "Ci sono sempre indagini da fare. Bisogna tendere all'accertamento della verità sulle stragi a qualsiasi costo e questo è lo spirito che ci deve animare", ha dichiarato.

     

    Le indagini. E la verità, o almeno un'idea più precisa del perchè la mafia a un certo putno abbia deciso l'eliminazione di Giovanni Falcone e dopo pochi mesi quella del suo collega Paolo Borsellino è ancora avvolta nella nebbia. Sono noti soltanto gli autori materiali della strage (tra cui il pentito Giovanni Brusca che azionò personalmente l'ordigno esplosivo), ma sotto la lente di ingrandimento degli investigatori ci sono gli intrecci tra mafia e politica che portarono ad uccidere due uomini che hanno sempre combattuto la mafia tenacemente. Appunto, l'hanno sempre combattuta, allora perché farli fuori proprio nel 1992?

     

    Le dichiarazioni di Spatuzza. Quanto sostenuto da Gaspare Spatuzza - l'uomo che materialmente preparà l'auto che fece saltare in aria Borsellino e la sua scorta - è ormai nota: il pentito di mafia lo ha detto apertamente, e forse enfaticamente, in un'aula di giustizia a Torino, due anni fa: "Berlusconi e Dell'Utri sono i resposnabii delle stragi del 1992/1993". Ovvero degli eccidi di Palermo e Capaci, ma anche degli attentati a Firenze, Roma e Milano. Cosa ha voluto dire? E' una falsità o una nuova chiave di lettura di quanto accaduto in quegli anni? Finora il dibattito è stato infuocato, con il premier che ovviamente si difende gridando al complotto e all'ennesima congiura contro di lui.

     

    "Nuovi filoni". Ma a due anni di distanza da quelle dichiarazioni pare proprio che il lavoro dei magistrati porti piuttosto a non sottovalutare quanto dichiarato dal pentito. "Certamente le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza e non solo quelle, aprono nuovi filoni di indagine anche sulla strage di Capaci", ha detto stamattina il procuratore dei caltanissetta Sergi Lari alle commemorazioi per Falcone. Anzi, sulla strage di via D'Amelio in cui morì Borsellino la verità, addirittura "arriverà presto. Stiamo lavorando alacremente e si vedranno i risultati. stiamo raccogliendo dati per la revisione del processo", ha detto Lari. A chi gli chiedeva se c'è qualche politico che dovrebbe vergognarsi ha risposto: "io faccio il magistrato, a questo pensate voi giornalisti". Ma trattativa fu? "Dagli elementi di indagine è ormai acquisito che ci furono contatti tra la mafia e alcuni uomini delle istituzioni. La chiamiamo trattativa per comodità anche se questo non significa che soggetti plenipotenziari sedettero allo stesso tavolo ma sicuramente uno scambio di messaggi, un diavolo ci fu", ha detto il procuratore di Palermo Francesco Messineo.


I COMMENTI:
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  • qualcuno mi spiega la storia con Ciancimino figlio..? 23-05-2011 12:15 - anna
  • credo che ormai la mafia sia nelle istituzioni.Da questa constatazione dovrà partire la riflessione di cosa fare.Cosa da non fare è comunque il rinnovo di questa classe politica che ci governa. 23-05-2011 12:11 - iti
I COMMENTI:
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