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FUORIPAGINA
24/05/2011
  •   |   redazione
    I comitati: "Milano tace sul referendum"

    Ne fanno parte persone di destra e persone di sinistra. Tanto per far capire che non si tratta dell'ennesima polemica avvelenata sul ballottaggio che si "disputerà" domenica e lunedì a Milano.

    Qui il problema è un altro, anche se riguarda per forza di cose l'attuale amministrazione della città: il Comitato "Milano sì muove", che sta promuovendo la partecipazione ai referendum, protesta perché il Comune non ha fatto partire la campagna di informazione sulla consultazione referendaria, come invece aveva promesso.

     

    La denuncia dell'organizzazione bipartisan a cui prendono parte sia esponenti di centrosinistra come il verde Enrico Fedrighini e il radicale Marco Cappato, sia esponenti di centrodestra come l'ex assessore Edoardo Croci, arriva proprio mentre infuria il dibattito elettorale sull'abolizione di Ecopass, di cui invece uno dei quesiti chiede il potenziamento. «Da Palazzo Marino - ha attaccato Fedrighini - non è partita quella campagna di informazione e di sensibilizzazione che il sindaco si era impegnato a fare per favorire la partecipazione dei cittadini ai referendum». Il comitato "Milano s' muove" ha lanciato un ennesimo appello al voto al di là di ogni orientamento politico, chiedendo anche ai due candidati sindaco impegnati al ballottaggio di ribadire la loro posizione in merito. «È necessario che i cittadini vadano al voto - ha detto Croci, 'padre' di Ecopass e sostenitore di Letizia Moratti anche dopo l' annuncio di abolire il ticket - in un momento in cui la politica non sembra fare le scelte giuste per fare davvero di Milano una città europea».

     

    La posizione di Pisapia. Il candidato sindaco di centrosinistra a Milano è ovviamente favorevole ai cinque quesiti referendari, e proprio oggi ha ribadito a viso aperto la sua posizione:  «Voglio ribadire fermamente - ha detto Pisapia - i miei 5 sì ai 5 quesiti referendari del 12 e 13 giugno ai quali auspico che i cittadini milanesi parteciperanno in maniera importante a favore del sì. È importante andare a votare e l'esito della consultazione sarà attuata quando sarò sindaco di Milano. Sono convinto che le migliori soluzioni per risolvere i problemi legati all'inquinamento, al traffico e al verde si possono trovare con la concertazione e la collaborazione dei milanesi insieme alle istituzioni. È per questo che sottolineo ancora una volta che Ecopass ha fallito e la sua sperimentazione, durata anche troppo a lungo, non ha portato i risultati sperati per quanto riguarda la diminuzione del traffico e il miglioramento dell'aria. I cinque referendum sono lo strumento giusto e necessario e li sostengo con forza. Quando sarò sindaco attuerò quello che sarà l'esito di questa consultazione».

     

    Occupata la Rai. Del referensum non si parla. E non perché si parli d'altro. Il disinteresse (boicottaggio?) a far conoscere persino le modalità di voto al referendum - per non dire il contenuto - sono quasi imbarazzanti. Anzi, diciamola tutta "è vergognoso e antidemocratico", come accusano i rappresentanti dei Comitati "due sì per l'acqua pubblica" e "vota sì per fermare il nucleare" che hanno appena occupato pacificamente la sede Rai di Viale Mazzini. Chiedono un incontro immediato con la direttrice generale Lei e con il presidente Garimberti: " È antidemocratico e scandaloso che il servizio pubblico oscuri i referendum, privando i cittadini di del diritto alla corretta informazione. I referendari non lasceranno la sede Rai fino a quando non saranno ricevuti", dicono gli occupanti.

     

    Il saluto di Napolitano. I referendari sono anche in presidio permanente davanti a Montecitorio, tanto per dire che c'è una parte del paese che sta facendo di tutto per garantire il diritto alla partecipazione democratica, solo che viene oscurato. Dunque i "nostri" presidiano ogni giorno la piazza e stamattina sono salutati dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Non è stato proprio un saluto ufficiale: il presidente usciva dalla commemorazione di Natta (ex segretario del Pci), i referendari lo hanno "intercettato" e hanno gridato: "Non firmare quelal legge", riferendosi al decreto omnibus - su cui il governo ha posto la fiducia - che potrebbe "stoppare" il quesito sul nucleare (poiché il decreto contiene una "sospensione" di un anno). Lui, Napolitano, li ha guardati, ha fatto un cenno con la testa e ha alzato la mano per salutare. Sarà buon segno?


I COMMENTI:
  • Vorrei precisare che i quesiti non sono 5 bensì 4: 2 sull'acqua, uno sul nucleare e uno sul legittimo impedimento.

    Trovo sia insensato e ingiusto permettere al Governo di intervenire sui quesiti referendari dopo che la Corte Costituzionale ne ha dichiarato l'ammissibilità, andrebbe modificata la legge in tal senso.

    Trovo anche inaccettabile e indemocratico permettere solo agli abitanti della Sardegna di votare sul referendum ed agli altri italiani no!
    Ma la democrazia non dovrebbe essere uguale in ogni parte dell'Italia?

    Andiamo a votare e votiamo 4 sì: per la democrazia, per la difesa dei beni comuni, per opporci alla privatizzazione mercificante dell'esistenza. 24-05-2011 17:42 - Silvio
  • E' mai possibile che si ripete sempre la stessa storia e cioè bisogna sperare che il Presidente non firmi l'ennesima bruttura di B.? Dovrebbe essere normale non firmare le cose che non vanno o non convingono, invece non è così.Ora, più di prima,dobbiamo stare sul chivalà,perchè il destino del voto per il referendum sul nucleare è legato alla firma del Capo dello Stato e sarebbe molto grave privarci di questo diritto di esercizio di democrazia diretta. 24-05-2011 16:32 - M.Cristina Giambuzzi
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