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FUORIPAGINA
23/05/2011
  •   |   Galapagos
    Italia povera e degradata

    Per un decennio - dimostra, numeri alla mano, l'Istat - l'Italia ha galleggiato con performance inferiori a quelle di tutti gli altri paesi della Ue, ma negli ultimi due anni non c'è più stato neanche il galleggiamento: il paese è andato a fondo. Non solo economicamente (il Pil ha fatto un balzo all'indietro di 35 trimestri) ma soprattuto socialmente: il 24,7% della popolazione - 15 milioni di persone - «sperimenta il rischio di povertà o di esclusione sociale». Si tratta di un valore del 23,1% superiore alla media Ue. Il rischio emarginazione sociale è conseguenza anche dell'aumento della disoccupazione: nel biennio 2009-2010 oltre 532 mila persone hanno perso il posto. E va peggio per gli immigrati: ogni 100 disoccupati in più, 20 erano stranieri. L'economia che affonda incide sui i fenomeni sociali: nel 2010, gli abbandoni scolastici prematuri sono stati il 18,8% con una punta del 22,0% dei ragazzi contro il 15,4% delle ragazze. L'obiettivo fissato dal piano del governo (15-16%) non appare particolarmente ambizioso e non consente un avvicinamento deciso rispetto agli obiettivi comunitari. E due milioni sono i «Neet 1», i giovani che non hanno un impiego, non studiano e non fanno alcun tipo di pratica professionale o apprendistato. E sono due milioni anche gli scoraggiati, coloro che nel 2010 non hanno più cercato un lavoro, o perché in attesa degli «esiti di passate azioni di ricerca», o più semplicemente perché convinti che non avrebbero trovato alcunché. Infine le donne: su di loro, causa i tagli sempre più profondi, viene scaricato il welfare in dosi massicce, un carico «sempre più insostenibile». E, sempre di più, il loro lavoro fuori casa è dequalificato.

     

    Nelle oltre 400 pagine del «Rapporto annuale» Istat presentato ieri si percepisce una senzazione di impotenza per un paese che sta precipitando, e al tempo stesso di rabbia per la mancanza di una politica economica e sociale - una violenza enorme - che sta distruggendo il tessuto produttivo e soprattutto quello sociale. Sul fronte economico non ci sono molte novità, ma una preziosa opera di puntualizzazione. «Nel decennio 2001-2010 l'Italia ha realizzato la performance di crescita peggiore tra tutti i paesi dell'Unione europea». In numeri, quella italiana «è l'economia europea cresciuta di meno nell'intero decennio», con un tasso medio annuo pari allo 0,2%, contro l'1,1% dell'Ue. «Il ritmo di espansione dell'economia è stato inferiore di circa la metà a quello medio europeo nel periodo 2001-2007». Insomma, una «crescita dimezzata» e il divario «si è allargato nel corso della crisi e della ripresa attuale». Nella media dello scorso anno l'economia italiana è cresciuta dell'1,3%, contro l'1,8% dell'Ue. Nel primo trimestre del 2011, in Italia la crescita è stata dello 0,1% e dell'1% in termini tendenziali, mentre nell'Uem la crescita è stata dello 0,8% su base trimestrale e del 2,5% rispetto ai primi tre mesi del 2010. E se ci sono circa 295.000 imprese che sono riuscite a prosperare persino nel biennio della crisi (tra il 2007 e il 2009), con conseguenze positive su occupazione, redditività e competitività, il ritorno ai valori precrisi della produzione appare lontanissimo: l'attività produttiva del settore industriale si colloca su livelli inferiori di oltre il 19% rispetto ai massimi dell'estate 2007, il punto di svolta negativo del ciclo.


    La crisi ha prodotto una crescita della disoccupazione: «nel biennio 2009-2010 il numero di occupati è diminuito di 532 mila unità». I più colpiti sono stati i giovani tra i 15 e i 29 anni, fascia d'età in cui si registrano 501 mila occupati in meno; cresce, invece - di 291 mila unità - il numero degli occupati tra gli over 50 che appaiono come l'unica fascia garantita. Drammatico è il quadro della condizione femminile. Si sta assistendo a un peggioramento della qualità del lavoro acompagnato da una crescita della disparità salariale rispetto agli uomini del 20% (30% per le immigrate). La mancanza di protezione sociale delle donne è rappresentata da un dato: 800.000 donne, con l'arrivo di un figlio, sono state costrette a lasciare il lavoro, perchè licenziate o messe nelle condizioni di doversi dimettere. L'occupazione qualificata, tecnica e operaia, è scesa di 170 mila unitá, mentre è aumentata soprattutto quella non qualificata (+108 mila unità): si tratta soprattutto di «italiane impiegate nei servizi di pulizia a imprese ed enti e di collaboratrici domestiche e assistenti familiari straniere». Ma ciò che su tutto emerge è il ruolo di «ammortizzatore sociale» svolto dalle donne, un carico di cura e assistenza degli altri che si è fatto «insostenibile». Le famiglie che possono per salvaguardare il livello dei consumi, hanno progressivamente eroso il loro tasso di risparmio, «sceso per la prima volta al di sotto di quello delle altre grandi economie dell'eurozona». Lo scorso anno la propensione al risparmio delle famiglie si è attestata al 9,1%, «il valore più basso dal 1990».


    «Il tasso di crescita dell'economia italiana è del tutto insoddisfacente - secondo il presidente dell'Istat - e anche i segnali di recupero congiunturale dei livelli di attività e della domanda di lavoro non sembrano sufficientemente forti e diffusi per riassorbire la disoccupazione e l'inattività, rilanciando redditi e consumi». Risultato: «l'occupazione sta ora crescendo prevalentemente nei servizi a più basso contenuto professionale, a fronte della riduzione del numero delle posizioni più qualificate. Ciò implica, a parità di altre condizioni, un sottoutilizzo del capitale umano, guadagni più bassi, minori prospettive di sviluppo». Il danno peggiore si è prodotto nell'industria (404.000 posti di lavoro persi) e la cassa integrazione che ha fatto in parte da paracadute, ormai è in via di esaurimento: «circa un quarto di quanti erano in Cig nel 2009 lo sono anche un anno dopo; uno su due ritorna al lavoro, ma uno su cinque non è più occupato».


I COMMENTI:
  • @ Caterina ………..
    gli indiani (d’America) avevano un’altra bella usanza, quando dovevano difendersi dai nemici e quindi combattere,disseppellivano, simbolicamente, l’ascia o la scure di guerra ………….
    Forse gli indiani metropolitani stanno facendo o hanno già fatto la stessa cosa ……… 24-05-2011 15:54 - Geronimo
  • Meno male che se n'è accorto anche l'Istat! E' dal 2004, quando ho cominciato a girare l'Italia facendo concorsi, che mi accorgo di quanto descritto dal rapporto e non son né statistica, né economista, né sociologa... sarò Einstein senza saperlo ;-)?

    Una domanda al Manifesto: Il lavoro nero è compreso nel PIL? E l'evasione fiscale?
    Grazie 24-05-2011 12:46 - Livia
  • ragazzi scusate ma all Italia piacciono tanto gli stati uniti,new york,katrina,il mago di oz con i suoi tornadi,il grande canyon, los angeles,zorro(è bravo)le carte di credito,le feste per i 18 anni con le limousine,la droga le pistole.E un paese di usanze,Essi (gli indiani) hanno leggi tanto eque che quasi mai celebrano processi.Sono spesso in visita gli uni degli altri,e questo mentre noialtri in europa, con leggi scritte,passiamo granparte della nostra vita in dispute e spese che non fanno che allungare i processi.gli indiani passano la vita a mangiare,bere,fumare insieme senza avversione o litigi tra di loro. viaggio di un francese esiliato per motivi religiosi del 1687. Adeguamoci dobbiamo aumentare i bidoni attorno ai quali la gente si riscalda.e poi insomma dove la lasciamo la legge del piu forte,del piu furbo,sempre a lamentarsi....se me lo dicevi prima...ti facevo un leasing (jannacci)... 24-05-2011 12:43 - caterina
  • Consideriamo il rapporto Istat insieme al rapporto Censis, pubblicato qualche mese fa, di cui si è ampiamente discusso su il manifesto. Il quadro socio-economico dell'Italia è di "depressione", in senso psicosociale. A questo bisogna opporre una rivalsa e una risalita politica. Sia istituzionale (cosa che sta accadendo, si spera, con queste elezioni comunali) sia militante (riprendere in autunno il percorso di quest'anno, ma con intervalli di tempo più stretti!).
    Lo stesso giorno in cui l'Istat pubblica il rapporto, la Fincantieri decide di chiudere lo stabilimento di Castellamare di Stabia, scatenando la giustissima rabbia degli operai.
    Intanto, cosa fa e cosa ha fatto il governo, in particolare Tremonti e Sacconi? Tremonti pensa a uno sviluppo economico tutto basato sulla rendita e il capitale parassitario (edilizia e spiagge).
    E Sacconi? Commenta i dati sottolineando il comportamento positivo del governo, soprattutto grazie alla cassa integrazione. Per Sacconi "cassa integrazione = ammortizzatore sociale". Questo è il livello della politica economica di questo governo.
    E i giovani? Come ha detto Tiraboschi (consulente di Sacconi che si è garantito la carriera accademica e privata dopo la morte di Biagi, di cui era braccio destro) "i giovani devono riscoprire la bellezza di costruire una sedia", o, come ha detto lo stesso Sacconi (con Gelmini e Meloni) "i giovani devono essere più umili". Questa è la risposta a ciò che Galapagos riporta come "sottoutilizzo del capitale umano".
    Orsù, andiamo tutti a fare i manuali sottopagati! Ce lo chiede il governo! Così garantiremo ampie prospettive di sviluppo per questo paese! Tiraboschi, dato che sono ancora in fase di "tirocinio", potrei cominciare montando sedie dell'Ikea? Gratis, è chiaro. In seguito, con contratto a tempo determinato, penserò a farmi sottopagare. Ma finalmente riscoprirò la bellezza di fare una sedia! (ps: devo nominare un laureato in estetica come consulente per capire questa bellezza? O mi basta la mia "intelligenza delle mani" come ha detto Sacconi?).
    NB: Sacconi e Tiraboschi ci fanno tornare a quell'orribile e ampiamente superata opposizione "lavoro manuale VS lavoro intellettuale". Disponiamo davvero di grandi intelletti teorici al governo!!! 24-05-2011 12:31 - Dario
  • firmate la petizione contro il caporalato,che non é contro i caporali dell esercito.
    www.stopcaporalato.it
    siamo uomini o caporali!!! 24-05-2011 12:20 - mumi
  • A fronte di un'Italia che si è impoverita (quella del lavoro dipendente) è legittimo sospettare che ve ne sia una che si è arricchita.
    L'ISTAT fornisce dati in merito? 24-05-2011 12:11 - Galaverna
  • ma i vari Bonanni, Angeletti e Sacconi tanto per fare dei nomi li leggono questi dati ?
    Può essere mai rivolgendomi a Bonanni e Angeletti che la soluzione dei problemi sottolineati dai "comunisti" dell'Istat (diranno pure questo vedrete) si risolve con la riforma fiscale ?
    Gentaglia!
    antonio 24-05-2011 10:42 - antonio -+caserta
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